Quando Trump è meglio e Pelè

Non nutro alcuna particolare simpatia per il Presidente Trump. Sotto un profilo umano, almeno da quel che sappiamo della sua biografia, darei al momento un giudizio neutro. Secondo le diverse fonti a disposizione, si tratta di un classico imprenditore americano, figlio di famiglia ricca, ma nipote di immigrati tedeschi, con studi accademici in economia ed un carattere diretto ed eccentrico che lo hanno portato alla ribalta dei media americani per molti anni anche come personaggio televisivo. A giudicare dai discorsi pubblici non sembra un genio e non pare avere la statura morale di un Abramo Lincoln, o il coraggio di Eisenhower nè la simpatia giovanilistica di un Kennedy. Detto questo, a fine mandato qualche considerazione positiva sulla sua opera di politica estera la posso anche fare, sperando di non essere smentito proprio in zona Cesarini. Dico politica estera perchè ci riguarda tutti, mentre quella interna è più complessa, e forse meglio sarebbe lasciarla fare ai cittadini americani che l’hanno vissuta sulla loro pelle.

Lo so bene che chi pensa all’America come ad un impero da distruggere e annientare, Trump non può sembrare che un mostro e un assassino. In primo luogo perchè è a capo di questo Impero. In secondo luogo, perchè la decisione di uccidere un avversario così vigliaccamente come appena accaduto con il generale Soulimanì non ha convinto nessuno, neppure gli atlantisti più ferventi.

Però i numeri parlano chiaro, e anche se un Capo di Stato per passare alla storia deve fare meglio di Trump (molto meglio), fanno sorridere le anime belle che credono nella possibilità di avere il Mahatma Gandi alla casa Bianca dall’oggi al domani.

In queste ore gira sui social un meme carino per la sua chiarezza ed esplicita capacità informativa. Questo:

LISTA DEI PAESI OCCUPATI, INVASI E BOMBARDATI O IN CUI SONO STATI ORGANIZZATI COLPI DI STATO:

Come si vede, gli Stati Uniti d’America per motivi geografici, storici e soprattutto economici si sono comportati come un Impero nel senso tradizionale del termine. Tuttavia, Donald Trump è andato al potere nel 2016 ed ha avuto 4 anni di tempo per agire come i suoi predecessori. Invece, nel triste elenco di colpi di stato, bombardamenti e guerre, non compaiono il 2016, nè il 2017, nè il 2018, nè il 2019. Gli mancano pochi mesi per fare stragi, insomma.

Detto diversamente, Donald Trump farà anche ridere per il suo look da cugino Gastone. Possiamo dispezzarlo per il bombardamento di rappresaglia a Damasco nel 2018. Oppure considerarlo un vile sicario per il drone a Soulimanì, però ad oggi è il Presidente che ha meno morti sulla coscienza di tutta la storia degli Stati Uniti.

L’amante belloccio di Marilyn Monroe, ad esempio, osannato dai radical europei e noto per la sua tragica morte (Kennedy), ha “solo” iniziato la guerra del Vietnam, una delle peggiori tragedie del XX secolo, che mandò al macello migliaia di giovani soldati americani e produsse stragi indicibili tra gli abitanti della regione. Che dire poi di Henry Truman, che bombardò con l’atomica Hiroshima e Nagasaki uccidendo decine di migliaia di civili giapponesi? Ed i Bush? Tra guerre di pura aggressione all’Iraq e all’Afghanistan, davvero non saprei chi scegliere tra il padre ed il figlio! I primi presidenti a stelle e strisce, mitizzati dagli storici e dall’opinione pubblica, furono in realtà responsabili di uno dei più gravi genocidi della storia dell’umanità che causò la quasi estinzione dei pellerossa americani, a tutt’oggi relegati nelle Riserve. La schiavitù e la tratta interessarono gli Stati Uniti in misura talmente massicica che ad oggi, 41 milioni di americani sono di origine sushariana. Obama e la Clinton si adoperarono per distruggere la Libia e rovesciare tutta l’Africa del nord ed il medioriente, sponsorizzando in modo sfacciato le organizzazioni terroristiche più espremiste. Il marito della Clinton, tale Bill, bombardò i civivili di Belgrado, città nel cuore dell’Europa. Insomma, se siete in grado di trovarmi un Presidente degli Stati Uniti che non ha scatenato guerre o promosso colpi di stato, trovatemelo voi perchè io faccio molta fatica. Forse Franklin Delano Roosvelt, che comunque guidò l’impresa di conquista del Pacifico decretando un pesantissimo embargo economico al Sol Levante, PRIMA che i giapponesi aggredissero vigliaccamente la marina a Pearl Harbor.

Con Trump il numero dei militari in medioriente non è diminuito. Anzi, è aumentato, ma i contingenti sono ora limitati ad alcuni paesi (Iraq, Afghanistan…) e il messaggio lanciato in questi anni è stato di ripegamento geopolitico. Senza dubbio, tale messaggio risuona squillante, a dispetto dei suoi predecessori guerrafondai.

