Che cos’è l’identità? Ce lo insegna Pat Noise

Quando vi trovate all’estero, magari in un ristorante, anche se conoscete bene la lingua del paese che vi ospita, ed anche se avete davanti a voi commensali gradevoli del posto con cui conversare, può capitare di sentire qualcuno che parla italiano dal fondo del locale o dai vicini di tavolo. Se ciò accade, che fate? Scommetto un soldo bucato che drizzate l’orecchio, che cercate di intercettare il contenuto della conversazione,magari attaccate pure bottone. Perché? Perché siete italiani e trovate consolatorio e piacevole sentire qualcuno che parla la vostra lingua in un paese straniero. Eh si, cari miei, con buona pace dei sedicenti apolidi che infestano il pianeta, il senso nazionale esiste, esiste l’italianità ed esiste un idem sentire che non è uguale a quello presente in altri paesi.

Il guaio è che in Italia non esiste una memoria condivisa, proprio perché la caratteristica degli italiani è la loro varietà, il loro campanilismo e la forte litigiosità. Ma queste caratteristiche, che non sono molto marcate in Giappone o in Germania, sono appunto una parte (pure non esaustiva) dell’italianità, oltre a molto altro, chiaramente. Sottolineo però questo aspetto degli italiani perché è quello che più di altri ostacola la comprensione dell’identità nazionale, che pure esiste anche per l’Italia, se è vero (com’è vero) che gli italiani si sono determinati come tali perché preferirono cooperare, parlare e costruire legami sociali più volentieri tra di loro che tra altre persone esterne alle Penisola. Non solo “preferirono”, ma anche “preferiscono”, altrimenti non si spiegherebbe perché anche noi contemporanei tendiamo l’orecchio e attacchiamo bottone quando, in terra straniera, sentiamo qualcuno che (grazie a Dio) parla in italiano.

In Rete, com’è noto, proliferano blogger e youtuber antitaliani. Peccato che ci caghino il cazzo (spero che l’espressione sia sufficientemente aulica) rigorosamente in italiano e che parlino male dell’Italia nella lingua di Dante vendendo i loro ridicoli libri e tutto il repertorio di merchandising sempre e solo ad altri italiani. I rarissimi video di prova che fanno in altri idiomi li portano all’anonimato, a zero visualizzazioni, pur conoscendo bene l’inglese o il tedesco o altre lingue europee. Ciò accade perché sostengono cose così stupide, ma talmente stupide, che solo in Italia possono essere apprezzate… In fondo, anche l’antitaliano è una prova che l’italianità esiste.

Un altro ostacolo alla comprensione dell’identità italiana è determinato dal fatto che alcune tradizioni, o episodi storici significativi, non ci mettono mai d’accordo. Talvolta tali tradizioni o racconti storici sono in effetti pompati a fini propagandistici. Ed ecco che gli antitaliani subito allargano la bocca esclamando: “Non è vero! Non andò affatto così! Il nonno di un mio zio accademico in Lettonia ha trovato un documento che dimostra il contrario”

Ogni riferimento alle guerre di indipendenza del Risorgimento, al 4 novembre, alla sconfitta di Adua, a Caporetto, al 25 aprile è puramente casuale. Persino su Lepanto ne ho sentite di ogni. E, attenzione, non è che le critiche siano errate. Anzi. La storia è usata a fini politici pompando, esagerando, talvolta persino inventando, ma ciò accade IN TUTTO IL MONDO. Solo in Italia, però, questo pare essere un problemone.

Il fatto che sia un problemone a mio avviso non autorizza nessun uomo dotato di un briciolo di buon senso a sostenere però che l’italianità non esiste.

Provo a spiegare questo problema con un esempio NON italiano, così da soddisfare anche tutti gli antitaliani che ammorbano il Belpaese e che sono sicuro mi leggono qui.

E’ un esempio che viene dall’Irlanda, precisamente da Dublino, e che ho scoperto per puro caso visitando la città, grazie alle spiegazioni di un mediatore culturale.

Su O’Connell Bridge si può ammirare una placca dedicata a Father Pat Noise.


