Sulla Grecia aveva ragione Mario Monti

L’ex commissario europeo ed ex presidente del consiglio Mario Monti nel 2011 definiva la Grecia come «il più grande successo dell’euro», ed a quasi dieci anni di distanza occorre riconoscere che aveva perfettamente ragione. Non certo, sia chiaro, per l’economia della penisola che, anzi, dal 2006 ha inanellato una serie di tracolli senza precedenti, ma sotto il profilo ideologico non vi sono dubbi che il bocconiano avesse visto giusto.

L’espressione «il più grande successo dell’euro» è diventato persino un film-documentario, e di norma viene presa ad esempio dagli euroscettici per mettere in risalto proprio l’opposto, e cioè che l’euro, per la Grecia, è stato un disastro. Accantonando la ristrutturazione obbligata del debito da parte dei commissari della troika, i numeri fallimentari della Grecia in termini di prodotto interno lordo non lasciano dubbi. Se dal 1950 al 1973 il pil greco cresceva al ritmo del 7 per cento annuo e negli anni Novanta spesso superava il 3 per cento, con l’arrivo dell’euro in Grecia, la situazione economica si è rovesciata senza se e senza ma.

Nel 2011, anno della celebre dichiarazione montiana, il pil greco era crollato del 9,1 per cento. Nel 2012 registrava un sonoro -7,3; uno sconfortante -3,2 accompagnava l’anno 2013. Il misero colpo di reni nel 2014 con +0,7 anticipava solo il ritorno sotto lo zero anche per il 2015 e per il 2017. Il rafforzamento del 2018 risulta risibile da tutti gli analisti alla luce delle riforme lacrime e sangue volute dalla troika. E allora cosa significa, davvero, che la Grecia è stata «il più grande successo dell’euro» se i numeri dicono il contrario?

Una chiave di lettura ci viene offerta dai sondaggi sul gradimento della moneta euro.

A quanto pare, negli ultimi anni i greci sono diventati europeisti: il 64% risponde che l’euro è positivo e solo il 25% che è negativo. A cosa attribuiscono, allora, il fallimento economico di Atene?

Per il campione di greci interpellati la crisi non è dovuta all’euro, ma alla corruzione, alla burocrazia, alla giustizia che non funziona. Insomma, se il partito di Emma Bonino di +Europa si presentasse alle elezioni farebbe il botto dei consensi. Mentre i sovranisti di casa nostra quando vogliono demolire l’euro citano la Grecia, i greci “veri” non la pensano così e dicono a maggioranza che l’euro è ok, e che le responsabilità sono del loro sistema interno.

Qaundo la Grecia era totalmente indipendente cresceva a ritmi cinesi. Ora che è sotto mamma troika, crolla sotto lo zero un anno dopo l’altro. Possibile mai che i discendenti di Platone, Pericle ed Arisotele si siano rimbecilliti?

Possibilissimo! In fondo sono passati secoli e da allora la Grecia non ha più prodotto un filosofo ed uno scienziato degni di questo nome. Ma forse la chiave di lettura è un’altra, molto più semplice di quello che possa sembrare.

Nel 2015 i greci si espressero due volte contro l’euro e la troika. E lo fecero in modo piuttosto chiaro: prima con le elezioni politiche, che portarono al potere un leader che aveva fatto tutta la campagna elettorale contro i sacrifici imposti dall’Europa. Poi, con un referendum d’emergenza, per il quale i greci votarono massicciamente NO alle riforme di austerità volute da Bruxelles. Poi, come ben sappiamo, i politici greci non diedero esecuzione a questa precisa volontà antieuropea e tradirono il mandato loro conferito. Ora, a 5 anni di distanza, per quale motivo dovrebbero dichiararsi antieuro se tanto la loro opinione viene puntualmente rovesciata? In Inghilterra, le lungaggini sulla Brexit hanno lo stesso identico scopo, che è quello di dimostrare che le decisioni non spettano al popolo, ma ai tecnocrati.

Un insegnamento prezioso, anzi preziosissimo, per tutti i sovranisti italiani.

9 Commenti

  1. “Poi, come ben sappiamo, i politici greci non diedero escuzioni a questa precisa volontà antieuropea e tradirono il mandato loro conferito.”, parte finale dell’articolo segnata in neretto.

    Questa è la faccia ufficiale della medaglia, ecco l’altra faccia controinformativa ben diversa.

    Applicazione pratica della profonda influenza USA sulla UE nel caso ad esempio della Grecia, prima parte.

