Nell’America che fa ancora bambini, chi visse sperando morì non si può dire

Chi propone alternative alla narrazione mediatica tradizionale si trova spesso di fronte a lettori che fanno fatica ad accettare nuovi schemi di analisi della realtà. La difficoltà non sempre nasce da un pensiero avverso, ma dall’esigenza infantile che qualcuno ha di collocare le persone dentro un contenitore preciso. Per l’Italia questi contenitori sono fascismo e comunismo, sovranismo o liberismo, teoria gender contro le politiche per la famiglia, gli antiamericani contro gli atlantisti, e avanti di questo passo.

Chi scrive, ad esempio, passa per antiamericano.

Purtroppo, l’etichetta ad personam sta alla falsità come le escort stanno alle mignotte: sono la stessa cosa. Nel caso degli Stati uniti d’America il mio giudizio è troppo variegato per essere classificato, e comunque sempre in fieri, perchè stiamo parlando di uno Stato ancora “giovane”, con poca storia alle spalle, grande come due volte l’Europa, multietnico e con una identità territoriale più forte di quanto si pensi.

In altre parole, non ci si può mai definire tout court antiamericani. Con gli americani abbiamo fatto una lunga strada assieme, e sarebbe bello rimanere amici, ma è giunta l’ora che ognuno adesso prenda la sua via, come direbbe Frank Sinatra. L’America deve tanto agli italiani (tantissimo) e noi dobbiamo tanto a loro (senza esagerare, però). Ora il mutuo è scaduto. Ciò significa, forse, che dall’America non arriveranno più cose interessanti? Macchè! Chiunque sa che il mezzo che sta usando per leggermi ora lo dobbiamo agli americani, tanto per dirne solo una. Anzi, precisiamo, internet lo dobbiamo ai militari americani. Dunque, nessuna preclusione ideologica spinta, solo analisi, nella consapevolezza che non siamo popoli uguali.

Dall’America giungono sempre notizie interessanti, che spesso ci costringono a ripensare il nostro stile di vita. La più imbarazzante e sconvolgente, per me – che passo per “antiamericano” – è questa: le donne che vivono in Usa, di tutte le classi sociali e di tutti i gruppi etnici, continuano a fare più figli (da più giovani) delle donne europee!

Questo è un dato di fatto incontrovertibile. Mentre Europa e Russia hanno enormi problemi demografici, negli States no, e la popolazione ha superato da un pezzo i 300 milioni di abitanti.

Com’è possibile?

Partiamo da alcuni ineludibili elementi che dovrebbero in linea teorica contrastare con questo dato.

Negli Stati Uniti non c’è il congedo di maternità, nessuna protezione sociale, e le donne incinta o in concedo di maternità possono essere licenziate. Gli asili nido pubblici non esistono. Ma non basta: le cose non migliorano quando i bambini crescono. A New York, ad esempio, il costo basico di un asilo è di 20mila dollari l’anno (e vi risparmio i dati sui costi di un figlio che dovrà fare l’Università).

In America ci sono donne che devono contrattare col datore di lavoro per stare a casa oltre i 3 giorni dopo il parto, e non sempre la trattativa va a buon fine. Alcune mamme optano per il taglio cesareo, anche laddove non necessario, perchè così hanno due settimane di malattia per poter stare a casa col figlio. Insomma, per farla breve, si tratta di condizioni inaccettabili per noi europei. Oserei dire disumane per chiunque abbia un briciolo di sale in zucca. Tuttavia, le americane fanno più figli delle “privilegiate” e tutelate europee. Perchè? Ma l’aumento della natalità non doveva passare per il welfare state? A quanto pare non è affatto così. E passi per le africane “inconsapevoli”, ma per la cultura anglosassone americana tutto ciò pare irrazionale.