Questa targa celebra il padre cattolico Pat Noise morto in circostanze misteriose il 10 Agosto del 1919, ben cento anni or sono.
Il suo corpo e la sua carrozza però non furono mai trovati. Ma chi era padre Pat Noise? Perchè dedicargli una targa in pieno centro a Dublino?
Ebbene questo signore, Pat Noise, non è MAI esistito. Non solo: non è nemmeno una figura leggendaria, non è un folletto, non è una fiaba. Insomma, qualcuno se l’è inventato di sana pianta e gli ha dedicato una targa su un ponte famoso.
Per capire come una placca di un personaggio inesistente sia arrivata sul ponte di O’Connell, bisogna allora andare un po’ indietro nel tempo (ma neanche tanto)
Quando l’Irlanda aveva raggiunto un alto sviluppo economico (mai sentito parlare di Tigre Celtica?) si decise di inaugurate il Millennium Clock, proprio come avevano fatto a Parigi.
Così nel fiume Liffey che taglia in due la città, fu introdotto un orologio che faceva il conto alla rovescia di quanto mancasse al nuovo millennio.
Bellissima idea, e lo collocarono sopra il cordone che separa il ponte dal fiume.  Peccato che questo orologio non abbia mai funzionato bene. Lo si dice degli irlandesi: lavorano male, in modo superficiale e approssimativo. Chissà se è vero!
Comunque sia, in questo orologio commemorativo a volte entrava l’acqua dentro e si bloccava, se l’acqua del fiume era sporca non si vedeva l’ora. L’orologio infatti non durò molto e nel 1999 fu tolto.
“Sempre per festeggiare il nuovo millennio – spiega il sito dublinonascosta – in un rettangolino su O’Connell Bridge fu introdotta una piccola scatola che con 20 centesimi creava una cartolina con tanto di data ed ora da poter inviare o tenere come ricordo.
Questa piccola scatola fu rimossa insieme all’orologio, (ma il rilievo dove era stato collocato non venne ripianato, NDR).

Al posto della scatola, nel 2004 improvvisamente comparve la placca di Father Pat Noise per mano di un’organizzazione chiamata “HSTI”.
La targa rimase li indisturbata fino al 2006 quando il Comune finalmente se ne accorse. Dopo un’attenta ricerca si resero conto che HSTI non era un organo ufficiale del Comune di Dublino,  infatti oh no…..HSTI non è l’anagramma di un’altra parola? Esatto, è l’anagramma della parola SHIT, che tradotta in francese significa merde (in francese sembra tutto più elegante…).
Insomma, la placca si scoprì essere stata messa li da un gruppetto di burloni… che simpaticoni!”

A quanto pare, però, i burloni hanno trovato il modo di dare anche una spiegazione per questa bravata.

Secondo una narrazione diffusa, si tratterebbe di un paio di fratelli che quando attraversavano il ponte con il loro papà da bambini, veniva spiegato loro che in quel punto del ponte il Signor Pat Noise era caduto con la carrozza, e che di lui si erano perse le tracce. Anche a me capita di inventarmi delle storie quando sono in giro coi miei figli; dunque, niente di strano. Dopo la morte del padre, i fratelli avrebbero pensato però di onorarne la memoria, mettendo una targa a Pat Noise, che infatti nell’espressione ricorda la locuzione “Padre Nostro”.

Il comune di Dublino non si fece certo commuovere da questa storiella e decise di rimuovere la targa commemorativa.

Ma qui viene il bello! I Dublinesi difesero la targa con le unghie e con i denti e cominciarono a portare fiori sul ponte a ridosso della placca.

Il sindaco di Dublino fu allora costretto a fare retromarcia e lasciò la placca sul ponte di O’Connell, dove ancora oggi si trova.

La domanda allora, come diceva quel tale, nasce spontanea: come mai i dublinesi vollero che la targa rimanesse anche dopo aver saputo che era tutta un’invenzione?

Già, giusto. Avete indovinato: si chiama identità. Una magia sociale che rende la memoria più importante della storia. L’anima di un popolo fa la verità e non la subisce.

In Italia ci scanniamo e ci insultiamo per il 25 aprile? Qualcuno insiste ad analizzare il 4 novembre con gli occhi (foderati di prosciutto) di oggi?

Ok, spero sia sempre così. Litighiamoci pure! Noi siamo italiani, e non ci sarà nessun atto legislativo che cambierà la nostra varietà, animosità e ricchezza culturale.

3 Commenti

  1. Comunque, allo stato attuale in Irlanda non risulta affatto questo consolidato sentimento identitario, anzi al contrario risulta che pure da loro il cancro liberal massonico globalista ha preso piede alla grande!

