I cervelli in fuga NON scelgono l’Unione

Tra le tante bufale che circolano sul progetto di unificazione europea passa sempre un po’ in sordina quella sulla fuga dei cervelli italiani. I ricercatori e gli studiosi in generale – secondo la narrazione ufficiale – sono costretti ad andarsene dall’Italia perché il sistema italiano non li premia. Invece, l’informazione corretta da dare è un’altra: i ricercatori italiani ed i manager sono in fuga dall’Unione Europea visto che preferiscono andarsene in Inghilterra, Svizzera e Stati Uniti. Detto diversamente, i cervelli in fuga preferiscono Londra a Lisbona, Zurigo a Bruxelles, Boston a Praga, Cambridge a Parigi.

Mi permetto di osservare che questa informazione statistica, al solito abilmente trascurata, la dice lunga sullo stato dell’Unione. Dopo aver promosso il welfare state, dopo aver inventato la maggior parte dei brevetti presenti sul pianeta, gli europei italiani, francesi, tedeschi, greci, spagnoli, portoghesi, hanno esaurito la spinta propulsiva a furia di tagli e di politiche dissennate di austerità.

Il paese preferito dai ricercatori italiani, secondo la statistica, è l’Inghilterra. E già mi fischiano le orecchie: “ma come! Guarda che l’Inghilterra è in Europa”, come se gli inglesi non si fossero sempre fatti (e giustamente) gli affaracci propri, scegliendo di tenersi la moneta nazionale prima, e votando per l’uscita dall’Unione poi. Poco conta che i dettagli sulla Brexit non siano ancora stati chiariti: l’Inghilterra ha sempre seguito e sempre seguirà nella sua storia un percorso nazionale, significativamente diverso da quello del resto del continente. E gli svizzeri pure, con buona pace di tutti i critici di queste due vere nazioni.

Come riportato anche dalla stampa nazionale, “sono circa 16.000 gli studenti italiani iscritti attualmente in atenei britannici, per corsi di laurea o di specializzazione. Oltre agli studenti, vale la pena ricordare i 5.000 professori, ricercatori e scienziati italiani che sono attualmente in forza presso le università oltremanica”.

Ma è grazie ai tweet del ricercatore Luca Gualtieri che possiamo farci un’idea più chiara della situazione, con annessa infografica

Alla faccia dei critici del sistema scolastico italiano (alla Boldrin e alla Forchielli, tanto per essere chiari), è bene far notare come non vi siano studenti italiani in numero significativo che decidono di fare il liceo in Inghilterra o negli Stati Uniti, Le poche unità che propendono per questa scelta, semmai, lo fanno per imparare meglio l’inglese. Anche tra le famiglie più ricche c’è infatti la consapevolezza che i licei di Svizzera, Inghilterra e Stati Uniti sono INFERIORI per qualità e quantità di lavoro a quelli italiani. E’ semmai il dottorato in questi paesi extraeuropei che viene preferito dai laureati italiani o dagli studenti universitari italiani, segno inequivocabile che questi Paesi investono di più e meglio sui ricercatori, e che lo possono fare perché sono ancora stati nazionali indipendenti ed autonomi con proprie leggi, la propria banca centrale e la moneta sovrana.

4 Commenti

  1. Spunti controinformativi, seconda parte.

    1. “Onu: povero un inglese su 5, colpa del governo neoliberista”

    Novembre 2018

    https://www.libreidee.org/2018/11/onu-povero-un-inglese-su-5-colpa-del-governo-neoliberista/

    Conclusione del mio lungo post intitolato “Britain’s hidden empire” a questo articolo appena segnalato.

    “In conclusione e in breve, la diffusione attuale della povertà in UK è una conseguenza di tutte le politiche effettuate a favore della crescita monstre del settore finanziario britannico in un’ottica globale e a scapito invece dell’economia reale britannica, politiche effettuate a partire dall’era della Thatcher e implementate dai successivi governi, crescita monstre del settore finanziario resa possibile e perdurante grazie a tutto un sistema di paradisi fiscali britannici in cui la “City of London” è al centro di questa ragnatela, ovviamente una Brexit fatta come si deve mette a repentaglio in un certo qual modo un sistema del genere e quindi le elite britanniche che si rifanno a questo sistema stanno facendo tutto il necessario e il possibile per sabotare la Brexit votata chiaramente dai cittadini britannici, addirittura si parla di un secondo referendum”

    2.Oxford and Cambridge colleges will be hauled before Parliament after an investigation by this newspaper revealed that many are funnelling hundreds of millions of pounds into secretive offshore funds.

