Risparmiatori tedeschi sotto attacco

Quando si parla di bufale economiche, in Europa primeggiano quelle sulla mitica Germania, virtuosa perchè starebbe abbattendo il proprio debito pubblico. Che i tedeschi negli ultimi anni abbiano abbassato la propria SCHULD (la “colpa”, o il “debito”, loro usano la stessa parola) è un dato quantitativo che non può essere messo in discussione. Ma come al solito gli economisti di professione si scordano di dire che tra gli aspetti quantitativi e quelli qualitativi c’è una bella differenza. Abbassando il debito pubblico, infatti, i tedeschi risparmiano in cambio di nulla, dato che non hanno a disposizione alcun prodotto finanziario in grado di proteggere il capitale dall’inflazione. Detto in altro modo, se sei un tedesco (in media) e risparmi qualche soldino per imprevisti, investimenti, futuro e vecchiaia, stai perdendo un sacco di soldi, in realtà.

Vediamo di chiarire questi meccanismi.

Il debito pubblico in Germania superava abbondantemente i 2030 milairdi di euro nel 2016. Oggi è poco sopra i 1900.

Ora, lasciamo perdere il fatto che la vulgata ed i media ci lasciano credere che i tedeschi non hanno debito pubblico, mentre vediamo che non è poi così lontano dal nostro. Ciò che più conta ai fini del ragionamento che proponiamo è che in pochi trimestri la Germania ha ripagato 119 milardi, abbassando il debito di quasi il 6 per cento. Un bel trend, non c’è che dire, soprattutto se paragonato a quello italiano, che invece il debito lo ha aumentato. Già, ma come ha fatto? Semplice: i mercati e la Bce hanno favorito un abbassamento drastico del rendimento dei titoli di stato tedeschi. Nel frattempo, l’inflazione in Germania è aumentata.

Per essere più precisi, oggi chi acquista una obbligazione pubblica tedesca ha rendimenti sotto lo zero. Da – 0,3 a – 0,7.

Lo ripeto per i tanti duri di comprendonio. Un cittadino, tedesco o no, che oggi compra i titoli di stato tedeschi come i bund, paga lui per prestare i soldi. Non solo: l’inflazione, cioè l’aumento dei prezzi, per i figli di Odino o di Wotan è dell’1,6 per cento. Se la matematica non è un’opinione, ciò significa che i risparmiatori tedeschi ci stanno rimettendo. Perdono l’1,6 per cento l’anno se mettono i soldi sotto il materasso o in conto corrente. Se, invece, investono nei loro titoli di stato, vanno anche fino al -2,5 per cento l’anno. Certo, un cittadino può investire in prodotti finanziari ad alto rischio, come le Borse, ma questo è tutto un altro discorso, che esula dalle forme più tradizionali e sicure di investimento, come i bonds.

Se qualcuno pensa sia una supposizione personale, meglio che dia un’occhiata alla stampa specializzata tedesca, che un giorno si e l’altro pure si lamenta di questa situazione.

4 Commenti

  1. Quello che facevamo noi con la lira e per quello, seppur il debito fosse in aumento, era sempre controllato. Ora con l’euro, che è sostanzialmente una moneta tedesca, siamo impossibilitati.

