L’ENI è sulla bocca di tutti. Tranne che in Italia

Il mio primo investimento in Borsa lo feci che frequentavo ancora l’Università. Brutto da dirsi, ma approfittai di una delle tante stupidaggini della nostra politica, quando con Romano Prodi e tutta la brigata di pseudosinistra si fecero le famose privatizzazioni. La società ENI, che fu gestita ai bei tempi dal gigantesco Enrico Mattei e che come tutti sanno si occupa di estrazione e commercializzazione di petrolio, a metà anni Novanta veniva data in pasto agli speculatori di Borsa per quattro soldi, con in aggiunta una bonus share per la quale ti regalavano 10 azioni ogni 200 (se non ricordo male). Me le portai a casa per poco più di 5 euro ad azione e le rivendetti per… non ve lo dico neanche. Senza contare le bonus share. Ad oggi, lo ritengo ancora il trade più intelligente che abbia mai fatto. Oggi un’azione Eni vale 13,62 euro (mentre scrivo) e ritengo che comprarle a questa cifra non sia affatto una cattiva idea. Ai vertici di Eni ci sono dei pescecani veri, in grado di tener testa a quelli americani. Eppure, nonostante quanto appena scritto, in Italia per l’economia si parla solo di banche, banche e ancora banche. Oppure di economisti da quattro soldi che nessuno al mondo si caga (al secolo Alesina, Boldrin, Giavazzi, Marattin) e dell’ex governatore della Bce Mario Draghi, che passa da Keynes ad Hayek a seconda della cadrega che gli fornisce la politica. Di chi ha VERO PETERE, cioè di società come Eni, in Italia non si parla mai.

Bene. Allora ne parlo io.

In queste ore al MIT (l’Istituto di tecnologia del Massachusetts  è una delle più importanti università di ricerca del mondo con sede a Cambridge, negli Stati Uniti) non si parla d’altro. La società italiana ENI è infatti entrata a gamba tesa in Commonwealth Fusion Systems con la bellezza di 50 milioni di dollari.

La società Commonwealth Fusion Systems si occupa di ricerca di una fonte di energia senza emissioni di carbonio e senza combustione. Cosa che, come potete ben immaginare, potrebbe far fare un balzo tecnologico enorme a tutto il settore energetico. Ed è proprio il MIT ad annunciare l’arrivo degli italiani:

Commonwealth Fusion System annuncia oggi di aver attirato un investimento di $ 50 milioni a sostegno di questo sforzo da parte della società energetica italiana Eni. CFS finanzierà la ricerca sulla fusione presso il MIT nell’ambito di questa collaborazione, con l’obiettivo finale di commercializzare rapidamente l’energia di fusione e far nascere un nuovo settore.

“Questo è un momento storico importante: i progressi nei magneti superconduttori hanno messo potenzialmente a portata di mano l’energia da fusione, offrendo la prospettiva di un futuro energetico sicuro e privo di emissioni di carbonio”, afferma il presidente del MIT L. Rafael Reif. “Mentre l’umanità affronta i crescenti rischi di perturbazioni climatiche, sono entusiasta del fatto che il MIT si sta unendo ad alleati industriali, sia di vecchia data che nuovi, per correre a tutta velocità verso questa visione trasformativa per il nostro futuro condiviso sulla Terra.” (fonte)

I magneti superconduttori sono fondamentali

La fusione, il processo che alimenta il sole e le stelle, coinvolge elementi leggeri, come l’idrogeno, che si frantumano insieme per formare elementi più pesanti, come l’elio, rilasciando prodigiose quantità di energia nel processo. Questo processo produce energia netta solo a temperature estreme di centinaia di milioni di gradi Celsius, troppo calda per resistere a qualsiasi materiale solido. Per ovviare a questo, i ricercatori della fusione usano i campi magnetici per trattenere il plasma caldo – una specie di zuppa gassosa di particelle subatomiche – impedendogli di entrare in contatto con qualsiasi parte della camera a forma di ciambella.

Il nuovo sforzo mira a costruire un dispositivo compatto in grado di generare 100 milioni di watt, o 100 megawatt (MW), di potenza di fusione. Questo dispositivo, se tutto andrà secondo i piani, dimostrerà le pietre miliari tecniche chiave necessarie per raggiungere in definitiva un prototipo su larga scala di una centrale a fusione che potrebbe impostare il mondo su un percorso verso l’energia a basse emissioni di carbonio. Se ampiamente diffuse, tali centrali a fusione potrebbero soddisfare una parte sostanziale delle crescenti esigenze energetiche del mondo, riducendo drasticamente le emissioni di gas serra che stanno causando il cambiamento climatico globale.

“Oggi è un giorno molto importante per noi”, afferma il CEO di Eni Claudio Descalzi. “Grazie a questo accordo, Eni fa un significativo passo avanti verso lo sviluppo di fonti energetiche alternative con un impatto ambientale sempre più basso. La fusione è la vera fonte di energia del futuro, poiché è completamente sostenibile, non rilascia emissioni o rifiuti a lungo termine ed è potenzialmente inesauribile. È un obiettivo che siamo sempre più determinati a raggiungere rapidamente. “

NOTATE BENE. In questi ultimi mesi è letteralmente esploso il fenomeno degli youtuber che parlano di economia. Siamo passati in pochi mesi da ZERO offerta di video di economia a FULL. Tutti costoro, anche se hanno 16 anni, anche se hanno studiato solo filosofia (e sottolineo solo, visto che mi sono laureato proprio in filosofia) dispensano consigli economici per fare buoni trade in video di 10 minuti, oppure in analisi macroeconomiche copiate da altri youtuber ed  imitando Marco Montemagno, che è il loro vate in termini di monetizzazione dei video. Purtroppo per loro, all’analisi tecnica, alla passione, di rado (anzi mai) accompagnano una visione storica d’insieme e la capacità di selezionare le fonti che contano. Ecco perchè vediamo ad esempio sconsigliare un investimento su Eni, e affermare che in fondo questi disgraziati di italiani trattano solo di petrolio, cioè di una materia prima destinata a cadere in disuso.

Io li ringrazio di esistere. Se nel mondo degli investimenti non c’è qualcuno che perde, come diavolo si farebbe a guadagnare?

3 Commenti

  1. …ancora con questa energia elettrica che proviene dal nucleare?!?

    Ma basta!!!!!

    Questa società è fatta da suicidi, ed ENI è fatta da gretini!!!!!

    Il potere è residente altrove: questi sono bambini pericolosissimi e micidiali…
    …e chi li magnifica tiene aperto il sacco.

    50 mil. di $ non valgono nulla rispetto all’Uomo: non c’è altra meraviglia.

    Chi va contro di lui verrà spazzato via dall’universo!!!

    L’MIT è un’accozzaglia di sociopatici incapaci e l’ENI si mostra alla loro bassezza.

    I ricercatori italiani sono enormemente avanti e questi gretini,invece, finanziano corrotti: ma tant’è che ci lasceranno lo ‘zampino’.

  2. Se fosse stata una bufala gli squali dell’ENI non l’avrebberò neanche considerata. Anche se a quei livelli 50 milioni di $ servono solo per partire, come dire stanno fiutando, è una scommessa.

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