Crisi di governo. Punter e ciclisti

La ginecomastia nel powerlifting non rappresenta un grande problema perché lo scopo dell’uomo che entra in sala pesi non è quella di farsi ammirare le tette, ma di staccare kili su kili dal pavimento e dalla panca sfidando la forza di gravità. Lo Statista, invece, dovrebbe preoccuparsi di “staccare” i suoi concittadini dalla miseria, affrancandoli dal bisogno e promuovendone la felicità. A meno che… a meno che quello Statista non sia a capo del popolo italiano; un popolo “estetico” e dalle innumerevoli qualità, che però alla ginecomastia dei propri leader presta un’attenzione quasi morbosa.

Ve lo ricordate? «E’ fondamentale che l’operazione riesca bene», disse il ministro Giuliano Ferrara alla vigilia dell’intervento chirurgico che avrebbe ridato i capelli al premier di allora Silvio Berlusconi. E l’Italia, nonostante le città d’arte, nonostante le grandi esplorazioni, nonostante l’alta moda e l’amaro Benedettino, è anche sta roba qua. Peccato che, per dirla con Rino Gaetano, non è in queste cose che risiede il segreto della felicità.

Alla luce della storia economica recente, una cosa sembra certa: non è possibile crescere economicamente senza interventi pubblici. Che sia l’America di Ronald Reagan – che portò l’investimento militare alle stelle – che sia la Russia di Vladimir Putin – che ha blindato l’operatività delle grandi aziende russe agli interessi statali – sembra proprio che non ci possa essere crescita oggi senza intervento pubblico in economia. Vogliamo dire della Cina? Anche le regole monetarie e di austerità Ue volute dalla Germania, alla fin fine, avevano come scopo quello di fare gli interessi dello Stato tedesco. Dunque, il mito liberale della mano invisibile è morto, sepolto anche per quegli stessi economisti che ne magnificavano la presenza. La fine del modello teorico liberale risale almeno al 2008, dicono alcuni, con il fallimento della Lehman, ma a mio avviso è databile molto prima, a partire da Roosvelt negli anni Trenta del secolo scorso.

Il laissez faire, laissez passer produsse determinati risultati all’inizio dell’industrializzazione, quando c’erano le praterie. Oggi la benzina la procura l’intervento pubblico.

Il tema, allora, non è più, SE lo stato debba intervenire in economia o meno. Il punto è COME deve intervenire.

La lega postbossiana di Matteo Salvini ed il Movimento 5 stelle postgrillino di Luigi Di Maio avevano una sola cosa in comune. Una sola: entrambe le formazioni politiche si erano convinte dei danni fatti dall’Unione Europea e dall’opportunità di stravolgere le politiche monetarie della troika (Fmi, Bce, Ue).

Entrambe le compagini hanno abdicato, nei fatti, al ruolo antisistema che gli elettori avevano affidato loro in occasione di due tornate elettorali. Tutto il resto, su cui si dibatte ostinatamente da mesi – e cioè migranti che sbarcano, tossici che accoltellano, treni ad alta velocità che inquinano – sono come le tette adipose dei sollevatori di peso. Lipodissolverle con la chirurgia non farà sollevare più peso alla panca piana, così come il capello color pantegana morta sulla testa del Cavaliere milanese non impedì all’Italia, illo tempore, di lasciar sprofondare i Btp fin sulla soglia del default.

Leggo continuamente attestati di sgomento da parte di grillini e anche di leghisti sulla scelta del ministro Salvini di far saltare il banco e andare ad elezioni.

In realtà Salvini ha fatto l’unica cosa possibile per evitare la sua fine politica. Una scelta egoistica, ma logica.

Non è possibile far crescere l’Italia senza uscire dall’euro o, male minore, senza rovesciare completamente le politiche europeiste sul deficit. I paesi europei, TUTTI (a breve persino la Germania) hanno crescite dello zero virgola, ma quei rari e miseri + che si vedono davanti ai pil sono frutto del rigiro delle frittate, o perché c’è ancora un forte know how che consente l’export e che, in quest’era di immediato scambio di informazioni, non può durare a lungo.

