A proposito della Crisi del 2020

Nel 2020 ci sarà una crisi economica senza precedenti. Quante volte l’avete sentita questa, eh? Non c’è di che stupirsi, si tratta di un’enunciato acchiappaclic. Vuoi perchè il mercato mondiale tira da oltre 10 anni, vuoi perchè le borse sono sui massimi di sempre, vuoi perchè l’economia è ciclica, fatto sta che tutti concordemente sostengono che nel 2020 ci sarà per forza una crisi. E “senza precedenti”…, aggiungono, tanto per beccare qualche clic in più.

Io non ho la più pallida idea se ci sarà o meno una crisi nel 2020. Se ne fossi sicuro al 100 per 100, mi basterebbe puntare sul ribasso del mercato con i prodotti finanziari creati all’uopo per le fasi short e sarei miliardario tra pochi mesi. E invece, qualcosa mi dice che non lo sarò.

Allora occorre pensare altrimenti, per dirla con Diego Fusaro, e valutare se esiste una strategia di allocazione dei risparmi che sia valida SEMPRE, anche quando i mercati crollano, ma anche in grado di restare sul treno, nel caso in cui il trend positivo delle borse continuasse per tutto l’anno prossimo venturo.

Beninteso: io sono tra coloro che credono che ci sarà una battuta d’arresto con crisi vera, e ritengo che ciò acccarà proprio nel corso del 2021. Lo credo perchè lo stimolo fiscale in Usa e quello monetario in Unione Europea e Giappone ha raggiunto l’apice ed ora ha il fiato corto. Ma siccome la storia non si ripete mai uguale, non è detto al 100 per 100 che, finito lo stimolo, ci sia una crisi. Chissà quale diavoleria può uscire dal cilindro dei capitalisti per salvarsi il culo. Per non parlare di Donald Trump, che difficilmente verrà rieletto nel 2020 se una tempesta finanziaria senza precedenti dovesse abbattersi su Wall Street. Il presidente repubblicano farà di tutto per evitare questa eventualità. Ecco allora che siamo nella prateria e tutto può succedere nonostante quello che gli analisti come il sottoscritto “credono”. Potrebbe persino esserci un boom economico!

Tornando allora al quesito iniziale: qual è la strategia d’investimento da usare nel caso di crollo, ma anche nel caso del consolidamento?

Le banche centrali di tutto il mondo sono oggi più caute sugli effetti di tassi di interesse costantemente bassi sui risparmi personali e istituzionali. Il presidente della Fed, Jay Powell, ha tagliato i tassi tre volte da luglio, ma nelle ultime settimane ha avvertito sui limiti di questa soluzione lasciando presagire una futura debolezza economica.

Secondo il noto analista e gestore di fondi Bill Gross, le azioni negli Stati Uniti “perderanno un 10%” nel 2020, mentre il rendimento delle obligazioni americane (i T-Bond) si porterà all’1,75%.

La mia idea è che si possa investire anche in un clima di incertezza SE E SOLO SE I SOLDI INVESTITI NON CI SERVONO.

In questo caso, possiamo ragionare sul medio-lungo periodo e puntare su azioni anticicliche e su società ad alto dividendo.

Le azioni anticicliche appartengono ai seguenti settori:

•Alimentari;
•Farmaceutici;
•Petroliferi;
•Telecomunicazioni;
•Utility (imprese di pubblica utilità, acqua gas, elettricità

Propongo un solo esempio, tenuto conto che non può valere per tutti, ovviamente. Nestlè – società alimentare quotata a Zurigo – è passata da 46 franchi a 34 nel momento più acuto della precedente crisi mondiale. Chi avesse investito nel 2007 proprio col prezzo al massimo storico avrebbe visto l’azione crollare in 2 anni del 25%. E’ molto moltisssimo, mi rendo ben conto, ma in quegli stessi anni l’indice milanese del ftsemib crollò del 48 per cento. Amsterdam del 52%. Il dow jones americano passò da 14mila punti a 7mila.

Dunque, niente affatto male, soprattuto se pensiamo che oggi nestlè non la si porta a casa per meno di 102 franchi ad azione.

Le azioni ad alto dividendo, però, sono a mio avviso ancora più interessanti dei titoli difensivi di cui sopra. In primo luogo perchè staccano dividendi elevati, come dice l’espressione stessa dividend yeld e aristocrats dividend, ma hanno anche performance migliori in termini di quotazioni.

La cosa bella è che, non di rado, le società difensive appartenenti a farmaceutico, alimentare, ecc ecc sono anche quelle che offrono i dividendi più alti.

Ecco l’elenco delle prime sei soceità con i dividendi più alti distribuiti sempre negli ultimi 25 anni:

  1. la britannica Vodafone (8,43%)
  2. la svedese Hennes & Mauritz (7,47%)
  3. la statunitense At&t (6,59%)
  4. tallonata da Philip Morris (6,46%).
  5. la canadese Enbridge (6,14%)
  6. la royal dutch shell (6%)

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