Altro che libertà individuale, i neo-liberisti vivranno come Kunta Kinte

Insigni filosofi, economisti e Cettolaqualunquisti dibattono sulle differenze tra il pensiero liberale e quello liberista. Chi invoca Benedetto Croce, chi sottolinea che è tutta fuffa italiana e che nel resto del mondo “questa distinzione non esiste”, chi ritiene che i sottili distinguo facciano solo perdere tempo. Sono pochi pochissimi quelli che si concentrano sul termine neo-liberismo, che non significa né liberale né liberista, proprio come marxista non significa marxiano e neokeynesiano non vuol dire postkeynesiano.

La visione olistica dell’universo è una gran bella cosa, ma anche le sfumature hanno un certo rilievo.

Fermi tutti. Prima di abbandonare il pezzo, garantisco che non è nulla di complicato e che circostanziare il fenomeno è invece molto utile.

Il pensiero neoliberista non ha grandi teorici alle spalle, e citare gli economisti austriaci o la scuola di Chicago delle volte è fuorviante. In fondo, Hayek e Friedman per nostra fortuna sono morti e sepolti, ed i loro epigoni nostrani alla Michele Boldrin fanno paura solo alle sagre (e solo se girano con le guardie del corpo).

Il pensiero neoliberista ha a che fare con la tecnica e con il vertiginoso aumento dei servizi finanziari e assicurativi ad essa collegati. Per non parlare dell’ingegneria finanziaria, qualsiasi cosa essa significhi.

Il modello neoliberista, in altri termini, si autoalimenta da solo, in modo autoreferenziale, come avviene per la tecnologia fine a sé stessa. Il suo destino, se “lasciata correre”, è quello di ottenere scopi opposti a quelli per cui è nata.

Qual è l’obiettivo del capitalista tradizionale?

Accumulare capitali.

E per far che?

Per avere potere!

Gira che ti rigira tutto il modello capitalista va a parare sull’accumulo dei capitali, il cui scopo era quello di emancipare l’accumulatore e di fornirgli i mezzi per esercitare una qualche forma di potere. Col neoliberismo c’è una piccola, ma significativa variante: chi accumula capitale non lo utilizza poi affatto a suo piacimento. Che si tratti di grande o piccolo accumulatore di capitale, il sistema attuale induce all’erosione del capitale tramite un sistema di vincoli finanziari che lo tengono legato al lavoro, alle preoccupazioni ed ai conti per tutta la vita. Nel caso dei capitalisti veri e propri, quelli che possiedono i mezzi di produzione, i guadagni implicano un continuo reimpiego, oppure la vendita dell’attività, o, come la chiamano gli anglicisti del settore, una exit. I grandi capitalisti tradizionali, insomma, devono continuare a reinvestire i capitali per essere concorrenziali, oppure vendere.

Non affronteremo il tema della caduta tendenziale del saggio di profitto di cui parlava Marx in questa occasione perché è più interessante ciò che accade ai “capitalisti” che non possiedono i mezzi di produzione (noi), ma che si limitano a parcheggiare capitali nei loro conti sotto forma di risparmio. Costoro col sistema neoliberista sono soggetti a continui vincoli economici, a prescindere dalle quote di denaro accumulato, dalla personale capacità di risparmio e dagli investimenti effettuati.

Propongo alcuni esempi sulle modalità di funzionamento, affinché sia più chiaro il meccanismo che lo differenzia significativamente da tutti quelli precedenti.

Tutti possediamo il cellulare e, sovente, è la prima cosa che guardiamo al mattino appena svegli. Uno strumento, checchè se ne dica, indispensabile per come si è organizzato il lavoro ed i rapporti famigliari. Da qualche tempo, tuttavia, le società che erogano il servizio di telefonia mobile non consentono più al cliente di usufruire del servizio tramite tariffe a consumo, ma solo con abbonamento. Ora, è del tutto evidente che l’abbonamento rappresenta un vincolo molto forte, sotto il profilo pratico infinitamente più forte della tariffa a consumo. Dunque, se fino a pochi anni or sono un cliente poteva acquistare una tessera telefonica e decidere se ricaricarla, di quanto e quando, ora questo non è più possibile. Anche se la legge garantisce ancora che blablabla, di fatto occorre litigare con seimila operatori e fare il diavolo a quattro per avere ancora da qualche compagnia una sim ricaricabile: tutte prevedono un vincolo contrattuale, con il denaro prelevato direttamente dal conto corrente bancario. Che tu sia un milionario o un povero disgraziato, il modello neoliberista prevede per te un vincolo, un abbonamento, qualcosa che ti leghi ai servizi, senza la possibilità pratica di sganciarti, neanche per brevi periodi.