16 Commenti

  1. “Insomma, se siete in grado di trovarmi un Presidente degli Stati Uniti che non ha scatenato guerre o promosso colpi di stato, trovatemelo voi perchè io faccio molta fatica.”, Riferimento: parte finale dell’articolo segnata in neretto.

    Non corrisponde minimamente a verità che l’amministrazione Trump abbia un profilo non guerrafondaio e pacifico che si distingue nettamente dalle precedenti amministrazioni statunitensi, anzi al contrario è in linea con le precedenti, ecco i motivi principali.

    Prima parte.

    In Sud America l’amministrazione Trump è intervenuta pesantemente per destabilizzare il Venezuela di Maduro, ha sostenuto e sostiene la Presidenza Bolsonero in continuazione ideologica con l’amministrazione americana precedente che aveva fatto cadere la Presidenza di Dilma Roussef, continuazione di quella di Ignacio Lula, fondamentalmente socialista, antitetica a quella di Bolsonero e non filoamericana come invece lo è dalla testa ai piedi la presidenza Bolsonero, e via dicendo in altre parti del Sud America…, in pratica l’amministrazione Trump ha rispolverato la dottrina Cebrowski per cacciare dal Centro e Sud America i governi filo-comunisti, ecco a proposito un’ottima analisi di Tino Oldani per “ItaliaOggi”.

    “Venezuela: Trump ha rispolverato la dottrina Cebrowski per cacciare dal Centro e Sud America i governi filo-comunisti”

    a cura di Tino Oldani per “ItaliaOggi”

    29 gennaio 2019

    https://www.italiaoggi.it/news/venezuela-trump-ha-rispolverato-la-dottrina-cebrowski-per-cacciare-dal-centro-e-sud-america-i-governi-2331420

  2. “Insomma, se siete in grado di trovarmi un Presidente degli Stati Uniti che non ha scatenato guerre o promosso colpi di stato, trovatemelo voi perchè io faccio molta fatica.”, Riferimento: parte finale dell’articolo segnata in neretto.

    Non corrisponde minimamente a verità che l’amministrazione Trump abbia un profilo non guerrafondaio e pacifico che si distingue nettamente dalle precedenti amministrazioni statunitensi, anzi al contrario è in linea con le precedenti, ecco i motivi principali.

    Seconda parte.

    “Trump Is Expanding America’s Wars, Not Ending Them

    He’s failed to deliver his promised withdrawals from Afghanistan and Syria, vetoed an order to get out of Yemen, and expanded the U.S. bombing of Somalia, all while eyeing Iran.”

    by Tom Engelhardt for “Foreign Policy In Focus”

    April 17, 2019.

    https://fpif.org/trump-is-expanding-americas-wars-not-ending-them/

  3. “Insomma, se siete in grado di trovarmi un Presidente degli Stati Uniti che non ha scatenato guerre o promosso colpi di stato, trovatemelo voi perchè io faccio molta fatica.”, Riferimento: parte finale dell’articolo segnata in neretto.

    Non corrisponde minimamente a verità che l’amministrazione Trump abbia un profilo non guerrafondaio e pacifico che si distingue nettamente dalle precedenti amministrazioni statunitensi, anzi al contrario è in linea con le precedenti, ecco i motivi principali.

    Terza ed ultima parte.

    “La vera storia dell’assassinio di Sulaymani”

    a cura di Federico Pieraccini, per Strategic Culture Foundation, tradotto in italiano da “Aurorasito”

    8 gennaio 2020

    Giorni dopo l’assassinio del Generale Qasim Sulaymani, nuove e importanti informazioni emergono dal discorso del primo ministro iracheno. La storia dell’assassinio di Sulaumani sembra andare molto più in profondità di quanto finora riferito, coinvolgendo Arabia Saudita e Cina, nonché il ruolo del dollaro USA come valuta di riserva globale. Il Primo ministro iracheno Adil Abdul-Mahdi rivelava i dettagli delle sue interazioni con Trump nelle settimane precedenti l’assassinio di Sulaymani in un discorso al parlamento iracheno. Cercava di spiegare più volte in diretta televisiva come Washington l’avesse costretto con altri parlamentari iracheni a sostenere la linea nordamericana, minacciando persino di far sparare da cecchini sotto falsa bandiera e manifestanti e personale della sicurezza per infiammare la situazione, ricordando i metodi simili a Cairo nel 2009, Libia nel 2011 e Majdan nel 2014. Lo scopo di tale cinismo era gettare l’Iraq nel caos.
    Ecco la ricostruzione della storia.

    Proseguimento:

    http://aurorasito.altervista.org/?p=9755

  4. “Insomma, se siete in grado di trovarmi un Presidente degli Stati Uniti che non ha scatenato guerre o promosso colpi di stato, trovatemelo voi perchè io faccio molta fatica.”, Riferimento: parte finale dell’articolo segnata in neretto.

