Aboliamo istituti tecnici e professionali

Seppur con una certa fatica, sta facendo il giro del convento la notizia che quattro ragazzi italiani, al secolo Giovanni Mecenero di Vicenza, il palermitano Roberto Tocco di 17 anni, la milanese Chiara Molinari di 19 anni e la 18enne Gaia Torresani di Mantova, hanno vinto il Campionato Matematico del Mediterraneo, sbaragliando Albania, Algeria, Bosnia ed Erzegovina, Cipro, Croazia, Egitto, Francia, Grecia, Libano, Malta, Marocco, Palestina, Slovenia, Spagna, Tunisia e Turchia.

L’Italia sale sulla vetta più alta del podio in matematica, dunque, ma non è affatto una novità. L’anno scorso la medaglia Fields per la matematica, una sorta di Nobel per chi si specializza in questa disciplina, era stata vinta dal romano Alessio Figalli. Seppur affiliato al politecnico di Zurigo, Figalli da ragazzo si è diplomato al Liceo Classico Vivona della Capitale, mentre i 4 adolescenti appena premiati ai giochi del Mediterraneo sono tutti studenti del Liceo Scientifico.

Notizie di questo tipo destano sempre un certo scalpore, non solo giornalistico, perchè è diventato un luogo comune che gli italiani siano ignoranti, specialmente nelle materie scientifiche. Questo dato fa capolino puntualmente con cadenza annuale. Ultimo in ordine di tempo l’IPSOS Mori, istituto di ricerca ingelse che puntualmente propone una classifica sulla cultura dei popoli e che a marzo indicava gli italiani come i più ignoranti d’Europa. Peraltro, è interessante addentrarsi nello studio, che in realtà fa riferimento alle fake news, alla percezione che un popolo ha attorno ad alcune limitatissime questioni, come gli alimenti o i vaccini o su temi come il suicidio o l’uso del cellulare. Insomma, argomenti importanti, ma che solo gli alimentatori VERI e seriali di fake news possono lasciar credere abbiano a che fare con la matematica, la chimica, la letteratura.

In realtà, le statistiche, e su tutte cito il famoso Ocse Pisa, vengono fatte attraverso test standardizzati, ma compatibili col modello anglosassone, nel senso che test invalsi e Ocse Pisa sottopongono gli studenti a prove simili a quelle in uso presso le scuole NON-italiane. Dunque, a mio modo di vedere, lasciano il tempo che trovano.

Ma accettiamo di buon grado la sfida: prendiamo queste classifiche per buone e vediamo se esiste una spiegazione plausibile al fatto che nonostante ciò gli universitari italiani sono molto graditi all’estero, che gli studenti italiani – come si è appena detto – vincono importanti competizioni internazionali, e che quando i genitori li orientano a frequentare un anno di scuola all’estero si beccano voti molto alti anche se non conoscono bene la lingua come i loro coetanei madrelingua.

La chiave di comprensione di questo fatto è data dall’istruzione liceale. Come abbiamo volutamente sottolineato nell’incipit, i 4 vincitori dei giochi matematici frequentano lo scientifico. Il campione del mondo (medaglia Fields) addirittura frequentò un liceo classico.

I giornali, con preoccupante cadenza annuale, sottolienano che ci sono troppi liceali, che manca in Italia una vasta istruzione tecnica. Confindustra – com’è noto condotta da geni – non manca di promuovere l’istruzione tecnica adducendo il fatto che in questo paese mancano tecnici.

E se fosse vero esattamente l’opposto?

E se fosse il tipo d’istruzione (come dato aggregato, s’intende) di istituti tecnici e professionali ad abbassare il risultato italiano nei test Ocse Pisa, Invalsi e tutta la compagnia cantando? E se scoprissimo, con un minimo sforzo cerebrale, che chi si sottopone a traduzioni dal latino, logica filosofica, storia ed interpetazione dei testi gode poi di un enorme vantaggio cognitivo ANCHE nelle materie scientifiche?

Ogni tanto qualche povero demente propone di abolire il classico, a disdoro di quanto appena sostenuto. Una proposta curiosa, visto che gli iscritti al classico sono ridotti al lumicino in quasi tutte le città d’Italia…in pratica, una scuola in via d’estinzione nonostate gli splendidi risultati dei “classicisti” in qualsiasi Università. E dunque, perchè tanto odio? verrebbe da dire citando il titolo del famoso fumetto francese di Edika. Su facebook esiste persino un gruppo “aboliamo il liceo classico”.

E se, invece, per rendere più omogenea la cultura di base dei giovani italiani e salire la gradutatoria dell’Ocse Pisa, chiudessimo le scuole applicate?

