May più

Ieri la premier inglese Teresa May si è dimessa perchè – contrariamente a quello che possiamo fare noi in Italia ove è vietato – si è potuta leggere i sondaggi delle elezioni europee che si terranno domenica. «Punto. Due punti, e punto e virgola» come direbbe Totò a Peppino.

Il partito di Farage vincerà questa tornata elettorale con un partito nato l’altro ieri e dal nome inequivocabile: BREXIT! La May aveva una sola cosa da fare, e cioè portare l’Inghilterra fuori dalla Ue e non l’ha voluta fare, fingendo di non sapere che coi tedeschi non si tratta. Pur essendo nata nel paese di Churchill della Tatcher, la storia non la conosce: ha trattato, non ne ha ovviamente cavato un ragno dal buco, e si è dunque dimessa dall’incarico.

In questo brevissimo video, possiamo ammirare il dolore e la costernazione degli inglesi alla notizia in diretta delle dimissioni della May così come riportata su twitter da un gruppo che appoggia Farage: https://twitter.com/TheFaragists

La verità è che ogni qual volta e ovunque sia stato consentito l’esercizio della sovranità popolare e democratica tramite referendum, i trattati e i vincoli imposti dall’Unione Europea sono stati ripudiati. E questo sin dall’inizio dell’edificazione dell’apparato di dominio denominatosi Unione Europea, ossia la ratifica del Trattato di Maastricht nel 1992. Da questo esercizio di sovranità popolare e democratica sono da sempre stati esclusi paesi come Italia e Spagna, le cui legislazioni non hanno consentito di svolgere referendum sull’adesione ai Trattati Europei.

Nei paesi dove si è concessa questa possibilità, la Ue non fu accettata, con poche e discutibili eccezioni.

La prima nazione a rifiutare nel 1992 fu la Danimarca, ma dopo un’assillante propaganda già nel 1993 le èlites burocratiche riuscirono ad ottenere un secondo voto col quale i danesi, presi per sfinimento, aderirono. La cosa non merita grandi commenti. Diciamo solo che quando passa il messaggio che votare non serve a nulla, poi è logico che il risultato sia solo rovesciato, ma anche falso. I danesi sono però molto tenaci e quando si votò una terza volta, ma questa volta sulla moneta euro, i no tornarono a prevalere. Un segno inequivocabile della volontà popolare.

Nel 1994 toccò alla Norvegia, dove vinsero i no, e infatti la Norvegia pur essendo in pieno continente non fa parte della Ue ancora oggi.

Nel 2001 l’Irlanda fece il referendum per l’adesione, e gli irlandesi votarono no, ma fu usato lo stesso truccchetto della Danimarca, con il logico risultato a cui porta votare continuamente fino a che i potenti non sono soddisfatti.

Poi è stata la volta del voto di Francia, Olanda e danimarca sulla Costituzione europea, sonoramente bocciata dagli elettori, tanto da costringere le èlites a convertire la Costituzione nel Trattato di Lisbona.

Nel 2008 in irlanda si torna alle urne per la terza volta. Vincono ancora i NO, ma siccome non è questo il risultato possibile per i dominatori eurocrati si torna una quarta volta e prevale il si.

Nel 2015 la Grecia vota un referendum sull’austerity che è un referendum contro l’euro. I greci massicciamente rifiutano le risoluzioni europee, ma il governo di Tsipras piega la testa e contro la volontà popolare accetta tutte le condizioni capestro dettate da Bruxelles.

Nel 2016, è storia recente, si è votato in Inghilterra e gli inglesi hanno voluto esplicitamente l’uscita. In tutti i modi possibili le èlites finanziarie provano a tenere l’Inghilterra nella Ue, proponendo un nuovo referendum ad ogni piè sospinto. Perchè ancora non lo hanno ri-fatto? Perchè l’Inghilterra sta andando bene economicamente e la sterlina ha tenuto. Si, insomma, gli inglesi non sono ancora terrorizzati e occorre aspettare il momento opportuno.

Ci sono eccezioni a questo schema? Si, perchè Francia, Croazia e Slovenia negli anni hanno votato si. Ma nel caso Francese si è trattato di una vittoria risicatissima, mentre le altre due  nazioni non avevano scelta, trattandosi di paesi a stento uscite dalla miseria della guerra fredda. Anche nel loro caso, comunque, con pochi elettori, tanto da far parlare i più critici di assente legittimità democratica. Aggiungerei, tanto per essere chiari, che per una scelta così drastica ed epocale, in grado di far cambiare volto ad una comunità, le adesioni dovrebbero essere di almeno i due terzi della popolazione, come avviene in Italia tra i parlamentari quando si parla di cambiare la Costituzione. Ovviamente questa non è una norma ancora codificata, ma semplice buon senso.

Il caso inglese insegna che, dopo il referendum, è necessario evitare qualsiasi accordo con i burocrati del Benelux e della Germania che hanno in mano la Commissione europea. Il loro unico scopo è di ricavare profitto per Belgio, Lussemburgo, Olanda e Germania. Qualsiasi trattativa volta a ridimensionare gli ingiusti vantaggi di quest’area non può da essi venire in alcun modo accettata, pena la fine del loro dominio economico sul continente.

Cercare accordi con la Ue è come chiedere a Mike Tyson di tirare piano i cazzotti

Se n’è accorta la May, che infatti è finita al tappeto tra gli applausi dei suoi connazionali.

1 Commento

  1. Buongiorno e buona domenica Professore.
    Lei è veneto, io romano; non mi risulta che Venezia e Roma siano diventate parte del Regno d’Italia e poi della Repubblica Italiana in un tripudio di democrazia. Piuttosto ciò è successo con l’inganno e con la frza bruta.
    Alcuni processi storici sono non tanto voluti quanto ineluttabili. Possono essere gestiti meglio, accelerati o ritardati, ma avvengono per la loro stessa natura (Asimov e il Ciclo delle Fondazioni).
    Nel caso del Regno Unito, peraltro, la Brexit ha raccolto la maggioranza, e neanche ampissima, in Inghilterra e Galles, nelle aree rurali, ma sicuramente in Irlanda del Nord e in Scozia è stata bocciata.
    Non a caso tutti i tentativi di accordo sono naufragati sulla questione del confine tra le due Irlande. Chiudere quel confine avrebbe potuto significare buttare a mare anni e anni di negoziati per porre fine alla guerra civile in Nord-Irlanda.
    Procedere con la Brexit avrebbe potuto significare la fine del Regno Unito. La Scozia fa parte del regno obtorto collo e le spinte separatiste sono sempre state forti. Del Nord Irlanda abbiamo già detto.
    Insomma la May ha dovuto gestire un disastro politico messo in piedi da Cameron e in cui le alternative erano la padella o la brace.
    L’UE potrà. molto legittimamente, non piacerci nelle sue forme attuali ma è un processo storico inevitabile se noi europei vogliamo rimanere competitivi nell’accesso alle materie prime fondamentali non disponibili in Europa. Per tale accesso ci troviamo a competere con giganti di dimensioni continentali, USA e Cina in prima battuta ma poi anche Russia, India e Brasile e procedere in ordine sparso non è certo la più brillante delle idee.

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