Orazione Funebre in ricordo del sistema bancario e del mercato Obbligazionario

Esistono ancora gli sportelli sotto casa, i bancomat e l’ufficio mutui della tua Banca, ma sono fantasmi. La finanza è viva e vegeta e gozzoviglia più di prima, ma le banche sono state uccise. Cerchiamo di scoprire insieme chi sono gli assassini.

Per fortuna, non occorre scomodare Poirot nè il Tenente Colombo. Basta leggere qualche dato e notiamo subito che ad uccidere le banche tradizionali ci hanno pensato Fed e Bce, coadiuvati dalla nuova tecnologia startuppara, che sta fungendo da “tirapiedi” dopo l’impiccagione. Anche se il cadavere della Banca sotto casa non è sepolto al cimitero, le tracce della sua dipartita sono ovunque. L’ultimo segnale è dato dall’indice della Borsa di Milano, il Ftse Mib, che vede i titoli del settore stazionari mentre tutto il resto avanza, con particolare riferimento ad Eni ed Enel. Ve li ricordate i bei tempi (si fa per dire), quando si diceva che l’indice della Borsa italiana era bancocentrico? Qualcuno che usava i titoli di Unicredit e di Intesa per replicare l’andamento dell’indice sta leggendo ed ha buona memoria? Beh … meglio che resetti subito tutto: da qualche tempo a questa parte la correlazione tra i tanti titoli bancari presenti nel nostro indice azionario pare non esistere più, e sono semmai titoli come Eni a fare da traino. Il motivo sta più nelle scelte di Fed e Bce che negli scandali sugli investimenti dei bancari.

Altro indizio: da qualche anno le banche licenziano il personale. Lo so, il termine politically correct è “ristrutturazione”, ma qua si parla come si mangia. E, dunque, non stupiscono proprio nessuno le indiscrezioni secondo le quali Unicredit si avvierebbe a licenziare qualcosa come 10mila dipendenti. No… dico: 10mila dipendenti!

Ma com’è possibile? Le banche non dominano il mondo?

Per capire cosa è successo e cosa succederà, guardiamo a come si muovono gli assassini, che – giova ripeterlo – sono Fed e Bce.

Le banche centrali, infatti, hanno in primo luogo ammazzato un asset storico, che è il mercato obbligazionario. Da tanto tempo, le obbligazioni non solo non rendono più nulla, ma in diversi casi offrono rendimenti negativi, cioè è necessario perderci dei soldi per comprare questo asset. Dunque, è un asset morto. Con i tagli dei tassi di interesse da parte di fed e bce, anche a fronte di una enorme platea di risparmiatori che non sa più dove custodire il denaro, le banche sono in affanno e continuano nel processo di modifica della propria pelle. Magari fanno grandi profitti, ma non sono più un servizio per i cittadini che non sia l’accredito di stipendi e bollette.

Negli ultimi 20 anni il debito totale nel mondo è passato da 40mila a 230mila miliardi. I bonds presenti sui mercati obbligazionari sono passati da 12mila a 54mila miliardi. Nonostante ciò, IL COSTO DEL DEBITO E’ COLLASSATO. Più debito creano e meno costa… Detto in altro modo, ci troviamo davvero in una landa inesplorata dove tutto può succedere. Abbassare il costo del denaro da parte delle banche centrali anche quando il pil è in ripresa non si era mai visto. La Fed lo fa perchè Donald Trump lo chiede al Presidente Pompeo; entrambi sperano in una riconferma e ciò a loro modo di vedere dipenderà da una tenuta delle azioni. Affichè il mercato delle azioni continui a pompare verso l’alto è necessario che i tassi rimangano bassi. Insomma, i mercati sono sostenuti ARTIFICIALMENTE dalle banche centrali, anche e soprattutto per motivi politici. Le Banche, però, soffrono quando i tassi sono troppo bassi, mentre i bonds che hanno in pancia non rendono nulla, sono un costo ed il pubblico retail non ne vuol giustamente sapere di acquistarne. Ecco allora che le banche diventano investitori, abdicando al ruolo di prestatori.

Ma c’è anche un altro assassino del sistema bancario di cui nessuno vuol parlare. Ed è un killer spietato, da tenere sott’occhio.

Da qualche tempo a questa parte, infatti, si stanno affermando delle piattaforme online che prestano denaro con un sistema chiamato p2p lending. La definizione di Wikipedia è:

un prestito personale erogato da privati ad altri privati su Internet. Ha luogo sui siti di aziende di social lending, senza passare quindi attraverso i canali tradizionali rappresentati da società finanziarie e banche”.

Direi che nella sua semplicità, questa definizione dice tutto. Quello che resta da aggiungere è che tra i giovanissimi interessati alle nuove forme di investimento vanno per la maggiore, mentre i “matusa”, non ne sanno nulla. In pratica, anche con con solo pochi euro risparmiati si può fare l’investimento tramite la piattaforma (ne esistono decine) e prestare soldi ad altri utenti che ne fanno richiesta. Il livello di rischio non è dissimile a quello delle banche tradizionali, ma per chi presta – e che dunque “si sostituisce” alla Banca – ci sono ritorni dal 5 al 10 per cento in media. Il giro d’affari è già enorme, e queste piattaforme mettono anche a disposizione sistemi automatizzati e consulenti operativi tutto il giorno per allocare le risorse dell’investitore che – su richiesta – sta cercando i futuri debitori più credibili in termini di solvibilità. Quando è nato il fenomento sembrava di nicchia, ma ora si sta imponendo data la facilità d’utilizzo, le app e tutto il resto. Anche nel caso in cui le banche centrali rivedessero le loro politiche sui tassi e ci fosse una ripresa del mercato obbligazionario (improbabile a breve), le Banche dovranno dunque vedersela con questi nuovi competitor. Tanto spietati, quanto efficaci nel commettere il delitto.

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