Putin a Guaidò: «Hai chiesto a Dio di farti Presidente, ma non è arrivato alcun segno»

Con un espediente retorico tipico dello humor russo (che è più raffinato di quello inglese), Putin interloquisce a distanza con l’autoproclamatosi Presidente del Venezuela Guaidò e lo manda a stendere con eleganza. La letteratura russa è piena di espressioni paradossali, ma al contempo sottili, volte a prendere in giro l’interlocutore senza arrecargli troppo danno. Si pensi a Bulgakov, Pushkin, Gogol. Somiglia all’umorismo britannico, ma senza quella punta di acidità e di inutile cattiveria che caratterizza i sudditi di sua maestà. L’occasione è stata l’incontro avvenuto venerdi in conferenza stampa con il Presidente del Consiglio Conte, piuttosto sorpreso dallo spirito di Putin.

Guaidò è andato in piazza, ha levato gli occhi al cielo, e ha chiesto a Dio di farlo presidente. Bene, ma Dio non ci ha detto come considerava questo appello, non ha dato un segno. Per cui è meglio tornare sulla nostra terra peccaminosa e fragile.

E’ bene tornare a parlare di Venezuela e di tute la balle che sono state raccontate in questi mesi, anche perché ora, bloccato il colpo di stato, nessuno guarda caso ne parla più. L’intervento dei russi è stato determinante per salvare il Venezuela da un’ondata di privatizzazioni selvagge e dalla sudditanza agli stranieri. Una partita geopolitica che Putin ha vinto, e che gli altri hanno perso, non tanto gli americani, attenzione, quanto l’Unione Europea che ha appoggiato Guaidò senza pensare che esistono ancora popoli in grado di autodeterminarsi e che preferiscono stringere la cinghia piuttosto che diventare schiavi. Tra chi ha perso la partita anche il nostro leader in pectore, che come tutti sanno non è Conte, ma Salvini, il quale appoggiò senza se e senza ma Guaidò, pensando così di ingraziarsi Trump, che invece stava conducendo tutta un’altra partita.

Trovo sempre sorprendente notare come i media, e le masse di pecoroni che gli van dietro, tendano a criticare analisti, economisti e politici non per le reali stupidate che fanno, ma per questioni del tutto secondarie. Salvini, ad esempio, è criticato per le politiche migratorie (che sono simili in tutto l’Occidente, dall’Australia agli Usa), ma non per aver mollato Putin sul più bello, quando si trattava di sostenere la libertà del Venezuela senza ingerire. Come ha detto giustamente Putin, le sanzioni commerciali alla Russia volute dalla comunità internazionale NON danneggiano tanto la Russia, quanto l’Italia. E all’appello di Conte: “superiamo le sanzioni”, Putin avrebbe causticamente risposto: “Roma ne parli con l’Unione Europea”.

Come a dire: chi è causa  del suo mal, pianga se stesso.

Al forum economico di San Pietroburgo, svoltosi il mese scorso, il Capo del Cremlino aveva dichiarato:

“Guaidò è una persona simpatica; lo tratto con assoluta neutralità. Ma vogliamo parlare del modo che ha scelto per arrivare al potere? Una persona va in piazza e si dichiara capo dello stato. Vi sembra una cosa normale? Pensate se il presidente negli Stati Uniti o in Francia fosse eletto in questo modo. Sarebbe il caos nel mondo intero”

E mentre i giornalisti nostrani continuano a balbettare di violazione dei diritti umani (standosene però a pontificare negli uffici rinfrescati di Milano e di Roma), a Berlino si decide di ristabilire normali relazioni diplomatiche con Nicolas Maduro. La situazione è ancor in forte evoluzione, tutto può succedere, ma la vittoria di Putin sul caso Venezuela sembra persino più clamorosa di quella in Siria.

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