Al remake di «Senti chi parla», valutare Bergoglio

Credevo non ci fosse partita. La trilogia con protagonisti John Travolta e Kristie Allie mi pareva imbattibile: nell’americanata cinematografica degli anni ottanta, dei neonati parlavano tra loro con la voce di navigati quarantenni, con tanto di doppi sensi e trovate satiriche. Invece, quando l’altro giorno ho dato un’occhiata alle dichiarazioni di Papa Francesco, alias Bergoglio, mi sono dovuto ricredere. La realtà supera sempre le trovate del Cinema.

Un Re Assoluto, che risulta proprietario anche materialmente di ogni bene pubblico, si scaglia polemico contro la sovranità. Sarebbe come se Rocco Siffredi ci spiegasse che occorre arrivare vergini al matrimonio.

Ma andiamo con ordine.

Il pontefice e la stampa che fa riferimento al clero da tempo hanno intrapreso una battaglia politica di stampo globalista, pro migranti e contraria al concetto di Patria. In parte, questo indirizzo è anche in netto contrasto con le osservazioni del predecessore, Joseph Ratzinger, teologo di grande spessore ed a sto punto non a caso dimissionario.

Ma ci sta: ho sempre pensato che, pur in diversi casi sbagliando, i religiosi hanno tutto il diritto-dovere di fare politica, sulla scia di Giovanni Paolo II in Polonia contro il Comunismo, o di Achille Ratti contro il Fascism. Ehm, no, ok, scusate… ho cannato l’esempio.

Ad ogni buon conto, le contraddizioni sono dure da mandar giù, e stavolta Bergoglio ha superato gli attori del Cinema e tutti quelli che lo hanno preceduto in quella delicata carica.

Lo Stato della Città del Vaticano nasce nel 1929 a seguito della firma dei Patti Lateranesi con Benito Mussolini. Da allora entro le mura di quella enclave  vige un regime politico di monarchia assoluta, teocratica e di tipo patrimoniale con a capo il Papa della Chiesa cattolica, che è, appunto, Papa Bergoglio. Come lingua ufficiale ha il latino, BATTE MONETA PROPRIA, emette propri francobolli.

Per quei pochi che non lo sapessero, ciò significa che il Papa ha un potere “sciolto da ogni vincolo”, da cui il termine assoluto, che deriva dal latino absolutus e dal greco «luo», verbo che significa sciogliere. In altre parole, mentre tutti gli stati occidentali hanno adottato da secoli il principio della divisione dei poteri (legislativo, giudiziario, esecutivo). Il Vaticano no, è rimasto a forme di governo premoderne e aristocratiche in molto simili all’ancien regime che le rivoluzioni spazzarono fine tra Sette e Ottocento.

Dunque, mentre il “globo” è andato e continua a procedere verso forme democratiche ad elezione diretta del potere legislativo, chi predica la globalizzazione (per gli altri…) è rimasto fortemente ancorato a forme di governo prive di elezioni a suffragio universale dei cittadini, e prive della divisione dei poteri, che sono alla radice della civiltà moderna, sulla scia di John Locke e di tutti i teorici dello Stato Moderno.

Ora, un ingenuotto potrebbe anche sostenere che nel caso del papato si dovrebbe far riferimento ad una tradizione millenaria, ma nel caso della Città del Vaticano ciò non è del tutto corretto perché lo stato della Santa Sede è sorto nel 1929, cioè dopo l’esperienza rivoluzionaria del Risorgimento, e poteva benissimo autoaffermarsi con una forma di governo moderna. Così non fu.

Inoltre, il Vaticano ha il Papa anche come PROPRIETARIO DI BENI DELLO STATO. Ho controllato e non sono riuscito a trovare nulla di simile al mondo, nemmeno in quei paesi che da noi vengono continuamente tacciati di oscurantismo, dittatura ed esaltazione del Capo. Ciò significa che ogni oggetto, ogni singola suppellettile del Vaticano è di proprietà del Papa. Non ovviamente dei 600 e rotti cittadini che abitano lo Stato Vaticano, ma nemmeno dei grandi elettori (i cardinali che scelgono il loro leader in Conclave). Insomma, il Papa, fino alla sua morte, è padrone assoluto anche dei beni. Per trovare qualcosa di simile occorre ritornare ad alcuni periodi del medioevo, o addirittura precedenti la civiltà.

Occorre accantonare il fatto, pur lodevole, che ci troviamo di fronte a persone buone, con integra moralità e con tutte le migliori intenzioni. Sulla carta, nello Stato Vaticano non vi è alcuna distinzione tra il patrimonio del Sovrano (Bergoglio) e quello dello Stato, ed anche i poteri pubblici rientrano nel patrimonio del sovrano quale persona fisica, sicché possono essere oggetto di vendita, successione ereditaria, costituzione in dote, ecc.

Sarebbe come se ogni vigneto, ogni appartamento, ogni automobilina dentro i confini nazionali italiani appartenesse a Mattarella. Praticamente Bergoglio è riuscito ad esaudire il sogno di Berlusconi: E’ TUTTO SUO!

Ovviamente sto esasperando le affermazioni per rendere l’idea, ma la forma di stato patrimoniale esiste in diritto, ma non più di fatto. Con una clamorosa eccezione. Ed indovinate qual è.

Ebbene, da questa monarchia assoluta di stampo medievale, arriva la predica:

“il sovranismo è un atteggiamento di isolamento”

Un po’ come se Annamaria Franzoni ci denunciasse perché sgridiamo i nostri bambini quando fanno i capricci.

1 Commento

  1. 1)La Chiesa Romana ha una vocazione universalista che deriva, senza discontinuità, da quella dell’antica Roma
    2) La natura estremamente particolare dello statp della Città del Vaticano, nasce dai Patti Lateranensi ed è la conseguenza del sopruso perpetrato dal Regno d’Italia nei conronti di Roma, pari a quello perpetrato nei confronti del suo Veneto (anche se lì la cosa già era stata messa in atto da Napoleone) e del Regno delle Due Sicilie.
    In altre parole, o si rivede la storia del Risorgimento, falsa come una moneta bucata, oppure l’Italia sarà sempre solo e principalmente espressione geografica

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