    Dietro il debito greco
    di Thierry Meyssan

    L’attuale dibattito sul debito greco ha dato luogo a ogni sorta di minacce, prima contro il governo Tsipras e poi contro gli elettori greci. Pur astenendosi dall’entrare in una discussione sulla parte odiosa di questo debito, Thierry Meyssan osserva la campagna internazionale contro l’uscita della Grecia dalla zona euro. Evidenzia il progetto storico dell’Unione e dell’euro, così come formulato nel 1946 da Churchill e Truman, per concludere che la Grecia è ora intrappolata dal contesto geopolitico internazionale e non dalla sua situazione economica.

    Per articolo completo:

    http://www.voltairenet.org/article188073.html

    Per renderti conto di chi è Thierry Meyssan, digitare sul motore di ricerca preferito le seguenti parole chiave:

    Il Premio Internazionale di Giornalismo del Messico assegnato a Thierry Meyssan Voltairenet

    Suo padre lavorava ad altissimi livello nei servizi segreti…, ma soprattutto Thierry Meyssan per le sue inchieste esplosive sull’11 settembre ad un certo punto è dovuto scappare dalla Francia per sempre perchè CIA e servizi segreti francesi lo volevano morto!!

    Da notare che la stragrande maggioranza dei paesi aderenti all’area euro era già membro della Nato a comando americano, l’unica eccezione importante era costituita dalla Francia che comunque vi ha aderito dal 2009 e ovviamente da allora in poi gli americani hanno influenzato più che pesantemente, già nel 2010 successe questo:

    “Nel novembre 2010 Washington spinge Parigi e Londra a firmare il Trattato di Lancaster House che pianifica gli attacchi a Libia e Siria. Come nel 2005 la Siria riceve un ultimatum. L’Unione Europea comunica a Damasco che non firmando immediatamente l’accordo avrebbe rischiato la guerra. Il presidente Bashar al-Assad si reca segretamente in Europa: l’Unione Europea gli chiede di liberalizzare l’economia a danno del popolo ed esige che ammetta la perdita del Golan e che normalizzi i rapporti con Israele. Naturalmente, il sirano rifiuta.”

    Riferimento: paragrafo “La leadership dietro le quinte”, capitolo “Le Primavere arabe organizzate da Washington e Lodra”, libro:

    “Sotto i nostri occhi. La grande menzogna della “Primavera araba”. Dall’11 settembre a Donald Trump”, Thierry Meyssan, pag. 350, Edizioni La Vela, 2018. Introduzione all’edizione italiana: Prof. Franco Cardini.

  2. “Poi, come ben sappiamo, i politici greci non diedero escuzioni a questa precisa volontà antieuropea e tradirono il mandato loro conferito.”, parte finale dell’articolo segnata in neretto.

    Questa è la faccia ufficiale della medaglia, ecco l’altra faccia controinformativa ben diversa.

    Applicazione pratica della profonda influenza USA sulla UE nel caso ad esempio della Grecia, seconda parte.

    “The Clintons Assisted Goldman Sachs, Angela Merkel In The Greek Financial Crisis”

    III. The Clintons Helped Germany Consolidate Political Control Of Greece By Encouraging Austerity

    As Greece began to react negatively to austerity demands made by Germany during its first two successive bailouts of the financially embattled nation, the Clintons worked to ensure that Greece did not leave the Eurozone and continued to accept austerity measures even when these actions did not benefit the German and Greek people. By January 2015, Greeks were tired of increasingly demanding German financial bailouts and elected Alexis Tsipras as Prime Minister after he promised to resist further austerity measures. The media was awash with rumors that Greece would leave the Eurozone in a “Grexit.” By early July, emails from Wikileaks Podesta Files showed that the Clinton camp was working to ensure that Greece remained in the EU and suggested that Bill Clinton speak directly with Prime Minister Tsipras to prevent Grexit.

    On July 10, just days after the first flurry of emails worrying about a potential Grexit, CNN reported that German Chancellor Angela Merkel was inclined to listen to the demands of German voters and say no to another round of austerity. Later on the same day, Bill Clinton’s foreign policy advisor and Hillary Clinton associate John Podesta were included in an email chain discussing disapproval of Merkel’s decision and decided that Mr. Clinton should call Merkel to “suggest” a change of course. Just nine days after this email was sent, the BBC reported that Merkel was “flip flopping” and would consider a third round of austerity measures for Greece. The austerity measures were criticized as being far too generous to Greece and not being in the best interest of German taxpayers. The multiple measures of austerity ultimately reduced Greek sovereignty and increased their reliance upon the EU.

