A ottant’anni dal Patto Molotov-Ribbentrop sarebbe ora di dirla tutta

Il 23 agosto di 80 anni fa veniva firmato il famigerato patto tra Mosca e Berlino, a seguito del quale – secondo la vulgata – Russia e Germania avrebbero ordito un accordo scellerato per spartirsi la povera Polonia scatenando così la Seconda Guerra Mondiale. Quando si discute di questi argomenti con un simpatizzante nazionalsocialista, di norma il tentativo è quello di attenuare le responsabilità della Germania tirando in causa i russi. Celebre è la linea revisionista dello storico tedesco Ernst Nolte, ad esempio, secondo il quale lo sviluppo del nazismo in Germania negli anni Trenta sarebbe esclusivamente dovuto alla paura dei tedeschi per l’arrivo del Comunismo sul Reno.

Ma anche le critiche da sinistra non mancano, e sono anche più copiose di quelle provenienti da destra. Secondo i compagni, Stalin avrebbe tradito facendo accordi con Hitler, cioè col demonio, il “nemico dei lavoratori” e tutto il resto. E l’accordo chiamato col nome dei ministri Ribbentrop per la parte tedesca e Molotov per quella russa avrebbe gettato nello sconforto i proletari di tutto il mondo.

Chi ha causato la Guerra mondiale? «Hilter», rispondono tutti in coro. «Ma anche i russi – puntualizzano – invadendo la Polonia Orientale»

Seguendo da diverso tempo gli interventi dello storico piemontese Alessando Barbero – intellettuale davvero preparato e onesto, incredibilmente amato anche dai media mainstream – ho avuto la conferma che le cose non stanno affatto così come ce le hanno sempre descritte, profittando di informazioni sommarie, estrapolate dal tutto, per donarci una sintesi truffaldina.

In occasione del ricordo degli 80 anni, a rimettere le cose a posto ci ha pensato anche un noto collaboratore di Saker Italia, l’avvocato bolognese Marco Bordoni. Per chi non avesse modo di seguire i video di Barbero e Bordoni e preferisse qualcosa di scritto, mi permetto di offrire qui io una breve sintesi di quanto sostenuto, senza la pretesa di poter riassumere l’intero primo dopoguerra.

  1. ci fu una guerra in Polonia dopo la “resa” della Russia nella prima guerra mondiale. Questa guerra (della quale nessun libro di storia scolastico parla e che nei testi specializzati trovate sotto il nome di guerra sovietico-polacca), durò fino al 1921, si combattè tra la Polonia e la nascente unione sovietica. La guerra si concluse a favore della Polonia che si era riversata in Lituania, Bielorusssia e Ucraina. Oltre alle regioni storicamente polacche, dunque, nel 1921 i polacchi erano riusciti a conquistare anche intere province abitate da bielorussi e ucraini (un po’ come noi italiani quando guadagnammo il sudtirolo dopo la Grande Guerra, per intenderci). Il governo polacco produsse un’operazione di naturalizzazione di quelle genti, e secondo alcuni storici il mito dei polacchi tolleranti deve esssere sfatato. Si era pertanto creata una miscela esplosiva in stile “balcanico”. L’Urss non condivise mai la presenza polacca in territori abitati da lituani, bielorussi e ucraini.
  2. La Polonia, per formare una Grande Polonia ed evitare di rivedere i propri confini ad est, sottoscrisse patti con la Germania di Hitler negli anni Trenta, consierando i sovietici la minaccia principale, e non i nazisti.
  3. Nella seconda metà degli anni Trenta, l’Urss promosse una politica di collaborazione con i paesi borghesi, come Francia e Spagna, ad esempio, nel tentativo di “contenere” l’espansione del fascismo e del nazismo. Ad esempio, aiutò i Fronti Popolari di quei paesi
  4. E’ a tutti noto (almeno questo si), che gli alleati occidentali inglesi e americani negli anni Trenta tifavano per uno scontro tra nazisti e sovietici, ma con una evidente preferenza per i nazisti. In altre parole, speravano che comunisti e nazisti si scannassero, ma con una preferenza per i nazisti, come si è poi visto dagli accordi fatti prima del 1939. Quasi pleonastico citare a tal proposito la crisi Cecoslovacca, con la Polonia pronta ad aiutare il regime nazionalsocialista nell’occupazione ed interdendo l’invio di truppe da parte sovietica. Le premesse per un’agggressione ad est da parte dei tedeschi e dei polaccchi (per la quale francesi, inglesi e americani tifavano) c’erano tutte.
  5. Il patto Ribbentrop-Molotov non fu che la conseguenza di queste operazioni tra polacchi e alleati occidentali. L’Urss preferì tutelarsi con un patto di non aggressione con la Germania, visto che tutto sembrava oramai andare in questa direzione. Il patto NON prevedeva nessun attacco concordato e simultaneo delle forze naziste e comuniste alla Polonia, come qualcuno tendenziosamente vorrebbe far credere, ma la circoscrizione in aree d’influenza come sempre avviene quando si fa un accordo di politica internazionale tra potenze militari.
  6. Quando la Germania decise l’invasione della Polonia riuscì a penetrare in profondità nel territorio polacco in pochi giorni, minacciando anche i territori abitati da bielorussi, lituani e ucraini che erano stati precedentemente oggetto di tensione con l’Urss. All’epoca, giova ricordarlo, Ucraina e Bielorussia facevano parte dell’Unione Sovietica ed avevano dato un contributo fondamentale alla causa della Rivoluzione d’Ottobre.
  7. L’intervento sovietico, dunque, non fu in territori polacchi per tradizione, ma in quei territori sottratti dai polacchi ai sovietici e abitati da NON-polacchi. I tedeschi, oltre ad attaccare per primi, misero a repentaglio i confini con l’Urss che si vide costretta ad un intervento di contenimento e salvaguardia.
  8. Infine, ma non ultimo, non è nemmeno molto corretto sostenere che nel 1944 l’Urss poi però la Polonia l’invase davvero, secondo quanto ci dicono i testi. Nel 1944 la Polonia non esisteva più da anni, nemmeno quella “storica” di lingua polacca, ma ogni città era amministrata da dirigenti del Reich con le consueguenze, soprattutto per gli inermi cittadini polacchi, che tutti ben sanno.

