Sul Mose guarda a giurisprudenza, non ai corrotti

Ho letto tutti o quasi i pezzi giornalistici sull’alluvione che ha colpito Venezia. L’occasione era ghiotta per fare un po’ di politica, lo sport nazionale del paese. In campo, con inedita maglia giallorossa, sono scesi in campo i giocatori della nazionale Piueuropiesta. A sfidarli, in camicia verde, gli indipendentisti veneti che, al grido del “fasso tuto mi” si sono subito riversati nella metà campo avversaria. Brugnaro ha centrato i pali per primo grazie ad un cross di Zaia, a sua volta servito da Salvini, ma la replica non si è fatta attendere troppo e Gigi di Maio ha riportato la situazione in parità distraendo il portiere con un sonoro: «corruzione, governate voi il Veneto da anni, ed ecco quello che succede».

E palla al centro.

Accade di rado, ma sulla questione del Mose, abbiamo visto che l’informazione alternativa offerta dal web ha seguito pedissequamente quella mainstream. Per entrambe le fonti, in Veneto c’è uno scandalo inaudito, un mostro che riposa inutilmente in fondo al mare, costato 6 miliardi di euro e che non ha salvato Venezia dall’alluvione, com’era stato promesso.

Non riesco sinceramente a capire cosa ci sia di sorprendente in quello che è successo, né colgo con serietà le stilettate polemiche ai politici di turno, di ieri e di domani.

La nostra classe dirigente attuale ha enormi difetti, ma sulle opere pubbliche rappresenta esattamente il modo di pensare degli italiani e la giurisprudenza che hanno elaborato. Purtroppo, l’impostazione del nostro stato di diritto va rovesciata, se vogliamo rendere le nostre infrastrutture meno costose, più durature e, soprattutto, più numerose.

Forse sarò un caso isolato, ma non credo che il malgoverno abbia molto a che vedere con il fatto che in Italia le infrastrutture o non vengono fatte (ponte di Messina), oppure crollano (ponte di Genova), oppure non vengono inaugurate e messe in funzione (Mose di Venezia). Il motivo principale per il quale accadono queste cose è la legislazione italiana, frutto di un modo di pensare che deve essere scardinato (anche perché appartiene alla nostra storia recente, ma non a quella lontana).

Proverò a semplificare questa problematica con un esempio.

Da qualche giorno a questa parte nella scuola dove lavoro hanno esposto i turni di sorveglianza con l’elenco degli insegnanti che devono osservare gli studenti durante la cosiddetta ricreazione. Per chi non lo sapesse, si tratta di un lungo elenco di docenti, con indicato il giorno della settimana ed il luogo dell’edificio che gli viene assegnato per la sorveglianza.

Per farla breve, trattandosi di un liceo dove ci sono centinaia di maggiorenni alti uno e novanta, a cosa diamine serve quell’elenco?

La risposta corretta dovrebbe essere che responsabilizza il docente incaricato a controllare che non accada nulla di male agli studenti durante la pausa dalle lezioni. In verità, quell’elenco non serve a questo: a memoria d’uomo non credo ci sia mai stato un docente che abbia “salvato la vita” ad uno studente perché è scivolato in bagno o ha fermato una rissa in cortile o ha chiamato prontamente i soccorsi nel caso di un malore. La triste verità, è che i turni di sorveglianza sono indispensabili perché quando l’avvocato di un genitore che si sente parte lesa presenta querela (magari perché il figlio del suo cliente è scivolato, per l’appunto), il Preside possa difendere l’istituzione e dire: «ho dato precisi ordini al diaboliken soldaten Musumeci, affinché, sprezzante del pericolo, piegasse con sicuro cipiglio l’odierna educazione libertina facendosi trovare tutti i lunedì alle 11 e 03 davanti alle porte del cesso”.

Detto diversamente, lo scopo della norma, non è quello di risolvere un problema, ma quello dell’autotutela. Cioè noi ed i nostri rappresentanti scriviamo le leggi affinché possiamo trovarci in posizione sicura nel caso in cui qualcuno ci accusi di negligenza. In altre parole, sono dell’idea che tutti siano responsabili nel caso di uno studente che scivola in bagno, con un grado di responsabilità che parte però dallo studente. Se mio figlio di 18 anni inciampa e cade in bagno, è probabile che abbia un figlio un tantino rincoglionito. A meno di situazioni macroscopiche (un soffitto che casca, una caldaia che esplode, una piastrella che prende vita), le colpe del docente di matematica che si gratta la pancia in sala insegnanti sono nulle. Invece, per il diritto italiano ciò che più conta è “dimostrare” che eravamo lì, come prescritto dalle norme di Paraculandia ove l’avvocato Azzeccagarbugli di manzoniana memoria avrebbe usato il latinorum: culpa in vigilando.