    Proseguimento:

    https://www.zerohedge.com/news/2017-02-08/clintons-assisted-goldman-sachs-angela-merkel-greek-financial-crisis

  3. “Poi, come ben sappiamo, i politici greci non diedero escuzioni a questa precisa volontà antieuropea e tradirono il mandato loro conferito.”, parte finale dell’articolo segnata in neretto.

    Questa è la faccia ufficiale della medaglia, ecco l’altra faccia controinformativa ben diversa.

    Applicazione pratica della profonda influenza USA sulla UE nel caso ad esempio della Grecia, terza parte.

    Luglio 2015. Domanda: Secondo lei è ancora probabile tornare a parlare dell’uscita dall’euro per la Grecia? Gli Stati Uniti lo permetterebbero o hanno il timore di spingere così le Grecia nell’orbita russa e verso i Brics?

    Risposta del Prof. Alberto Bagnai:

    Se gli Stati Uniti non vogliono che la Grecia si rivolga ai Brics, devono fare una cosa molto semplice: mettere la mano al portafogli. Se siamo in questa situazione è anche per una certa leadership americana sul continente europeo. L’euro non è assolutamente una creazione europea, non lo è concettualmente, è una moneta che corrisponde al disegno egemonico degli Stati Uniti sul continente europeo. C’era bisogno di mantenere l’Europa coesa contro il nemico russo, la concezione di questa moneta corrisponde all’idea del monetarismo statunitense. Draghi dice di applicare la regola del tasso di crescita costante dell’offerta di moneta, che è la regola del monetarismo di Milton Friedman. Abbiamo il paradosso di una sinistra europea, che appoggia un progetto di matrice ideologica statunitense e monetarista che si richiama a Milton Friedman, padre spirituale dei Chicago Boys, cioè i consulenti di Pinochet. Abbiamo oggi un’Europa che sta diventando sempre più pinochettiana, pensiamo alla distruzione dei diritti civili e sociali e soprattutto economici. La sinistra oggi: siamo passati dai Ventotene Boys ai Chicago Boys.

    Se la democrazia venisse così compressa in un posto dove gli elettori si sentono rappresentati, gli elettori reagirebbero. La sinistra europea sta difendendo il grande capitale e quindi non rappresenta più i suoi elettori! L’Europa quindi è condannata ad una dittatura finanziaria.

    Proseguimento

    https://it.sputniknews.com/economia/20150714742922/

    Per la cronaca: gli americani non misero mani al portafoglio per far si che la Grecia rimanesse nell’euro ma appunto fecero forti pressioni ( vedasi precedente articolo ) riuscendoci alla grande affinchè il salvataggio della Grecia se lo accolassero gli stati europei dell’area euro tramite il cosiddetto “Fondo Salva Stati” ( EMS), ecc…

  4. 1. Poi, come ben sappiamo, i politici greci non diedero escuzioni a questa precisa volontà antieuropea e tradirono il mandato loro conferito.”, parte finale dell’articolo segnata in neretto.

    Questa è la faccia ufficiale della medaglia, ecco l’altra faccia controinformativa ben diversa.

    Applicazione pratica della profonda influenza USA sulla UE nel caso ad esempio della Grecia, quarta ed ultima parte.

    Romano Prodi, poi, si è superato. Intervistato da Radio Popolare ha detto che la Grecia non uscirà, perché gli Usa lo impediranno, avendo un netto interesse geopolitico a evitare che Putin l’attiri nella sua orbita. D’altra parte, ha proseguito Prodi, è importante che l’Europa resti unita, perché solo uniti contiamo qualcosa nel mondo. Ma come? In teoria essere uniti ci serve a non essere subalterni, ma in pratica restiamo uniti solo per subalternità agli Usa, che decidono se e per quanto noi dobbiamo continuare a tenere insieme i cocci dell’euro?”, Prof. Alberto Bagnai

    Luglio 2015

    Proseguimento:

    https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/vittoria-pirro-bagnai-altro-euro-euro-senza-austerita-non-104402.htm

    Ovviamente nel 2015 da economista indipendente il Prof. Bagnai poteva parlare in libertà senza peli sulla lingua e dire cose scomode del genere, ora che è senatore della Lega verità scomode del genere non le può più dire, chissà come mai…

    2. Il 27 novembre le avevo inviato un email “Per unire meglio i puntini su come Euro e Nato siano due facce della stessa medaglia!” a questo indirizzo:

    max.bordin@outlook.it

    e conteneva già quasi tutto ( tranne quest’ultimo punto ) il materiale controinformativo sul caso Grecia che ho segnalato in questi miei ultimi post.

    Cordiali saluti e buona domenica.