CONCLUSIONI (personalissime, cioè non attribuibili nè a Barbero nè a Bordoni): gli alleati speravano in un’aggressione dei nazisti verso l’Urss e cercarono di favorire in tanti modi questa operazione. Gli andò male perchè i sovietici fecero in modo di ritardare questa tragica eventualità, pur senza evitarla in toto. Stalin riuscì a far rientrare la Polonia sotto la sfera d’influenza sovietica dopo la Seconda Guerra mondiale perchè era in fondo un tenerone. Si fosse chiamato Eisenhower o Patton o Montgomery avrebbe marciato con l’armata rossa almeno fino a Madrid.

10 Commenti

  1. “CONCLUSIONI (personalissime, cioè non attribuibili nè a Barbero nè a Bordoni): gli alleati speravano in un’aggressione dei nazisti verso l’Urss e cercarono di favorire in tanti modi questa operazione. Gli andò male perchè i sovietici fecero in modo di ritardare questa tragica eventualità, pur senza evitarla in toto.”, Prof Massimo Bordin.

    Questa la controstoria, prima parte.

    “Stalin, Hitler, la rivoluzione bolscevica mondiale”, Viktor Suvorov

    Quarta di copertina
    Primo di una trilogia dedicata all’argomento, questo libro capovolge l’opinione comune diffusa sulla seconda guerra mondiale. Riscrive la storia di questo conflitto e del ruolo che ha avuto Stalin nella sua lunga progettazione e nel suo svolgimento.
    L’Autore fa un esame dettagliato, dal punto di vista militare, della preparazione militare e ideologica della guerra e dell’apparato bellico sovietico. Si avvale non di archivi o di fonti dei servizi segreti ma di pubblicazioni ufficiali, accessibili a ciascuno: manuali diffusi nelle scuole militari, riviste militari, quotidiani, come la “Pravda”, periodici e altri scritti, fra cui l’opera omnia di Stalin. Nel libro, Suvorov si chiede come sia accaduto che, di fronte a questa mole di materiali, nessuno abbia capito quale sia stato l’effettivo svolgersi della guerra e quali siano stati il progetto, la tattica e la strategia sovietici.
    L’Autore dimostra come Stalin abbia auspicato e preparato la guerra (addirittura fin dagli anni venti), ritenendola, sulla scia di Lenin, adatta per innescare la rivoluzione proletaria. Rispetto a questa, appunto, Hitler avrebbe fatto da nave rompighiaccio (questo il soprannome attribuito a Hitler dai sovietici). Il progetto di Stalin era d’invadere e di occupare l’Europa. Suvorov spiega, inoltre, come Stalin sia riuscito ad apparire non l’effettivo iniziatore della guerra, ma addirittura una parte lesa, sedendosi, nelle trattative, dalla parte dei vincitori.
    Suvorov scrive con una semplicità e una chiarezza esemplari, senza indulgere alla retorica dei sentimenti, esponendo il materiale senza colorazioni. La sua scrittura risulta convincente e efficace.

