Viene da Enrico VIII d’Inghilterra la soluzione per il debito pubblico italiano

Non si sono ancora sopite le polemiche per la decisione dell’elemosiniere del Papa di pagare l’elettricità di un palazzo occupato a Roma.
Secondo una parte consistente dei commentatori politici, la decisione avrebbe chiari intenti polemici nei confronti dello Stato Italiano ed anche di Matteo Salvini (“Pagherò le bollette arretrate degli inquilini e anche quelle del ministro”, ha ironizzato l’elemosiniere del Pontefice). Insomma, dietro il pagamento di una bolletta, più che l’intento evangelico ci sarebbe quello politico. Papa Bergoglio sarebbe anche intenzionato non a punire, bensì a premiare il cardinale elemosiniere Krajewski conferendogli un ministero.

Con la fine del potere Universale della Chiesa cattolica nel medioevo, il papato ha inaugurato una nuova serie di sfide con le organizzazioni statali. La Chiesa è sopravvissuta, ma ha anche sempre sonoramente perso queste sfide, ridimensionandosi territorialmente fino a diventare lo stato sovrano più piccolo del mondo.

Tra le tante dispute, è degna di riflessione quella tra la Chiesa romana del Cinquecento e il Re d’Inghilterra, perchè ripensarla oggi nei rapporti Stato italiano/Città del Vaticano potrebbe aiutare non poco a capire come “altri” risolsero il problema del debito pubblico.

Come molti ricorderanno dagli insegnamenti scolastici, l’allora sovrano d’Inghilterra, Enrico VIII pronunciò l’atto di supremazia sul cattolicesimo perchè le alte sfere pontificie non accettarono il divorzio tra il Re e la sua consorte Caterina d’Aragona. Non si trattò di uno scisma teologico e dottrinale, dunque, ma di una disputa personale del Re con il Papa ed il suo cardinale di riferimento, Reginald Pole. Quel che non viene mai detto con sufficiente enfasi, invece, è che la disputa tra le due organizzazioni, consentì all’Inghilterra di sanare il proprio debito pubblico. La dissoluzione dei monasteri, infatti, fu un processo che dal 1536 al 1540 permise ad Enrico VIII di confiscare le proprietà della Chiesa cattolica nell’isola. Grazie al possesso dei terreni d’oltremanica, infatti, la Chiesa vantava entrate 3 volte maggiori rispetto a quelle dello stato. A ben guardare, il ricavato delle vendite dei monasteri e dei terreni fu piuttosto deludente rispetto alle aspettative iniziali, ma consentì comunque all’Inghilterra di avere meno problemi economici di altri stati in quell’epoca.

Tornando all’attualità, e come si può ben immaginare, la Chiesa cattolica possiede in italia e fuori dal Belpaese, immobili che per quantità e qualità farebbero impallidire 100 confische di Enrico VIII. Il 20 per cento del patrimonio immobiliare italiano è in mano alla Chiesa, ma se calcoliamo anche quanto c’è fuori dai confini italiani, il papato può contare sullo stesso numero di ospedali, scuole e università di un gigante come gli Stati Uniti d’America. A Roma, città dai prezzi esorbitanti al metro quadro, un quarto degli immobili presenti è di proprietà del Vaticano. Secondo studi del Sole24Ore, solo in Italia, la Chiesa possiederebbe beni per miliardi di euro e contando anche ciò che il Papa possiede fuori dall’Italia la cifra supera i 2000 miliardi solo di immobili. Va anche ricordato, a tal proposito, che la Città del Vaticano è una monarchia assoluta, una delle pochissime rimaste al mondo assieme al Brunei, all’Oman, agli Emirati Arabi e all’Arabia Saudita e che il Papa – personalmente – risulta anche il proprietario “in solido” dei beni citati. In questo veloce conteggio, sono ovviamente esclusi conti bancari, depositi vari ed oro, la cui consistenza è avvolta nel più assoluto mistero.

Stiamo forse dicendo che sarebbe bene confiscare le proprietà della Chiesa? Non diamo nessuna valutazione, ma non sarebbe la prima volta che uno Stato lo fa a seguito di ingerenze politiche di stampo teocratico. Oltre ad Enrico VIII ci furono anche i francesi nel periodo della Rivoluzione che dopo la Costituzione Civile del Clero provvidero ad assegnare ai cittadini i beni ecclesiastici presenti in Francia.

Inoltre, che ci fosse bisogno di andare d’accordo col clero fu un’idea del Duce, che nel 1929 sottoscritte i Patti Lateranensi, ma i grandi protagonisti risorgimentali – Mazzini, Garibaldi, Cavour, ed i liberali che governarono l’Italia per più di sessantanni dopo l’Unità non fecero concordati con la Chiesa e governarono tranquillamente il Paese anche senza avere la simpatia ed il consenso del Papa di turno.

Acquista ora Putin e la Filosofia

(clicca sulle copertine sottostanti scegliendo l'EBOOK o il LIBRO cartaceo)

Chi è l'autore

Massimo Bordin - autore di Putin e la Filosofia

Massimo Bordin è appassionato di storia e filosofia da sempre. Ha sfidato l’informazione ufficiale e le censure editoriali per pubblicare un libro come Putin e la Filosofia.

Ma alla fine non ha ceduto a difficoltà e compromessi, e lo ha fatto.

Studioso di sistemi strategici, è il curatore di Micidial.it, uno dei  siti di analisi finanziaria e macroeconomia più dissacranti del web.

Docente di filosofia dal 2007, ha un trascorso da collaboratore giornalistico, addetto alla sicurezza e dirigente sindacale.

1 Commento

  1. Tanta è l’avidità di questa casta che prendono anche la tangente dell’8 per mille dagli italiani che lavorano.
    E che fa il teatrante di turno? Fa il grasso l’elemosiniere del re, sottrae illecitamente per elemosinare miserie.

1 Trackback / Pingback

  1. RASSEGNA STAMPA DETTI E SCRITTI 21 maggio 2019 - Detti e Scritti

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.