L’unica spiegazione plausibile è che le donne americane, o, se preferite, le famiglie Usa, abbiano rispetto a noi un maggior ottimismo verso la vita, più speranza. Quello che Hollywood ci ha spiegato essere il “sogno americano”. Dunque, quando analizzo questi dati non posso che lasciar andare le braccia lungo i fianchi e rivedere le mie posizioni sull’America, perlomeno riguardo ad aspetti come questo. E’ meglio essere benestanti senza sogni o poveracci con la speranza di non esserlo un domani?

La spiegazione migliore di questo contrastato sentimento che nutro verso l’America arriva dalla saga dei film su Rocky, il pugile italoamericano (guardacaso) al quale viene sempre offerta una possibilità di riscatto. Molti hanno visto in quel film e nei suoi sequel, un inno al sogno americano, il lungometraggio della speranza.

Peccato che non sia affatto così!

Se uno spettatore guardasse la sequenza dei Rocky si accorgerebbe immediatamente che il sogno americano non viene MAI realizzato. Rimane sempre quello che è; un sogno, appunto. L’America inganna sempre i suoi figli, anche se li fa nascere copiosamente e li fa arrivare da ogni parte del mondo. Anche se ormai è un vecchio rintronato e coperto di rughe, Silvester Stallone è sempre costretto a risalire sul ring e rischiare la pellaccia. Una coazione a ripetere senza soluzione.

L’aspetto simbolico del sogno è da un lato assolutamente affascinante; dall’altro, ingannevole. Convivono entrambi gli elementi perchè quel modello ci costringe a continui rilanci, come in Rocky? No, e per spiegare ciò che intendo rispolvero un pizzico di complottismo, e soprattutto la lucida analisi di due grandi intellettuali italiani.

“Sono apocalittico. Non ho speranze”. Così diceva Pier Paolo Pasolini nel 1971 intervistato da Enzo Biagi. “Speranza è una parola borghese”. Diversi anni dopo, poco prima di morire, Mario Monicelli lo disse alla trasmissione di Santoro in modo ancor più chiaro, senza tanti fronzoli:

“La speranza di cui tanto parlate è una trappola. E’ una brutta parola, non si deve usare. La speranza è una trappola inventata dai padroni. La speranza è tipica di quelli che vi dicono state boni, pregate, avrete il vostro riscatto. La vostra ricompensa è nell’aldilà, intanto lasciate fare a noi. Siete dei precari? Bè ma tra 2 o 3 anni vi si sistema. Andate a casa, non protestate. Mai avere speranza – chiudeva il regista Toscano – è una parola infame inventata da chi comanda”.

E come finisce questa storia, Maestro? Chiedeva allora l’intervistatore.

Monicelli rispose come rispondo io a voi che mi leggete ora:

Non lo so come finisce, mi piacerebbe che finisse con ciò che in Italia non c’è mai stato: una bella Rivoluzione! La rivoluzione fa davvero cambiare le cose, e c’è stata in Francia, in Inghilterra, in America. Ci vuole dunque qualcosa che riscatti questo popolo che è sempre stato sottomesso. Un popolo che da alcuni secoli è schiavo di tutti. Se vuole riscattarsi, il riscatto non è una cosa semplice. E’ doloroso. Esige anche dei sacrifici. In caso contrario … che vada alla malora.

10 Commenti

  1. Buongiorno Professore,
    il tema è interessantissimo- Lei ha fornito una chiave di lettura, io provo a fornirne un’altra, non alternativa ma integrativa.A mio avviso il welfare e le tutele sociali europee si sono dimostrate insostenibili a lungo andare e, non a caso, sono in corso di smantellamento.
    In realtà non è forse neanche una questione di sostenibilità economico-finanziaria, ma di sostenibilità sociale, da un punto di vista del senso di responsabilità.
    Un lavoratore tutelato dall’articolo 18 non aveva il minimo stimolo a comportarsi responsabilmente, a migliorarsi di continuo.
    Al tempo stesso quello che si faceva il mazzo a lavorare finiva per covare dentro risentimento e invidia nei confronti di coloro che erano iper-protetti o percepivano uno stipendio per non fare nienete.
    Sapere che in ogni caso lo stato ci avrebbe messo una pezza distruggeva il senso del risparmio inteso come oculatezza nelle spese. Laddove un tempo si spendeva per dare una migliore istruzione ai figli, oggi ai propri figli si compra l’ultimo modello di smartphone. Ma vogliamo mettere la soddisfazione che da un figlio che si diploma o si laurea, e che spinge anche a fare più figli, con il senso di frustrazione che da vedere un figlio incollato allo schermo del telefono?

