Tortellini di pollo e Strozzapreti in salsa radical

Da diverso tempo ho maturato la convinzione che a subire le usanze e le tradizioni provenienti da altri continenti non saranno affatto i cosiddetti “sovranisti”, i patrioti, gli identitari, gli idealisti hegeliani, i costituzionalisti (o come cavolo li vogliamo chiamare), ma proprio tutti quei radical chic che confondono l’internazionalismo con la globalizzazione. L’internazionalismo, infatti, si basa su pacifici rapporti tra le nazioni; la globalizzazione, invece, sull’omologazione e sull’annullamento dell’idea di nazione e quindi proprio sull’annullamento dei principi internazionalisti.

In Italia, l’ansia mondialista è tornata a far capolino in questi mesi più per questioni legate alle rivalità politiche interne, che per problemi reali. La polemica sul crocifisso, ad esempio, serve al neoministro dell’istruzione per autoconvincersi di contare qualcosa e rubare qualche like all’area “sovranista” più laicista, magari nel tentativo di spaccare quel fronte con argomenti triti e ritriti. L’iniziativa sui tortellini al pollo voluti dalla Curia di Bologna in occasione della Festa di San Petronio, serve invece al clero emiliano per dare una mano al Papa nella sua recente politica immigrazionista, ma non certo per spirito di comunità. Com’è noto, le chiese presenti sul territorio non di rado tengono separate le messe dedicate ai cattolici “locali” da quelle dedicate ai cattolici provenienti dall’Africa, ma anche in lingua filippina, ucrina ed altre. Basta consultare l’orario delle messe di una grande parrocchia per rendersene conto. Se si tengono messe separate persino tra cattolici basate su differenze linguistiche, figuriamoci quanto gliene possa fregare al vescovo di Bologna di fare comunità con i musulmani! Ma tant’è: sono scelte politiche strategiche che hanno anche funzionato bene, a valutare l’impatto mediatico che hanno avuto.

Tuttavia, ci sono alcuni dettagli sulla faccenda dei tortellini al pollo che val la pena di sapere, e che non sono stati affrontati a dovere dai media che hanno fatto da cassa di risonanza. Mi stupisco sempre, infatti, quando scopro che quelli che vengono definiti radical chic ricoprano i ruoli culturali di maggior prestigio. Nel caso dei tortellini, infatti, pochi di costoro hanno considerato che non è affatto vero che i musulmani possono mangiare la carne di pollo.

La carne di pollo si può mangiare solo ad una condizione, che sia pollo halal (QUI la normativa). Affinchè il fedele musulmano possa mangiarne le carni, infatti, l’animale DEVE essere cosciente e la gola deve essere orientata verso la Mecca.

Aspettate! Ora viene il bello.

La gola della bestia non va completamente recisa perchè il macellaio islamico deve poter recitare un breve rito propiziatorio mentre il sangue fluisce dal collo.

Diversi anno or sono, i vicini marocchini di una mia zia anziana, rimasta sola nel paese come Clint Eastwood nel film Gran Torino, avevano la simpatica abitudine di comprare qualche capretto e di fargli la festa con un metodo simile a quello testè descritto. Si sentivano le urla della povera bestia fin nel salotto di mia zia, ma nessuno poteva farci un granchè perchè gli animali venivano sgozzati sempre in casa, non nel cortile, e piuttosto di rado.

Anche a costo di turbare molti lettori e la buona impressione che potrebbero essersi fatti di me, rivelo di non avere una particolare empatia verso gli animali da macellazione. Si, insomma, non sono un vegano, la maggior parte degli animali per me è “cibo che cammina” ed anche se preferisco che la morte delle povere bestie avvenga in modo del tutto indolore, direi che non è una cosa a cui penso spesso. Invece, so per certo che tutti (e sottolineo TUTTI) i radical chic che conoscono sono animalisti convinti, la metà delle volte praticanti vegani, spesso “specisti”, nel senso che non uccidono animali che hanno occhi, orecchie e bocca come noi, e propongono appelli pubblici affinchè siano vietate le pratiche di macellazione occidentali (dove gli animali vengono storiditi prima di essere uccisi). Il più delle volte costoro hanno in casa cani e gatti e li trattano meglio dei loro figli e genitori. Sono anche convinti immagrazionisti, ovviamente, ma nella maggior parte dei casi anche ignoranti, nonostante le cattedre ed i ruoli dirigenziali che ricoprono.

Si strafoghino pure di tortellini di pollo.

Chiedo solo che diano una mano nella preparazione. E rigorosamente rivolti verso la Mecca.

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