    TheTruthSeeker

  5. 1. Poi, come ben sappiamo, i politici greci non diedero escuzioni a questa precisa volontà antieuropea e tradirono il mandato loro conferito.”, parte finale dell’articolo segnata in neretto.

    Questa è la faccia ufficiale della medaglia, ecco l’altra faccia controinformativa ben diversa.

    Applicazione pratica della profonda influenza USA sulla UE nel caso ad esempio della Grecia, quarta ed ultima parte.

    Romano Prodi, poi, si è superato. Intervistato da Radio Popolare ha detto che la Grecia non uscirà, perché gli Usa lo impediranno, avendo un netto interesse geopolitico a evitare che Putin l’attiri nella sua orbita. D’altra parte, ha proseguito Prodi, è importante che l’Europa resti unita, perché solo uniti contiamo qualcosa nel mondo. Ma come? In teoria essere uniti ci serve a non essere subalterni, ma in pratica restiamo uniti solo per subalternità agli Usa, che decidono se e per quanto noi dobbiamo continuare a tenere insieme i cocci dell’euro?”, Prof. Alberto Bagnai

    Luglio 2015

    Proseguimento:

    https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/vittoria-pirro-bagnai-altro-euro-euro-senza-austerita-non-104402.htm

    Ovviamente nel 2015 da economista indipendente il Prof. Bagnai poteva parlare in libertà senza peli sulla lingua e dire cose scomode del genere, ora che è senatore della Lega verità scomode del genere non le può più dire, chissà come mai…

    2. Il 27 novembre le avevo inviato un email “Per unire meglio i puntini su come Euro e Nato siano due facce della stessa medaglia!” al suo indirizzo email:

    max bordin chiocciola outlook ecc…

    e conteneva già quasi tutto ( tranne quest’ultimo punto ) il materiale controinformativo sul caso Grecia che ho segnalato in questi miei ultimi post.

    Cordiali saluti e buona domenica.

    TheTruthSeeker

  6. Sui sondaggi sull’euro, prima parte.

    2 Dicembre 2019

    “Euro guadagna consensi ma non in Italia: nel 2019 è cresciuta l’armata degli euroscettici”, di L.N. Antonelli per “Finanza”

    2 Dicembre 2019

    Il sostegno all’Unione economica e monetaria e all’euro testa un nuovo record in Eurozona, salendo quest’anno al 76%, in rialzo di ben 9 punti percentuali dalla primavera del 2014. E’ quanto emerge dal sondaggio Eurobarometro stilato dalla Commissione europea. La percentuale dei favorevoli all’euro nell’Unione europea è rimasta invece stabile al 62%.

    Quest’ultimo sondaggio, si legge nel sito della Commissione, è stato condotto dopo le elezioni europee, tra il 7 giugno e il 1° luglio del 2019 in tutti i 28 paesi Ue e in cinque paesi candidati a entrare nel blocco.

    Tra i punti di rilievo c’è proprio il sostegno record che i cittadini danno all’euro. Sostegno record che trova la sua eccezione, tuttavia, in alcuni paesi, come in Italia. Qui, la percentuale di chi crede che la moneta unica abbia apportato benefici all’economia italiana è scesa infatti del 2% rispetto al 2018, al 55%, come a Cipro, e al secondo tasso più basso dopo quello assoluto della Lituania, dove la percentuale è pari al 49%, a fronte del 65% dell’Eurozona.

    Sempre in Italia c’è poi una bella fetta del 36% che crede che l’euro sia una cosa negativa: gli anti-euro, o euroscettici come li si vuole chiamare, sono saliti di ben il 6%. Gli italiani sono anche i meno convinti che l’euro sia positivo per l’ Ue, con il 69% che risponde positivamente e il 21% negativamente.

    I più innamorati dell’euro si confermano gli irlandesi (88%), i lussemburghesi (81%) e i finlandesi (79%). Cresciuto il sostegno, nel 2019, anche in alcuni paesi: la popolarità dell’euro è aumentata, di fatto, dell’ 8% a Cipro (55%), del 6% in Grecia (66%), del 4% in Portogallo (68%) e del 2% in Spagna (64%).

    Proseguimento:

    https://www.finanza.com/Finanza/Notizie_Italia/Italia/notizia/Euro_guadagna_consensi_ma_non_in_Italia_nel_2019_e_cresciut-514316

    Cioè praticamente usando una metafora è come se un oste ( la Commissione Europea tramite Eurobarometro ) che ha il monopolio del vino ( monopolio sulla moneta: euro ) chiede ai suoi clienti ( cittadini ) se il vino è buono, accettabile o mediocre e quindi ovviamente per continuare a vendere il suo vino di qualità mediocre tarocca il sondaggio e pubblicizza il tutto dicendo invece che il suo vino è quanto meno accettabile e addirittura buono per alcuni, insomma, una sbobba propagandistica pro euro che puzza di bruciato lontano un miglio, insomma, della serie: non domandare all’oste se ha buon vino!!

