Psicopatologia di Massimo Recalcati

Se c’è uno scrittore le cui comparsate televisive mi inducono a lasciare tutto quello che sto facendo ed a sedermi davanti al piccolo schermo, questi è Massimo Recalcati. Non ho perso una che sia una delle sue lezioni sul lessico famigliare e sul lessico amoroso. Ho letto voracemente, appassionandomi, Il complesso di Telemaco, La forza del desiderio e L’ora di lezione, tutte opere che portano la sua firma. I riferimenti che Recalcati fa a Freud, ma soprattutto a Lacan non sono una novità assoluta. Grazie ai miei studi di filosofia e, soprattutto, per merito del pensatore sloveno Slavoy Zizek, mi ero da tempo avvicinato alla psicanalisi filtrata dalla filosofia. Però ho molto apprezzato che anche Recalcati seguisse lo stesso filo logico.

Un filo che passa per Hegel, ca va sans dire

Potete dunque immaginare il mio stupore quando sono venuto a sapere che il grande divulgatore, laureato in filosofia e psicologia, del quale sono ammiratore, al secolo Massimo Recalcati, mi ha dato del “malato di mente”.

Certo, non si è rivolto a me direttamente, ma ha sostenuto a RadioCapital (nomen omen) che il sovranismo non è solo un fatto politico, ma un fatto psichico. E poi, ripresi da Libero e Repubblica, non sono mancati riferimenti ai sovranisti etichettati come malati, segnati da una sorta di inconscio fascista che li porta a chiudersi agli altri. In filosofese estremo, Recalcati ha parlato per i sovranisti di “spinta a ri-territorializzare quello che la dinamica propulsiva del desiderio di vita tende a fluidificare e de-territorializzare”.

La mia stima per l’opera di Recalcati rimane immutata, sia chiaro, continuerò a leggerlo ed a soffermarmi davanti alle sue trasmissioni televisive come prima, ma queste dichiarazioni mi costringono a interrogarmi sui motivi che hanno spinto una persona così intelligente a fare queste uscite, ed a cadere anche lui nell’equivoco (voluto) del mainstream che identifica il sovranismo con il razzismo. Un trappolone al quale non dovrebbe ormai credere nemmeno la più ottusa delle casalinghe di Voghera.

Com’è noto, infatti, il sovranismo è un’invenzione mediatica che getta in un unico calderone xenofobi e costituzionalisti, nazionalisti e patrioti, leghisti e gramsciani, D’Annunzio e Pasolini. E la ‘narrazione’ (Dio, quanto mi piace questa parola…) è strumentale alla critica della democrazia.

Non potendo tirare troppo in ballo il fascismo di un secolo fa senza cadere nel ridicolo, i globalisti hanno preferito abusare del termine “sovrano”. Neologismo che per un sovranista è quanto di più negativo ci possa essere se riferito all’«uomo solo al comando», oppure all’individualista libertino, anarchico e nichilista. La sovranità cui fa riferimento la stragrande maggioranza di quelli che vengono inseriti loro malgrado in quel contenitore, invece, è la precondizione per la partecipazione democratica, la rappresentanza e l’identità culturale. Per i sovranisti, dunque, la paura non è per l’abbattimento dei confini in sè, ma che in nome di questo principio astratto venga trasferita la sovranità ad altre realtà sociali e di classe.

Nel caso italiano, a farci diventare dei “malati di mente” non è dunque la conoscenza, lo scambio o lo scontro con persone appartenenti ad altre culture, ma il fatto che le decisioni politiche vengano prese da soggetti che non sono da noi nè conosciuti, nè preferiti, nè votati.

Senza farla troppo lunga, e con un esempio, chiedo: risulta possibile ad un cittadino italiano partecipare alle elezioni del Congresso americano o a quelle del Presidente degli Stati Uniti d’America?

No? E allora per quale motivo dovremo accettare e subire le loro decisioni?

Eppure ciò accade quotidianamente. Devo forse ricordare che ci sono nove installazioni militari statunitensi su territorio italiano al netto della Nato (anch’essa controllata da Washington)?

Ad un cittadino italiano è possibile scegliere il cancelliere tedesco o votare per l’elezione del Bundestag?

No? E allora per quale motivo dovremo accettare e subire le loro decisioni?

Nel caso tedesco, non c’è nemmeno la scusa della Seconda Guerra Mondiale, come nel caso americano. Devo forse ricordare che la politica economica della Germania guida l’Unione Europea che legifera anche per l’italia sulle vitali questioni economiche?