    Non corrisponde minimamente a verità che l’amministrazione Trump abbia un profilo non guerrafondaio e pacifico che si distingue nettamente dalle precedenti amministrazioni statunitensi, anzi al contrario è in linea con le precedenti, ecco i motivi principali.

    Terza ed ultima parte.

    La versione originale in lingua inglese dell’articolo precedente.

    “The Deeper Story Behind the Assassination of Soleimani”

    by Federico Pieraccini for “Strategic Culture”

    January 8, 2020

    Days after the assassination of General Qasem Soleimani, new and important information is coming to light from a speech given by the Iraqi prime minister. The story behind Soleimani’s assassination seems to go much deeper than what has thus far been reported, involving Saudi Arabia and China as well the U.S. dollar’s role as the global reserve currency.

    The Iraqi prime minister, Adil Abdul-Mahdi, has revealed details of his interactions with Trump in the weeks leading up to Soleimani’s assassination in a speech to the Iraqi parliament. He tried to explain several times on live television how Washington had been browbeating him and other Iraqi members of parliament to toe the American line, even threatening to engage in false-flag sniper shootings of both protesters and security personnel in order to inflame the situation, recalling similar modi operandi seen in Cairo in 2009, Libya in 2011, and Maidan in 2014. The purpose of such cynicism was to throw Iraq into chaos.

    Here is the reconstruction of the story.

    Proseguimento:

    https://www.strategic-culture.org/news/2020/01/08/the-deeper-story-behind-the-assassination-of-soleimani/

    Cioè praticamente, l’amministrazione Trump aveva chiesto il pizzo di ben il 50% di tutti gli introiti petroliferi annuali dell’Irak e dicendo a chiare lettere che se rifiutavano gli avrebbero fatto passare guai davvero seri…., della serie:

    War Is A Racket!

    Per trovare il mitico discorso “War Is A Racket” di Smedley Butler, Maggior Generale del Corpo della Marina degli Stati Uniti, tradotto in italiano, scrivere queste parole chiave:

    La guerra è un racket Come Don Chisciotte

    Cordiali saluti.

    TheTruthSeeker

    • se fosse vero quanto scrivi tu citando alcune fonti (meno accreditate di Dottori della Luiss ed in linea con l’atlantista Fabbri, semmai), l’america non sarebbe affatto un impero, ma un paesotto privo di qualsiasi deterrenza…ma i dati sul potenziale offensivo degli states contrasta nettamente con questi fallimenti. Venezuela in primis. credo che questo fraintendimento – molto comune ma non per questo giustificabile – sia dovuto alla confusione che c’è sul leader che non è in perfetta liena con pentagono, cia e company. Perlomeno non molto spesso. L’impacchettamento non è mica un caso.
      cordialità

      • “Se fosse vero quanto scrivi tu citando alcune fonti meno accreditate di Dottori della Luiss ed in linea con l’atlantista Fabbri, semmai,”, Prof Massimo Bordin.

        1. Su “Strategic Culture” ci scrive gente del calibro di Phil Giraldi, ex alto ufficiale della CIA in missioni in giro per il mondo, Paul Craig Roberts, che ha un CV stellare, fu anche sottosegretario al Tesoro nell’amministrazione Reagan, ed è in USA una delle voci più autorevoli della controinformazione politica, economica e storica, Wayne Madsen, eccellente giornalista investigativo autore di clamorosi scoop, fra i quali ad esempio quelli sugli scheletri negli armadi di Barack Obama e George Soros, ne ha fatto un altro di recente dei suoi su Donald Trump, ovviamente è stato silenziato dai media mainstream americani ( perchè vede coinvolti anche democratici ) e tanta altra gente davvero in gamba.

        Comunque, questa è la Mission di “Strategic Culture”:

        Strategic Culture Foundation provides a platform for exclusive analysis, research and policy comment on Eurasian and global affairs. We are covering political, economic, social and security issues worldwide. Since 2005 our journal has published thousands of analytical briefs and commentaries with the unique perspective of independent contributors. SCF works to broaden and diversify expert discussion by focusing on hidden aspects of international politics and unconventional thinking. Benefiting from the expanding power of the Internet, we work to spread reliable information, critical thought and progressive ideas.

        Come vede “Strategic Culture” non c’entra niente con quello che dice lei.

        2. A parte questo, prendere la Luiss come simbolo di eccellenza nell’analisi geopolitica è molto azzardato per usare un eufemismo visto che sono stati e sono ancora in prima linea a cantare le bellezze e virtù dell’euro e sono comunque sempre a favore della Nato a comando americano, addirittura a Lucio Caracciolo, che insegna alla Luiss e che dal 1993 è anche direttore di “Limes-Rivista Italiana di Geopolitica”, gli ho sentito dire qualche giorno fa in TV su “La7” ( conduceva Andrea Purgatori e in studio c’era anche una certa giornalista Alessandra Mannocchi ) che l’uccisione di Soleimani è una mossa di Donald Trump per farsi rieleggere e che Israele non c’entra niente, due balle clamorose, per constatare quanto siano clamorose queste sue balle, vedasi lettura attenta integrale dell’articolo “La vera storia dell’assassinio di Sulaymani” già segnalato e di questo altro articolo controinformativo.

