Mentre al Colle si danza, nel resto di Fuffonia…

Spiace attribuire l’appellativo di Fuffonia all’Italia – “il paese che amo” – ma quando ce vo’ ce vo’. In pieno caldo postferragostano non si parla d’altro che della crisi di Governo e delle Consultazioni al Quirinale, come se contassero qualcosa in un Paese che non riesce ad emanciparsi nè politicamente nè economicamente dal giogo straniero. Ecco perchè, ad esempio, sfuggono completamente notizie come questa:

CALANO ANCORA I PRESTITI ALLE IMPRESE, GIU’ DEL 6,37%

Hai voglia ad implorare i padroni di Bruxelles di lasciarti fare un deficit sopra il 2 per cento, quando hai le Banche che non prestano più denaro, abdicando al loro tradizionale ruolo e affossando così gli investimenti industriali. Le Banche nell’ultimo anno (da giugno 2018 a giugno 2019) hanno calato nuovamente il totale dei finanziamenti bancari alle ‘societa’ non finanziarie’, mentre i nostri concorrenti fanno l’esatto opposto.

A giugno 2019 il totale dei crediti si attestava a 658 miliardi contro i 703 miliardi di giugno 2018.
L’allarmante dato emerge da una ricerca della Federazione autonoma bancari italiani (Fabi) che ha elaborato i dati della Bce, di Bankitalia e dei bilanci dei gruppi bancari. Sul calo dello stock hanno inciso diversi fattori: le cartolarizzazioni di prestiti “in essere”, lo smaltimento delle sofferenze e anche le minori erogazioni. Sulle minori erogazioni, secondo informazioni raccolte dalla Fabi nella rete bancaria, pesa sempre di piu’ il netto calo delle domande di prestito da parte della clientela.
Un calo, quello delle richieste di linee di credito allo sportello, che sarebbe legato soprattutto alla progressiva “crescita delle garanzie”.

Su quest’ultima puntualizzazione prodotta dalla Fabi, personalmente, ho qualche dubbio. Gli Istituti bancari stanno infatti diventando esclusivamente gestori di risparmio, investitori, speculatori … chiamate qull’attività come vi pare. Ecco perchè, e sorpattutto in Italia, le startup faticano a decollare e si affidano al crowdfunding. Nell’attesa che Soros detti la linea a Mattarella e che il paese impenni grazie all’iindispensabile abolizione del decreto sicurezza, fatevi una domandina, ina ina: ma come diamine fanno le imprese statunitensi e cinesi ad ottenere i finanziamenti mentre le nostre rimangono al palo?

1 Commento

  1. Buongiorno Professore,
    forse Lei, che segue la finanza molto più di me, potra chiarirmi questo punto.
    Per quanto ne so, negli USA è piuttosto diffuso il sistema del venture capital.
    Per ciò che ho capito un soggetto mette i soldi in una idea che sembra innovativa non a titolo di prestito ma come quota capitale. Se le cose vanno male ci rimette tutto, se vanno bane fa utili colossali. Mediando tra l’uno e l’altro caso, il capitalista di ventura, che è lui che magari si è fatto finanziare dalle banche avendo garanzie solide oltre che un nome, alla fine comunque ci guadagna.
    Mi sembra proprio che in Italia tale sistema non esista anche per motivi legislativi.
    eppure è sicuramente il più adatto per finanziare una start-up.
    Una banca, per sua natura, non può accollarsi il rischio di finanziare una start-up stante che il suo business-plan sarà frutto della fantasia al potere.
    Mi riesce a chiarire questo punto?

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