L’Amazzonia brucia, ma mai come il cervello dei creduloni

Le decine di migliaia di incendi in corso in Amazzonia in questo momento hanno attirato l’attenzione di ambientalisti, politici e celebrità hollywoodiane. Sfortunatamente, molti di loro hanno diffuso cattive informazioni sotto forma di immagini vecchie di decenni e fatti errati, come l’affermazione per la quale l’Amazzonia è il “polmone del mondo”.

Cristiano Ronaldo, Madonna, Greta Thunberg e Macron hanno postato immagini di foreste in fiamme che sono riferite ad altri luoghi del pianeta, e non all’Amazzonia, ma come al solito nessuno ha osato parlare di fake news pilotate per ottenere consensi. Tutti, da Avvenire a Linkiesta sottolineano che la foresta sudamericana produce il 20 per cento dell’ossigeno della Terra. Come ogni estate, per riempire i giornali e usare un po’ di frasi fatte, ribadiscono pure che … “non si è mai visto nulla di tutto ciò”.

 BALLE!

Solo pochi media, e sommessamente dopo averlo chiesto agli esperti, hanno osservato che la foresta amazzonica produce meno del sei per cento dell’ossigeno necessario al pianeta. Come osservato dallo scienziato Dan Nepstad, ad esempio, campi coltivati e pascoli producono la stessa quantità delle foreste. Inoltre, non è nemmeno vero che il mondo si stia deforestando ed il dato più tranquillizzante pare venire dall’Europa, complice la crisi industriale perché a quanto pare nel Vecchio Continente c’è più vegetazione rispetto a cento anni or sono.

Nepstad c’è andato giù pesante:

“Sono stronzate”, ha dichiarato. “Non c’è scienza dietro a ciò. L’Amazzonia produce molto ossigeno ma usa la stessa quantità di ossigeno attraverso la respirazione, quindi è un lavaggio.”

Secondo Nepstad, inoltre, il numero di incendi nel 2019 è solo del 7% superiore alla media degli ultimi 10 anni.

Come se non bastasse, è uscita a dir poco in sordina la notizia che in Africa in queste ore ci sono più fiamme che in Amazzonia. Secondo i dati raccolti dalla Nasa, infatti, l’Angola e parte della repubblica del Congo starebbero bruciando più che nei dintorni di Manaus in Brasile.

Ci sono prove a sostegno di questa affermazione?

Indizi utili arrivano dalle applicazioni di allerta incendi come Global Forest Watch e FIRMS installate sui satelliti della Nasa:

“In base alle analisi condotte da Weather Source, negli ultimi giorni sono stati registrati quasi 7mila roghi in Angola, 3.395 nella Repubblica Democratica del Congo e 2.217 in Brasile.”

Non è facile comprendere il motivo delle fake sull’Amazzonia e del silenzio sugli altri disastri, quelli africani in primis. Però si possono formulare alcune ipotesi

Com’è noto, infatti, il Presidente Bolsonaro (che, beninteso, mi è simpatico come un paio di mutande sporche) ha prima rifiutato (e poi ritrattato) la profferta d’aiuto dalla Francia. Dopo Macron ci ha pensato anche Trudeaut, il presidente del Canada famoso per i suoi calzini. Il poeta Virgilio direbbe timeo danaos et dona ferentes, cioè “temo i greci anche quando portano regali”. Ed i doni di Marcon e Trudeaut sembrano alquanto sospetti, visto che come dimostrato c’è chi è messo molto peggio (l’Africa) in tema d’incendi, mentre quelli brasiliani non sembrano affatto una novità.

E dunque, perchè tutta questa attenzione? Forse l’Occidente che conta riunitosi in pompa magna al G7 fancese vuole mettere il cappello in casa d’altri, come al solito, oppure impedire la deforestazione per ostacolare le infrastruttre di paesi che potrebbero fungere da alternativa (Brics). Oppure, semplicemente, perchè i due fighetti del G7 sono buoni e aiutano chiunque sia in difficoltà. Scegliete voi.

4 Commenti

  1. “Non c’è scienza dietro a ciò. L’Amazzonia produce molto ossigeno ma usa la stessa quantità di ossigeno attraverso la respirazione, quindi è un lavaggio.”.

    Ma scusate… Se un albero consumasse tutto l’ossigeno che produce (emettendo quindi tutta la CO2 che ha assorbito), come potrebbe fissare il carbonio nel tronco e crescere di dimensioni?

    https://en.wikipedia.org/wiki/Carbon_fixation#Net_vs_gross_CO2_fixation

    https://www.fs.usda.gov/ccrc/topics/global-carbon

  2. Ok l’Amazzonia non è il polmone del pianeta perchè di ossigeno nel mondo ce n’è a sufficienza e quello che produce in eccesso è irrilevante. Ma l’importante non è la quantità di O2 che una foresta produce, ma quanta CO2 sequestra. E questo lo dice lo stesso Dan Nepstad, come altri suoi colleghi.

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.