Il fuoco amico che ucciderà l’America

Che il ventunesimo secolo non sarà dominato dall’America lo abbiamo detto tante volte, e in tanti. Che a sostituirla sarà l’Eurasia, pure. Ciò che non a tutti è molto chiaro, però, è che la decadenza economica e geopolitica dell’Occidente sarà determinata dalle sue scelte culturali. Mentre si lanciano strali contro il calo demografico d’Europa e d’America, si denuncia il maschilismo delle comunità mussulmane, il classismo indiano e l’assenza dei diritti sociali in Cina, in America ed in Europa continuiamo imperterriti ad esaltare la globalizzazione del mercato, l’esportazione delle merci, la fuga dei nostri migliori laureati e delle tecnologie in Eurasia. Ed accettiamo le prediche di questa Scientology liberale dalle Accademie ai social senza renderci conto che stiamo solo oliando la corda con la quale verremo impiccati.

Raramente negli ultimi decenni da India e Cina è venuta fuori una qualche invenzione di rilievo e nessuno sembra dare il giusto peso a questo dato di fatto, che è comodo solo come luogo comune al bar per non parlare esclusivamente di calcio e metereologia.

Tutto ciò che viene realizzato qui, viene poi copiato lì.

Banale? Invece, sarà proprio questo il motivo del sorpasso.

Negli States, qualcuno se n’è accorto, e addirittura chiede ora alle maggiori agenzie di intelligence – Cia ed Fbi – di intervenire per fermare le aziende americane che, in nome della globalizzazione, si disinteressano del loro Paese mincacciandone così l’incolumità.

Il caso più eclatante di “tradimento” è Google, il colosso creato dai due freakettoni d’alto bordo, Larry Page e Sergey Brin. A lanciare l’SOS ci ha pensato su FoxNews il miliardario Peter Thiel, ma chi scrive è convinto che Donald Trump, ingenuamente considerato dal mainstream italiano un povero idiota, invece lo abbia capito da molto più tempo.

La denuncia di Peter Thiel è curiosa, perchè da un miliardario omosessuale e sostenitore del movimento LGBT ti aspetteresti di sentire tutt’altro. E invece Thiel ha descritto la cultura politica di Google come “globalista,” post-nazionale” e “cosmopolita”, aggiungendo che il noto motore di ricerca è “incredibilmente insulare “e” incurante ” dei veri” problemi “al di fuori della bolla in cui vive, in Silicon Valley”.

Perchè tutta questa preoccupazione? Pochi sanno che negli States non vivono solo tecnici infarciti di dati e che si rivolgono ai grafici come i pellerossa si rivolgono ai totem, ma c’è anche gente che pensa.

Pur contando molto nella società, pur essendo ricchi ammanicati col potere, esisono persino soggetti che ancora usano la propria testa, hanno un know how che superano i meri calcoli e riescono duque ad avere una visione d’insime. Kissinger è una di queste persone; Dalio e Gundlach sono altri esempi. Prima di diventare un manager di tecnologia e cofondatore di paypal, Thiel è stato campione internazionale di scacchi ed ha in tasca una laurea in filosofia. Non basta certo questo per rendercelo simpatico, ma sulle storture del WTO sta dicendo cose illuminanti:

“Penso che non abbia precedenti negli ultimi mille anni; anzi, penso che non sia mai accaduto, che una grande azienda abbia rifiutato di lavorare con le forze armate del proprio paese, in questo caso gli Stati Uniti, e abbia lavorato con i suoi rivali geopolitici. Questa non è una cosa liberale. Questo è assolutamente senza precedenti.”

Come tutti i libertari, anche Thiel non si rende conto che l’ideologia americana liberale ha scatenato fenomeni ora incontrollabili, e che uno di questi è il profitto a qualsiasi costo. Molti studiosi non hanno capito, insomma, che se vendere la mamma è ok, prima o poi ad essere sbattuta in strada sarà anche la loro, di madre. Thiel, Trump e pochi altri miliardari in U.S.A. ora ci sono arrivati.

Google ha rifiutato di fare offerte per il contratto JEDI da 10 miliardi di dollari del Dipartimento della Difesa l’anno scorso, sulla base del fatto che lavorare con le forze armate statunitensi potrebbe violare i suoi “segreti di intelligenza artificiale “.

Google, tuttavia, gestisce un importante laboratorio di ricerca sull’Intelligenza Artificiale in Cina, dove, anche se non lavora direttamente con l’esercito cinese, in effetti, tutta la tecnologia viene trasmessa all’esercito cinese.”

Questo modo di lavorare in Cina è scritto nero su bianco nella Costituzione del Partito Comunista Cinese. A partire dal 2017, il testo è stato aggiornato con questa importante novità: secondo Pechino occorre creare le condizioni per una fusione civile-militare in Cina, dove tutte le cose devono essere integrate. In altre parole, tutto ciò che ha un uso civile deve anche essere consegnato all’esercito popolare di liberazione, il PLA

Ecco perchè i laboratori di google in Cina stanno, di fatto, lavorando per l’esercito cinese dopo aver rifiutato di aiutare quello americano. Come diceva quel tale? “E’ il capitalismo, bellezza”

2 Commenti

  1. Ottimo articolo, complimenti!

    Ecco degli interessanti spunti integrativi.

    1. “What Globalism Did Was To Transfer The US Economy To China” by Paul Craig Roberts.

    August 21, 2019

    The main problem with the US economy is that globalism has been deconstructing it. The offshoring of US jobs has reduced US manufacturing and industrial capability and associated innovation, research, development, supply chains, consumer purchasing power, and tax base of state and local governments. Corporations have increased short-term profits at the expense of these long-term costs. In effect, the US economy is being moved out of the First World into the Third World.

    Tariffs are not a solution. The Trump administration says that the tariffs are paid by China, but unless Apple, Nike, Levi, and all of the offshoring companies got an exemption from the tariffs, the tariffs fall on the offshored production of US firms that are sold to US consumers. The tariffs will either reduce the profits of the US firms or be paid by US purchasers of the products in higher prices. The tariffs will hurt China only by reducing Chinese employment in the production of US goods for US markets.

    The financial media is full of dire predictions of the consequences of a US/China “trade war.” There is no trade war. A trade war is when countries try to protect their industries by placing tariff barriers on the import of cheaper products from foreign countries. But half or more of the imports from China are imports from US companies. Trump’s tariffs, or a large part of them, fall on US corporations or US consumers.

    Proseguimento:

    https://www.paulcraigroberts.org/2019/08/21/what-globalism-did-was-to-transfer-the-us-economy-to-china/

    2. Pubblicato anche su “ZeroHedge” famoso blog americano di controinformazione, per trovarlo, scrivere le seguenti parole chiave:

    What Globalism Did Was To Transfer The US Economy To China PCR Zerohedge

    Buon prosieguo e buona domenica.

    TheTruthSeeker

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.