Ho visto anche Kompagni che NON sbagliano. Il caso Pino Arlacchi

Da quando la questione “euro” è esplosa con tutta la sua forza, la sinistra ufficiale, quella in Italia rappresentanta soprattutto dal PD, ha finalmente tolto la maschera è si è rivelata oltre che antitaliana anche e soprattutto bugiarda. Questo stato delle cose ha allontanato molti estimatori ed elettori del tradizionale centrosinistra spostando il loro consenso verso il movimento 5 stelle, i partiti che nel nome riprendono la parola comunismo o, in alcune rare ipotesi, i movimenti sovranisti appena nati, come il Fronte Sovranista Italiano. Occorre riconoscere, tuttavia, che esistono anche intellettuali di sinistra rimasti nell’area tradizionale che hanno capito esattamente la questione tecnocratica ed ordoliberista dell’eurozona, con tutte le implicazioni geopolitiche che ciò comporta.

Si tratta di nomi illustri, spesso talmente illustri, da aver segnato la storia del serpentone metamorfico pci-pds-ds-pd. A chi mi sto riferendo? Bè, nell’area di critica all’euro senz’altro al Presidente dell’Accademia delle Scienze di Torino Luciano Gallino, scomparso nel 2015. Oppure, parlando di politica pro-immigrati, a Federico Rampini, che pochi giorni fa ha gelato Gad Lerner nello studio televisivo Le parole della settimana gestito da Massimo Gramellini. Si tratta, e c’era da immaginarselo, di soggetti di cui ultimamente abbbiamo sentito poco parlare e che, se non ci sarà un deciso ribaltone in Rai, faranno la fine di Giulietto Chiesa, altro ex Pci che ha compreso da molto tempo la gravità e la realtà della posta in gioco e che per questi motivi in televisione non ci passa manco se paga.

Sul Venezuela ed il fallito golpe orchestrato da Washington e da Juan Guaidò, si è alzata però una voce ancora più altisonante di quelle citate nell’area del centrosinistra e sulla cui autorevolezza nessuno dovrebbe aver nulla da dire. Il 30 aprile scorso, giorno del tentato golpe, Pino Arlacchi ha tuonato con queste chiare parole

“Eccomi qui,a Caracas, in mezzo al disperato minigolpe di Guaidó, fallito ancora prima di nascere e condannato dalla comunità internazionale, dalle forze armate del paese e dalla stragrande maggioranza dei venezuelani. L’UE deve ritirare l’avventato riconoscimento del golpista”

E poche ore dopo, su twitter, ha rincarato la dose:

Pompeo, capo della CIA, dopo essersi vantato la settimana scorsa di avere, come , “mentito, ingannato e rubato”, afferma oggi che era pronto a fuggire in Russia. Confidando di essere creduto perlomeno da e dai corrispondenti esteri dei maggiori media italici

Pino Arlacchi, noto accademico di sociologia e visiting alla Columbia di New York, era amico dei giudici Falcone e Borsellino, è stato presidente onorario della Fondazione Falcone e tra gli ideatori della strategia antimafia italiana negli anni 90 del XX secolo. Come consigliere del  Ministro degl Interni, ha redatto il progetto esecutivo della DIA, direzione investigativa antimafia, agenzia interforze coordinata a livello centrale. Ha presieduto l’Associazione mondiale per lo studio della criminalità organizzata.

Su Maduro ed il golpe in Venezuela, Arlacchi scrive direttamente da Caracas, e nelle stesse ore in cui i fatti si consumavano produceva l’analisi sopra riportata. E’ a questo punto evidente come il senso di giustiza in uomini come Aralcchi prevalga sulle consorterie, gli incarichi e le poltrone. Come dicono quelli che parlano bene: avercene di compagni così.

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