  2. … Ma noi Italiani non abbiamo figli perché non abbiamo futuro, o non abbiamo futuro perché non abbiamo figli?

  3. A quanto pare non risulta affatto quanto da lei affermato, prima parte.

    “US Birth Rate Hits All-Time Low: What’s Behind The Decline?
    Profile picture for user Tyler Durden”
    by Tyler Durden
    Thu, 05/17/2018 for ZeroHedge

    The number of babies born in the United States has hit a 40-year low, according to figures published by the Centers for Disease Control and Prevention (CDC).

    Provisional 2017 estimates reveal that around 3.8 million babies were born in the U.S. in 2017, a fertility rate of 1.76 births per woman. This is a 2% drop from 2016 – marking the largest single-year drop in the U.S. birth rate since 2010, and is significantly lower than the 4.31 million babies born in 2007 when the fertility rate was 2.08 births per woman.

    When the data is restricted to women aged 15 – 44, there were around 60 births per 1,000 mothers – a 3% drop from 2016, and the lowest record rate since the government began keeping track in 1909.

    Proseguimento:

    https://www.zerohedge.com/news/2018-05-17/us-birth-rate-hits-all-time-low-whats-behind-decline

  4. A quanto pare non risulta affatto quanto da lei affermato, seconda parte.

    “If A Decline In Births Is A Problem Nationally, It’s A Full-On Crisis In Illinois”

    by Tyler Durden for ZeroHedge

    Mon, 05/20/2019

    Births down

    According to the CDC, the number of U.S. births nationally declined to a 32-year low in 2018. The reasons for that were varied; teens and hispanic women are having less children while the increase for older women (ages 40-44) has slowed, among other factors. Births in the U.S. have fallen in 10 of the last 11 years.

    State-level data from the U.S. Census Bureau confirms that negative birth trend and shows just how worse off Illinois is compared to other states.

    Proseguimento:

    https://www.zerohedge.com/news/2019-05-20/if-decline-births-problem-nationally-its-full-crisis-illinois

  5. A quanto pare non risulta affatto quanto da lei affermato, terza parte.

    “Baby Bust: Millennial Birth Rates Plunges To Three-Decade Low”

    by Tyler Durden for ZeroHedge

    Fri, 05/31/2019

    A new report from the National Center for Health Statistics (NCHS) shows that US birth rates continue to plunge, hitting a three-decade low in 2018, as millennials delay marriage and children due to economic uncertainty.

    In 2018, women ages 15 to 44 had a birth rate of 59 births per 1,000, which is 2% lower than in 2017, and the lowest on record since 1909, according to the report.

    About 3.8 million babies were born in 2018, which is a 2% decline in the total number born in 2017, the lowest number of births in 32-years.

    All birth rates for women under 35 fell. Women in their early 20s saw a 4% drop in birth rates from 2017 to 2018. However, birth rates increased for women ages 35 to 39 and 40 to 44.

    The birth rate among teens ages 15 to 19 also fell 7% from 2017 to 2018, to a rate of about 17 births per 1,000 teens.

    The amount of Americans over 25 who have never married has doubled since 1960. Those who do tie the knot are having fewer kids. One explanation behind this troubling trend is economic uncertainty: millennials are deeper in debt than any other generation that has come before them.