  7. Sui sondaggi sull’euro, seconda parte.

    COS’È L’EUROBAROMETRO?
    Dal 1973 le istituzioni europee commissionano sondaggi di opinione periodici in tutti gli Stati membri dell’UE: l’Eurobarometro.

    Nel 2007 il Parlamento europeo ha avviato la propria serie specifica di sondaggi Eurobarometro. Tali sondaggi riguardano numerose tematiche e si concentrano sulla percezione e sulle aspettative dei cittadini nei confronti degli interventi dell’Unione europea e delle principali sfide che quest’ultima si trova ad affrontare. I sondaggi sondano altresì nei dettagli l’atteggiamento dei cittadini nei confronti dell’Unione e del Parlamento europeo, seguendo nel contempo da vicino le opinioni dei cittadini riguardo alle elezioni europee. Grazie a questo processo di lunga data, l’analisi dei risultati fornisce un quadro dettagliato delle tendenze e dell’evoluzione dell’opinione pubblica sulle questioni europee, sia a livello nazionale che a livello sociodemografico.
    ELEZIONI EUROPEE

    Una serie speciale di sondaggi Eurobarometro del Parlamento europeo viene condotta in vista delle elezioni europee e si concentra sull’atteggiamento dei cittadini europei nel periodo precedente le elezioni europee, al fine di determinarne l’interesse per le elezioni e le opinioni sul progetto europeo. Analisi post-elettorali dettagliate, dopo lo svolgimento delle elezioni europee, integrano questo importante contributo a una migliore comprensione del comportamento elettorale dei cittadini europei.

    Proseguimento:

    https://www.europarl.europa.eu/at-your-service/it/be-heard/eurobarometer

    A ulteriore conferma che:

    non domandare all’oste se ha buon vino!!

    Ma poi a parte questo, che già basterebbe per tagliare la testa al toro, per sgamare il tutto basta constatare il fatto che questi sondaggi taroccati sono poi subito strombazzati dai media mainstream che notoriamente reggono il mocco agli eurocrati di ogni sorta, non una coincidenza fortuita!

  8. Sui sondaggi sull’euro, terza ed ultima parte.

    “Claudio Borghi: ‘25% italiani vuole uscire dall’euro, parliamone’”, Sputniknews

    5 Dicembre 2019

    Secondo Claudio Borghi, senatore della Lega di Matteo Salvini, ci sarebbe un 25% di persone che vorrebbero uscire dall’euro, qui in Italia.

    “Secondo lei è vietato presentare e rappresentare le istante di questo 25% di persone?” Domanda Borghi alla giornalista di Agorà ai su Rai Tre, dove è ospite.

    E poi spiega anche perché quando la Lega era al governo con il M5s, non parlava più di Italexit e di ritorno alla lira:

    “…non ne parlavamo quando eravamo al governo perché c’era un accordo per non parlarne. Io in ogni caso penso che nessun argomento possa essere tabù”, afferma l’onorevole Borghi.

    Proseguimento:

    https://it.sputniknews.com/politica/201912058374862-claudio-borghi-25-italiani-vuole-uscire-dalleuro-parliamone/

    Cioè praticamente, l’ultimo sondaggio Eurobarometro stilato dalla Commissione europea, già di per se taroccato ( vedasi i mie due post precedenti), afferma che il 36% degli italiani crede che l’euro sia una cosa negativa ma per Borghi diventano solo il 25% ovvero ben l’11% in meno, nella migliore delle ipotesi è una sua dimenticanza, nella peggiore delle ipotesi è malafede allo stato puro, nel senso che fanno finta che i numeri non siano a loro favore per avere sempre la scusa di avere le mani legate.

    Cordiali saluti e buona domenica.

    TheTruthSeeker

    NB c’è anche l’ipotesi via di mezzo che va sotto il nome di codardìa, nel senso che non sono in buona fede o in malafede, sono semplicemente codardi, una serie di indizi in questo senso è che sulle TV mainstream non hanno mai mostrato qualche grafico che condanna l’euro in modo definitivo e irrevocabile e siccome un’immagine vale più di mille parole e allora basta unire i puntini; poi c’è chi dice che invece sono machiavellici, la loro è fine strategia, personalmente non ci ho mai creduto per svariati motivi.

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