        “Qual è la vera minaccia nucleare in Medio Oriente”

        di Manlio Dinucci

        08/01/2020

        «L’Iran non rispetta gli accordi sul nucleare» (Il Tempo), «L’Iran si ritira dagli accordi nucleari: un passo verso la bomba atomica» (Corriere della Sera), «L’Iran prepara le bombe atomiche: addio all’accordo sul nucleare» (Libero): così viene presentata da quasi tutti i media la decisione dell’Iran, dopo l’assassinio del generale Soleimani ordinato dal presidente Trump, di non accettare più i limiti per l’arricchimento dell’uranio previsti dall’accordo stipulato nel 2015 con il Gruppo 5+1, ossia i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu (Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Russia, Cina) più la Germania.
        Non vi è quindi dubbio, secondo questi organi di «informazione», su quale sia la minaccia nucleare in Medio Oriente. Dimenticano che è stato il presidente Trump, nel 2018, a far ritirare gli Usa dall’accordo, che Israele aveva definito «la resa dell’Occidente all’asse del male guidato dall’Iran». Tacciono sul fatto che vi è in Medio Oriente un’unica potenza nucleare, Israele, la quale non è sottoposta ad alcun controllo poiché non aderisce al Trattato di non-proliferazione, sottoscritto invece dall’Iran.

        Proseguimento:

        https://www.ariannaeditrice.it/articoli/qual-e-la-vera-minaccia-nucleare-in-medio-oriente

        Pubblicato anche su “ReteVoltaire”.

        3. Su Roosevelt risponderò con un altro post.

        • Qualsiasi articolo di dario fabbri di limes sostiene quel che sostieni tu nelle repliche. e cioè che trump è come tutti gli altri presidenti nella politica aggressiva (il che, ripeto è una balla colossale nei fatti, cioè in ciò che vediamo sulle mappe, tramite le sitrep e nella conta dei morti). Ripeto, sostieni ciò che dice Fabbri, l’uomo di Caracciolo in Limes (germano dottori della luiss non è il secondo di caracciolo in Limes, fabbri si. Dottori scrive di trump da anni, acnhe un libro ultimamente in ristampa, è analista strategico in università e non un giornalista). Il guaio di quel che NON dici è che negli states c’è una guerra intestina tra apparati e che trump non è quasi mai in linea con questi apparati. Che, poi, gli americani non se ne vadano dalle zone sotto influenza domani mattina ed a prescindere da qualsiasi presidente arrivi non solo è ovvio, ma non è nemmeno possibile. il reflusso degli imperi dura decenni e non avviene certamente in 4 anni di mandato. La manovra di Trump sull’iran è ovvia, perchè quegli asini dei suoi predecessori hanno fatto cadere Iraq sotto influenza iraniana e questo gli states non possono acccettarlo dopo le spese sostenute ed i morti avuti nelle guerre del golfo. tutta la politica estera americana è orientata a ridimensioanre le pretese di uno stato sugli altri nelle zone sotto la sua influenza ed è questa la “colpa” dell’iran per gli americani. Ma trump NON ha attaccato l’iran, non l’ha bombardata, come invece hanno fato fare i suoi predecessori, lì, come altrove. Dunque, il giudizio su trump può essere positivo, se confrotnato con quello dei predecessori. Che infatti gli hanno persino predisposot un impeachement da tanto che è “uguale a loro”, come sostenute tu (e fabbri di limes). Buona continuazione
          ps dimenticavo: non ho nulla contro paul craig e company, che leggo spesso e che spesso mi convincono. Solo ritengo pieraccini e lattanzio di aurorasito (almeno questi sono quelli che citavi tu) meno competenti di altri sulla figura di trump

          • 1. “Se fosse vero quanto scrivi tu citando alcune fonti meno accreditate di Dottori della Luiss ed in linea con l’atlantista Fabbri, semmai,”, Prof Massimo Bordin.

            E allora, lei scrivendo “di Dottori della Luiss” ha fatto intendere che si stava riferendo a Germano Dottori che è ricercatore presso il CeMiSS, Centro Militare di Studi Strategici. Oltre ad essere consigliere scientifico di Limes, Rivista Italiana di Geopolitica, e insegna anche Studi Strategici al Dipartimento di Scienze Politiche della LUISS.

            2. ” Qualsiasi articolo di Dario Fabbri di Limes sostiene quel che sostieni tu nelle repliche e cioè che Trump è come tutti gli altri presidenti nella politica aggressiva, il che, ripeto è una balla nei fatti, cioè in ciò che vediamo e nelal conta dei morti.”, Prof Massimo Bordin

            Non me ne frega niente di D. Fabbri e Limes ma io personalmente non ho raccontato balle, ecco ulteriori fatti incontrovertibili in merito.