E l’elenco potrebbe andare avanti ancora a lungo, inserendovi burocrati e tecnocrati europei di Belgio, Lussemburgo, Olanda, Francia; società multinazionali che gestiscono materie prime e servizi strategici; organismi sovranazionali eterodiretti, come l’Onu e i suoi derivati. Stiamo parlando insomma di istituzioni, pubbliche e private, che per la Costituzione Italiana non possono scavalcare la sovranità (è già caro Recalcati, di nuovo questa parolina) del popolo italiano.

In altri termini ancora, oltre che un fatto storico maturato a seguito di lotte e conquiste, la sovranità per gli italiani è anche un fatto giuridico. Cioè, tradotto per i non capenti,

noi italiani non possiamo non essere sovranisti,

perchè ciò va contro la madre di tutte le leggi della nostra comunità, che è la Costituzione italiana.

Eppure Recalcati sostiene che i sovranisti sono “malati di mente”, e afferma questo alle orecchie esterefatte dei suoi estimatori, come il sottoscritto, ma anche di “sovranisti” e clinici di ampia fama, e cito per tutti Mauro Scardovelli, giurista e psicanalista, che ha insegnato per decenni diritto costituzionale e che ha sempre citato Massimo Recalcati nelle sue conferenze sulla figura del padre e sulla questione identitaria.

Allora, urge rispondere finalmente all’annoso quesito. Cosa avrà spinto Recalcati alla boutade antisovranista?

Purtroppo posso solo proporre una suggestione, una congettura, non comprovata dai fatti, perchè se è vero che Recalcati ha il talento di entrare nella testa altrui, io non ho la pretesa di riuscirci con la sua, di testa. Ma qualcosina di come funziona in questo paese e di cosa non funziona l’ho capita anch’io, e  sulla mia pelle. Dunque azzardo un’ipotesi tramite domande retoriche.

E’ possibile pubblicare libri, andare in onda con continuità in prima serata sulle reti Rai, venire invitati da Fabio Fazio, ponendo però dubbi sulle cessioni di sovranità?

Pare possibile essere imitati da Maurizio Crozza o presentare libri da Corrado Augias senza appoggiare l’euopeismo ed il globalismo?

In altre parole, e più duramente, si può capire Hegel e non capire ciò che sta succedendo?

Impossibile!

O apprezzi Hegel, e allora rifiuti le cessioni di sovranità; oppure apprezzi Hegel, ma te lo tieni tutto per te, come se fosse un segreto. E’ lo scotto da pagare, se vuoi continure ad andare in onda in prima serata e fare il piacione con le radical chic sedute in venerazione ai tuoi piedi.

La psicopatologia classifica i disturbi della mente. Che sono tanti. E tra di essi, non c’è solo la ri-territorializzazione come risposta alla supercazzola con scappellamento a sinistra di cui si parlava sopra. C’è anche il mentire fino a ritenere che la propria bugia sia una verità. Più che pseudologia fantastica, cioè bugia compulsiva, potrebbe trattarsi di banale narcisismo. Una patologia talmente ordinaria – caro Recalcati – che per guarirne basterebbe andare da uno bravo.

9 Commenti

  1. Sovranismo, prima parte.

    Il “sovranismo psichico” sbarca su Treccani.it
    27 Novembre 2019
    by Andrea Zhok

    Dopo essere stata presa in giro sui social per mesi la definizione di “sovranismo psichico” ha l’onore di essere ospitata come voce dalla Treccani online. Forse è il caso di smettere di ridere e di chiederci se ci siano ancora limiti che i poteri mediaticamente ed economicamente più influenti (l’establishment) considerano non sorpassabili, o se oramai siamo arrivati al punto in cui si ritiene che valga tutto, assolutamente tutto, pur di abbattere l’avversario.

    Già, perché ospitare come voce accreditata una formula che è dimostrabilmente un’idiozia con finalità di lotta politica spicciola ricalca esattamente una delle dinamiche descritte da George Orwell, di confisca concettuale e assoggettamento culturale.
    Da un lato le istanze del ‘politicamente corretto’ mettono fuori legge tutte le espressioni che suonano come critiche dell’opinionismo mainstream, e dall’altro vengono accreditate unità concettuali farlocche e strumentali come se fossero descrittori di natura scientifica.

    Proseguimento:

    http://osservatorioglobalizzazione.it/progetto-italia/il-sovranismo-psichico-sbarca-su-treccani-it/

    La Treccani ha fatto una precisazione importantante sulla questione, a tale proposito vedasi il mio post all’interno dell’articolo appena segnalato.