    http://www.spirali.it/libro/9788877705587/stalin-hitler-la-rivoluzione-bolscevica-mondiale/

  2. “CONCLUSIONI (personalissime, cioè non attribuibili nè a Barbero nè a Bordoni): gli alleati speravano in un’aggressione dei nazisti verso l’Urss e cercarono di favorire in tanti modi questa operazione. Gli andò male perchè i sovietici fecero in modo di ritardare questa tragica eventualità, pur senza evitarla in toto.”, Prof Massimo Bordin.

    Questa la controstoria, seconda parte.

    La versione in inglese del libro indicato nel post precedente.

    “Icebreaker: Who Started the Second World War?” by Viktor Suvorov

    Discusses the role of the Soviet Union in bringing about World War II, and suggests that Stalin was preparing the invasion of Germany when Hitler attacked.

    http://www.jrbooksonline.com/pdf_books/icebreaker.pdf

  3. “CONCLUSIONI (personalissime, cioè non attribuibili nè a Barbero nè a Bordoni): gli alleati speravano in un’aggressione dei nazisti verso l’Urss e cercarono di favorire in tanti modi questa operazione. Gli andò male perchè i sovietici fecero in modo di ritardare questa tragica eventualità, pur senza evitarla in toto.”, Prof Massimo Bordin.

    Questa la controstoria, terza parte.

    Una sintesi del libro storico controinformativo appena segnalato.

    Viktor Suvorov e i misteri dell’operazione “Groza”

    https://www.gianlucamusumeci.com/blog/viktor-suvorov-e-i-misteri-delloperazione-groza/

  4. “6. Quando la Germania decise l’invasione della Polonia riuscì a penetrare in profondità nel territorio polacco in pochi giorni, minacciando anche i territori abitati da bielorussi, lituani e ucraini che erano stati precedentemente oggetto di tensione con l’Urss. All’epoca, giova ricordarlo, Ucraina e Bielorussia facevano parte dell’Unione Sovietica ed avevano dato un contributo fondamentale alla causa della Rivoluzione d’Ottobre.”, Prof Massimo Bordin

    Questa la controstoria di ciò che era successo prima.

    The research paper posted on Russia’s Defense Ministry website is not an official government statement. But the author is listed as Colonel Sergei Kovalyov, director of the scientific-research department of military history, part of the Institute of Military History of the Ministry of Defense.

    Ministry spokesman Colonel Alexander Drobyshevsky told the Interfax news agency that analytical articles posted on the ministry’s website do not necessarily reflect the ministry’s official position.

    The paper, titled “Fictions and Falsifications in Evaluating the USSR’s Role On the Eve of World War II,” recounts how in the run-up to Germany’s invasion of Poland on Sept. 1, 1939, Hitler demanded that Poland turn over control of the city of Danzig as well as a land corridor between Germany and the territory now known as Kaliningrad.

    “Everyone who has studied the history of World War II without bias knows that the war began because of Poland’s refusal to satisfy Germany’s claims,” he writes.

    Kovalyov called the demands “quite reasonable.”

    He observed: “The overwhelming majority of residents of Danzig, cut off from Germany by the Treaty of Versailles, were Germans who sincerely wished for reunification with their historical homeland.”