  2. Ecco finalmente un articolo dove si dice la verità, sia pure inconsapevolmente.
    Il devito pubblico E’ un problema non perché debito (per le banche i depositi dei correntisti sono debito ma nessuno si sognerebbe di dire mai alle banche di “azzerare il debito), ma perché sono liquidità bloccata che pretenderebbe di essere protetta dall’inflazione e di avere un rendimento.
    Il prvato cittadino non deve mettere i soldi nel materasso (o in titoli di stato, che è lo stesso alla fine) ma deve investire in attività reali. O ci si scorda dell’eguaglianza risparmio = investimenti?
    Le attività reali in cui in privato cittadino investirà potranno essere aziende, direttamente creandole oppure indirettamente con i prodotti finanziari, oppure spese atte a garantire un reddito futuro maggiore (lo studio per esempio) oppure spese future minori (ad esempio la coibentazione della casa).
    Si obietterà che in fondo anche lo stato può fare qualcosa di simile. Beh, si è mai visto uno stato investire, ma soprattutto poi gestire il suo investimento in maniera efficiente? A memoria d’uomo ci sono solo le eccezioni che confermano la regola.
    Che deve fare lo stato italiano per uscire dal debito? Semplice, scambiare forzosamento il proprio patrimonio fisico, immenso, con i titoli di debito detenuti dai risparmiatori italiani, senza pregiudizi ideologici e senza pressioni lobbistiche
    Un esempio? Chi ha in concessione una spiaggia, pagando un canone ridicolo ogni anno tra l’altro, se la compra. Naturalmente sarà fatto salvo il diritto di transito e di accesso al mare per tutti pena il sequestro.
    Un altro esempio? L’edilizia popolare, quella dove gli iLo stato costruisce poi cede tutto alle banche e alle compagnie di assicurazione in cambio dei titoli di stato da esse detenuti. Il tutto viene naturalmente accompagnato da una serie di vincoli sulla destinazione degli immobili.
    Un altro esempio ancora? Si cede il patrimonio monumentale e artistico minore, sempre con precisi vincoli, poi sarà il nuovo proprietario a farlo fruttare. Che poi, se anche si cedesse il Colosseo, cambierebbe forse qualcosa? Sempre lì rimarrebbe, sempre visibile a tutti, sempre visitabile da tutti pagando il biglietto. Ma magari, fosse di proprietà privata, intorno non ci girerebbero gli improbabili centurioni e i camion-bar.
    Questo si deve fare, non come si è fatto con le privatizzazionni anni ’90 quando si sono ceduti asset strategici. Una spiaggia non è strategica

    • finalmente? io dico sempre la verità! comunque che i titoli di stato siano anche una forma di risparmio utile per la ridistribuzione di ricchezza è cosa molto nota. E da noi ha funzionato egregiamente, finchè non son arrivati quei criminali dell’Unine…

      • Quelli che vengono definiti criminalli dell’Unione sono semplicemente delle persone che ci hanno fatto sbattere la faccia sulla realtà di un mondo che si è improvvisamente allargato in tutti i sensi, buoni e cattivi. Faccio un esempio paradossale. Un’azienda edile italiana è al massimo capace di corrompere un’amministrazione comunale per costruire qualche condominio. Un’azienda edile straniera corrompe tutto il governo del Sarkazzistan per avere l’appalto per costruire la nuova rete autostradale. Se la Borsa italiana fosse un luogo con un livello di onestà e trasparenza almeno pari a quello dei casinò nel deserto del Motefregostan, non sarebbe necessario emettere tonnellate di debito pubblico per creare circolazione monetaria. La banca centrale emetterebbe infatti moneta in cambio di titoli azionari e non di titoli di stato. Il valore medio dei titoli azionari, in una economia sana, infatti sale nel tempo. Pertanto la banca centrale in cambio di 10 azioni del valore, a oggi, di 10 € della ABC potrebbe emettere 100 €. Se domani quelle azioni dovessero scendere di valore, poiché la banca centrale non ha l’obbligo di valutare l’attivo a prezzi di mercato, non succederebbe niente. Un domani che che quelle azioni passassero da un valore di 10 € a uno di 100 €, la banca centrale potrebbe rivalutare, avendone facoltà, i suoi attivi patrimoniali ed emetteree altri 900 € di liquidità. Questi 900 €, che rappresenterebbero un utile, finirebbero, per un quota minore ma comunque non irrilevante. nelle tasche delle banche azioniste della banca centrale che potrebbero aumentare la loro capacità di di concedere credito, e per una quota maggiore nelle tasche dello stato che quindi avrebbe i soldi per la sua spesa. E se non sono azioni, sono obbligazioni societarie. Se non si vogliono fare i conti con il fatto che è l’attività economica a determinare la circolazione monetaria e non il viceversa, non usciremo mai dalla spirale in cui ci siamo ficcati. La politica monetaria può attutire gli eccessi in positivo o in negativo, può aiutare a fare ripartire il motore dell’economia se ha subito un inceppamento momentaneo. Ma nulla potrà per fare funzionare un motore rotto, il motore di un paese in cui nella classe dirigente ci sono geni tali che credono che inventarsi attività inutili (cito sempre la revisione biennale delle automobili) oppure favorire questa o quella lobby (cito sempre i tassisti) serva a fare ripartire l’economia. Come diceva Totò, ma mi faccia il piacere….

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