Un americano su 15 vive in roulotte

Ogni tanto qualcuno contesta agli antiliberisti di essere antiamericani. Sbagliato. Ci sono state tante americhe e gli States hanno quasi 250 anni di storia. Dipende tutto a quale America ci si riferisce con la critica. L’America che non sopporto e che richiede una urgente deamericanizzazione dell’Occidente è quella che obbliga 22 milioni di statunitensi a vivere nei “trailer parks”, cioè parchi di case che si muovono” (piccoli prefabbricati che si possono spostare) e per vivere in queste baracche mobili pagano da 500 a 1.200 dollari al mese di affitto.

In America, le roulotte sono un business in crescita che li rende maturi per il consolidamento finanziario. Sono anche una scorciatoia per “poveri” – la maggior parte delle persone che ci vivono fanno parte di famiglie che guadagnano meno di $ 50.000 all’anno. Circa 22 milioni di persone dunque vivono in roulotte in Usa; all’incirca 1 su 15 americani. La maggior parte possiede i loro rimorchi, che si deprezzano proprio come le automobili, ma affittano la terra sotto di loro, poiché i mutui tradizionali su tali proprietà non sono disponibili.

Per gli investitori, le roulotte sono mucche da mungere. Offrono rendimenti relativamente solidi e costanti del 4% o più – circa il doppio del rendimento medio degli investimenti immobiliari degli Stati Uniti. In altre parole, dietro questo business ci sono fondi di investimento che rendono molto bene.

Le spedizioni di nuovi rimorchi sono in costante aumento dal 2009, grazie in parte al fatto che un numero crescente di persone non può permettersi abitazioni stazionarie in molte aree urbane. Se questo è il sogno americano, bè, tenetevelo,  preferisco l’incubo italiano con l’ottanta per cento dei residenti nel Belpaese che gode di una casa di proprietà e che la roulotte – se proprio proprio – la usa per andare al mare.

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