Ogni volta che sento la parola «riforma» metto mano alla pistola

Anche se mi considero un progressista, preferisco non passare per fesso. Purtroppo il rischio è grande, perchè il Belpaese è pieno di italioti che confondono il progresso con il riformismo. Io il progresso l’ho sempre inteso come una partita di rugby, dove i giocatori vanno avanti verso la meta, ma guardandosi attorno e indietro. Invece, scopro che molti miei connazionali intendono il progresso come le magnifiche sorti di cu parlava Leopardi nella Ginestra. Nel dialetto bellunese c’è un imperativo gergale molto efficace per rendere l’idea:

“magna e desmentega!”

ovvero “mangia, e poi scordati chi ti ha aiutato a procurarti il cibo”. Ecco, molti italioti sono così.

Sono quelli delle riforme.

La loro idea di riformismo consiste nel togliere le cose realizzate in passato, modificandone la struttura, all’unico scopo di edificare manufatti più piccoli, di minor pregio e a basso costo.

Se gli proponi riforme del tipo: mollare l’eurozona, tornare alla sovranità monetaria, ripubblicizzare Enel, Eni, Finmeccanica, Alitalia, Telecom e ferrovie in quanto esperimenti falliti di privatizzazione, ti considerano un nostalgico, un arcigno idealista che vive di ricordi. Il passato, per costoro, fa sempre un po’ schifo perché nel loro passato e secondo il loro insindacabile giudizio c’erano i terroristi, il muro di Berlino, la liretta, la fame e le cavallette.

L’italiota medio “desmentega” perchè nega il suo fallimento e rimuove dalla psiche – ad esempio – anche il fatto che la generazione precedente, quella che lottò per vincere gli angloamericani e quella che voleva la Rivoluzione in Italia (cioè i vituperati repubblichini ed i criticatissimi partigiani) ERA MEGLIO DI LORO. Più attivi, generosi, intelligenti.

Costoro, seppur con valori di riferimento diversissimi, avevano lavorato e combattuto per un’Italia prospera. Avevano delle idee! Magari sbagliate, ma le avevano. Quell’Italia, quella degli anni 50, 60, 70 e 80 – proprio quella del terrorismo e del muro – era un’Italia piena di difetti, ma, ahinoi, migliore di questa.

Per tanto di quel tempo io c’ero, e lo so. Era un’Italia di crescita, sia in termini di pil che caratteriale. Questa, invece, è un’Italia di decadenza, un paese dal quale i ragazzi scappano e dopo che hanno fatto carriera e soldi, non tornano più. L’anziano Renzi che sta uscendo dal sarofago chiamerebbe questi ragazzi “gufi”!

Il mondo del capitale, in quegli anni di boom, temeva di essere rovesciato, aveva paura del Muro e del terrorismo rosso e nero e SOLO PER QUESTO (non certo per magnanimità) manteneva alti gli stipendi ed il welfare. Paradossalmente, questo conveniva pure agli imprenditori, perchè in Europa allora c’era una fortissima domanda di beni e servizi sostenuta a circuito proprio dalla politica degli stipendi dignitosi e dal welfare state.

Oggi il mondo del capitale fa ancora un saccodi soldi, ma con montagne di carta stampata dalle banche centrali, ipoteche, produzioni e uffici trasferiti all’estero in paesi esotici.

La domanda aggregata dei lavoratori dipendenti resta malamente in piedi solo grazie ad un sistema basato su debiti, mutui e finanziamenti agevolati. Un castello di carte perennemente in bilico e che potrebbe crollare all’improvviso e in modo devastante, facendo traballare entrambi i vecchi rivali: capitale e lavoro.

Ma perché gli italioti considerano quel passato peggiore?

Perché non hanno la stessa grinta, la stessa cultura e lo stesso coraggio degli italiani che li precedettero e pontificano da sotto l’ombrellone che si deve guardare avanti, che non si può tornare indietro, che bisogna fare le riforme. Come se le riforme appena fatte non fossero anch’esse un ritorno al passato, ma quello imposto dalla restaurazione di Vienna.

Mentre faccio queste riflessioni sparse non sono al lavoro. Mi trovo per fortuna seduto su una pietra ai fori imperiali, a Roma a due passi dal Colosseo.