    1. Ecco un recente esempio emblematico.

    “Darker forces at work” by Irish Savant

    Monday, 7 October 2019

    Boy, things must be bad in Ireland when the Government is withdrawing a measly €30 per week allowance from disabled workers. The Minister for Health has defended the axing of a grant paid to people with disabilities on some training programmes. The move to cease the €31.80 per five-day week payment from September 1st has been criticised by social workers and Opposition TDs. Describing the move as a “callous act affecting those most vulnerable and most in need of disability supports”, Donegal Independent TD Thomas Pringle claimed it was motivated by the need to save money. But the measure, estimated to affect about 400 people, will yield less than €1 million in savings annually.

    This represents just one of a wide range of Government support cuts spanning health, education, home support for the elderly and much more. Even the supposedly ring-fenced contribution to the Rainy Day Fund has been abandoned due to fiscal constraints. But the politicians were nonetheless able to conjure up nearly €11 million to fund a range of “Gender Equality and Migrant Integration” projects. The migrant integration projects will provide a range of practical supports directly to migrants, including English language classes and workplace training. Anti-racism and cultural diversity initiatives will also receive funding. The gender equality projects will support women’s entrepreneurship and participation in the workforce through a range of training and mentoring initiatives.

    Per il proseguimento dell’articolo, scrivere le seguenti parole chiave:

    Irishsavant Blogspot darker forces at work

    2. Per trovare altri articoli del genere che dimostrano in pieno che il cancro liberal massonico globalista ha preso piede alla grande anche in Irlanda, scrivere le seguenti parole chiave:

    Irishsavant Blogspot Ireland

    Cordiali saluti.

    TheTruthSeeker

  2. Il punto quindi è un altro e cioè che la cosiddetta “democrazia liberale” moderna favorisce un forte scollamento delle identità nazionali e quindi se si vuole evitare questo disastro bisogna assolutamente fare un cambio di paradigma fondamentale!

    1. Il Cambio di Paradigma.

    Alain de Benoist, scrittore, filosofo e giornalista francese, ha colto in pieno le falle gigantesche della cosiddetta “democrazia liberale” che in sostanza è una democrazia senza popolo e propone un cambio di paradigma sostanziale dove invece vi sia una democrazia con il popolo e a favore del popolo, ecco qui la sua lezione magistrale.

    “Alain de Benoist: discorso per un’Europa illiberale”, Alain de Benoist per OltreLaLinea

    Giugno 2019

    https://oltrelalinea.news/2019/06/18/alain-de-benoist-discorso-per-uneuropa-illiberale/

    I due passaggi più significativi dell’articolo:

    A. Non riconoscendo la validità di alcuna decisione democratica che possa ledere i princìpi liberali o l’ideologia dei diritti dell’uomo, il liberalismo non ammette dunque mai che la volontà del popolo debba essere sempre rispettata. Tutte le democrazie liberali sono democrazie parlamentari rappresentative, il che significa che la sovranità parlamentare si è sostituita alla sovranità popolare. Per il liberalismo, in effetti, il potere non è fondamentalmente potere di dirigere, ma di rappresentare la società. Di qui il ruolo fondamentale dei rappresentanti che, dopo esser stati eletti, possono fare ciò che vogliono del potere di cui ci si è spossessati a loro vantaggio. Il popolo è però tanto più incline a farsi rappresentare se non è veramente sovrano che quando è presente a se stesso. La democrazia liberale, per così dire, è una democrazia senza démos, una democrazia senza popolo.

    B. Ma, forse si dirà, questo che cosa c’entra con le frontiere? Il nesso è evidente e duplice.

    L’ideologia dei diritti dell’uomo, come si è detto, non vuol conoscere altro che l’umanità e l’individuo. Ma la politica si articola su ciò che si colloca tra quei due concetti: i popoli, le culture, gli Stati, i territori, nei quali il liberalismo non vuol vedere altro che semplici aggregati di individui.

    L’umanità non è essa stessa un concetto politico: non si può essere «cittadino del mondo» ( cosmopolita ), perché il mondo politico non è un universum, ma un pluriversum: la politica implica una pluralità di forze in presenza. Se ne deduce, come scrive Michael Sandel, che «i princìpi universali sono incapaci di fissare un’identità politica comune».

    Per questo la politica implica l’esistenza di frontiere, senza le quali la distinzione fra cittadini e non-cittadini risulta priva di significato. E la democrazia esige essa stessa che vi siano delle frontiere, perché soltanto in un contesto territoriale ben definito, che determini il quadro di esercizio della sovranità, può svolgersi il gioco democratico. Lo constatava ancora di recente il giurista Bertrand Mathieu quando scriveva: «La democrazia implica l’esistenza di una società politica, inscritta in frontiere e formata da un popolo composto di cittadini legati da una comunità di destino e dalla condivisione di valori comuni».