    Financial burdens are shaping young adults into the lost generation. Besides delaying marriage and children, millennials are also putting off the American dream of homeownership. The baby bust is another sign that America is in decline.

    Proseguimento:

    https://www.zerohedge.com/news/2019-05-31/baby-bust-millennial-brith-rates-plunges-three-decade-low

    Mio commento finale:

    Enjoy the American Libturd World…………..

    Cordiali saluti.

    TheTruthSeeker

    NB anche il Dott. Giovanni Zibordi recentemente ci aveva fatto un magnifico tweet sul pesante e preoccupante trend negativo del tasso di natalità in USA!

    NB ma a chi comanda veramente in USA non gliene frega una cippa di niente, chissà come mai…..

    • Fatte salve le correzioni dei dati, che dovranno essere aggiornati per tener conto delle dinamiche più recenti, la sostanza non cambia: gli USA, tra tutti i Paesi OCSE considerati dalla banca Mondiale ad alto PIL pro capite (sono 34 Paesi su 36) [1], sono superati come tasso di natalità solo da Cile, Irlanda, Israele e Islanda. Se consideriamo tutti e 36 i Paesi OCSE, gli USA vengono superati anche da Messico e Turchia [2]. Insomma, tra tutti gli stati ricchi e moderni, gli Stati Uniti si posizionano ai primi posti per tasso di natalità. Poiché si dice che il welfare state statunitense sia inferiore rispetto a quello europeo, le conclusioni dell’articolo mi sembrano valide: non è solo con lo stato sociale che si risolve il problema della denatalità, ma dando speranze alle persone. Un Paese giovane che (a torto o a ragione) crede in un domani migliore, sarà più incentivato a darsi da fare e a far figli. Per converso, un Paese vecchio, disilluso, decadente, pernacchiato da tutti, abbandonerà il ring della vita per sprofondare sul divano, sognando la pensione; hai voglia a dargli incentivi per prolificare!
      PS: ma, poi, la denatalità è un problema?

      [1]https://it.wikipedia.org/wiki/Organizzazione_per_la_cooperazione_e_lo_sviluppo_economico#Paesi_membri
      [2]https://it.wikipedia.org/wiki/Stati_per_tasso_di_natalit%C3%A0

  6. A quanto pare non risulta affatto quanto da lei affermato, quarta parte.

    Della serie: Repetita Iuvant = Le Cose Ripetute Aiutano.

    “Stati Uniti, il crollo del tasso di fertilità: a quali terribili conseguenze va incontro il Paese”, di C. Maggi per LiberoQuotidiano

    26 dicembre 2018

    La crisi della “mancanza di cicogne”, titolo dell’articolo sul tema pubblicato dal politologo Michael Barone sul New York Post del 22 dicembre, sta tutta nel seguente dato storico: nel 1957 negli Stati Uniti erano nati 4,3 milioni di bambini, nel 2017 sono calati a 3,85 milioni. Se sembra poco, e non lo e’, basta pensare che nei sei decenni dal 1957 la popolazione americana e’ quasi raddoppiata.

    Il tasso di fertilita’, decisivo per indicare se un paese aumenta o diminuisce nel numero dei suoi cittadini attraverso la classica riproduzione umana (ossia senza considerare quanti immigrano ed emigrano) e’ oggi negli USA pari a 1,886 bambini nati per ogni donna. Ma siccome ci vogliono 2,1 bambini per ogni donna (il cosiddetto tasso di sostituzione), questo significa che l’America e’ gia’ finita da qualche tempo nella lista dei paesi in contrazione. Nella classifica mondiale e’ al 135 posto, lontano dal primo paese, il Niger (con 7,153) e piu’ vicino al 200esimo, Taiwan, con 1,218. I primi 29 paesi della lista sono tutti africani, e il 30esimo e’ l’Afghanistan, con 4,412.