    Per il proseguimento dell’articolo, scrivere le seguenti parole chiave:

    Revealed: Oxbridge’s offshore millions Cherwell org

    3. In breve, visto e considerato che in UK ci sono quasi 4 milioni di bambini poveri, che inoltre uno su cinque è povero, che si è assistito anche a una crescita monstre del settore finanziario resa possibile e perdurante grazie a tutto un sistema di paradisi fiscali britannici in cui la “City of London” è al centro di questa ragnatela, persino Oxford e Cambridge ci mettono i loro soldi, e allora dire che le università di UK attraggono cervelli italiani perchè UK al di fuori della UEM è semplicistico per usare un eufemismo, sulle ragioni più profonde di un fenomeno del genere magari dirò qualcosa in un prossimo post.

  2. Spunti controinformativi, terza parte.

    “Invece, l’informazione corretta da dare è un’altra: i ricercatori italiani ed i manager sono in fuga dall’Unione Europea visto che preferiscono andarsene in Inghilterra, Svizzera e Stati Uniti.”, Prof. M. Bordin

    Su UK già ho scritto qualcosa, invece su USA ecco una “Lectio Magistralis” del Dott. Pierluigi Fagan.

    “Teorema del Dubbio”, di P. Fagan per AE

    22/09/2019

    Gli americani hanno vinto più del 60% dei premi Nobel dati per lo sviluppo di teorie economiche da quando è stato istituito quindi dal 1969. Ma l’intelligenza economica di stampo americano è ben maggiore in quanto tra gli altri 40%, se la nazionalità anagrafica era di un qualche Paese per lo più europeo, quella culturale in quanto possesso di cattedra, vita concreta, pubblicazioni e ambientazione culturale, era americana di fatto. Si presume che tale intelligenza economica discenda dalle straordinarie performance del sistema economico americano, straordinarie performance, straordinario pensiero, ovvio. Sia che il pensiero sia dedotto dai fatti, sia che i fatti siano prodotti ricorrendo alle performance del pensiero.

    Ma gli Stati Uniti d’America sono stati in questi decenni anche il Paese che ha investito una quantità esorbitante di denaro pubblico nel settore degli armamenti, un settore che quanto ad industria e servizi, ha un peso decisivo nella composizione diretta ed indiretta della salute del sistema economico. Investimenti tra l’altro finalizzati ad alimentare la macchina bellica operativa, non la funzione militare astratta. Macchina bellica operativa per altro brillantemente coadiuvata da un complesso sistema di servizi segreti e non solo, atti a manipolare gli eventi politici ed economici planetari, creando condizioni di possibilità per lo sviluppo di potenza, quindi anche economico, degli americani.
    Per il 93% del loro tempo storico, gli Stati Uniti d’America, sono stati coinvolti in una qualche forma di conflitto. Degli occasionali 21 anni su 239 della loro breve storia in cui non lo sono stati, solo un segmento di cinque anni dice di una astensione voluta e programmata, gli anni dell’isolazionismo che fruttò loro la Grande depressione dal 1935 al 1940. Quando non sono stati in guerra, hanno avuto l’economia molto depressa.

    Proseguimento:

    https://www.ariannaeditrice.it/articoli/teorema-del-dubbio

  3. Spunti controinformativi, quarta parte.

    Invece, l’informazione corretta da dare è un’altra: i ricercatori italiani ed i manager sono in fuga dall’Unione Europea visto che preferiscono andarsene in Inghilterra, Svizzera e Stati Uniti.”, Prof. M. Bordin

    1. Su UK e USA già ho scritto qualcosa, invece sulla Svizzera vedasi i miei post controinformativi al seguente articolo:

    https://www.libreidee.org/2018/08/democrazia-diretta-la-chiave-del-benessere-della-svizzera/

    2. In breve, sulla base di quanto appena segnalato a titolo controinformativo risulta quindi che dire anche che le università di USA e della Svizzera attraggono cervelli italiani perchè come UK sono al di fuori della UEM è semplicistico per usare un eufemismo, confermo quindi che sulle ragioni più profonde di un fenomeno del genere magari dirò qualcosa in un prossimo post, stasera o nei prossimi giorni.

    Cordiali saluti e buona settimana.

    TheTruthSeeker

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