Un aggiornamento d’Oro

E’ un po’ che non scriviamo di oro perché è un bene sul quale riteniamo più sensato fare accumulazione che trading di breve, e dunque non ci interessa analizzare il prezzo settimana per settimana. Molti si saranno stupiti nel vedere il biondo metallo volare negli ultimi mesi e passare da una quotazione di circa 1200 dollari l’oncia a 1500 e fischia a fine estate. Ora, il ritracciamento è bello evidente, anche se il supporto a 1460 sembra tenere piuttosto bene.

Contrariamente a molti altri asset, tuttavia, il bello dell’oro è che consente di tracciare anche scenari politici, un po’ come il suo fratello di colore chiamato petrolio.

Lo scenario, ad osservare il prezzo del gold, consiglia prudenza perché

  1. il prezzo del bene rifugio è salito assieme ad i corsi azionari e prima o poi si capirà chi ha ragione: non pare logico che salgano entrambi in modo continuativo.
  2. le banche centrali in tutto il mondo hanno aumentato la loro quota di investimento in oro.

Ed è su quest’ultimo punto che vale la pena soffermarsi un attimo, perché questa informazione è stata riportata solo da rubriche di nicchia, ed invece meritava maggior spazio.

Secondo diverse fonti (qui, ad esempio), l’oro detenuto dalle banche centrali sfiora le 30mila tonnellate, con tre paesi sul podio. Gli Stati Uniti ne possiedono circa 8.133 tonnellate, la Germania 3.407, mentre l’Italia un po’ a sorpresa ricopre la terza posizione al mondo con quasi 2.500 tonnellate. Da notare che il possesso delle nazioni e quello delle banche centrali non va confuso, anche se in effetti Usa e Germania hanno mantenuto le loro banche centrali, mentre l’italia no, avendo delegato questa importante attività istituzionale a Francoforte.

Si tratta, per dirla con Keynes, di un retaggio del passato? L’oro è un barbaro relitto? Può anche essere, ma nel 2019 c’è ancora chi lo compra e lo vende, e siccome ha caratteristiche estetiche che lo rendono attraente ed è estremamente raro occorre accettarlo come asset. Di sicuro, le banche centrali lo considerano un asset strategico, a torto o a ragione.

Ma la notizia qui non è certo che le banche possiedano oro, ci mancherebbe, quanto il fatto che continuano a comprarne in grandi quantità.

Ora, io non so come la pensiate voi, ma a mio avviso chi nel 2019 compra oro lo fa perché non si fida degli Stati e non si fida delle Banche Centrali. Chi compra oro, se non fa trading sui prodotti finanziari ad esso correlati, lo pensa come ad una assicurazione. Il che è come dire che le banche centrali non si fidano di sé stesse. E a mio avviso fanno benissimo…

Ma veniamo alle percentuali riportate dai media in questi ultimi mesi, e vediamo se questi “acquisti” possano essere ritenuti indicativi o meno.

Com’era ipotizzabile, i paesi più attivi nell’acquisto di oro sono quelli che per ragioni storiche ne hanno di meno nei caveau. Dunque ad aumentare le proprie riserve in questi anni sono state Russia, Cina e Turchia. Ciò che sorprende sono le percentuali. Solo nel secondo trimestre del 2019 questi paesi hanno acquistato 224 tonnellate di oro, registrando un incremento del 47% rispetto allo stesso periodo del 2018.

Se consideriamo tutto l’arco temporale fino ad oggi l’incremento per le banche centrali di questi paesi ha raggiunto il livello più alto dal 2010.  

Tuttavia, se le nazioni dalle economie emergenti hanno fatto la parte del leone in questo settore, non va dimenticato che comunque  la Fed aveva fatto incetta di oro negli anni precedenti, ma che nonostante questo pare aver perso il controllo del prezzo.

Se nei prossimi mesi gli acquisti continueranno da parte di Russia e Cina potrebbe arrivare l’attesa resa dei conti, cioè – tanto per essere chiari –

il ritorno della correlazione inversa tra il prezzo delle azioni e quello dei metalli preziosi.

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