    Tra tutti quelli davanti agli USA, ci sono, tra gli altri, il Messico, 107esimo con 2,136 bambini per donna, la Libia (101esima con 2,208), l’India (94esima con 2,303), Israele (62esimo con 2,920). Alle spalle degli USA, tra gli altri, ci sono la Russia (151esima con 1,751), la Cina (164esima con 1,635), l’Italia (178esima con 1,491) e il Giappone (178esimo con 1,478).

    Gli esempi citati mostrano che non e’ certo una graduatoria di merito: il tasso di fertilita’ in ogni nazione, e il numero assoluto di nati in loco e di residenti, sono la combinazione di fattori diversissimi, culturali, religiosi, politici.

    Proseguimento:

    https://www.liberoquotidiano.it/blog/glauco-maggi/13413873/stati-uniti-il-crollo-del-tasso-di-fertilita-a-quali-terribili-conseguenze-va-incontro-il-paese.html

    Da notare il seguente passaggio significativo dell’articolo:

    Secondo il libro “Declinante fertilita’ in America” di Lyman Stone (ricercatrice dell’American Enterprise Institute e dell’Istitito per gli Studi sulla Famiglia), il tracollo delle maternita’ ha un colpevole preciso nei prestiti assunti dagli studenti per fare il college, un fenomeno che era inesistente 60 anni fa. “Il costo in aumento per ripagare i debiti universitari che grava sui giovani adulti”, secondo Stone, e’ la prima di 3 cause che tengono lontane le cicogne. Le altre due sono “la decrescente percentuale di giovani adulti che diventano proprietari di casa, a causa degli alti prezzi immobiliari e, appunto, ai debiti del college da ripagare”; e “l’aumento del numero di anni spesi frequentando attivamente istituzioni scolastiche e di formazione, il che tende a ridurre drammaticamente il tasso delle nascite”. “I matrimoni ritardati nel tempo”, scrive Stone” hanno rimodellato la composizione della coppia, e cio’ spiega largamente i cambiamenti nella fertilita’ americana degli ultimi 10 o 20 anni”.

    In conclusione e in breve, un conto è l’autorazzismo propagandato dai media mainstream italiani nel quale ci cascano purtroppo ancora un sacco di mammalucchi italiani ( non mi riferisco a lei Prof. Massimo Bordin ma sto parlando in generale ) e per il quale gli italiani non fanno figli perché ormai non valgono un ca… mentre gli USA valgono molto di più e quindi loro eccome se ne fanno figli, un altro conto completamente diverso sono i dati nudi e crudi che dicono invece chiaramente che in USA c’è in atto un preoccupante trend negativo del tasso di natalità di cui i politici americani se ne stanno fottendo altamente.

    Ergo, non è un particolare problema che colpisce di più solo l’Italia e i paesi del sud Europa ( Grecia, Spagna, Portogallo e da poco anche Francia ) mentre in USA tutto va ben, madama la marchesa, assolutamente no, anche in USA tale fenomeno della diminuizione delle nascite è ben presente e chiaro nelle sue evidenze, negarlo vuol dire negare le evidenze, ognuno poi libero di fare anche questo ma a quel punto del tutto inutile discutere perché si può anche dire che gli elefabti volano!

    Riconfermo quindi il mio precedente commento finale:

    Enjoy the American Libturd World……….

    Cordiali saluti.

    TheTruthSeeker

  7. Alcuni dati e fatti sulla cosiddetta “Big Picture” che spiegano anche il trend negativo del tasso di natalità in USA, prima parte.

    “The ‘Real’ America: 21.5% Unemployment, 10% Inflation, And Negative Economic Growth”,

    by Tyler Durden for Zerohedge, 06/13/2018.

    If honest numbers were being used all of our major economic numbers would be absolutely terrible. Of course we can hope for a major economic turnaround for America under Donald Trump, but we certainly are not there yet. Economist John Williams of shadowstats.com has been tracking what our key economic numbers would look like if honest numbers were being used for many years, and he has gained a sterling reputation for being accurate. And according to him, it looks like the U.S. economy has been in a recession and/or depression for a very long time.