Leggendo questo esempio, tutti si saranno resi subito conto che ciò in Italia vale per qualsiasi tipologia lavorativa, e che più si delegano le responsabilità meno facile sarà individuare il problema e trovare una soluzione. Ora chiediamoci tutti in coro: perché per le opere pubbliche dovrebbe funzionare in modo diverso?

Se avessero attivato il Mose senza aspettare di individuare chi aveva emesso l’ultima fattura falsa, con ogni probabilità due persone non sarebbero morte ed oggi non staremo qui a contare i milioni di danni come propone il “Sindaco dei commercianti” di Venezia. Secondo quanto riportato dalla stampa locale, non è nemmeno chiaro a chi competerebbe la responsabilità di decidere quando azionare le paratoie, una volta terminata l’opera.

In Italia ci sono 4 avvocati ogni 1000 abitanti. Sono un esercito di 243mila uomini che hanno triplicato le iscrizioni all’Albo negli ultimi vent’anni e sono la lobby più potente presente in Parlamento, senza contare in generale tutti gli altri che in Italia hanno in tasca una laurea in giurisprudenza, dai notai, ai funzionari ministeriali, al Presidente del Consiglio. E’ la stessa mentalità che blocca qualsiasi iniziativa pubblica, che promuove obblighi legislativi per privatizzare; la stessa che impone il deficit al 3% e tutte le solite panzane che ci hanno fatto declinare a Paese di serie B nel giro di pochi decenni.

5 Commenti

  1. Giusto.
    Nelle riunioni all’inizio dell’anno, quando si discute degli alunni nuovi arrivati, talvolta si sente dire: “attenzione che questo ha la mamma avvocato”.
    Che dire? Un pò alla volta hanno preso il sopravvento sulla società civile.

  2. “Forse sarò un caso isolato, ma non credo che il malgoverno abbia molto a che vedere con il fatto che in Italia le infrastrutture o non vengono fatte (ponte di Messina)…”, Prof. M. Bordin

    Domamda:

    se il tunnel della Manica è stato un flop economico colossale, su quali basi logiche e razionali il ponte di Messina rientra invece fra le infrastrutture che si dovrebbero fare ma non sono state fatte?

    Risposta:

    Nessuna!!

    Qui spiegazioni più dettagliate:

    Il ponte serve?

    Come sostenuto da Marco Ponti, docente di economia dei trasporti al Politecnico di Milano, e Andrea Boitani, docente di economia politica all’Università Cattolica di Milano sul sito di analisi economiche “La voce”, “Il traffico previsto per il ponte (…) anche nelle ipotesi più favorevoli, è modesto: il traffico “interurbano” di breve distanza (tra Messina e Reggio) sarebbe più rapido con un sistema di traghetti veloci; il traffico merci di lunga distanza ha nelle “autostrade del mare” un concorrente molto più economico, e il traffico passeggeri di lunga distanza viaggia già in gran parte in aereo. Al crescere del reddito (e al decrescere delle tariffe aeree, grazie all’auspicabile sviluppo della concorrenza) il traffico di superficie si ridurrà nonostante il ponte”. (per leggere tutto l’articolo di Marco Ponti e Andrea Boitani clicca qui)

    In sostanza, per far viaggiare le merci su distanze superiori a 500 – 700 km (Ragusa e Milano, ad esempio, distano 1.400 km ) il trasporto su gomma perde la sua convenienza a favore di altre possibilità come quelle offerte dall’alternativa multimodale. Con le autostrade del mare, come la linea già esistente Messina – Salerno, ad esempio, c’è la possibilità di imbarcare i camion sulle navi facendo riposare l’autista, senza rischio di incidenti e senza inquinamento. Per alcune realtà economiche siciliane, ad esempio il settore delle primizie che vengono prodotte nel ragusano, il ponte non avrebbe alcuna utilità, perché i prodotti ortofrutticoli di pregio devono arrivare sui mercati (come quello di Milano) in tempi rapidi. Per questo a Ragusa si sta trasformando l’ex aeroporto militare di Comiso in uno scalo merci. Discorso simile può valere per il traffico passeggeri: un milanese o un tedesco che decidono di passare le vacanze in Sicilia o devono venirci per lavoro, difficilmente sceglieranno di viaggiare in macchina o in treno se hanno la possibilità – anche grazie all’abbassamento delle tariffe che si è verificato negli ultimi anni – di prendere un aereo.