    Riferimento:

    http://archive.boston.com/news/world/europe/articles/2009/06/05/russian_military_historian_blames_poland_for_wwii/

  5. “8.Infine, ma non ultimo, non è nemmeno molto corretto sostenere che nel 1944 l’Urss poi però la Polonia l’invase davvero, secondo quanto ci dicono i testi. Nel 1944 la Polonia non esisteva più da anni, nemmeno quella “storica” di lingua polacca, ma ogni città era amministrata da dirigenti del Reich con le consueguenze, soprattutto per gli inermi cittadini polacchi, che tutti ben sanno.”, Prof Massimo Bordin

    Questa la controstoria di ciò che era successo poco prima a ufficiali dell’esercito, docenti e professionisti polacchi per mano dei sovietici che invece la propaganda di guerra addossava ai nazisti.

    “Russi o tedeschi? Il reportage censurato su Katyn”, StoriaInRete

    Un nuovo film sulla strage di Katyn e sulle false attribuzioni naziste e la complicità britannica per sostenere i fragili equilibri di Yalta.

    di Rino Cammilleri per La bussola quotidiana del 19-7-2018

    Si narra che l’etrusco Tarquinio il Superbo, ultimo dei mitici sette re di Roma, passeggiava in un campo di papaveri e lì riceveva notizie su Veio, la città nemica. Poiché si trattava di un osso duro, gli si chiedeva con quale strategia piegarla. Tarquinio, senza dire niente, col suo bastone decapitò i papaveri più alti. L’interlocutore capì che si doveva eliminare i capi di Veio. Da questo aneddoto la locuzione «alti papaveri» per indicare gli esponenti di spicco, modo di dire che è rimasto fino ad oggi e fu confermato da Nilla Pizzi, che in uno dei primi Festival di Sanremo cantò la celebre canzone Papaveri e papere. Il brano all’epoca suscitò i malumori di alcuni esponenti della Dc, che avevano capito l’antifona («Lo sai che i papaveri son alti, alti, alti, e tu sei piccolina…»).

    Lo stesso sistema di Tarquinio usarono i sovietici nel 1939, quando, alleati con Hitler, invasero la parte orientale della Polonia. L’anno dopo rastrellarono quindicimila polacchi tra ufficiali dell’esercito, docenti e professionisti, li portarono nella foresta di Katyn e li trucidarono uno ad uno col classico colpo alla nuca da parte dell’Nkvd, antenata del Kgb, poi li seppellirono in fosse comuni sul posto. Quando, nel 1941, Urss e Germania divennero nemici e i tedeschi occuparono l’intera Polonia, nel 1943 le fosse vennero scoperte e fu facile ai sovietici addossare la colpa dell’eccidio ai nazisti.

    Proseguimento:

    http://www.storiainrete.com/12518/xx-secolo/russi-o-tedeschi-il-reportage-censurato-su-katyn/

  6. “Il 23 agosto di 80 anni fa veniva firmato il famigerato patto tra Mosca e Berlino, a seguito del quale – secondo la vulgata – Russia e Germania avrebbero ordito un accordo scellerato per spartirsi la povera Polonia scatenando così la Seconda Guerra Mondiale.”, Prof Massimo Bordin

    Controstoria.

    “La seconda guerra mondiale fu decisa prima dell’invasione della Polonia”, ReteVoltaire

    12 dicembre 2013

    Sotheby metterà all’asta tra poche settimane una bozza del discorso letto da Re Giorgio VI che annunciava l’ingresso del Regno Unito durante la Seconda Guerra Mondiale.

    Il documento è datato 25 agosto 1939, una settimana prima che il Terzo Reich invadesse la Polonia. Appare quindi che, contrariamente alla versione ufficiale, il Regno Unito non era entrato in guerra a causa dell’invasione della Polonia, che ne fornì il pretesto, ma per altri motivi.

    Riferimento:

    https://www.voltairenet.org/article181447.html

  7. “Chi ha causato la Guerra mondiale? «Hilter», rispondono tutti in coro. «Ma anche i russi – puntualizzano – invadendo la Polonia Orientale»”, Prof. Massimo Bordin

    Controstoria.

    1. “Il Giorno Dell’Inganno. Pearl Harbor: un disastro da non evitare”, Robert B. Stinnett, Il Saggiatore, 2001, pag.460.