            A. “Bring the Troops Home, But Also Stop the Bombing: 291,880 Bombs Dropped by US and allies since 2001”
            by Nicolas J. S. Davies and Medea Benjamin
            for Global Research, December 26, 2018

            https://www.globalresearch.ca/bring-the-troops-home-but-also-stop-the-bombing-291880-bombs-dropped-by-us-and-allies-since-2001/5663963

            In particolare il seguente passaggio:

            Please look at this chart, and take a few moments to reflect on the mass destruction it represents:

            Numbers of bombs and missiles dropped on other countries by the U.S. & its allies since 2001.

            Come si può bene vedere nel 2017 ammontano a un totale di 59.117 e nel 2018 ( dati incompleti ) ammontano a un totale di 19.795, l’amministrazione Trump si è insediata a gennaio 2017.

            Da notare anche il seguente passaggio successivo:

            These figures are an absolute minimum of confirmed strikes, based on U.S. Airpower Summaries for Afghanistan, Iraq and Syria; the Bureau of Investigative Journalism’s count of confirmed drone strikes in Pakistan, Somalia and Yemen; the Yemen Data Project‘s count of Saudi-led airstrikes on Yemen; and other published statistics. Figures for 2018 are through October for Iraq, Syria and Afghanistan; through November for Yemen; and incomplete for other countries.

            B. Per trovare articolo, scrivere queste parole chiave:

            Trump administration touts 33% increase in foreign arms sales CNN

            Questo l’inizio dell’articolo:

            Washington (CNN) US foreign military sales totaled $55.66 billion in 2018, a 33% increase compared to the nearly $42 billion in weapons sold in 2017, the Defense Cooperation Agency announced Wednesday.
            It is the highest annual total for military sales to foreign governments since 2012 when the US conducted upwards of $69 billion in arms deals with allies and partners around the world.

            C. Per trovare articolo, scrivere queste parole chiave:

            Trump Didn’t Shrink U.S. Military Commitments Abroad—He Expanded Them Foreign Affairs

            Da notare il seguente passaggio:

            BY THE NUMBERS

            The clearest measure of Trump’s retrenchment efforts, or lack thereof, is foreign troop deployments. In the final months of Obama’s presidency, approximately 198,000 active duty U.S. military personnel were deployed overseas, according to the Pentagon’s Defense Manpower Data Center. By comparison, the most recent figure for the Trump administration is 174,000 active duty troops. But even that difference reflects an accounting trick. Beginning in December 2017, the Defense Department started excluding troops deployed to Afghanistan, Iraq, and Syria from its official reports, citing a vague need to “protect our forces.” When the estimated troop levels for those three countries are added back in, the current total ( December 2019 ) is around 194,000—roughly equivalent to the number Trump inherited.

            3. Conclusione.

            Sulla base dei fatti appena esposti ( A. B. e C. relativi al punto 2. ) e delle mie precedenti segnalazioni è più che evidente che non ho raccontato balle in alcun modo e quindi non sono certo io quello che si deve mettere il cuore in pace.

            Cordiali saluti e buona serata.

            TheTruthSeeker

          • visto che ti piacciono gli elenchi:
            1) “E allora, lei scrivendo “di Dottori della Luiss” ha fatto intendere che si stava riferendo a Germano Dottori che è ricercatore presso il CeMiSS, Centro Militare di Studi Strategici. Oltre ad essere consigliere scientifico di Limes, Rivista Italiana di Geopolitica, e insegna anche Studi Strategici al Dipartimento di Scienze Politiche della LUISS”.

            certamente, proprio a lui facevo riferimento, ma un conto è essere consigliere, un’altor portavoce ufficiale, come fabbri (che sostiene paro paro la tua tesi)

            2) “Non me ne frega niente di D. Fabbri e Limes ma io personalmente non ho raccontato balle, ecco ulteriori fatti incontrovertibili in merito”.

            se non te ne frega niente, perchè li citi (limes) in replica? se li citi in replica e poi si scopre che hanno la tua stessa tesi… ovvio che io li devi riprendere. e la tesi di limes passa per caracciolo e fabbri, non per germano dottori. Dottori sostiene ciò che dico io; fabbri e caracciolo ciò che dici tu. (solo limitatamente a trump in questo specfico caso, s’intende)

            3) citare articolisti non è sufficiente per dire la verità. tutti possiamo ciatare opinionisti accreditati e autorevoli. Ciò che conta è il filo logico che ne sta alla base.
            di nuovo saluti

          • In risposta alla replica del Prof M. Bordin del 10/01/2020 h 6:52 pm.

            1. E’ vero o non è vero che l’amministrazione Trump nel 2017 e nel 2018 (molto probabilmente anche nel 2019) ha buttato un sacco di bombe e lanciato missili in Iraq, Siria, Afghanistan, Libano, Libia, Pakistan, Palestina, Somalia e Yemen?

