La Borsa italiana è la migliore d’Europa

E’ sempre divertente leggere le analisi finanziarie di esperti, traders fondamentali ed economisti. Doveva essere un disastro, una Caporetto, la fine del mondo. Perchè? Perchè ci sono degli antieuropiesti al governo e la nostra economia (soprattutto per questo eh? mi raccomando…) “non tira”. A parte il fatto che se i gialloverdi sono antieuropeisti io sono il Massimo Bordin di Radio Radicale appena defunto e vi scrivo dall’Oltretomba, ma i numeri non mentono e ci dicono che

la Borsa italiana, il cosiddetto borsino, è quello che ha meglio performato in Europa

sfiorando un più 20 per cento.

Ecco perchè – in linea con i maestri di traderpedia – suggeriamo sempre a coloro i quali volessero cimentarsi nell’investimento in azioni di imparare a gestire gli acquisti con del money management, ad applicare gli stop e individuare i trend sul grafico senza farsi ossessionare dall’econometria degli accademici italiani, che non solo non hanno mai previsto un tubo, ma che hanno anzi contribuito ad affossare l’economia italiana con le loro pantagrueliche stupidaggini sul “rigore”.

Non solo Piazza Affari è andata molto bene, ma anche la tipologia di titoli che hanno performato più di altri suggeriscono di riflettere bene prima di pensare all’economia italiana come ad una cloaca sedentaria e desolata.

La parte del leone spetta a materiali di base (+30,19%), alle banche d’investimento (+25,10%) e all’alimentare (+19,16%).

Se volessimo cercare una spiegazione psicologica a questo successo direi che l’economia italiana ha resistito agli attacchi di questi anni con molta fatica, ma senza capitolare. Ed oggi si trova a sconto rispetto alle aziende straniere, i cui prezzi hanno raggiunto dei record impensabili fino a qualche anno fa sulla scorta del fallimento di Lehman Brother’s.

Azimut ha guadagnato il 79 per cento da inizio anno, Banca Generali passa il 34 per cento, Saipem sfiora il 44, Tenaris il 39. Questi titoli del settore bancario e assicurativo e dei servizi suggeriscono che a fare la differenza in finanza sono gli spostamenti massicci di denaro, per i quali un grosso acquirente insegue l’altro in una sorta di “moda” per quel singolo asset azionario. E ciò conta molto più delle decisioni di Tria, di chi lo ha preceduto e di chi gli succederà.

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