Farage è tornato

Alcune persone sono più propense di altre ad accettare i propri errori. Se, ad esempio, rientrando a casa non trovano le chiavi per aprire sbuffano scocciati, ma attribuiscono la causa di ciò unicamente a loro stessi e non al comunismo o alla fata Turchina. Quando l’esito di un determinato fatto di cui sono responsabili è invece positivo, tendono ad attribuirsene i maggiori meriti. Non c’è niente di strano in tutto questo; in fondo, si tratta di “responsabilità”, parola che viene dal latino “rispondere di”. Questo tipo di persone non è molto comune, purtroppo, ma è indispensabile per la sopravvivenza ed il progresso della specie. Non è diverso per l’esistenza degli Stati e delle organizzazioni complesse in genere. Vi sono comunità che preferiscono decidere senza ingerenze esterne, perché hanno compreso che solo in tal modo i meriti ed i demeriti sono facilmente individuabili. In altri termini, così come per gli individui, anche tra le comunità umane se ne trova qualcuna che preferisce l’indipendenza, perché, anche nel caso di errore, così sa a chi imputare successi e insuccessi.

Pur annoverando numerosi ed imperdonabili errori storici, senza dubbio in questa fase gli inglesi appartengono alla categoria di quelli che preferiscono prendersi la responsabilità delle loro azioni.

Non si spiega altrimenti la scelta del leader indipendentista Nigel Farage di ritornare alla politica attiva, di formare in quattro e quattr’otto un nuovo movimento (Brexit Party),

e di registrare nei primi sondaggi un 34 per cento dei consensi,

percentuale superiore a quella di labour e tory messi assieme.

Gli inglesi ritengono che l’indipendenza sia meglio della dipendenza, e questo lo credono in maniera massiccia. Ad essere sinceri non è per loro una novità, lo credevano anche nelle battaglie che hanno perso contro il potere padronale. Quando si trattò di ostacolare Margareth Tatcher, ad esempio, milioni di inglesi si riversarono in strada e diedero vita ad una vera e propria guerra civile. Battaglia che gli inglesi “a lavoro dipendente” persero, che i sindacati persero, e che comportò il ridimensionamento delle Unions dai 12 milioni di iscritti degli anni Ottanta agli attuali 6 milioni. Ma combatterono. Eccome se lo fecero! Farage non ha un modello economico molto diverso da quello della Tatcher, ma non ne fa una bandiera, e preferisce che a decidere le politiche economiche inglesi, siano esse liberiste-tatcheriane o keynesiane-beveridgiane, siano gli inglesi, e non gli stranieri. E questo lo preferiva anche Beveridge, l’autore dei piani di welfare inglesi, ma anche la stessa Tatcher: un popolo può dunque sbagliare, ma deve essere lui la causa della sua fortuna o della sua sfortuna.

Ora che sono usciti i sondaggi sul partito antieuropeista di Farage, Bruxelles ed i media sono nel panico. Rimane da precisare che nessuno può sapere se questa eclatante percentuale di maggioranza relativa sarà poi confermata, e nessuno può sapere se in caso di un nuovo referendum gli inglesi confermerebbero o meno la Brexit. Ma quel che è sicuro è che il movimento antieuropeista è fortissimo e che i media, soprattutto quelli italiani, ci hanno mentito.

Stiamo seguendo in diretta una ulteriore lezione e conferma di ciò che la controinformazione va dicendo da anni: i media ufficiali ed i talk show politicizzati italiani raccontano bugie. Prima hanno sostenuto grafici alla mano che dopo il voto Brexit la sterlina sarebbe crollata e con essa tutta l’economia inglese. E’ accaduto esattamente il contrario! Poi hanno sventolato ai quattro venti sondaggi e interviste all’opinione pubblica ingelse in cui si evidenziava come l’opinione pubblica d’oltremanica avesse cambiato radicalmente idea. Giovani pulzelle da Westfield, incravattati traders dalla City, vecchie carampane dalle campagne dell’Essex. Tutti, ma proprio tutti, ammettevano sui nostri schermi di aver fatto una cazzata. E che se avessero potuto rivotare per il referendum mai più brexit e viva il remain e bla bla bla.

Ora Farage, l’artefice della Brexit, ha il 34 per cento dei consensi. Gli europeisti non ce la stanno facendo neanche con tutti i media dalla loro, nemmeno con tutti i baroni accademici parassiti dalla loro. Figuriamoci cosa accadrebbe se solo ci fosse un minimo di equilibrio.

Lo sentite l’orologio? Tic Tac tic tac

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