            Risposta: si è vero perchè il relativo articolo che ho segnalato menziona delle fonti affidabili ben precise da cui si riprendono questi dati e quindi non trattasi di citare articolisti, opinionisti accreditati e autorevoli ma di riportare fatti nudi e crudi e solo poi di stabilire un filo logico consequenziale.

            2. E’ vero o non è vero che l’amministrazione Trump ha venduto armamenti militari americani a paesi esteri per notevoli cifre per un totale di $55.66 miliardi nel 2018, con un aumento del 33% in confronto a quasi $42 miliardi in armamenti venduti nel 2017?

            Risposta: si è vero perché nel relativo articolo che ho segnalato questi dati riportati erano stati comunicati da “The Defense Cooperation Agency” degli USA e visto che ci siamo riporto anche la notizia per il 2019, per trovarla scrivere queste parole chiave:

            U.S. foreign arms sales hit $44.15 billion in first three quarters of FY2019 Reuters

            Quindi anche in questo caso non trattasi di citare articolisti, opinionisti accreditati e autorevoli ma di riportare fatti nudi e crudi e solo poi di stabilire un filo logico consequenziale.

            3. E’ vero o non è vero che l’amministrazione Trump aveva promesso di ridurre le trupppe di militari americani in giro per il mondo ma non ha mantenuto in alcun modo la promessa?

            Risposta: si è vero perché nel relativo articolo che ho segnalato i dati provengono dal “Defense Department” degli USA e quindi anche anche in questo caso non trattasi di citare articolisti, opinionisti accreditati e autorevoli ma di riportare fatti nudi e crudi e solo poi di stabilire un filo logico consequenziale.

            4. Per tagliare la testa al toro definitivamente:

            “Alberto Bradanini: gli Usa Stato-canaglia, ritiriamo le truppe italiane”

            https://www.libreidee.org/2020/01/bradanini-gli-usa-stato-canaglia-ritiriamo-le-truppe-italiane/

            Il punto chiave dell’articolo:

            Per quanto riguarda Israele, l’America ha già dimostrato la sua affezione nei confronti delle politiche irrazionali israeliane, riconoscendo Gerusalemme come capitale dello Stato e riconoscendo le alture del Golan (che appartengono alla Siria).

            Tutta la comunità internazionale è insorta molto poco, davanti a queste due aberrazioni, dal punto di vista del diritto internazionale, e non fa che sostenere Israele nella sua politica degli insediamenti, che ormai impediscono in via definitiva la soluzione dei due Stati. In Medio Oriente tutto è cominciato lì, con la Palestina, che ancora non trova pace: anche i palestinesi hanno diritto a una patria. Il punto è che gli Stati Uniti vogliono agire come battitori liberi: non riconoscono più nessuna autorità morale, politica e giuridica alla comunità internazionale. Da parte dell’Europa ci vorrebbe un sussulto di tutela dell’etica politica, nella politica internazionale. E questo è un momento storico straordinario, per questo sussulto. L’Italia dovrebbe intanto ritirare tutti i suoi soldati presenti nell’area. Cosa ci stanno a fare, lì? Stanno facendo o il lavoro sporco degli interessi americani e israeliani, come nel Sud del Libano, oppure cose misteriose, in Iraq e in altre aree del Medio Oriente. Non sappiamo bene cosa stiano facendo; ma, se ci sono, è perché ce lo hanno imposto gli americani. Questo è il primo passo che un governo serio dovrebbe compiere.

            NB Alberto Bradanini è esponente di primissimo piano della diplomazia italiana, è stato a lungo ambasciatore a Teheran e poi a Pechino.

            Cordiali saluti e buon fine settimana.

            TheTruthSeeker

  5. “Forse Franklin Delano Roosvelt, che comunque guidò l’impresa di conquista del Pacifico decretando un pesantissimo embargo economico al Sol Levante, PRIMA che i giapponesi aggredissero vigliaccamente la marina a Pearl Harbor.”,

    Riferimento: parte finale dell’articolo immediatamente dopo quella segnata in neretto.

    Un’affermazione del genere presuppone che gli Stati Uniti siano stati colti di sorpresa, cosa che non corriponde minimamente alla verità storica ma invece alla vulgata della propaganda di guerra della seconda guerra mondiale ancora purtroppo vigente dopo più di 70 anni.

    Ecco degli ottimi spunti controinformativi storici che fanno a pezzi questa vulgata propagandistica della seconda guerra mondiale ancora vigente dopo più di 70 anni, chissà come mai…

    1. “Pearl Harbor: Noi sappiamo che Loro sanno!”

    di U. Iacoviello per “Ereticamente” pubblicato da AE

    30/03/2017

    Noi sappiamo che loro sanno, e loro non sanno che noi sappiamo è una frase pronunciata dal generale George C. Marshall il 15 novembre 1941 in una conferenza stampa fatta con pochi giornalisti scelti, appena tre settimane prima dell’attacco giapponese a Pearl Harbor. Il“Noi sappiamo” era riferito alle migliaia di messaggi della Marina giapponese intercettati dai crittografi statunitensi che indicavano le intenzioni giapponesi di un attacco a sorpresa alle Hawaii.

