Papa Leone i piedi di Attila non li baciava

I signori della Guerra in Sud Sudan tornano a casa con le scarpe lustre. Merito di Papa Bergoglio che gliele ha baciate in Vaticano sotto i flash dei giornalisti. Sui social si è scatenato l’inferno ed il popolo del web si è schierato al solito pro o contro l’eclatante gesto.

I gesti di un Papa hanno un alto valore simbolico e significano sempre qualcosa. Secondo l’interpretazione ufficiale, Papa Francesco ha fatto quel gesto per mostrare che il cattolicesimo contrasta la guerra con l’umiltà. Peccato che la guerra civile in Sud Sudan (paese nato nel 2011) sia terminata nel 2018 con il trattato di Addis Abeba e che, quindi, ora come ora, il Paese non sia in guerra.

Per fortuna, non tutti i Papi sono uguali, e dunque anche l’indirizzo dei vari pontificati è l’uno diverso dagli altri. In questa epoca, al di là delle spiegazioni vaticane, sembra chiaro che la strategia del Pontificato targato Bergoglio si rivolga ai paesi emergenti ed intenda progresssivamente “abbandonare” l’Occidente. I segnali che vanno in questa direzione sono ormai troppi per avere dei dubbi. Il cattolicesimo non regge, nella sua impostazione dottrinaria, alla sfida della modernità, e piuttosto che modificarla – come fu fatto nel Cinquecento con la Controriforma – preferisce esportarla in paesi dove non c’è denatalità e quindi una nuova grande massa di fedeli. Nemmeno la scelta di sostituire il Papa europeo Ratzinger a favore di uno argentino non fu casuale.

Quindi Bergoglio, pur di fare proselitismo, bacia volentieri i piedi di dittatorelli africani insignificanti. Egli sa che quelle immagini fanno ora il giro del mondo (e dell’Africa) e sa che con queste modalità, le “comodità” del cattolicesimo finiranno per soppiantare le pesanti pretese della shari’a mussulmana. Il cattolicesimo è diventato infatti una religione comoda rispetto ai rigori morali e alimentari pretesi dalle altre confessioni. Non è facile capire quanto questa strategia vaticana sia intelligente e che futuro avrà, ma due cose sono agli atti:

1. in passato il cattolicesimo si impose in Occidente anche – è vero – lubrificano le scarpe di Carlo Magno, ma in quel caso si trattava di un uomo “forte”, interessato alla cultura e dotato di grande personalità, non di un barbaro qualsiasi

2. dopo la primigenia adesione ai Franchi, furono gli imperatori a “baciare le scarpe ai Papi”, ad esempio costringendo l’imperatore Enrico IV nel 1077 ad attendere per tre giorni e tre notti, scalzo e vestito solo di un saio, prima di essere ricevuto e perdonato dal Papa di allora Gregorio VII, con l’intercessione di Matilde di Canossa, da cui deriva la celebre espressione “andare a Canossa”, che significa umiliarsi di fronte al nemico e chiedere perdono. Tra lo storico ed il leggendario, poi, c’è l’episodio di Papa Leone Magno, che salvò l’Italia dalla calata degli Unni incontrando sul Mincio il Re magiaro Attila. Stando alle cronache lo convinse parlando, non certo baciandoli i piedi pancia a terra. Insomma, oggi abbiamo chiaramente a che fare con una operazione di marketing.

Quella di Bergoglio è una scelta studiata, ma che prende una strada pericolosa e azzardata perchè dà per scontata la fine dell’Occidente. L’Occidente, invece, con tutti i suoi difetti, ha sempre dimostrato di saper criticare sè stesso, contrariamente ad altre civiltà ed è stata la filosofia, cioè la capacità di critica e di autocritica, che ha fatto diventare l’Occidente un modello per gli altri. La gran parte del resto del mondo è rimasta al medioevo, perchè non ha avuto la filosofia greca, il cristianesimo, l’illuminismo e l’idealismo.

Comunque, se proprio occorreva fare qualcosa di così eclatante, io al posto di Bergoglio avrei preferito baciare la mia amica facebookiana Aheu Deng Kudum, miss South Sudan. Naturalmente alla signorina, essendo una dinka sudsudanese alta 1 metro e 95, mi sarebbe stato più facile baciare i piedi che altro. Ma come i nuovi Papi, sono uno che si accontenta.

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