  2. Sovranismo, seconda parte.

    Presupposto:

    Sovranismo s. m. Posizione politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in antitesi alle dinamiche della globalizzazione e in contrapposizione alle politiche sovrannazionali di concertazione.

    Riferimento: treccani.it

    2. “Il vero sovranismo nasce a sinistra”

    di G. Cinelli per “L’IntellettualeDissidente”

    24 agosto 2019

    https://www.lintellettualedissidente.it/italia/il-vero-sovranismo-nasce-a-sinistra/

  3. Sovranismo, terza ed ultima parte.

    Keynes l’autarchico sovranista, nella versione originale in lingua inglese.

    John Maynard Keynes, “National Self-Sufficiency,” The Yale Review, Vol. 22, no. 4 (June 1933), pp. 755-769.

    To begin with the question of peace. We are pacifist today with so much strength of conviction that, if the econornic internationalist could win this point, he would soon recapture our support. But it does not now seem obvious that a great concentration of national effort on the capture of foreign trade, that the penetration of a country’s economic structure by the resources and the influence of foreign capitalists, and that a close dependence of our own economic life on the fluctuating economic policies of foreign countries are safeguards and assurances of international peace. It is easier, in the light of experience and foresight, to argue quite the contrary. The protection of a country’s existing foreign interests, the capture of new markets, the progress of economic imperialism–these are a scarcely avoidable part of a scheme of things which aims at the maximum of international specialization and at the maximum geographical diffusion of capital wherever its seat of ownership. Advisable domestic policies might often be easier to compass, if the phenomenon known as “the flight of capital” could be ruled out. The divorce between ownership and the real responsibility of management is serious within a country, when, as a result of joint stock enterprise, ownership is broken up among innumerable individuals who buy their interest to-day and sell it to-morrow and lack altogether both knowledge and responsibility towards what they momentarily own. But when the same principle is applied internationally, it is, in times of stress, intolerable–I am irresponsible towards what I own and those who operate what I own are irresponsible towards me. There may be some financial calculation which shows it to be advantageous that my savings should be invested in whatever quarter of the habitable globe shows the greatest marginal efficiency of capital or the highest rate of interest. But experience is accumulating that remoteness between ownership and operation is an evil in the relations among men, likely or certain in the long run to set up strains and enmities which will bring to nought the financial calculation.

    I sympathize, therefore, with those who would minimize, rather than with those who would maximize, economic entanglement among nations. Ideas, knowledge, science, hospitality, travel–these are the things which should of their nature be international. But let goods be homespun whenever it is reasonably and conveniently possible, and, above all, let finance be primarily national. Yet, at the same time, those who seek to disembarrass a country of its entanglements should be very slow and wary. It should not be a matter of tearing up roots but of slowly training a plant to grow in a different direction.

    Proseguimento:

    https://www.mtholyoke.edu/acad/intrel/interwar/keynes.htm

    In conclusione e in breve, quattro radical chic globalisti coniano l’espressione “sovranismo psichico” e subito i media mainstream la propagandano come fosse oro colato quando invece è la solita fetida sbobba globalista, Keynes novant’anni prima aveva già capito tutto e li prenderebbe tutti quanti per servi idioti propagandisti delle elite occidentali.

    PS ho provato a seguire Massimo Recalcati non ci sono mai riuscito, mi è sembrato sempre un personaggio artefatto, per niente genuino, molto costruito, dopo cinque minuti cambiavo subito canale e tornavo al tennis!

    Ovviamente, de gustibus non est disputandum!

  4. Questa questione la potremmo definire una bufala.
    Intanto mi ricordo un collega (venti anni fa) che quando parlavamo di una certa categoria di persone, mi diceva che quando loro avrebbero superato il 50% della popolazione (non ci sono mai arrivati e non credo che mai ci arriveranno) allora loro sarebbero stati i normali e noi i diversi. E qui la questione è molto simile, a buon intenditore …
    Ma per farla breve, non credo che sulla faccia di questo pianeta i 7 miliardi e passa di umani siano tutti diversi dai sovranisti, anzi.
    Semmai ti dicono che sei pazzo per fartelo credere, come dire per fregarti meglio e a buon mercato. E tu a furia di sentirtelo dire alla fine ti convinci e sei fott*t*. Goebbels ne sapeva una più del diavolo.
    Purtroppo l’italia è incistata da un cancro che sta divorando la nazione dall’interno delle istituzioni e questo è un’altro sintomo, distrutto il tessuto sociale restano solo italiani ridotti sui livelli africani: schiavi che dovranno lavorare per un tozzo di pane duro.
    L’Italia è l’Africa dell’Europa… e si capisce perchè si va in questa direzione.

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