    Proseguimento:

    https://www.ariannaeditrice.it/articoli/pearl-harbor-noi-sappiamo-che-loro-sanno

    2. Per trovare altro articolo storico controinformativo, scrivere queste parole chiave:

    La verità su Pearl Harbor Ossin org

    3.

    A. “Il Giorno Dell’Inganno. Pearl Harbor: un disastro da non evitare”, Robert Stinnett, Il Saggiatore, 2001, pag.460.

    B. La versione originale in lingua inglese.

    “Day of Deceit: The Truth about FDR and Pearl Harbor” by Robert B. Stinnett

    Editore: Simon & Schuster
    Anno: 2001
    Rilegatura: Paperback
    Pagine: 399 p.

    La versione tradotta in italiano non è più disponibile da tempo, chissà come mai…, si trova solo online di seconda mano e a caro prezzo, comunque ne vale ogni centesimo, un capolavoro assoluto di controinformazione storica.

    Commenti conclusivi:

    1. ” Tutta la guerra si basa sull’inganno.”, Sun Tzu

    2. “Vi sono due storie: la storia ufficiale, menzognera, che ci viene insegnata, la storia ad ‘usum delphini’, e la storia segreta, dove si trovano le vere cause degli avvenimenti, una storia vergognosa.” Honoré de Balzac,
    (1799 – 1850), scrittore francese.

    Cordiali saluti e buon prosieguo a tutti quelli di buona volontà.

    TheTruthSeeker

    • anche qui confondi il pentagono con roosvelt. io prlo di presidneti, non di corporation o establishment militare. Roosvelt si è emozionato alle lacrime al discorso dopo l’attacco e si è messo persino in piedi. Sapeva tutto anche lui? Può essere benisssimo, non lo nego affatto, ma allora si tratta del più bravo attore del mondo (bush, ad esempio, non si commosse in pubblico per l’11 settembre)

  6. “anche qui confondi il pentagono con roosvelt. io prlo di presidneti, non di corporation o establishment militare. Roosvelt si è emozionato alle lacrime al discorso dopo l’attacco e si è messo persino in piedi.”, Prof Massimo Bordin

    1. Io non confondo un bel niente, vedasi già la mia puntuale, ragionata e dettagliata risposta che le ho appena dato.

    2. Comunque, ecco qui due significativi indizi su chi era in realtà Franklin Delano Roosevelt:

    A. “You know I am a juggler, and I never let my right hand know what my left hand does. I may have one policy for Europe and one diametrically opposite for North and South America. I may be entirely inconsistent, and furthermore I am perfectly willing to mislead and tell untruths if it will help win the war.”

    Franklin Delano Roosevelt, during a conversation in May 1942 with his close adviser Treasury Secretary Henry Morgenthau.

    B. “Jesse Owens teneva sempre una foto di Hitler nel portafoglio”

    Durante i giochi olimpici, Adolf Hitler fece l’impensabile. Strinse la mano a un negro, e il negro in questione era il campione olimpico di Jesse Owens. L’anno era il 1936 e il luogo era Berlino, in Germania. Jesse Owens aveva appena vinto quattro medaglie d’oro alla manifestazione, divenendo così uno dei più grandi atleti del mondo.

    di Yolanda Spivey da BOSS del 14 luglio 2014 (traduzione per “Storia in Rete” di EM) BOSS Sports

    La vittoria lasciò perplesso Hitler, che era convinto che i suoi uomini avrebbero stravinto alle Olimpiadi in virtù della loro appartenenza a una “razza superiore”. E vedere Jesse Owens vincere delle medaglie olimpiche lo fece arrabbiare. Eppure Hitler gli strinse la mano, dando a Owens il rispetto che meritava.

    Il presidente degli Stati Uniti a quel tempo era Franklin D. Roosevelt, anche conosciuto con l’acronimo FDR; e il razzismo in America non era nascosto, ma tranquillamente esibito ovunque. Mentre molti credevano FDR fosse un presidente equo e giusto, altri lo ritenevano un bigotto che detestava i negri. Per esempio, concesse ai sindacati di escludere i negri dal lavoro durante la Grande Depressione. E anche se si era espresso contro il linciaggio di uomini e donne di colore, sapeva bene che il suo New Deal non aveva beneficiato i negri in egual misura di come aveva fatto con gli americani di razza bianca.

    Le Olimpiadi di Berlino del 1936 erano importanti perché il mondo era in guerra e Hιtler aveva necessità di mettersi in mostra. Non solo voleva promuovere l’immagine del suo governo, ma anche dimostrare la sua teoria che ariani erano superiori ai negri e agli ebrei. Egli si è spinto fino a dire che i due gruppi razziali non avrebbero dovuto partecipare ai Giochi Olimpici, ma dopo che le altre nazioni avevano minacciato di boicottare le Olimpiadi, ritirò questa proposta.