Siete mai stati in un concessionario d’auto di recente? Io si, e vi avviso che rispetto a qualche anno fa è tutto cambiato. Anche se possedete l’intera somma pattuita con il venditore e potete staccare subito l’assegno in cambio della vostra nuova auto fiammante, egli ha l’obbligo di proporvi un finanziamento rateizzato. Non solo, sia che voi abbiate accettato sia nel caso lo abbiate rifiutato, la concessionaria «madre» vi subisserà di telefonate da più sedi dislocate sul territorio e vi chiederà se il venditore vi ha fatto l’offerta del finanziamento; vi chiederà perché avete detto si, perché avete detto no, se la cosa l’avete gradita, se non l’avete gradita ecc ecc. In altre parole, la concessionaria non guadagna solo dalla vendita dell’auto o della moto, ma anche dal finanziamento, e c’è già chi giura che in futuro guadagnerà quasi esclusivamente dal finanziamento.

A proposito di auto, molti futurologi e analisti sostengono che sono maturi i tempi per far sparire le auto di proprietà dalla circolazione stradale. Il sistema del noleggio, che oggi riguarda solo eccezionali trasporti in località turistiche o come benefit aziendale, a breve sarà la norma, con tanto di adeguamento della legislazione che vieterà la circolazione dei veicoli di proprietà proprio come oggi è ridotto al lumicino chi possiede un jet privato e lo usa. Tutti continueranno a fruire di auto, ma robotizzate, con percorsi già tracciati, tipo casa-lavoro, e, soprattutto, saranno auto che faranno il servizio su abbonamento, senza che il privato le possieda materialmente come avviene oggi. Anche questo sarà un nuovo vincolo: devi usare l’auto per andare al lavoro? Fatti l’abbonamento con la società Ics o Ypsilon o Zeta, perché alternative non ve ne saranno affatto. Esattamente come accade oggi con il servizio di telefonia mobile.

Lo stesso discorso viene riproposto con il sistema dei pagamenti elettronici, con l’obbligo di possedere un conto corrente per il trasferimento dello stipendio, con i mutui e persino con la pensione integrativa privata, che vincola il contraente a versamenti periodici tramite prodotti assicurativi.

Sono solo alcuni esempi, ma direi lampanti, sulla differenza tra i vecchi sistemi liberali e liberisti e quello neoliberista, il cui scopo è vincolare le persone a pagare con periodicità per avere beni o servizi che non possono più diventare di proprietà versando una somma di denaro una tantum. La netflix globale sta macinando schiavi uno dopo l’altro, giorno dopo giorno. Non prevede la frusta, come ai tempi dello schiavo di colore Kunta Kinte che fece la fortuna del famoso sceneggiato “Radici”. Non prevede lo ius prime noctis, né i servizi di corvée verso i nobili come durante il medioevo. Ma non prevede nemmeno la libertà e l’emancipazione, questo è sicuro. E nemmeno il possesso di ingenti quantità di denaro riuscirà a garantire un briciolo di emancipazione e di scelta individuale. Insomma, il neoliberismo si sta dimostrando l’esatto opposto di quanto predicato dai suoi teorici.

1 Commento

  1. Sistema liberale o liberista? Mi scusi, Professore, ma dove lo vede in Italia? Io vedo solo dirigismo che peggio che nell’URSS che fu.
    Il giorno che per fare il farmacista basterà avere laurea, abilitazione e spazio disponibile e nulla più, allora, forse, si potrà dire che ci sta un sistema liberale o liberista che dir si voglia.
    Ma non volevo filosofeggiare su questo tema, quanto piuttosto commentare su ciò che Lei ha scritto a proposito degli abbonamenti telefonici rispetto alle tariffe a consumo e sul fatto che nel futuro non si possiederà più l’autmobile ma la si affitterà.
    Capitolo telefonia. Le tecnologie digitali hanno modificato completamente la struttura dei costi di una azienda telefonica. Se prima esisteva un problema di capacità massima, e quindi si pagava a consumo, oggi ognuno può passare 24 ore al giorno a spettegolare al telefono senza che ciò comporti un minimo di sovraccarico. In compenso sono aumentati i costi fissi. Ovvio che quindi venga richiesto un canone fisso.
    Capitolo automobili. Intanto le nostre città sono diventate grovigli di lamiere. Un mese fa hanno rifatto i marciapiedi nella strada in cui abito. Per due giorni non si è potuto parcheggiare. Era una strada completamente diversa, larga, ariosa, tutto il contrarioo di quello che altrimenti vedo tutti i giorni. Direi che un cambio di direzione non è cosa da scartare. Ma se ciò non basta, è sufficiente farsi due conti. L’utente medio italiano percorre con l’auto 10000 km annui. Considerando un’auto media (segmento C), il costo chilometrico tipico è di circa 0.45 €. Se quell’auto viene utilizzata da più persone e quindi percorre 25000 km all’anno, il costo chilometrico crolla intorno ai 0.30 €. Tra 0.30 e 0.45 € ci sta spazio per un noleggiatore per fare profitti e per l’utente per risparmiare, senza considerare i benefici aggiuntivi che non mi dilungo ad elencare.

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