Cosa salvo del Capitalismo. La lezione di Padre Ricco

L’eclettismo è quell’atteggiamento che cerca di salvare alcuni aspetti particolari di diverse dottrine di pensiero per farne una sintesi unica. Se sono disposto a salvare molte cose dei grandi pensieri del passato, ben poco concedo al Capitalismo. Tuttavia, anche tra le sue maglie qualcosa di importante si trova, e sarebbe un errore imperdonabile buttar via il fatidico bambino con l’acqua sporca.

La prima cosa da salvare è l’etica del lavoro, inteso come quell’attività umana che ti consente crescita e conoscenza. Anche se questo assunto ha poi comportato terribili tragedie e storture, non va rigettato in toto perchè è assolutamente vero che lavorando si imparano tantissime cose, si guadagnano autostima, fiducia e relazioni oltre che i mezzi di sostentamento.

Ma se il lavoro inteso come “valore” accomuna John Locke e la CGIL, Adam Smith a Carlo Marx, discorso diverso e più articolato occorre fare per l’utilizzo che il lavoratore fara’ dei soldi che guadagna dal lavoro.

Questo argomento Robert Kyosaki lo ha afffrontato molto bene nel suo arcinoto bestseller Padre Ricco. Padre Povero e non va trattato con leggerezza.

Cosa insegna l’anticapitalismo viscerale? Che i soldi guadagnati vanno spesi per soddisfare i propri bisogni naturali. Se ci sono eventuali risparmi, vanno ridistribuiti.

Cosa insegnano di solito i Capitalisti ai loro lavoratori sottoposti?

Che i soldi vanno accantonati il più possibile, risparmiati e messi al sicuro per il futuro, la vecchiaia, lo studio dei figli, ecc. ecc.

Kyosaky non è d’accordo con queste due impostazioni, ed io mi sento di ritenere la sua lettura intelligente e degna di nota.

Per Kyosaki “i ricchi non lavorano per i soldi”

Cosa significa questa frase, che oramai è diventata un must della formazione finanziaria?

Per capirlo, oltre a Kyosaki, bisognerebbere leggere John Maynard Keyes, da un lato, e i grafici della Borsa di New York degli ultimi 120 anni.

Non c’è nulla di male nell’evitare – chi può – di spendere tutto lo stipendio. E’ questione di stile di vita, di visione delle cose. ma se uno ci riesce, a prescindere dall’entità delle sue entrate, per l’autore di padre riccco padre povero, dovrebbe utilizzare quel denaro per investire in asset.

La casa di proprietà non è un asset. L’automobile non è un asset. Il conto corrente non è un asset. La moglie non è un asset (ok, qui sto esagerando).

Come scritto in molti altri post, gli assets sono di solito 5:

  • 1 obbligazioni
  • 2 azioni
  • 3 real estate (immobili)
  • 4 materie prime/i preziosi
  • 5 formazione

Per Kyosaki, è molto più sensato ed efficente acquistare una casa per affittarla che acquistarla per viverci. Anche se può sembrare controintuitivo, immaginiamo di vivere in un paesino di provincia in un appartamento in affitto, ma abbiamo risparmiato così tanti soldi da poterci permettere un bilocale a Firenze o Venezia o Siena o Roma. E’ senza dubbio più redditizio acquistare quel bilocale per affidarlo ad aibnb che comprare la propria casa di proprietà a Culonia! La matematica dice questo, eppure nessuno lo fa.

Se uno osserva i grafici di borsa noterà che storicamente tendono a salire ed a distribuire dividendi. Che senso ha un conto corrente da decine di migliaia di euro che si svalutano con l’inflazione?

Kyosaki ci dice cose così, anche banali, che però nessuno abitualmente fa e che a lui hanno fruttato la vendita di 40 milioni di copie del libro in meno di 20 anni.

Qualcuno probabilmente starà pensando che accettare l’accumulo di asset è un po’ come accettare l’assunto di base del capitalismo, ma ciò non è affatto vero. Il capitalismo, infatti, ha come fine ultimo l’accumulo, mentre io parlo dell’accumulo come di una delle tante attività della vita umana. Insomma, l’accumulo di assets è utile, non necessario e, soprattutto, non deve essere un’ossessione. Solo in quest’ultimo caso, infatti, l’accumulo diventa sinonimo di Capitalismo e non a caso nei paesi che perseguono quel modello economico (quasi tutti), troviamo sistemi giuridici centrati sulla tutela di redditi e di proprietà più che sui diritti della persona.

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