La Via della Seta: occhio alla «mianzi»

Il flusso di merci potrebbe crescere di dieci volte, e la Via della Seta potrebbe rivelarsi una grande opportunità, anche in visione antiamericana. Niente di male, dunque, a confrontarsi con una grande potenza mondiale, alleata di Putin, fabbrica di manifatture, oramai anche di qualità.

Il pericolo però c’è, ed è quello che i nostri imprenditori e politici di punta non abbiano sufficiente capacità diplomatica, cioè che non siano in grado di concludere accordi di effettiva reciprocità. In altri termini, mentre tutti sembrano terrorizzati dall’arrivo dei cinesi, bene sarebbe esserlo dalla capacità occidentale, ed italiana in primis, di comprendere dettagli e risvolti della futura partnerschip denominata “via della seta”.

Gli italiani si sono già distini nella loro storia per grave incapacità diplomatica, e la fila degli insuccessi è lunga: dal trattato di Uccialli – che ci costò una figuraccia ad Adua contro gli etiopi nel 1896 – a quello di Versailles, quando il ministro Orlando se ne uscì sbattendo la porta in faccia al Presidente americano Wilson, perdendo così la città di Fiume e la Dalmazia.

Su Maastricht 1992, poi, tiro il fiato e sintetizzo così: più che di un trattato, per l’Italia possiamo parlare tranquillamente di suicidio.

Dunque, anche sulla Via della Seta plachiamo gli entusiasmi, perchè i cinesi sono molto abili strategicamente, e, soprattutto, hanno una mentalità diversa da quella occidentale, una mentalità cui non siamo abituati e che riassumerei con la parola Mianzi, cioè, letteralmente, «facciata».

La mianzi cinese è ciò che tutti vedono in superficie, ma che può essere ben distante da ciò che vi è dietro. Così, per usare un esempio tratto dal mondo aziendale, molte società cinesi assumono occidentali non perché abbiano veramente bisogno di loro, ma solo per far vedere che sono più progredite, che possono permettersi di assumere stranieri.

La mianzi è importante anche a livello personale per i cinesi, motivo per cui raramente qualcuno osa parlare in modo troppo diretto ad una persona esprimendo chiaramente ciò che veramente vuol dire o pensa o sente.

Un volta un amico cinese mi riassunse così la loro mentalità: “sorriso in faccia e coltello in tasca”.

Inutile indagare qui i fenomeni storici e sociali che hanno affermato questo gioco psicologico nella Terra di Mezzo, ma è molto comune, ed anche in Giappone, non solo in Cina. La blogger Silvia Baggiani, che da anni lavora in Cina, ha ben descritto la mianzi con queste parole:

“Eccezioni a parte, in Cina non si lavora tanto, ma si lavora a lungo.

Perché? Sempre per lo stesso motivo: la mianzi porta i lavoratori a dimostrare che si stanno impegnando e che stanno dando tutti sé stessi per il lavoro. Ed ecco che vedi uffici pieni di persone che scrivono al computer e che non scrollano mai il viso dalla tastiera. “Alla faccia!” verrebbe da dire, “quale dedizione al lavoro!”. No, cari.

Guardando dietro la superficie, ecco che scopri che il collega che batte con forza sulla tastiera sta in realtà chattando con l’amico, che quello che sta nella seconda fila dietro di te sta guardando i filmati su Youku e quell’altra ancora dietro sta comprando vestiti su Taobao. (Ammetto che spesso mi sono chiesta come sia possibile che la Cina sia diventato un grande paese fra le prime economie mondiali con questo andazzo generale).

Nonostante la grande stima che la blogger di Cin Cina nutre per la civiltà che la ospita, questo elemento della «facciata» esiste e non va sottovalutato perchè comporta una mescolanza di accoglienza, da un lato, e dicharazione di guerra, dall’altro. Atteggiamento incoerente e incomprensibile per noi occidentali, ma normalissimo in Oriente.

Più che la via della Seta, dunque, il premier Conte ed i suoi collaboratori dovrebbero cercare una via per la reciprocità. Una strada che potrebbe rivelarsi tortuosa ed enigmatica come un labirinto.

1 Commento

  1. Diversi anni fà quando si parlava di globalizzazione tutti parlavano delle opportunità di poter commerciare senza confini e quindi di fare profitti.
    Io invece semplificai e dedussi che in pratica era come se io mettessi a disposizione le mie risorse e tu anche, solo che io povero miserabile non avrei potuto raggiungere le tue perchè privo dei mezzi necessari, mentre tu lo potevi fare tranquillamente perchè eri un gigante.
    Quindi ci risiamo, questa è la globalizzazione 2.0 in chiave cinese, non quella americana che è fallita perchè ha distrutto gli USA, ma questa cinese (credo) cambierà il mondo in modo epocale la prospettiva socio-economica di noi occidentali che non abbiamo una grande capacità di afferrare gli eventi al volo, ma solo in ritardo di almeno 20 anni (nel migliore dei casi: vedi Germania & AI per es.)
    Io dico solo che siamo letteralmente dei ritardati, siamo solo in grado di consumare.
    Questa nuova enorme grande via della seta non sarà altro che un tunnel gravitazionale che risucchierà le migliori risorse occidentali in cambio di beni di consumo, alla velocita della luce.
    Quale umano occidentale con capacità e mezzi potrà resistere all’attrazione gravitazionale del gigante cinese?

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.