La guardo. Ha dei meravigliosi bassorilievi che sembrano incompleti perchè mancano dei pezzi. Impossibile spostarla, peserà quintali. Rifletto sul fatto che è di marmo e che è finemente lavorata. In questi giorni, tra l’altro, vorrei cambiare i mobili della cucina ed ho grossi problemi col piano di lavoro che vorrei fosse in pietra, ma tutti i negozi lo sconsigliano perché si rompe facilmente, non riescono a portarlo su al terzo piano ecc ecc e costa un occhio e avanti. Cioè, 2000 anni dopo la pietra su cui sono seduto mi strapazzano i testicoli per una banale lastrina in marmo lineare, e solo per portarla su al terzo piano, altro che intarsi!

Certo, con le tecnologie di oggi non ci vorrà un granchè a fare una colonna di marmo lavorato, ma il pezzo su cui sono seduto mi suggerisce anche altre cose interessanti.

Per esempio, perché ai fori imperiali di Roma non è rimasto tutto intatto?

Ok, Ok, sono passati più di duemila anni e ci sono stati i terremoti e i barbari e i piccioni e le piogge e il sole battente e vattelapesca. Tuttavia, il vero motivo è un altro: i romani, non quelli con le palle che conquistarono l’Egitto, la Gallia e il Colosseo, ma quelli nati dopo, utilizzarono i materiali del Colosseo e dei fori imperiali per costruire piccoli edifici.

Casette del cazzo, insomma, di cui si è perduta la memoria e che nessuno cita o va a visitare come invece si fa, appunto, col Colosseo e con i fori Imperiali.

Ecco cosa ci insegna la storia. Ecco perché intenderla come “memoria presente” ci aiuta tanto quanto conoscerla.

Oggi, proprio come dopo le invasioni barbariche, prendiamo i pezzi pregiati dello stato italiano, da Eni a Poste, da Fincantieri ad Alitalia fatti nel passato e, invece di potenziarli e di farne di nuovi (come accadde nel Rinascimento), ci costruiamo le nostre “anonime casette di merda”, cioè ci paghiamo qualche debituccio, per un po’. Proprio come fecero i romani falliti con i bellissimi edifici imperiali, qualche secolo dopo Giulio Cesare.

Cari italioti, se la storia non la capite, io direi che sarebbe meglio leggere qualcos’altro e non riempirsi la bocca di concetti astrusi come “progresso”. Consiglio Caballero, rivistina pornografica difficile da trovare in edicola, ma dalle ottime illustrazioni. Cercate di non appiccicare le pagine però. E’ roba vintage.

2 Commenti

  1. La “pietra” è un materiale di qualità elevata, in architettura, ma chi se lo può permettere oggi?
    Oggi si preferisce il cartone in tutte le varianti (come si usa in america) per delle ottime ragioni: va via con l’umidità e la muffa, costa poco e rende buoni profitti e sopratutto piace all’acquirente ignorante.

  2. 1. Domanda:

    ma non le è mai passato per la testa che questo tipo di gente si abbevera solo con le balle dei media mainstream e che non si è mai letto in vita sua un libro sull’ABC di macroeconomia?

    2. “Il culmine della nostra libertà personale sembra sia accettare che i mezzi di comunicazione ci liberino dal fardello della critica”

    Riferimento, primo paragrafo del seguente ottimo articolo:

    “Brutte notizie: i complottisti hanno ragione, è provato”

    https://www.libreidee.org/2014/01/brutte-notizie-i-complottisti-hanno-ragione-e-provato/

    In conclusione e in breve, ancora moltissima gente si priva di pensare con la propria testa perché convinti consciamente o inconsciamente che il culmine della loro libertà personale è quello di accettare che i mezzi di comunicazione li liberano dal fardello della critica.

    Distinti saluti.

    TheTruthSeeker

    NB ” L’uomo medio insegue il piacere, l’uomo superiore insegue le virtù”, Confucio

    L’attuale società dello spettacolo e la conseguente informazione-spettacolo è tutta incentrata a inebetire l’uomo medio che inebetito cerca quindi ancora più piaceri con cui inebetersi, in un loop inarrestabile, almeno finora.

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