Rampini, Fubini ed i Radical Chic che tentano di riposizionarsi

Ci sono persone che hanno talento, occorre riconoscerlo, e suscitano invidia. Tuttavia, anche il talento ha i suoi distinguo: esiste il talento utile ed il talento inutile. Quello utile suscita ammirazione, ma più spesso invidia, mentre quello inutile è divertente, piace a tutti, ma, appunto, non serve. Un esempio di talento inutile? Avete presente quei tizi che riescono a muovere le orecchie, fanno gli anelli di fumo con la sigaretta o emettono rumori equivoci abbassando velocemente le ascelle? Ecco…

Da qualche giorno a questa parte alcuni intellettuali di sinistra – e cito per tutti il giornalista Federico Rampini ed il suo omonimo Fubini – hanno inziato a pubblicare analisi scettiche verso l’euro e l’Unione Europea. A dirla tutta, Rampini è quello che sembra aver fatto le maggiori critiche alla sinistra italiana, al sistema euro e alla degenerazione della globalizzazione. In particolare, Rampini ha criticato gli atteggiamenti radical chic, caratterizzati da un atteggiamento attento verso gli “ultimi” – che sono talmente lontani da potersene così occupare a chiacchiere – ma distratto o indifferente verso i “penultimi”, cioè verso quella parte del popolo che si è impoverito con la globalizzazione e che è stato messo in condizione di doversi difendere da chi è ancora in condizioni di maggiore miseria o degrado.

Fubini è noto ai più per essere il giornalista di punta del Corriere, ma anche un associato della Open Society Foundation di George Soros. Europeista convinto, da qualche tempo ha curiosamente inziato a fare le pulci ai partners europei. Nel commentare l’ultima fatica saggistica di Fubini – Per amor poprio – il suo collega Sergio Romano ha usato queste parole:

Anche Fubini muove da Maastricht e dalle grandi speranza europee che il trattato aveva suscitato. Ma crede che quell’entusiasmo abbia avuto l’effetto di creare una religione dell’Europa composta da sacerdoti che credono ciecamente nelle virtù dell’Ue, non tollerano critiche o dubbi, non si accorgono degli errori commessi e delle occasioni perdute. Non hanno compreso, per esempio, che non tutti Paesi avrebbero potuto trarre dall’Europa gli stessi vantaggi

Osservando il comportamento di questi due grandi nomi del giornalismo italiano, in molti si sono correttamente chiesti se non si tratti di un riposizionamento, visto che l’europeismo sposato dalla sinistra cosiddetta radical chic sta perdendo sempre più colpi. Qualcuno vuol salire sul carro dei vincitori, è stato detto.

A parte che la vittoria contro la nomenklatura eurocratica di Bruxelles è ben lungi dall’essere vinta, il problema del riposizionamento non si pone in nessun modo. Ho avuto modo di leggere la maggior parte dei libri di Rampini e occorre ammettere che è sempre stato una voce fuori dal coro. Anche se Crozza nelle sue imitazioni accentua le sue bretelle da dandy anglosassone e la «erre» arrotata alla francese, Rampini capisce i nuovi meccanismi economici meglio di tanti altri, ed ha vissuto molti anni in Cina  e altri negli Stati Uniti d’America. Il senatore leghista Alberto Bagnai su twitter ha lasciato invece intendere di un riposizionamento di Rampini perchè non avrebbe le competenze tecniche per arrivarci, mentre un altro economista euroscettico, Vladimiro Giacchè, a proposito di Fubini ha scritto che «c’è gente che pur di vendere un libro comincia addirittura a dire cose sensate».

Il lavoro di Rampini oggi, come quello più tecnico e circoscritto di Luciano Gallino ieri, lasciano intendere che tra gli intellettuali italiani qualcuno comincia a capire e si pone tutti i problemi di consenso relativi. Il loro talento, però, è oggi innocuo alla causa. La lunga battaglia contro le politiche della Ue e contro la globalizzazione liberista si combetterà molto sui media, e per vincerla è meglio portarvi i talenti utili, come gli economisti della mmt. Giovanni Zibordi e Paolo Becchi hanno già iniziato.

Questi dovranno essere i protagonisti della lotta all’ordoliberismo perchè gli intellettuali tradizionali in grado di capire la gravità del problema, come Fassina ieri o Rampini oggi, ingenerano quella confusione di cui non abbiamo per nulla bisogno. Anche se sono divertenti, come quei tipi che riescono a muovere le orecchie rimanendo impassibili.

2 Commenti

  1. Scusi Dott. Bordin, ma lei l’aveva letto “Il Secolo Cinese” del 2006 di Federico Rampini?

    Era tutto un inneggiare alla globalizzazione a trazione cinese.

    L’aveva letto “Centomila punture di spillo. Come l’Italia può tornare a correre” del 2008 di Federico Rampini e Carlo De Benedetti?

    Era un inno all’autorazzismo e alle magnifiche opportunità della gloabalizzazione.

    Insomma, la credibilità di gente del genere è meno dello zero, trattasi di riposizionamento o nella migliore dell’ipotesi trattasi solo di un minimo di maturità data dalla veneranda età.

    Comunque, a uno in gamba come Zibordi sui media mainstream non lo faranno mai parlare, troppo competente, indipendente e sovranista e fino a quando i media mainstream saranno sempre e solo infoteinment ovvero informazione-spettacolo e allora appunto gente in gamba come Zibordi sarà tenuta sempre fuori da quel sistema illusorio e menzognero.

    Cordiali saluti.

    TheTruthSeeker

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