Cerchi lavoro? Prova con la Playstation

Mio figlio passa ore sul tablet a guardare quegli youtuber che si occupano di videogiochi, cioè il novanta e rotti per cento degli youtuber presenti nel Tubo. L’ho sempre osservato con un pizzico di compassione perché proprio non riesco a comprendere cosa ci sia di così divertente in questi tizi un po’ nerd con cappellino rap e braghe a vita bassa che nelle loro camerette testano la Playstation numero Mille imprecando e impugnando il joystick come gli antichi cavalieri facevano con la spada.

Di recente, però, osservo la cosa con maggiore attenzione avendo scoperto che le multinazionali hanno iniziato a selezionare il personale (anche) attraverso i videogiochi. All’inizio pensavo di trattasse di una idiozia mediatica, cioè di qualche aneddoto riferito a “quel tale” e che poi i giornali estendono a tutti quelli che sono alla ricerca di un impiego e sono passati almeno una volta per l’ufficio risorse umane.

E invece no. E’ tutto vero. Sia per superare selezioni aziendali che per far carriera già dentro l’azienda, ora si usano persino i videogiochi. Quando non si tratta di veri e propri videogiochi da eseguire con la piattaforma predisposta, le aziende fanno riferimento alle dinamiche tipiche del videogame: punti, livelli, classifiche.

Per chi vorrà lavorare in determinati campi, come quello del marketing, sarà allora meglio esercitarsi con i videogames fin da bambini? Una cosa è certa, questi giochi per aziende sono visionabili e scaricabili e sono stati progettati da psicologi, neuroscienziati e analisti di dati. L’esempio più clamoroso è quello della Knack, ora anche applicazione, che offre i suoi servizi a colossi come Ibm e General Electric.

Vi stavate chiedendo dove Matteo Renzi avesse pescato l’idea dei Bonus? Eccovi un’ipotesi! Il sistema del videogioco nasconde una vera e propria filosofia, anche in termini di manipolazione, e funziona più di quanto si possa pensare

In Italia, società come Luxottica, Bosch e Unilever pescano i giovani più promettenti con l’app EMPLOYERLAND, attraverso la quale i giocatori-lavoratori sono spinti senza sforzi da parte dell’azienda a migliorare le loro prestazioni in ambito aziendale e, soprattutto, favoriscono un cambiamento di mentalità.

“Visita i palazzi aziendali e scopri le offerte di lavoro in linea con il tuo profilo”, questa la prima voce che troviamo visitando il sito di employerland. “Nei palazzi troverai delle sfide con cui confrontarti, inizia subito e mettiti in gioco”, esorta la seconda icona, “dimostra il tuo valore ed ottieni un buon punteggio per incontrare l’azienda dei tuoi sogni”, troviamo invece nell’ultimo step di presentazione.

Perché questi inediti meccanismi stanno funzionando? Il meccanismo del gioco solletica il piacere ed ha a che fare con la valutazione cognitiva… in altri termini, si muove sulla linea della motivazione. Il gioco, inoltre, stimola la produzione di dopamina, un neurotrasmettitore coinvolto in attività gratificanti come mangiare e fare sesso.

A chi cerca un impiego, ad esempio, più che un curriculum vitae ben compilato, conterà come se la cava con wasabi waiter, il videogame di Knack per le selezioni. Nel simulatore, il giocatore è un cameriere che deve servire al bancone una serie di clienti, tutti con esigenze diverse. Provateci, c’è da stare al display per ore, ma che passano in un baleno. Se sei bravo, elastico nel gioco, reattivo e capace di risolvere imprevisti, allora fai per l’azienda e ti proporranno un bel contratto di lavoro.

Quali sono le controindicazioni di questo sistema? A mio modo di vedere uno solo, ma pesante: ti fa lavorare di più pagandoti come prima! Sta ri-succedendo, insomma, un po’ quello che è accaduto alcuni lustri fa con l’arrivo dei telefonini cellulari. A costo di sembrare anacronistici, tutti dovrebbero ammettere che i telefonini hanno migliorato davvero la vita solo a poche categorie di persone, come quei disgraziati che si perdono quando fanno le escursioni in montagna.

Il famoso istituto della reperibilità, che nei vecchi contratti di lavoro veniva ben pagato con pesanti oneri per il datore di lavoro tramite l’indennità di disagio, ora è data per scontata, ed è pretesa aggratis. Tutti sono reperibili 24 ore su 24, e tutti quelli che pensano di ricavare un qualche vantaggio dalla reperibilità, che sia la famiglia, che siano gli amici, che sia il capoufficio, non si fanno alcuna remora a chiamarti ed a chiederti risposte in qualsiasi momento del giorno.  Bel progresso! Con il sistema dell’allegra competizione in azienda, il sotterfugio della scoperta delle opportunità, dei bonus, dei livelli da agguantare, i lavoratori sostituiranno il lavoro in azienda a tutto il resto, proprio come succede ora a tanti ragazzini con Fortnite et similia. Ovviamente in cambio ci sarà sempre quell’identico stipendio che in città come Roma e Milano, nella maggior parte dei casi, non consente nemmeno di pagarsi l’affitto.

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