Il dato Invalsi 2018 rivelava ad esempio che, in media, la differenza tra la percentuale di risposte esatte dei liceali e degli alunni del professionale è del 22,27%, ovvero quella che intercorre tra il 65,18% dei primi e il 42,91% dei secondi

In fondo, per specializzarsi c’è tempo anche a 18 anni, e questo vale tanto per chi nella vita proverà a diventare avvocato, tanto per chi vorrà dare il meglio di sè al tornio, alla fresa, in una macchina a controllo numerico o in cucina.

4 Commenti

  1. “Sondaggi politici Demos: occupazione, la laurea serve oppure no?”

    di A.Turco per “TermometroPolitico”

    Non basta avere una laurea per trovare un lavoro ben pagato. Ad essere convinto di ciò è il 71% dei cittadini del Nord Est che hanno detto la loro in un sondaggio Demos per Il Gazzettino. Uno scetticismo diffuso che permane nel tempo se si guarda la serie storica dell’Osservatorio sul Nord Est. Dal 2009 al 2019, la percentuale di chi crede che la laurea non serva per trovare un impiego retribuito in modo consono, è sempre stata superiore al 60%. Quest’anno ha sfondato quota 70.

    Ad essere maggiormente convinti di questa affermazione sono soprattutto i giovani dai 25 ai 44 anni con un livello di istruzione medio alto. Sono loro i più disillusi da un mercato del lavoro che continua a premiare chi arriva attraverso conoscenze che per merito.

    Proseguimento:

    https://www.termometropolitico.it/1448247_sondaggi-politici-demos-occupazione-la-laurea-serve-oppure-no.html

    In conclusione e in breve, visto che lo studio universitario in Italia è ancora molto più teorico che pratico e la gente lo capisce per esperienza o per intuito e allora:

    “Un’oncia di pratica in genere vale più di una tonnellata di teoria.”, Ernst F. Schumacher, (Bonn, 1911 – Svizzera, 1977), economista, filosofo e scrittore tedesco.

  2. Il vero problema della scuola italiana.

    “Pietro Ratto: questa scuola fabbrica soltanto servi, ragazzi infelici”

    Dicembre 2017

    I ragazzi sono spinti ad accettare tutto da una scuola che educa alla servitù, al non lamentarsi, alla sottomissione. A scuola si esercita una forma di terrorismo già dai primi anni delle secondarie superiori. Si ripete cioè: occhio, guarda che siamo in crisi – cosa che è sempre molto utile da ribadire – e quindi sarà difficilissimo trovare lavoro. Dunque prendi qualsiasi cosa ti capiti, non alzare la testa, non farti valere, sottomettiti alle logiche neoliberiste e a tutto quello che ne consegue. Quindi nessuno si lamenta più. Il fatto stesso che nel mio liceo qualcuno abbia osato lamentarsi del freddo, visto che si viveva in gran parte delle aule e dei corridoi a 14 gradi per sei ore di seguito, ha suscitato un grandissimo scalpore. Quasi tutti gli insegnanti si sono nascosti dietro a un dito. Da un lato speravano che i ragazzi si lamentassero perché loro stessi avevano freddo. Dall’altro, però li punivano se lo facevano, “perché io devo interrogare, perché io devo spiegare”. Insomma, il sistema che si sta creando è un sistema che insegna molto bene a sottomettersi. Faccio un esempio per tutti: è un classico trovare il ragazzo che ti dice: «Il tema è andato bene perché ho detto quello che voleva la professoressa». Questo è il modo grazie al quale, con una gravissima responsabilità da parte nostra, noi produciamo servi.

    E questa scuola – che ha preso spunto dal sistema d’istruzione statunitense – è una scuola fortemente globalizzata, finalizzata esattamente a questo genere di obiettivo. L’aspetto negativo è questa trasformazione progressiva che l’istruzione pubblica ha Inchinosubìto in una logica aziendale, dal 2000 in avanti. La scuola è sempre più un sistema, in cui i ragazzi sono stati progressivamente trasformati in “clienti”. Tramite questa scuola dell’autonomia, i singoli istituti locali si sono trovati in competizione per attirare più “clienti” possibili. Quindi questo ha significato anche promuoverli più facilmente. Si è creata una situazione in cui si è parlato sempre più di “saperi minimi”. Si è diffusa una disistruzione di ragazzi sempre meno a conoscenza dei fatti, sempre meno istruiti. E in questa situazione, dopo una prima fase di coccole, siamo entrati nella seconda fase, quella attuale, in cui gli alunni sono oramai inebetiti, annichiliti, con una bassa cultura, così come probabilmente un certo sistema vuole, così come il modello americano impone. Quindi una cultura molto bassa, un grado di consapevolezza pressoché pari a zero. Passioni politiche, interessi, convinzioni religiose pari a zero, nel senso che basta aderire alla tradizione: ragazzi che in classe te li trovi come delle specie di mummie, non interessati a nulla se non all’ultima generazione di smartphone.

