La strategia Zen di Putin per il Donbass

Molti simpatizzanti di Vladimir Putin non capiscono perchè il Capo del Cremlino non sia ancora intervenuto militarmente occupando il Donbass, nell’Ucraina orientale. Dopo che gli ucraini hanno violato gli accordi di Minsk e promosso attentati terroristici nelle repubbliche separatiste, c’era già chi favoleggiava di bombardamenti a tappeto con i caccia Su-57. Invece, Putin adotterà una strategia simile a quella già adottata per la Crimea, anche se utilizzando tattiche molto diverse. Per la penisola di Crimea, nel 2014 il Presidente russo escogitò un referendum protetto da uomini in divisa senza distintivi, occupando l’areoporto di Belbek, vicino a Sebastopoli. Con l’obiettivo di impedire lo sbarco di forze legate alla protesta del Maidan, i russi ed i loro alleati nell’est dell’Ucraina riuscirono a pacificare la Crimea e, di fatto, ad annetterla alla Russia con il referendum.

La situazione nelle regioni del Donbass è molto più complessa, e ricorda quanto già accaduto negli anni Novanta in Kosovo. I separatisti, infatti, vivono una situazione di guerriglia, con al loro interno una più forte disorganizzazione e disomogenietà rispetto alla Crimea. Eppoi ci sono gli accordi di Minsk, che Putin intende rispettare.

Quale tattica userà allora Putin per togliere il Donbass dalle grinfie dei nazisti ucraini?

Un certo numero di residenti nel Donbass ha ricevuto il passaporto russo. Ma – come ha dichiarato il deputato dissidente ucraino Oleinik – stiamo parlando di una questione di “estradizione di massa” che coinvolge centinaia di migliaia di persone. Se inizia la distribuzione di massa di passaporti russi, sorgerà un precedente internazionale. In altri termini, se il Donbass riceverà i passaporti da Mosca, significa che dei cittadini russi vivono su quel territorio. Leggiamo la Costituzione russa: “un cittadino della Federazione Russa è sotto la protezione dello stato. Ovunque lui sia”.

I cittadini degli Stati Uniti hanno la stessa impostazione legale.

Passaporti e territorio sono cose diverse, dopotutto. Il Donbass, de jure, fa parte del territorio dell’Ucraina. Ma il segnale sarà serio e se a Kiev non risolveranno il problema, dovranno agire diversamente. Nel diritto internazionale ci sono aspetti che si contraddicono a vicenda. Uno, ad esempio, riguarda l’inviolabilità dei confini; l’altro, è il diritto dei popoli all’autodeterminazione, sancito da Widrow Wilson 100 anni fa e da tutti (a chiacchiere) sostenuto. Se Kiev ed il suo nuovo Presidente Zelensky non riusciranno a mantenere la pace nel Donbass, il divorzio sarà appoggiato dai russi con la tecnica dei passaporti. Non va dimenticato, infatti, che al Donbass non è stato garantito il diritto di voto! Anche sotto il profilo del diritto internazionale, il Donbass potrà dire: non sono state rispettate le regole e ora viviamo e lavoriamo in Russia.

Perchè Putin non è già partito spedito con questa tattica?

Se le persone che vivono nelle regioni separatiste ricevono i passaporti saranno in grado di ricevere anche prestazioni sociali, ma ciò richiederà una risoluzione speciale da parte di Mosca. Senza di essa, non ci sarà più nessuno di etnia e cultura russa disposto a vivere nel Donbass e molti semplicemente partiranno per la Russia. La cittadinanza per le persone che vivono in quel casino è una buona scusa per transitare massicciamente in altre aree della Federazione Russa.

I temi in ballo sono dunque tantissimi, e complicati. Un capitolo a parte l’avranno le pensioni, ad esempio.
Ci sono molti pensionati che, nel corso degli anni, hanno ancora ricevuto la pensione ucraina. Se devono rinunciare a questi soldi per un libro rosso con aquila bicipite, i pensionati del Donbass non potranno prendere sta cosa con piacere. Dopo tutto, non sanno cosa accadrà alle loro pensioni, ma hanno bisogno di ricevere denaro ogni mese solo per sopravvivere.

Per contro, la maggior parte della popolazione giovane è più dinamica e se ne va dal Donbass, e dunque il numero di pensionati sta crescendo.

La palla passa a Zelensky, che al di là della propaganda di questi giorni elettorali, sembrerebbe più propenso di discutere di queste cose con i russi rispetto al suo fallito predecessore Poroshenko. Se nulla cambierà e continuerà la guerra, Putin comunque non si farà troppe remore e procederà a distribuire i passaporti, con tutto ciò che ne consegue in termini di protezione dei nuovi cittadini russi.

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