    Proseguimento:

    https://www.zerohedge.com/news/2018-06-13/real-economic-numbers-215-unemployment-10-inflation-and-negative-economic-growth

  8. Alcuni dati e fatti controinformativi sulla cosiddetta “Big Picture” che spiegano anche il trend negativo del tasso di natalità in USA, seconda parte.

    “Hugh Smith: America Is Now A 3rd World Nation” by Tyler Durden for Zerohedge, 07/09/2018

    I know it hurts, but the reality is painfully obvious: the USA is now a 3rd World nation.

    Here are the core characteristics of dysfunctional but stable states that benefit the entrenched few at the expense of the many, i.e. 3rd World nations:

    1. Ownership of stocks and other assets is highly concentrated in entrenched elites. The average household is disconnected from the stock market and other measures of wealth; only a thin sliver of households own enough financial/speculative wealth to make an actual difference in their lives.

    2. The infrastructure of the nation used by the many is poorly maintained and costly to operate as entrenched elites plunder the funding to pad their payrolls, pensions and sweetheart/insider contracts.

    3. The financial/political elites have exclusive access to parallel systems of transport, healthcare, education, etc. The elites avoid trains, subways, lenders, coach-class air transport, standard healthcare and the rest of the decaying, dysfunctional systems they own that extract wealth from the debt-serfs.

    They fly on private aircraft, have their own healthcare and legal services, use their privileges to get their offspring into elite universities and institutions and have access to elite banking and lending services that are unavailable to their technocrat lackeys and enforcers.

    4. The elites fund lavish monuments to their own glory disguised as “civic or national pride.” These monuments take the form of stadiums, palatial art museums, immense government buildings, etc. Meanwhile the rest of the day-to-day infrastructure decays in various states of dysfunction.

    5. There are two classes that only interact in strictly controlled ways: the wealthy, who live in gated, guarded communities and who rule all the institutions, public and private, and the debt-serfs, who are divided into well-paid factotums, technocrat lackeys and enforcers who serve the interests of the entrenched elites and rest of the populace who own virtually nothing and have zero power.

    The elites make a PR show of being a commoner only to burnish the absurd illusion that debt-serf votes actually matter. (They don’t.)

    6. Cartels and quasi-monopolies are parasitically extracting the wealth of the nation for their elite owners and managers. Google: quasi-monopoly. Facebook: quasi-monopoly. Healthcare: cartel. Banking: cartel. National defense: cartel. National Security: cartel. Corporate mainstream media: cartel. Higher education: cartel. Student loans: cartel. I think you get the point: every key institution or function is controlled by cartels or quasi-monopolies that serve the interests of the few via parasitic exploitation of the powerless.

    7. The elites use the extreme violence and repressive powers of the government to suppress, marginalize and/or destroy any dissent. There are two systems of “law”: one for the elites ($10 million penalties for ripping off the public for $10 billion, no personal liability for outright fraud) and one for the unprotected-unprivileged: “tenners” (10-year prison sentences) for minor drug infractions, renditions or assassinations (all “legal,” of course) and institutional forces of violence (bust down your door on the rumor you’ve got drugs, confiscate your car because we caught you with cash, so you must be a drug dealer, and so on, in sickening profusion).

    8. Dysfunctional institutions with unlimited power to extract money via junk fees, licensing fees, parking tickets, penalties, late fees, etc., all without recourse. Mess with the extractive, parasitic bureaucracy and you’ll regret it: there’s no recourse other than another layer of well-paid self-serving functionaries that would make Kafka weep.

    9. The well-paid factotums, bureaucrats, technocrat lackeys and enforcers who fatten their own skims and pensions at the expense of the public and slavishly serve the interests of the entrenched elites embrace the delusion that they’re “wealthy” and “the system is working great.” These deluded servants of the elites will defend the dysfunctional system because it serves their interests to do so.