    2. Classico esempio recente del fatto che il liberalismo non ammette che la volontà del popolo debba essere rispettata:

    A. “In USA ci sono stati 32 referendum sul matrimonio gay e in 30 su 32 aveva perso. Poi è arrivata la Corte Suprema e ha decretato a favore del matrimonio gay. La democrazia liberale funziona così”, tweet del Dott. Giovanni Zibordi del 2 luglio 2019.

    B. Samuele Bersani, ex segretario PD, durante il governo M5S-Lega, disse in TV tutto tronfio e con lo sguardo feroce che una volta tornati al governo la prima cosa che avrebbero fatto sarebbe stata lo “Ius Soli” e che non gliene sarebbe fregato un bel niente del fatto che la maggioranza del popolo italiano sia contraria allo “Ius Soli”, detto e fatto, quelli del PD ora di ritorno al governo con quelli del M5S stanno facendo forti pressioni per far approvare il più presto possibile lo “Ius Cultarae”( una sorta molto vicino di “Ius Soli” ) che prevede che può ottenere la cittadinanza il minore straniero nato in Italia o entrato nel nostro Paese entro il 12esimo anno di età e che abbia frequentato regolarmente la scuola per almeno cinque anni, cioè praticamente un figlio di genitori extracomunitari che non hanno la cittadinanza italiana ma che vivono in Italia e che fa almeno cinque anni di scuola elementare in Italia avrebbe in automatico la cittadinanza italiana a vita, non contenti di ciò, secondo alcuni rumors, PD e M5S si apprestano anche a varare una legge che consenta alle donne singles di potersi fare un figlio da sole come già hanno fatto le pop star Gianna Nannini e Carmen Consoli, cioè in pratica, daranno la possibilità legale alle lesbiche di farsi un figlio artificiale, ovviamente anche in questo caso sempre fregandosene altamente dell’opinione contraria della maggioranza del popolo italiano.

    In Francia è stata appena approvata una legge del genere e l’Assemblea francese ha applaudito, per trovare l’articolo, scrivere queste parole chiave:

    Francia sì alla nascita di bambini senza padre Applausi in Parlamento Tempi

    3. Quattro priorità per effettuare nella realtà in modo rapido ed efficace il cambio di paradigma proposto da Alain de Benoist, a tale proposito, vedasi il mio ultimo post al seguente articolo:

    Abis: in che mondo ci fa vivere l’élite, con il nostro consenso Libreidee

    Cordiali saluti.

    TheTruthSeeker

  3. Forse ciò che ci spinge, in un ristorante, a provare a carpire le conversazioni di altri italiani è una inconscia curiosità di tipo scientifico. Sono stati fatti numerosi test che hanno dimostrato che l’italiano è la lingua più intellegibile, da un nativo, in ambienti rumorosi. Insomma un tedesco neanche si accorgerebbe che qualcuno altro sta parlando tedesco, un italiano sì.
    Personalmente, se mi accorgo che ci sono altri italiani in un ristorante, faccio in modo che nessuno si renda conto che anche io sono italiano. I comportamenti degli italiani all’estero sono spesso al limite del vergognoso. Nei ristoranti, invece di apprezzare ciò che stanno gustando, celebrano invece la loro carbonara o l’ossobuco col risotto.
    Identità culturale? Ma quale? Caduto l’Impero Romano, che era di Roma, non dell’Italia, ed era impero europeo e mediterraneo, ognuno se ne è andato per la sua strada. Ognuno ha creato le sue tradizioni locali o regionali, ognuno ha creato la sua lingua, anche se ora queste lingue le abbiamo degradate a dialetti. Comprendo molto meglio un francese che non un veneto o un siciliano, per non dire di un sardo.
    Mi fa quasi specie sentire Lei, veneto e quindi in qualche modo erede delle tradizioni della Serenissima, parlare di italianità. La Serenissima era globale. i suoi ex territori, guardi su Wikiipedia, oggi fanno parte di Albania, Bosnia & Erzegovina, Cipro, Crimea, Croazia, Grecia, Italia, Montenegro, Slovenia, Turchia. E proprio Lei ha ricordato la battaglia di Lissa, quando i veneti le suonarono di santa ragione alla Regia Marina. Peccato che il loro sforzo fu vano perché nel frattempo i prussiani le suonavano aglia austriaci a Sadowa. A proposito, prussiani e austriaci parlano la stessa lingua. E penso che Lei, abitando vicino all’Austria, si sarà accorto che agli austriaci i tedeschi stanno “diversamente simpatici”, forse con l’eccezione dei bavaresi

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