La puttanata del “merito”

Il merito è stato per anni il mantra valoriale promosso dalle destre. E’ stato talmente ripetuto e talmente convincente nel ventennio berlusconiano da diventare anche il mantra delle sinistre. Oramai non pare esserci più nessuno disposto a metterlo in discussione.

A tal proposito, ha fatto il giro del web l’ultima uscita del ministro Bellanova, che dal binario morto della Leopolda ha sostenuto che

«Il merito è di sinistra. Lo vogliamo dire a quelli che dicono che tutti possono avere tutto. Il merito è il nostro unico parametro di misura e su questo li sfidiamo». Firmato Teresa Bellanova, ministro delle politiche agricole.

Peccato che sia una sacrosanta puttanatau e chet può crederci solo un talebano liberista. Un religioso.

Benitenso, le differenze tra gli individui ci sono, eccome se ci sono, ma il merito non è affatto una differenza, bensì una virtù, che solo altri esseri umani possono attribuire ad altri esseri umani.

In altre parole, il merito non è una realtà oggettiva, ma una soggetività legata al tempo storico.

Ad esempio, passare la propria giornata calciando una sfera di cuoio come fa il miliardario Cristiano Ronaldo per molte persone è un merito, ma per altre una sonora perdita di tempo. Nessuno l’avrebbe intesa come un particolare merito, anche solo un secolo fa. E gli esempi di questo tipo, come potete ben immaginare, potrebbero continuare all’infinito. Nella scuola, ad esempio, la cosa è di una evidenza totale: c’è chi si impegna e chi meno; chi è portato per le discipline e chi meno, ma l’assegnazione del merito espressa con la valutazione non è affato oggettiva, nè lo è mai stata. Anzi, per mia esperienza, il 10 in pagella è sovente appannaggio dei leccaculo e dei nozionisti e di rado va a chi apporta veri contributi.

Ma quanfo si esalta il merito, non è certo alla scuola o al gioco del calcio che tutti fanno riferimento. Il merito è la targa che più volentieri viene affibbiata ai ricchi.

E qui siamo davvero alla bufala delle bufale!

Il modello neoliberista non favorisce per nulla l’arricchimento dei più intelligenti, ma dei più insistenti. In altri termini, diventa ricco chi è testardo, e non è chi è particolarmente bravo a risolvere dei problemi.

Il famoso youtuber Marco Montemagno nei suoi video chiama tutto ciò “incessantismo”, ed in effetti è questa la caratteristica che agevola la ricchezza. Non l’ambizione, non la produttività, non l’abilità o il genio individuali, ma l’ossessione per i soldi. In alternativa, il modello neoliberale favorisce anche l’eredità, istituto faraonico, medievale e premoderno che però ancora oggi guai a metterlo in discussione.

Ecco un tweet che ho appena trovato tramite un mio contatto social:

«I miei cani vivono in questo palazzo per cani a due piani che dispone di aria condizionata, riscaldamento, mobili di design e un lampadario. Amo profondamente tutto ciò».

A scrivere il tweet è Paris Hilton, che per ogni serata di presenza si fa pagare un milione di euro. Merito suo o del paparino che le ha dato visibilità nel corso degli ultimi anni? Da dove arriva il patrimonio di 800 milioni di dollari che condivide con la sorella? Li ha guadagnati grazie ad un’invenzione, una startup, un’impresa produttiva?

Lo so. Tutto questo ragionamento verrà tacciato da qualche ottuso di invidia, ma posso assicurare che si tratta solo di analisi, e compltamente priva di livore. Se Paris Hilton può ereditare miliardi e grazie ad essi ottenere pure una visibilità che le consente ulteriori e lauti guadagni ciò non può essere razionalmente considerato un suo personale merito, ma un sistema. Un sistema che in altri tempi ed in altri luoghi sarebbe stato oggetto di scherno e che tornerà ad esserlo, se la specie umana non vorrà estinguersi. Di certo, i cani di Paris Hilton non hanno fatto nulla per meritarsi una villa a due piani.

7 Commenti

  1. Gli USA sono essenzialmente una società oligarchica, di democratico hanno solo la formale apparenza, inoltre essendo in USA la cosiddetta società della spettacolo ormai la norma da tanti anni e allora parlare di meritocrazia in USA è come parlare di aria fritta, ecco degli interessanti articoli controinformativi che trattano questi aspetti.