    The more dysfunctional the institution, the greater their power, so they actively increase the dysfunction at every opportunity.

    The USA is definitively a 3rd World nation. Read the list above and then try to argue the USA is not a 3rd World nation.

    Proseguimento:

    https://www.zerohedge.com/news/2018-07-09/hugh-smith-america-now-3rd-world-nation

  9. Alcuni dati e fatti controinformativi sulla cosiddetta “Big Picture” che spiegano anche il trend negativo del tasso di natalità in USA, terza ed ultima parte.

    “Attenti all’America, quella vera: è povera, sola e disperata”, Marcello Foa, 21/8/15.

    Confesso: sono stato, in gioventù, un grande ammiratore degli Stati Uniti. Poi, da inviato speciale, ho iniziato a girare questo grande paese in lungo e in largo ma non nelle solite, note grandi città – New York, San Francisco, Boston, Washington – bensì nell’America profonda, quella, noiosissima, mai battuta dai turisti e dove i giornalisti si recano solo se costretti dai loro direttori. Un paio di anni fa con la mia famiglia abbiamo trascorso le vacanze negli Usa; lasciammo la Grande Mela per addentrarci nello Stato di New York, su verso Albany e Catskills Mountains, sedotti dalla descrizione, letta sulle guide turistiche, dei tipici, deliziosi villaggi, simbolo di una vecchia America. Bastarono poche decine di chilometri per restare sconcertati: i villaggi erano davvero vecchi ma tutt’altro che deliziosi. Erano angoscianti, costellati di case derelitte e talvolta piegate su se stesse; viaggiavamo su strade piene di buche da cui spuntavano erbacce che nessuno strappava più da tempo e intorno a noi vedevamo solo povera gente. I più fortunati vivevano in baracche di legno, gli altri vagavano trascinando i propri cenci nei carrelli della spesa.

    Scoprimmo, allora, l’altro volto dell’America, quello che i turisti non vedono mai sulla Fifth Avenue o nel centro di San Francisco, ed è un’America molto più numerosa di quanto si immagini, isolata, ignorata da tutti, abbandonata a se stessa. Usa, poveriCapii allora che erano veritiere le denunce di un commentatore molto coraggioso l’economista Paul Craig Roberts; non uno qualunque, ma uno dei principali collaboratori del presidente Reagan, docente universitario, pluripremiato. Craig Roberts sostiene che parte dei dati concernenti gli Usa, a cominciare da quelli sulla disoccupazione, non sono attendibili, in quanto manipolati alla fonte.

    Proseguimento:

    https://www.libreidee.org/2015/08/attenti-allamerica-quella-vera-e-povera-sola-e-disperata/

    In conclusione e in breve, le vetrine che offrono Hollywood, i media mainstream americani e i media mainstream europei degli USA corrispondono alla realtà delle cose?

    Mai è stato così sia nel lontano passato che nel passato recente che ai tempi attuali, chi ancora non lo capisce è nelle migliore delle ipotesi un ingenuo o un ignorante, chi invece fa ancora finta di non capirlo è nella migliore delle ipotesi come uno struzzo oppure nella peggiore delle ipotesi in totale malafede oppure una combinazione delle due cose.

    Enjoy the American Libturd World……………

    Cordiali saluti.

    TheTruthSeeker

    NB “Il compito del giornalista è quello di distruggere la verità, di mentire apertamente e di vendere il suo paese.” John Swinton, NY Times

    Per trovare l’articolo di riferimento, scrivere le seguenti parole chiave:

    Il discorso di John Swinton Coscienzainrete net

    Per trovare altro articolo interessante sull’argomento, scrivere le seguenti parole chiave:

    Fake news, lo Spiegel confessa: abbiamo mentito per anni Libreidee

    ps il mio post più interessante all’articolo appena segnalato è quello con il seguente titolo:

    “The American Empire and its Media”

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