    1A. La versione originale in lingua inglese:

    “Day of Deceit: The Truth about FDR and Pearl Harbor” by Robert B. Stinnett

    Editore: Simon & Schuster
    Anno: 2001
    Rilegatura: Paperback
    Pagine: 399 p.

    https://www.ibs.it/day-of-deceit-truth-about-libro-inglese-robert-b-stinnett/e/9780743201292

    2. “Il mito della guerra buona. Gli Usa e la seconda guerra mondiale”
    di Jacques Pauwels, Datanews Editore, 2003, pag.253.

    3. “La colpa fu tutta tedesca? Storia delle responsabilità americane nello scoppio dello Seconda guerra mondiale”
    di Charles Beard, Oaks Editrice, 2017, pag. 423.

    Da notare che la versione in italiano dei libri indicati al punto 1. e al punto 2. non si trovano più da un pezzo, stessa identica cosa dicasi per il libro molto interessante dal punto di vista storico controinformativo indicato nel mio primo post (“Stalin, Hitler, la rivoluzione bolscevica mondiale”, Viktor Suvorov. Per la versione in inglese ho segnalato il link da cui lo si può scaricare for free), non coincidenze fortuite, il motivo? Lo spiego nel mio ultimo post.

    NB nel prossimo post, il peneultimo, breve sunto in italiano del libro storico controinformativo:

    “Il Giorno Dell’Inganno. Pearl Harbor: un disastro da non evitare”, Robert B. Stinnett, Il Saggiatore, 2001, pag.460.

    Cioè in pratica, la madre di tutte le menzogne sulla seconda guerra mondiale, io l’ho comprato di seconda mano online a caro prezzo, ne è valso ogni centesimo.

  8. Chi ha causato la Guerra mondiale? «Hilter», rispondono tutti in coro. «Ma anche i russi – puntualizzano – invadendo la Polonia Orientale»”, Prof. Massimo Bordin

    Controstoria, la madre di tutte le menzogne sulla seconda guerra mondiale.

    Unz Review, 16 giugno 2019 (trad.Ossin)

    “La verità su Pearl Harbor”
    a cura di Robert Stinnett

    Robert Stinnett, un giornalista radio della marina della Seconda Guerra Mondiale diventato poi giornalista, si trovava nell’Archivio nazionale di Belmont, in California, per delle ricerche in un libro di immagini sulla carriera di ricognitore aereo di George Bush durante la guerra del Pacifico del sud – George Bush : His World War II Years (Washington, DC, Brassey’s, 1992). E si è imbattuto in duplicati inediti di registrazioni delle intercettazioni radio delle trasmissioni in codice della Marina giapponese a Pearl Harbor – prova documentale di quanto è davvero accaduto a Pearl Harbor e di come è successo. Dopo otto anni di ulteriori ricerche e una serie di richieste ai sensi della Freedom of Information Act per ottenere la parziale divulgazione di questi documenti, Stinson ha pubblicato Day of Deceit (2000). Nello stesso anno è apparsa una traduzione in giapponese, e si capisce.

    Stinnett dimostra, sulla base di prove fattuali incontestabili, e di una analisi che appare assai accurata, che il presidente Roosevelt ha supervisionato l’elaborazione e l’attuazione di un piano rigorosamente tenuto segreto, mirante a spingere i Giapponesi ad attaccare Pearl Harbor, e a sorvegliarli durante le operazioni. Stinnett ipotizza che Roosevelt abbia ciò fatto per convincere un reticente pubblico statunitense ad approvare l’intervento nella Seconda Guerra Mondiale. Ma quali che fossero gli obiettivi e gli scopi, i fatti sono oramai chiarissimi. Stinnett espone e dimostra la sua tesi pubblicando voluminose prove documentarie, tra cui quarantasette pagine di allegati [p. 261-308] contenenti le riproduzione fotografiche dei documenti ufficiali chiave, che si aggiungono alle molte altre che sono incorporate nel testo, oltre a 65 pagine [p. 309-374] di note dettagliatissime. Tutto ciò dimostra l’esattezza delle affermazioni, delle argomentazioni e delle conclusioni di Stinnett. I suoi studi di ricerca e i suoi appunti sono depositati nella biblioteca dell’Hoover Institute di Stanford. Day of Deceit è una storiografia documentaria esemplare. Il libro mette a disposizione le testimonianze materiali sulle quali si fondano analisi e conclusioni. La sua validità apparirà chiara a qualsiasi lettore imparziale. Il libro di Stinnett risolve un dibattito razionale, franco, onesto e fondato sui fatti, sulle ragioni e il contesto in cui si è sviluppato l’attacco contro Pearl Harbor.

