Dove nascono i matematici?

Per trovare un americano vincitore della medaglia Fields, il nobel della matematica, bisogna fare un lungo salto temporale e risalire al 1998, quando il Professore di Harvard Curtis McMullen ottenne il prestigioso riconoscimento per i suoi lavori accademici sul sistema di Maldebrot.

Vale la pena ricordarselo, quando leggiamo gli antitaliani che infestano il nostro paese sostenere che in Italia si studiano poco le discipline scientifiche e che il sistema scolastico europeo è costoso ed in declino.

Gli Stati Uniti ricoprono la posizione apicale nel mondo in virtù della loro storia recente, della vittoria nella seconda guerra mondiale e nella guerra fredda, per il fatto che i 327 milioni di abitanti sono distribuiti su un territorio grande due volte l’Europa e ricchissimo di materie prime.

Nonostante tali fortunate condizioni, gli americani di oggi hanno scarsa dimistichezza con la regina delle scienze, la matematica, ed i maggiori riconoscimenti che giungono a cittadini americani riguardano in verità ricercatori che hanno studiato in altre nazioni, soprattutto in Asia, e che il più delle volte appartengono ad etnie orientali.

La campagna mediatica contro il sistema scolastico e universitario europeo va avanti da decenni e da qualche anno si è trasferito sui social twitter e facebook, dove imperversano i pareri bislacchi dei Boldrin e dei Forchielli sul tema.

E questa campagna di disinformazione continua a dispetto di quello che “lor signori” rivendicano come un valore: il numero!

Se diamo retta a Pitagora e riconosciamo che “tutto è numero”, allora le cose per i cittadini della prima potenza mondiale vanno decisamente male.

Gli odiatissimi iraniani, ad esempio, che i nostri telegiornali ci fanno vedere vestiti come Lawrence d’Arabia intenti a sparare in aria col kalashnikov a bordo di un pick up toyota, hanno vinto l’ultima edizione del premio Field, con ben due esponenti: Fereydoun Derakhshani (curdo di etnia) ed Akshay Venkatesh. A far loro compagnia sul podio a pari merito il tedesco Peter Scholze e, soprattutto, l’italiano Alessio Figalli, professore al politecnico di Zurigo e “reo” di essersi diplomato al Liceo Classico. E nelle tornate precedenti? Nel 2014 ci sono ancora gli iraniani, come la povera Maryam Mirzakhani di Teheran, purtroppo scomparsa nel 2017.

Nel 2010 (il premio viene distribuito ogni 4 anni), la vittora andò al russo Stanislav Smirnov, al vietnamita Ngô Bảo Châu, alll’israeliano Elon Lindenstrauss ed al francese Cédric Villani, noto al di là delle Alpi anche per la sua attività politica. Senza farla troppo lunga, anche nel 2006 e nel 2002 l’ambito premio andò a orientali, russi e francesi. Nisba agli americani, che con le loro ipertrofica e costosssime università private si devono attaccare.

La cosa curiosa è che i matematici interessati non rilasciano di norma giudizi tranchant sui sistemi scolastici e universitari che li hanno portati all’eccellenza, mentre lo fanno senza scrupolo molti divulgatori che, in quanto tali, hanno delle disciline scientifiche una conoscenza più superficiale, oppure non hanno scoperto nulla e possono vedere premi e riconoscimenti come la medaglia Fields solo col cannocchiale.

Il «cannone occhiale» – mi piace ricordarlo – è uno strumento che fu utilizzato per la ricerca scientifica per la prima volta da un italiano, tale Galielo Galilei, figlio di un musico e inventore del metodo ancora oggi applicato con profitto nella stragrande maggioranza dei procedimenti che portano all’individuazione di una legge scientifica.

Sul sito dell’Invalsi, che sintetizza gli ultimi risultati Ocse c’è scritto che “nella prova di Matematica il punteggio dell’Italia è di 487, in linea con la media OCSE che è 489. I nostri alunni – continua la nota dell’Invalsi – hanno ottenuto un risultato simile a quello di Portogallo, Australia, Federazione Russa, Repubblica Slovacca, Lussemburgo, Spagna, Georgia, Ungheria e Stati Uniti. Poi uno va a vedere e scopre che la Russia batte l’Italia in matematica di solo un punto e che gli Stati Uniti, invece, sono 9 punti sotto, a quota 478. Guardando, invece, ai risultati ottenuti dalle scuole superiori prescelte per i test ocse, si trova nero su bianco che:

«Gli studenti liceali (522 punti) ottengono risultati superiori a quelli degli studenti degli Istituti tecnici (482), degli Istituti professionali (405) e della Formazione professionale (423)».

Dunque, in media, lo studente liceale (522 pt) italiano è più preparato di americani (478), russi (488) e tedeschi (500 pt). Proprio la tipologia di studi presa di mira dai soliti noti…

Sarebbe ora che tutti coloro che si occupano di informazione si interessassero maggiormente della campagna mediatica fake secondo la quale in europa ed in Italia si fa poca scienza. Anche se, me ne rendo ben conto, i divulgatori avversari godono di tanto buon tempo e risorse economiche interessate.

ps. Meno felice, ad onor del vero, il dato registrato dall’Ocse in chimica e scienze naturali, dove forse l’Italia paga una cronica carenza laboratoriale. Anche in questo caso, comunque, le distanze sono davvero ridotte rispetto ai colosso mondiali.

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