Un esempio storico di quello che sta accadendo ai paesi Ue lo si può intravedere nel Giappone degli anni Novanta, quando la stagnazione soffocò il paese. I giapponesi sono tra loro molto più solidali degli individualisti occidentali, e a Tokyo sono sopravvissuti vivacchiando per lustri, ma è solo con l’Abenomics che il Paese del Sol Levante è tornato a respirare, e cioè con una politica economica di stampo keynesiano. Tutto il resto è conversazione e masturbazione accademica tra fighetti dal metabolismo plebeo (Boldrin?) ed i secchioni del liceo che si dilettano al pianoforte (Bagnai?).

Lo sanno anche i sassi che Lega e M5Stelle si sono arresi alle regole sul deficit. Salvini sa che non potrà al contempo salvare la faccia e fare la manovra finanziaria. Il bilancio è infatti già deciso da Bruxelles e da Francoforte e nessun leader riuscirà a stravolgere quell’impianto senza rovesciare l’Unione. Siccome il felpato non ha i muscoli (né la volontà) per rovesciare l’Unione, occorre accettare la stessa identica manovra economica dei suoi predecessori. Anzi, sarà peggiore, perché lo scopo finale della Ue è la cancellazione del welfare, il ridimensionamento salariale e la concorrenza commerciale con le altre superpotenze. Dunque, questa cosa – la cosa che però più conta per uno Statista degno di questo titolo, Salvini non la può fare e chiedendo le elezioni lascerà la patata bollente dell’austerità ad un governo di transizione o, comunque, ad un governo di cui si potrà sempre dire: “io non ero d’accordo”

Dunque, nessun mistero nella scelta di Salvini. O si convertiva al neoliberismo eurista dichiarandolo, o si convertiva criticandolo. Nel primo caso si perde il consenso (come Renzi). Nel secondo no.

Comunque non tutto il male vien per nuocere in questo paese, ed anche quelli di accellerare il declino che sbagliarono i verbi quando depositarono il marchio possono consolarsi con le loro solite battaglie di retroguardia sulla spesa pubblica.

L’altro giorno sulla Pontebbana ho visto un uomo andare a troie.

In bici.

Sintesi sublime di Romanticismo e Degrado; lotta e governo. 

2 Commenti

  1. confermo il test delle troie.
    sulla statale Romea, dopo l’ultimo ingresso per cervia, direzione Ravenna,spesso si piazzano sulle piazzuole.
    rientrando da ravenna mi sono ritrovato una di queste che ha attraversato di corsa la strada 300 mt davanti, verso una vecchia vespa PX con il parabrezza. Pensando che non buttano via nulla, mentre li superavo ho visto che l’omino della vespa consegnava una legaccina con due piatti sovapposti.
    pausa sul posto di lavoro.
    si adattano anche loro alla crisi.
    un saluto
    Tonino.

    PS;non farmi bagattare la mail dallo spam.

  2. Ma perché, perché, continua ad usare la parola liberismo laddove il liberismo non ci sta?
    Visto che l’ha citata, provi ad andare sulla Pontebbana con un camioncino a vendere bibite.
    Tempo pochi minuti e la fanno sbaraccare rifilandole pure una multa epica.
    Potrei capire l’intervento della forza pubblica se lo facesse davanti al Colosseo, ma sulla Pontebbana proprio no.
    In Italia, in Europa, ci sta ovunque intervento dell Stato, o della Commissione, altro che liberismo.
    Putin e i dirigenti cinesi sono più svegli e non fanno danni, da noi ci sono dementi che pensano solo al proprio arricchimento e potere personale, un po’ come erano gli ultimi dirigenti dell’ex-URSS cui l’UE somiglia maledettamente

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