    Come dimostra Stinnett, il piano che ha portato all’attacco giapponese contro Pearl Harbor [7 dicembre 1941, NdT] è stato messo in opera all’inizio di ottobre 1940 sulla base di un «memo in otto azioni, datato 7 ottobre 1940 … del capitano di corvetta Arthur H. McCollum, capo della sezione estremo oriente dell’Ufficio della intelligence marittima». E’ ovviamente poco probabile che McCollum l’abbia redatto di sua iniziativa, ma è qui che comincia la traccia scritta di Stinnett. «Le otto azioni mirano a provocare in pratica un attacco giapponese contro le forze terrestri, aeree e navali statunitensi alle Hawaï, oltre che contro gli avamposti coloniali britannici e olandesi nel Pacifico … »

    Proseguimento:

    https://www.ossin.org/usa/2522-la-verita-su-pearl-harbor

  9. “Da notare che la versione in italiano dei libri indicati al punto 1. e al punto 2. non si trovano più da un pezzo, stessa identica cosa dicasi per il libro molto interessante dal punto di vista storico controinformativo indicato nel mio primo post (“Stalin, Hitler, la rivoluzione bolscevica mondiale”, Viktor Suvorov. Per la versione in inglese ho segnalato il link da cui lo si può scaricare for free), non coincidenze fortuite, il motivo? Lo spiego nel mio ultimo post.” TheTruthSeeker, riferimento, parte finale del mio penultimo post.

    Ecco la spiegazione fondamentale del perché importanti libri storici controinformativi sulla seconda guerra mondiale non vengono più pubblicati e/o sono censurati dai media mainstream.

    Bugia instrumentum regni. Potere della menzogna, menzogna del potere.

    Mentire: paradossale esercizio di potere.

    Riflettere sulla menzogna significa sondare lo scarto che sussiste tra potere e linguaggio nella vita quotidiana. Si mente parlando e la bugia è un peccato della lingua: le parole, riprendendo una bellissima metafora omerica, coprono e nascondono la realtà come una coltre di neve fitta che cade al suolo. Mentire è anche agire. È un’azione consapevole proiettata nel futuro, una strategia di controllo, algida geometria del calcolo e bilancio dei suoi effetti. Ogni menzogna è un duplice processo: occulta la verità sostituendone un racconto falso, distrugge e costruisce. Ha al suo centro una discrepanza tra ciò che viene pronunciato e le intenzioni reali di chi parla. Le parole menzognere esibiscono l’essere nell’apparire, non invertono il mondo, ma ne inventano un altro.

    La menzogna viene detta per ricavare un vantaggio pratico o personale, dal bottino di guerra al privilegio sociale o politico.

    Proseguimento:

    http://www.leusso.it/it/articolo/bugia-instrumentum-regni-potere-della-menzogna-menzogna-del-potere

    Ovviamente soluzioni efficaci per rompere lo status quo menzognero in cui versano i media mainstream ci sono, eccome se ci sono, ad esempio visto che lo strumento principale di cui si servono i media mainstream per mantenere il loro status quo menzognero è l’Infoteinment ovvero l’informazione-spettacolo (ad esempio i talk show di politica ne sono uno degli esempi più evidenti ) e allora basterebbe una legge che stabilisca che la pubblicità può andare solo per giornali e Tv che si occupano di spettacolo ( e tutto quello che gli gira attorno ) e che non può andare invece a giornali e Tv che invece vogliono fare informazione vera e propria e questo per evitare qualsiasi sorta di conflitto d’interessi e inoltre per legge stabilire che i giornali e Tv che vogliono fare informazione vera e propria devono su ogni argomento intervistare e invitare esperti delle opposti visioni sull’argomento oggetto della discussione in modo che il lettore e lo spettatore Tv possano sentire contemporaneamente entrambe le campane, ma provvedimenti legislativi del genere sarebbero tacciati subito come fascistoidi, comunistoidi, liberticidi e via dicendo.

    E’ la bellezza ( si fa per dire! ) del regime orwelliano di natura liberal massonica in cui viviamo…..

    Buon prosieguo e buona domenica.

    TheTruthSeeker

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