Economia per un figlio

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La cultura finanziaria in Italia è talmente scarsa che una delle richieste ricorrenti che mi viene rivolta da lettori e conoscenti è quella di consigliarli su dove investire i propri risparmi. Potete ben rendervi conto che una simile richiesta non può essere accolta. In primis, per l’enorme responsabilità che ciò comporterebbe, ma soprattutto perché la consulenza finanziaria indipendente è una professione normata dalla legge, mentre chi vi scrive NON E’ un consulente finanziario. E’ vero che gli studi orientati alla strategia e alle tattiche di cui mi occupo possono essere proficuamente utilizzati anche per gli investimenti, ma questi al massimo aiutano il lettore ad adottare un metodo, un piano, e non a seguire pedissequamente consigli d’acquisto o di vendita sull’azione X o Y.

Stamane, però mi sono trovato di fronte alla solita richiesta, ma espressa da un personaggio tutto particolare: mio figlio di undici anni!

Ovviamente, Tommaso pensava a qualcosa di molto più vago, in stile “come diventare ricchi”, e nel suo caso non si parla di risparmio vero e proprio, ma dei regalini di nonni e genitori in occasione di compleanni e onomastici. La sua generazione, un po’ come fu per la mia, non ama leggere, e spesso “i soldini” li tiene in qualche buco della casa, anche per anni; talvolta, li rimette nelle mani dei più vecchi per finire nei soliti buoni postali.

La mia generazione così facendo non si arricchì, né si arricchirà la sua (al netto di importanti carriere lavorative future, ovviamente).

Allora stavolta faccio una piccola eccezione e fornisco qualche indicazione di metodo chiara, senza possibilità dunque di essere equivocata, e che può, se ben applicata, arricchire non voi, ma i vostri figli probabilmente si. E state tranquilli che, dopo le scuole primarie, qualsiasi bambino o adolescente è in grado di capirla benissimo.

Se qualcuno me l’avesse spiegata ad 11 anni, questo è certo, ora sarei ricco. Dopo i 30, purtroppo, il suo impiego perde gran parte della sua efficacia.

“Tommy, devi sapere che la maggior parte delle società che si occupano di finanza (banche, assicurazioni, imprese e così via) sono disposte a pagare un prezzo per il solo fatto che tu gli metti a disposizione i tuoi piccoli risparmi”.

“In che senso dici, un prezzo?”

“Ti danno dei soldi in più dopo un certo periodo di tempo, in gergo si parla di interesse, ma per alcuni casi si dice “premio”, oppure “cedola”. Di fatto, un po’ tutti sono disposti a rilasciarti più soldi in cambio del prestito, che deve rimanere però nelle loro disponibilità per un certo periodo di tempo”.

“Mi fai un esempio”?

Se la nonna ti dà cento euro per il tuo compleanno e tu li tieni nel salvadanaio, dopo un anno ti ritroverai sempre i soliti cento euro… ladri permettendo! Se, invece, li dai alla banca sotto forma di determinati contratti, avrai almeno un euro in più, oltre ai tuoi cento che avevi versato”.

“Ho capito. E dopo qualche anno divento ricco se mi danno solo un euro ogni cento?”

“In tal caso dovresti vivere come Matusalemme. Però non è proprio impossibile impossibile, perché dipende da quanto glieli lasci lì sul conto e se ti daranno in futuro sempre quell’interesse o minore o maggiore”

“Chi è Matusalemme?”

“Non hai fatto religione alle elementari? Vabbè, lasciamo perdere, era un tipo vissuto secoli. Comunque sia, la cosa che devi ficcarti in testa è che tutto dipende dal fatto che i soldi li investi in qualcosa e dal tempo che hai a disposizione senza che quei soldi ti servano”.

“Non ho capito pà”

“Allora riprovo. Se dopo un anno, su cento euro, la banca te ne ridà centouno, dopo un altro anno quanto avrai in tasca, se non tiri fuori manco un centesimo?”

“Due euro in più”

“cazzo, ma non le avete fatte le percentuali?”

“Si… ma”

“Ascolta: se gli lasci lì i soldi, dopo due anni non avrai due euro in più, ma due euro e due centesimi, questo perchè l’interesse dell’1% te lo danno dopo un anno su 101 euro, e non su 100. Ogni anno la cosa si monta sempre di più, come la panna. Il terzo anno il conto ad esempio lo dovranno fare su 102,02 euro e così via. Questo montante/moltiplicatore viene chiamato interesse composito”.