    1. In riferimento a “Gli USA sono essenzialmente una società oligarchica”.

    “Gli USA non sono una democrazia, non lo sono mai stati”
    di Gabriel Rockhill per CounterPunch

    Dicembre 2017

    https://www.ossin.org/usa/2253-gli-usa-non-sono-una-democrazia-non-lo-sono-mai-stati

  2. Articolo controinformativo di approfondimento sul tema “The Myth of American Meritocracy”.

    “The Myth of American Meritocracy
    Are elite university admissions based on meritocracy and diversity as claimed?”
    by Ron Unz for “The American Conservative”

    November 28, 2012

    Table of Contents

    The Myth of American Meritocracy
    The Battle for Elite College Admissions
    Asian-Americans as the “New Jews”
    Estimating Asian Merit
    Asian-Americans and Jews
    The Strange Collapse of Jewish Academic Achievement
    Meritocracy vs. Jews
    Elite Colleges Look Neither Like America Nor Like America’s Highest-Ability Students
    The Disturbing Reality of the Elite College Admission System
    Problems with Pure Diversity and Pure Meritocracy
    An Inner Ring and an Outer Ring
    Quantitative Sources and Methods Appendices
    Primary Bibliography

    http://www.unz.com/runz/the-myth-of-american-meritocracy/

  3. Collegamento storico al tema “The Myth of American Meritocracy”.

    “It’s Not Just The News… Everything’s Fake”

    by Tyler Durden

    July 24, 2019

    What do we mean when we say corporate media is fake? We mean it’s a carefully crafted con, a set of narratives, cherry-picked data and heavily massaged statistics (the unemployment rate, etc.) designed to instill the reader’s confidence in a narrative that serves the interests not of the citizenry but of a select few pillaging the citizenry.

    Once upon a time in America, no adult could survive without a finely tuned BS detector. Herman Melville masterfully captured America’s culture of cons and con artists in his 1857 classic The Confidence-Man, which I discussed in “The Con in Confidence” (October 4, 2006).

    An essential component of the American ethos is: don’t be a chump. Don’t fall for the con. And if you do, it’s your own fault. America in 1857 was a simmering stew of con artists, flim-flammers and grifters exploiting the naive, the trusting and the credulous, and that remains the case in 2019.

    Proseguimento:

    https://www.zerohedge.com/news/2019-07-24/its-not-just-news-everythings-fake

    In conclusione e in breve, una società come quella americana che storicamente è andata avanti e va ancora avanti sulla base dell’inganno sociale:

    “There’s a sucker born every minute”

    non può che essere che una società oligarchica e non meritocratica.

    Cordiali saluti e buon fine settimana.

    TheTruthSeeker

    NB la cosa grave invece è che noi europei ci siamo andati appresso quando invece potevamo benissimo evitarlo, bastava solo avere leader politici europei con la schiena dritta.

  4. Meritocrazia è un orrido neologismo da semi-colti il quale, a parte richiamare la fonematica di un termine clinico descrittivo di un’acuta patologia intestinale, non significa altro che legge del più forte.

  5. Integrazione.

    Collegamento sostanziale al tema “The Myth of American Meritocracy”. Seconda parte.

    Prendo spunto da un interessante e commovente articolo su The Atlantic, “La vergogna segreta della classe media americana”, in cui uno scrittore e sceneggiatore (con un libro comprato da Scorzese per farne un film) americano, che insegna part time e vive in un bel quartiere di New York, ha mandato una figlia a Stanford e l’altra ad un’altra prestigiosa università, confessa che con i suoi 120-140.000 $ all’anno di reddito non riesce a restare sullo standard atteso della “classe media” e “conta i centesimi”. Non dispone di 400 $ per far fronte a qualche improvvisa emergenza (come il 57% degli americani) ed ha consumato tutte le risorse anche dei genitori.

    Proseguimento:

    “Per il moderno piddino, il modello da imitare”, a cura di “Unireipunti”

    Maggio 2016

    http://www.unireipunti.it/per-il-moderno-piddino-il-modello-da-imitare/

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