L’errore di Trump per ottenere un secondo mandato

Su Micidial.it poche volte riprendo notizie fornite da altri siti di economia. Tranne qualche articolo in lingua inglese che traduco per i lettori, di norma trovo i siti di economia italiani quanto di più demenziale si possa immaginare. Ma qualche eccezione esiste, ed una di queste è senz’altro il LombardReport di Tomasini e soci, sito che fornisce consulenze per abbonati. L’articolista che ammiro di più del folto gruppo Lombard è senz’altro Guido Bellosta, un analista fondamentale sempre ben informato e che, di tanto in tanto, alletta i lettori occasionali con qualche articolo gratuito. E’ rarissimo, peraltro, che il veterano della borsa italiana Bellosta si sbilanci in considerazioni macro, ma stavolta l’ha fatto è mi ha, per così dire, fumato l’analisi. Nel senso che è arrivato prima a scrivere ciò che mi frulla in testa da parecchio.

Non avendo chiesto autorizzazioni, non mi permetto un inelegante e banale copia-incolla, ma essendo l’analisi del Bellosta quanto credo anch’io, ne riprendo alcuni concetti chiave adattandoli a mie osservazioni personali e rinviando i più curiosi direttamente al sito del LombardReport.

  1. Quando Jean Claude Trichet era presidente della BCE, aumentò il tasso al 4,25. Era il fulgido 2008, che finì come tutti ben sappiamo: il crollo dell’economia occidentale e la caduta a picco delle Borse. Colpa di Trichet? Certo che no, le colpe vanno cercate oltreoceano, ma certamente la decisione del banchiere centrale fu “peso el tacon del buso”, come si dice dalle mie parti. Anche i somari sanno che quando c’è una crisi i tassi si fanno scendere e non salire, ma così fu. Ora la BCE torna in mano ad un(a) francese. Che Dio ce la mandi buona.
  2. Trichet aumentò il tasso per paura dell’inflazione. Che è da sempre l’ossessione franco-tedesca ( e il resto degli europei? Ah già, non contano un euro bucato)
  3. Jerome Powell, attuale presidente della FED (corrispettivo americano della nostra BCE) ha deciso su pressione di Trump di abbassare il tasso d’interesse, dunque l’opposto di quanto fece Trichet. Peccato però che l’economia americana vada bene e che la disoccupazione sia ai minimi storici. Insomma, dove hanno studiato economia questi folli? A Chicago…?
  4.  Smentiamo la premessa, almeno in parte, e ascoltiamo dalle puntuali note di Bellosta parole di verità:

«Consideriamo una FOLLIA tagliare i tassi mentre l’espansione USA continua. Tutti gli studi universitari sono stati inutili. Tutte le lezioni del prof.Giovanni Demaria in Bocconi sono state tempo perso. Come farà Powell a combattere la prossima (purtroppo statisticamente ineluttabile nella legge probabilistica) recessione se utilizza l’arma del taglio dei tassi nel momento del boom? I tassi vanno tagliati quando si entra in recessione, non quando l’economia sta piacevolmente esplodendo».

Ora non ci resta che aggiungere che fare. Arriverà una nuova recessione? Sarà il 2020 l’anno horribilis?

Non possiamo certamente saperlo.  Trump ha fatto pressione sulla Fed per mantenere alto il mercato azionario. Il suo primo grave errore. Quel che possiamo sapere, però, è cosa fare nel caso una recessione arrivi, perché come non possiamo prevedere un incendio, sappiamo però approntare i protocolli di sicurezza, predisporre le porte antipanico, organizzare le vie di fuga, ecc.

Ma il piano di evacuazione è complesso. Per conoscerlo dovrete attendere la prossima puntata.

1 Commento

  1. Trump è uno che ha dimostrato di pensare fuori dagli schemi convenzionali, che lo faccia a torto o a ragione.
    E se avesse, quindi ragione lui? In fondo in una fase di espansione economica, quindi con entrate fiscali in aumento, i tassi bassi aiutano a diminuire il debito pubblico

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.