    Proseguimento:

    https://ifg.uniurb.it/static/lavori-fine-corso-2006/venuti/quellicheilno.htm

  3. Sul Mose.

    Ecco l’alternativa al Mose il piano bocciato e corretto

    Il progetto Arca presentato nuovamente al Provveditorato alle opere pubbliche Prevede un doppio sbarramento di navi porta e l’utilizzo di turbine a motore

    Febbraio 2018

    Proseguimento:

    https://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2018/02/27/news/ecco-l-alternativa-al-mose-il-piano-bocciato-e-corretto-1.16533841

    Da notare il seguente passaggio dell’articolo:

    Il progetto Arca aggiornato al 2018 contiene anche, conclude il tecnico, «il rimedio al possibile aumento del livello del mare, stimato in almeno 48 centimetri per il prossimo secolo. «Con quella cifra la città di Venezia sarebbe costantemente allagata. Il Mose non potrebbe difenderla, se non al prezzo di far morire la laguna tenendo gli sbarramenti sempre chiusi. Le navi autoaffondanti, invece, potrebbero essere utilizzate anche parzialmente. Insieme alle turbine che manterrebbero in laguna un livello di mare sempre controllato».

  4. Sulla TAV.

    “No TAV, No NATO”, di Bye Bye Uncle Sam

    26 luglio, 2019

    “I corridoi trans europei programmati sul territorio italiano (Corridoi: V, I e dei “due mari” ) sono al servizio di tutte le basi Nato ed USA. L’innervamento delle basi americane sul territorio italiano, per l’importanza che esso assume nelle strategie di dominio, è la continuazione di quel lungo processo di strategia globale iniziato con la liberazione e l’occupazione dell’Italia nella seconda guerra mondiale, con lo sbarco in Sicilia nell’estate del 1943; al…

    Proseguimento:

    https://byebyeunclesam.wordpress.com/2019/07/26/no-tav-no-nato/

    Per una brve conclusione sull’argomento “Grandi Opere” magari stasera o domani.

    Buona Domenica e cordiali saluti.

    TheTruthSeeker

  5. Integrazione sulla TAV.

    “Marco Ponti: Tav ridicolo. E ben 133 miliardi di progetti-fantasma”

    Marzo 2019

    «Un ex amministratore delegato e super-ferroviere (ex da poco tempo) mi disse che, visto che sulla linea Torino-Lione non ci passerà nessuno, l’ipotesi di potenziare la linea che passa per Nizza e Ventimiglia era assolutamente da prendere in considerazione». Parola di Marco Ponti, super-tecnico ingaggiato da Danilo Toninelli per stilare finalmente un rapporto costi-benefici per la contestatissima linea Tav Torino-Lione, completamente inutile. Non solo: se i miliardi per l’alta velocità valsusina so rivelerebbero uno spreco assoluto e insensato, ancor peggio sarebbero i progetti-fantasma lasciati al ministero dal precedecessore di Toninelli, cioè Graziano Delrio. Letteralmente: 133 miliardi di progetti «senza nessuna valutazione», dice il professor Ponti, già consulente della Banca Mondiale e docente al Politecnico di Milano, considerato uno dei massimi esperti al mondo in materia di trasporti. Le infrastrutture progettatte con Delrio? «Non si sa nemmeno quanto costano e quanto ci si ricava: non c’è un’analisi di traffico. Sono state approvate per partito preso. Quindi, se vogliamo, il progetto della Tav è irrilevante rispetto al complesso dei progetti che vanno valutati. Io ne ho sul tavolo per 27 miliardi».

    Parlando con Maria Teresa Santaguida dell’agenzia di stampa Agi, Marco Ponti definisce testualmente «un’enorme cazzata» il progetto Tav Torino-Lione.

    Proseguimento:

    https://www.libreidee.org/2019/03/ponti-tav-ridicolo-e-ben-133-miliardi-di-progetti-fantasma/

    Per una breve conclusione sull’argomento “Grandi Opere”, magari stasera o domani.

    Buona settimana e cordiali saluti.

    TheTruthSeeker

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.