Il «Solone» del Libro

La storia che vi sto per raccontare risale al 1987, anno dell’assassinio in Burkina Faso di Thomas Sankara e della prima trasmissione in onda dei Simpson.

All’epoca frequentavo controvoglia il Liceo, ma stavo molto attento alle lezioni di storia e filosofia tenute da Claudio Comel, icona di conoscenza dell’istituto, docente anche all’Università, temuto e rispettato da tutti gli studenti e anche dai suoi colleghi. Solo in un’occasione il Professore venne attaccato in classe, durante una discussione sul fascismo. La tesi sostenuta da un gruppetto di studentesse era press’a poco questa: l’allora Movimento Sociale Italiano, siccome si richiamava ai valori del fascismo, doveva essere sciolto. Ogni sua manifestazione, ogni pubblicazione, ogni intervista televisiva, radiofonica e sulla carta stampata, dovevano essere cancellate in quanto contrarie alla Costituzione. L’insegnante, iscritto al Partito Repubblicano Italiano e noto per essere di famiglia antifascista, non era però per nulla d’accordo. Io, che all’epoca mi stavo creando un’idea politica, simpatizzavo per Comel, ma soprattutto perchè le tipe avevano i genitori che davano del «tu» agli altri insegnanti della classe e appartenevano all’intellighenzia del paesino, Feltre, in Provincia di Belluno. Ogni loro enunciato, ogni loro riflessione pubblica, suonava di sentenza epocale, ed io mi stupivo fortemente della credibilità che molti davano loro a scuola, perchè mi rendevo benissimo conto che, a Feltre, nessuno se le filava. Non solo: in provincia di Belluno nessuno si filava Feltre. In Veneto, nessuno si filava Belluno. In Italia, nessuno sapeva manco dove cacchio si trovasse Belluno, ma nemmeno si filava il Veneto. E nel mondo, complessivamente, nessuno si filava gli italiani. Insomma, non capivo come quelle quattro betoneghe potessero pensare di appartenere alla crema culturale neoilluminista, quando l’autorevolezza delle loro opinioni era inferiore a quella di Cicciolina, appena eletta in Parlamento.

Non era tanto l’argomentazione di Comel a interessarmi. Mi garbava solo fargli da sponda contro le radical chic perchè, in generale, non sopportavo le loro mamme baffute e trinariciute e la loro sentenziosità gnomica, tipica di tutte quelle fighe di legno che ancora oggi ammorbano la nazione.

Ma la motivazione “tecnica” del Professore, oggi la ascolterei senz’altro con maggiore attenzione.

Cosa distinse, in peggio, il fascismo dall’epoca che l’aveva appena preceduto? Molti saranno tentati di rispondere l’economia, visto che il Duce promosse l’autarchia, la battaglia del grano, la quota 90 della lira, la nascita dell’Iri, le bonifiche dell’agropontino, e così via. I pareri degli storici sull’economia del fascismo sono però controversi, poichè alcuni non vedono poi tutta questa discontinuità col modello liberale di Giolitti, mentre altri – che ne certificano la discontinuià – non inseriscono l’economia fascista tra gli aspetti più deprecabili del Ventennio.

Parlando solo degli aspetti sicuramente negativi, allora, qualcuno potrebbe citare l’adesione al secondo conflitto mondiale ed il colonialismo, ma per dirla tutta, l’Italia aderì volontariamente anche alla Prima Guerra Mondiale e fu Agostino De Pretis, politico di sinistra, a inaugurare la prima colonia italiana in Eritrea. Operazione poi continuata da Crispi, che attaccò l’Etiopia, e da Giolitti, che conquistò la Libia. Dunque, il colonialismo italiano del Duce non fu molto diverso da quello dei suoi predecessori ed anzi fu senz’altro minore rispetto a quello di Francia, Inghilterra, Olanda e Belgio.

Il fascismo, però, fu caratterizzato dal razzismo, posizione ideologica inaccettabile. Tuttavia, se siamo alla ricerca dell’unicità del fascismo, non può essere certo il razzismo a connotarlo nella sua singolarità. Gli Stati Uniti d’America, ad esempio, hanno fatto vivere i loro cittadini di pelle nera in regime di apartheid fino a 20 anni dopo la caduta dei regimi nazifascisti. In un recente film da premio Oscar – Green Book – si racconta la storia dei un jazzista di colore, che pur in occasione dei suoi concerti era costretto a fare la pipì in giardino e gli era vietato cenare nei locali dove poco dopo si sarebbe dovuto esibire. Nella prima metà del secolo scorso, insomma, il razzismo non era un elemento così “originale” e deprecabile come, fortunatamente, lo è oggi.

L’aspetto, forse non unico, ma smaccatamente evidente, che fa del fascismo il fascismo, fu invece senz’altro l’annullamento delle opposizioni e l’attività censoria. Ciò che distingue in modo cristallino una democrazia da un regime è che quest’ultimo elimina la critica attraverso disposizioni ordinamentali. Mentre il fascismo dichiarava illegali i deputati dell’opposizione che avevano protestato con la secessione dell’Aventino a seguito del delitto Matteotti, nulla di simile accadeva in Francia, Inghilterra o Stati Uniti. In quei paesi esistevano pubblicazioni e vi erano movimenti vicini al fascismo e vicini al comunismo (cioè alle minoranze politiche). In Italia no, in Italia l’opposizione fu di fatto bandita, le foto e gli scritti che mettevano in cattiva luce il regime erano tagliati dalle forbici della Censura. Poco dopo, il nuovo alleato del Duce, Hitler, promosse una campagna per “bruciare i libri”.

Il Professor Comel, in quella polemica, sostenne chiaramente che vietare il movimento sociale sarebbe stato un provvedimento “fascista” e che il fascismo si combatte proprio lasciando a tutti la possibilità di esporre le proprie tesi. Niente, a parer suo, vi era di meglio che favorire la libera espressione, perchè questo era l’antitesi del fascismo. Chiudere sedi di partito, vietare pubblicazioni, bloccare le manifestazioni, censurare articoli e foto era proprio ciò che i fascisti avevano fatto e riproporlo era il modo più efficace per farlo ritornare, il fascismo, magari mascherato sotto altri nomi.

Il salone internazionale del libro di Torino nacque proprio in quell’anno, nel 1987. Nonostante quell’iniziativa gli italiani si sono confermati, anno dopo anno, uno dei popoli che meno legge al mondo. Chissà se la censura contro una casa editrice tacciata di fascismo aumenterà il numero dei lettori italiani. Di sicuro aumenterà il numero delle betoneghe.

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