«La manovra sarà espansiva o recessiva?» La seconda che hai detto

L’esecutivo ha appena presentato la “nota di aggiornamento al DEF” (detta NADEF) che è molto utile per capire come sarà la manovra finanziaria prossima ventura.

La prima cosa da capire è: sarà espansiva o recessiva?

Se uno guarda solo al dato sul rapporto deficit/pil, cristallizzato al 2,2 per cento non si capisce un granchè perchè siamo in linea con le precedenti manovre come percentuale.

Anche se in queste ore tutti i media stanno bombardando gli utenti con iva, sterilizzazione dell’iva, pagamenti digitali, ecc ecc, l’unico modo SANO per capire se la manovra sarà recessiva oppure no è quello di guardare a due voci: i tributi (T, in linguaggio macroeconomico) e G (la spesa pubblica) e le relative variazioni (Delta, sempre secondo il linguaggio dei macroeconomisti).

La prima domanda che ci dobbiamo porre, dunque, è se l’aggregato di spesa pubbica (con tutte le variazioni rispetto agli anni precedenti) aumenterà oppure no. In subordine, bisognerà guardare se l’aggregato fiscale (deltaG) aumenterà oppure no.

Da quel che si riesce a capire dalla nota del Def, la spesa pubblica tendenzialmente diminuirà, mentre aumenterà la fiscalità. Ora, lasciamo perdere per chi e per come aumenterà, secondo me (che non sono un tecnico di macroeconomia), quando hai la spesa pubblica che diminuisce e le tasse che aumentano hai a che fare con una manovra RECESSIVA, e non espansiva.

La manovra finanziaria è di 28,8 miliardi di euro. La metà è coperta da deficit e l’altra metà da varie forme di tassazione e taglietti vari al welfare (la solita spending)

Ora il punto è provare a chiarire 1) in che senso tendenzialmente abbiamo un abbassamento della spesa pubblica e 2) in che senso abbiamo un aumento fiscale.

1- la spesa pubblica voluta dal governo giallofucsia apparentemente aumenta, ma in realtà diminuisce. Com’è possibile? La percentuale del pil (esattamente l’1,4% del Pil) che sulla carta è destinato ad essere usato per fare deficit, in realtà dovrà solo coprire clausole di salvaguardia mai applicate; oppure, ancora più semplicemente, il denaro che si userà a deficit non viene destinato dallo Stato per investimenti o per dare lavoro, ma esclusivamente per coprire i vincoli stabiliti fin dal 2011 con l’Unione Europea. Detto ancora diversamente: le clausole di salvaguardia rappresentano una sorta di patto “con il quale l’Italia garantisce il rispetto dei vincoli di bilancio comunitari e degli obiettivi di riduzione del debito”. Dunque, i soldi messi a deficit per la gran parte, andranno a coprire vecchie clausole e non saranno soldi freschi da usare per rilanciare l’economia italiana. Secondo Gustavo Piga, che non è sospettabile di “sovranismo” in quanto economista mainstream che scrive anche sul Sole24Ore, l’Italia passerà da un deficit reale che sfiora il 3% ad un deficit che arriverà al 2,2%. Sto deficit è in gran parte presunto perchè va a coprire vecchie clausole con la Ue. Quindi, tendenzialmente, MENO SPESA PUBBLICA.

2- lo scopo di introitare più tasse, anche se sotto l’ineccepibile argomentazione del recupero dell’evasione, sotto il profilo macroeconomico significa un aumento della pressione. Questa è la parte più ostica di spiegare, perchè il rischio di uno scontro con la morale è evidente. Tuttavia, sotto il profilo matematico e quantitativo, la pressione fiscale comporta una diminuzione del reddito nazionale (Y, nel linguaggio macroeconomico). A ciò si aggiunga ua riforma del catasto, che a casa mia significa più tasse.

Laddove abbiamo diminuzione tendenziale di spesa pubblica, aumento reale della pressione fiscale (15 miliardi netti), otterremo una diminuzione del reddito, e dunque una recessione.

Questa analisi non ha grosse pretese, me ne rendo conto. Non sono un accademico (per fortuna). Come direbbero i miei conterranei veneti, è scritta sulla carta del formajo. Non ci resta che protestare, o, purtroppo, aspettare per vedere se l’analisi è corretta anche con zero tituli. Alessandro Bergonzoni nei suoi spettacoli teatrali direbbe: «ai POSTER, l’ardua sentenza!»

1 Commento

  1. Il corpo economico dell’Italia è quello di un giovane vigoroso a cui viene praticato da anni un salasso importante. Già da almeno vent’anni i nostri governi sono quasi sempre in avanzo primario, ovvero spendono meno di quanto raccolgono in tasse. Però ogni anno il debito aumenta una volta che abbiamo pagato gli interessi sul debito pubblico. Questo sarebbe forse meno preoccupante se le decine di miliardi pagati d’interesse arrivassero nelle tasche dei cittadini che allora potrebbero reimmeterli nel circuito economico. Purtroppo solo una minima frazione lo è. Qualcuno dice che questo si verifica perché non gli vengono abbastanza proposti e venduti. Non ho capito bene sinceramente. Resta il fatto che esistono gli interessi e quindi una politica espansiva, con una moneta straniera e a debito com’è l’euro porterà solo a un peggioramento della situazione economica. Infatti anche se fossero usati per investimenti produttivi, una maggiore quantità di denaro potrebbe venire solo dalle esportazioni…, Ma per quanto tempo? Prima o poi gli altri paesi si stancherebbero di vedere risorse proprie andare in Italia. Si veda quello che sta succedendo per la Germania e per la Cina. In un economia internazionale sana, import export dovrebbero pareggiarsi altrimenti succedono guerra commerciali e guerre vere. Occorre superare il paradigma del debito pubblico. Se una nazione fa debito pubblico, ma con quel debito crea beni e servizi, questi danno valore alla moneta e non si crea inflazione. La ricchezza non la genera il denaro stampato, ma i beni e servizi prodotti. La moneta è un mezzo per permettere gli scambi, non il valore.

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