    Proseguimento:

    https://www.libreidee.org/2017/12/ratto-questa-scuola-fabbrica-soltanto-servi-ragazzi-infelici/

    In breve, perché invece non insegnare in tutti gli istituti superiori, tecnici e non, educazione civica basata sulla Costituzione italiana e filosofia classica dei grandi autori greci e romani?

    Risposta: non lo si fa perché la UEE vuole servi consumatori globalizzati amorfi e non cittadini consapevoli e orgogliosi delle proprie autentiche radici culturali e filosofiche.

  3. Per unire meglio i puntini sull’argomento a livello di quadro generale.

    “La retorica dell’eccellenza”, Prof. Alberto Bagnai

    Luglio 2017.

    Che mondo hanno in mente gli euristi, quelli che ci dicono che in fondo il danno (visibile e ammesso dagli stessi industriali) che la valuta forte arreca alla nostra competitività è una mano santa per il nostro paese, perché “alzandoci l’asticella” (espressione che come “stampare moneta” è un marker significativo) ci condanna all’eccellenza? Al di là del discutibile darwinismo sociale implicito in questo modello (che poi è il darwinismo di tutti i modelli con agenti eterogenei: è un bene che gli inefficienti “muoiano”, perché questo alza la produttività media del sistema), la domanda è: ma nel lungo periodo, poi, cosa succede?

    La retorica dell’eccellenza è semplicemente la veste presentabile della prassi mercantilista: devo essere più bravo di te perché così camperò vendendo i miei prodotti a te (che comprerai, a vita…). Ma il mondo non può funzionare così, Lo chiarì Kenen nel 1969 che una eccessiva specializzazione espone i membri di una unione monetaria a “shock idiosincratici”: se l’Italia produce solo pizza, o solo ciclosincrotroni, uno shock che colpisca uno di questi due mercati la mette in ginocchio. Il problema non è il valore aggiunto del bene prodotto. Il problema è che un paese di dimensioni non banali (alcune decine di milioni di abitanti) già in condizioni normali dovrebbe attrezzarsi per avere una base produttiva diversificata, per non dipendere interamente dall’estero. Se poi entra in una unione monetaria, questa esigenza di parziale o totale autonomia, da mera considerazione di opportunità politica, diventa condizione necessaria per la sopravvivenza del sistema.

    Proseguimento:

    http://goofynomics.blogspot.it/2017/09/la-retorica-delleccellenza.html

    In conclusione e in breve, così come diversificare gli investimenti riducere il rischio dell’investimento complessivo, stessa identico principio vale in macroeconomia ovvero diversificare la base produttiva di un’economia riduce il rischio economico complessivo.

    Insomma, per dirla con altre poche parole:

    “Per avere succeso non occorre fare cose straordinarie, bisogna solo fare cose ordinarie straordinariamente bene”, Jim Rohn, imprenditore americano

    Cordiali saluti.

    TheTruthSeeker

    NB la versione originale in inglese:

    “To be successful you don’t need to do extraordinary things, you just need to do ordinary things extraordinarily well.” by Jim Rohn, American entrepreneur.

    NB “You don’t need to have extraordinary effort to achieve extraordinary results. You just need to do the ordinary, everyday things exceptionally well.” by Warren Buffett, American business magnate, investor, speaker and philanthropist who serves as the chairman and CEO of Berkshire Hathaway

  4. Il mio professore di analisi matematica 1, esimio prof Dolcher dopo 30 secondi della prima lezione ha chiesto che scuole avessimo fatto: 3 su circa 300 il liceo classico.
    Ebbene ha detto che questi sarebbero stati agevolati nello studio della sua matematica.

    La spiegazione della capacità degli italiani nell’eccellere a livello mondiale viene dalla madrelingua: quindi la causa di questo è filologica.

    Per capire basta leggere le conferenze di Rudolf Steiner che spiegano questo, insieme alla propria esperienza personale, se si ha a che fare con anglofoni.

    Va da sé che gli studenti che curano maggiormente la lingua italiana (licei) eccelle.

    La lingua inglese è arcaica (ferma al 1200) e dell’epoca ha la caratteristica principale: conquistare territori e dominare.

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