Quella volta che gli italiani col missile svelarono ai pecoroni l’esistenza del Nazismo. In Ucraina

Quando un ingenuotto si nasconde, ma viene sgamato e si agita uscendo alla scoperto finendo per far ridere tutti, in Veneto si dice “struca boton, salta macaco“.

E’ quel che è successo in queste ore, quando alla scoperta della polizia di un arsenale con tanto di missile tenuto nascosto da militanti nazisti, una pletora di lettori di carta straccia si sono messi a frignare che “ecco, in Italia c’è il nazismo”, “gli arrestati combattono nel Donbass a fianco di quel fascista di Putin”, “eppoi dicevano che l’ultradestra non era un problema”, e via di slogan che confondono i fenomeni storici, l’attuale situazione nelle repubbliche separatiste in Ucraina, il ruolo degli italiani nel Donbass, gli equivoci rapporti tra l’Ucraina dopo il colpo di stato di Maidan e l’Unione Europea. Mentre i macachi stanno scoprendo come stanno le cose a suon di retwitt e modifiche di comunicati (o fanno finta di nulla senza vergognarsi), quelli che sanno leggere ed hanno capito, si indignano. Secondo il primo comunicato ufficiale della Polizia di Stato, gli arrestati hanno contatti con i nazisti ucraini che combattono CONTRO il gruppo di etnia russsa che vive ad oriente dell’Ucraina e che sta cercando disperatamente di rendersi indipendente da questi nostaglici di Adolf Hitler. Insomma, siamo alle solite, e la verità è l’opposto di quanto stanno facendo credere. Ci sono italiani che hanno combattutto in Donbass? Si, ma il gruppetto dei nazisti italiani coinvolti farebbe parte, o comunque parteggerebbe per i nazionalisti che vogliono annientare la resistenza in Donbass, e dunque si tratti di antirussi … e non di filorussi. Di antiPutin, non di filoPutin!

Sulla vicenda c’è anche un piccolo giallo, perchè da quanto riportato sui social, il primo comunciato della polizia sarebbe ora stato modificato, mantenendo il riferimento alla guerra in Ucraina, ma in modo più generico.

Possono anche cambiare i connotati e ribattezzare i tre fermati Alessandro Michele Aloise Monti, Fabio Amalio Bernardi e Fabio del Bergiolo coi nomi di Groucho, Zeppo e Harpo Marx, ma questa vicenda ci consente di ritrovare vecchie interviste dove alcuni nazisti italiani, rigorosamente a volto coperto, svelano di militare nel battaglione Azov che combatte – secondo Amnesty con metodi criminali – contro gli indipendentisti filorussi nell’area (a questo link ne trovate uno del 2015 davvero sorprendente). Per non parlare del ruolo dell’establishment ucraino in tutta la vicenda, che è la parte decisamente più interessante e misconosciuta ai più.

Il reggimento “Azov”, conosciuto ai suoi esordi come battaglione Azov,  è diventato un reparto militare ucraino a tutti gli effetti, con compiti militari e di polizia, inquadrato nella Guardia nazionale dell’Ucraina e istituito con lo scopo principale di contrastare le attività di guerriglia dei separatisti filo-russi del Donbass durante la Guerra dell’Ucraina orientale partita dopo il colpo di stato che ha sconvolto il paese ne 2014.

I metodi usati hanno portato ad accuse di crimini di guerra e tortura.

Per la maggior parte, l’Azov è composto da volontari, in stile guerra civile spagnola del 1936. I volontari provengono da partiti e movimenti politici legati all’estrema destra ucraina dichiaratamente nazisti provenienti soprattutto da Francia, Italia, Spagna e Svezia. Il precedente governo di Kiev ha sempre negato che l’Azov abbia una posizione ideologica, se non per alcuni componenti, ma i simboli adottati, inneggianti al leader nazionalsocialista Stepan Bandera non lasciano adito a dubbi.

L’Italia, membro fondatore della Ue, e ovviamente tutti i moralisti di Bruxelles, dovrebbero vergognarsi ad appoggiare uno Stato, probabilmente unico caso al mondo, che annovera fra le sue truppe regolari un reggimento dichiaratamente nazista. Una devianza sulla quale tacciono non solo gli alleati di Kiev, ma anche gran parte della stampa tradizionale.

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