“Ma perché dici che se lo sapevi quando avevi 11 anni, ora saresti ricco? Mi sembra una stupidata.”

“No Tom, non lo è affatto. Almeno non nel caso della maggior parte dei bambini qui in Italia della mia generazione. Se avessi capito sta cosa avrei applicato il montante ad ogni singolo euro che avanzavo da regali e dai lavoretti che ho sempre svolto d’estate quando facevo le superiori e poi all’università. Ma lo avrei usato anche dopo, quando iniziai a prendere i miei primi stipendi dal lavoro. Per capire come funziona devi aver chiare tre cose.

La prima è il fattore tempo. Un conto è avere davanti 5, 10, 15 anni per diventare ricchi. Un conto è averne a disposizione 30-40, come nel tuo caso.

La seconda è che i cento euro sono solo un esempio per capire. Se ogni risparmio nel corso della giovinezza fosse versato e investito in varie tipologie, la cifra sarebbe di diverse migliaia di euro. L’autunno in cui feci la raccolta delle mele in trentino, ad esempio, ricevetti quasi 2mila euro (anche se all’epoca c’erano le lire). Ed avevo poco più di 20 anni allora. Se avessi usato l’interesse composto avrei oggi raddoppiato quella cifra.

“E con 4.000 euro uno lo consideri ricco? Fedez li prenderà al giorno una cifra così”

“Piuttosto di assomigliare a Fedez preferisco la miseria. Comunque ti sfugge un fatto, secondo me. Non devi ragionare su 100 euro fissi per calcolare l’ipotetico montante dell’interesse composto che ti ho spiegato, ma il fatto che quella cifra aumenta non solo per gli interessi che ti rilasciano, ma anche perché tu ci aggiungerai i vari risparmi negli anni. Un ragazzo, prima di fare i 40 anni, se vuole risparmia diverse migliaia di euro, non solo i 100 della nonna dell’esempio! In alcuni casi, anche centinaia di migliaia di euro.”

“E perché la gente non lo fa?”

“Perchè molte persone usano subito regali e regalini, oppure li lasciano dormire nei salvadanai, o in conti senza interessi. Inoltre, molti d’estate non fanno lavoretti. In pratica, col mio metodo, un po’ di sacrifici devi comunque farli. Ma tieni conto che c’è chi fa i sacrifici e si trova comunque con cifre irrisorie se non conosce o non applica la magia dell’interesse composito

“Va bene. Credo di aver capito. Allora perché tu non sei ricco?”

“Ahahahaha. Dipende da cosa intendi con il termine ricco, da quali sono le tue pretese. Comunque, se non possiedo milioni è perché ho un magro stipendio e perché l’interesse composto lo applico solo da pochi anni. Come ti ho detto, nell’ordine dei 30-40 anni è la matematica che fa il montante. Non è una mia idea. E’ proprio una legge, capisci?

“Si. E la terza?”

La terza che?

Avevi detto che c’erano tre cose da capire.

Ah già, la terza cosa … Dunque, io ti ho proposto l’esempio di un interesse all’1%, che non è niente. Oggi ti ripaga si o no dall’inflazione. L’ho usato solo come esempio. A seconda dell’investimento che fai puoi avere interessi del 2, del 3 , dell’8 per cento e oltre. Se investivi in obbligazioni americane, l’anno scorso ti davano molto più del 3% cento annuo, ad esempio. Quando avevo la tua età l’inflazione era altissima. Tuttavia, avevi rendimenti anche del 20% di interessi, e senza troppi rischi. Proprio l’altro ieri sul mio blog parlavo di piattaforme di prestiti (p2p lending) che oggi ti danno mediamente il 7 per cento l’anno. Non sappiamo quanto sia sicuro quel tipo di investimento, perché è nato da pochi anni, né se diminuirà o aumenterà il rendimento percentuale in futuro, ma con il 7 per cento annuo, con l’interesse composto, bastano 10 anni per raddoppiare il capitale iniziale.

“Che cos’è l’inflazione? E le obbligazioni americane?”

“Ok. Ho capito. Andiamo al bar della spiaggia a sputtanarci un po’ di interesse composto in gelati. Che è meglio”.

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