    Si potrebbe pensare che il presidente Franklin D. Roosevelt sarebbe stato felicissimo di vedere un connazionale vincere l’oro alle Olimpiadi, schiacciando così teorie di odio e mettendo l’America di nuovo alla ribalta come una superpotenza mondiale. Ma FDR fu in realtà sconvolto dal fatto che un uomo nero aveva battuto un ariano per l’oro olimpico.

    FDR non ha fatto nulla per onorare Jesse Owens dopo la sua prolifica performance olimpica, né ha voluto riconoscere la sua vittoria. E mentre i media continuavano a pompare la falsa notizia che il dittatore tedesco aveva rifiutato di stringere la mano Jesse Owens si venne poi a sapere che questo aneddoto era una bufala. Infatti Jesse Owens aveva scritto nella sua autobiografia, “Non fu Hιtler a snobbare me, fu FDR che mi ha snobbato. Il presidente non mi ha nemmeno inviato un telegramma”.

    Proseguimento:

    http://www.storiainrete.com/9304/ultime-notizie/jesse-owens-teneva-sempre-una-foto-di-hitler-nel-portafoglio/

    3. Stasera o domani la “Smoking Gun” definitiva su come e perché Franklin Delano Roosevelt sapeva in anticipo di Pearl Harbor e ha fatto di tutto per insabbiare le prove, riporterò a tale proposito uno dei passaggi più significativi dell’ottimo capolovaro storico controinformativo che ho già segnalato: “Il Giorno Dell’Inganno. Pearl Harbor: un disastro da non evitare”, Robert Stinnett, Il Saggiatore, 2001, pag.460.

    Cordiali saluti e buon prosieguo.

    TheTruthSeeker

  7. “Stasera o domani la “Smoking Gun” definitiva su come e perché Franklin Delano Roosevelt sapeva in anticipo di Pearl Harbor e ha fatto di tutto per insabbiare le prove, riporterò a tale proposito uno dei passaggi più significativi dell’ottimo capolovaro storico controinformativo che ho già segnalato: “Il Giorno Dell’Inganno. Pearl Harbor: un disastro da non evitare”, Robert Stinnett, Il Saggiatore, 2001, pag.460.”, TheTruthSeeker, parte finale precedente post.

    Ecco quanto promesso in due parti.

    Prima Parte.

    Campidoglio degli Stati Uniti, dicembre 1941.

    La predizione del capitano di fregata Arthur McCollum del 7 ottobre 1941 si realizzò in tutta l’America
    lunedì 8 dicembre 1941. La sua azione F ( tenere la flotta alle isole Hawaii ) fu una delle otto provocazioni
    che, sosteneva, poteva indurre il Giappone a compiere un atto di guerra, rendendo unita l’America.
    Il Congresso proclamò lo stato di guerra con il Giappone e, tre giorni dopo, con la Germania e l’Italia.

    ……

    Il presidente Roosevelt percepì un’implicita apprensione derivante dal devastante attacco alle Hawaii. La guerra era iniziata solo da dieci giorni quando alcuni membri del Congresso, in maggioranza repubblicani, si domandarono perché l’eccellente forza militare del Pacifico si fosse trovata impreparata. Il “Chicago Tribune”, guidato dal suo editore, l’oppositore di Roosevelt, il colonnello Robert McCormick, chiese un’inchiesta imparziale che potesse “indagare Washington”. Il 19 dicembre, il leader repubblicano dell’Ohio senatore Robert Taft appoggiò le richieste d’indagine: “Forse gli errori commessi alle Hawaii non sono solo responsabilità di ammiragli e generali”. Un democratico, il senatore Tom Connally del Texas, benché sostenitore dell’amminsitrazione, affermò di essere stato sorpreso dall’attacco e definì il successo giapponese “quasi incredibile”. Il senatore Arthur Vanderberg ( rappresentante di Rhode Island e Michgan ), uno degli esponenti più influenti del Congresso, entrò a far parte della Commissione degli affari navali della Camera e propose un’inchiesta che si rivelasse esauriente sull’attacco di Pearl Harbor.
    Allarmato dalle critiche dirette all’amministrazione e temendo che un’inchiesta congressuale avrebbe potuto nuocere allo sforzo bellico e fomentare la discussione politica durante le elezioni del 1942, Roosevelt cercò un modo per sminuire le critiche e chiese consiglio al giudice della Corte Suprema Felix Frankfurter. La divulgazione completa delle informazioni del periodo precedente a Pearl Harbor ( che comprendono il bollettino delle otto azioni di McCollum ) avrebbe compromesso le operazioni di violazione dei codici da parte degli americani e rivelato il successo degli Stati Uniti nel risolvere i sistemi crittografici giapponesi. Pertanto il presidente respinse la proposta di avviare un’inchiesta congressuale designando un comitato di cinque uomini, guidato dal giudice associato Owen J. Roberts della Corte suprema degli Stati Uniti. Felix Franfurter accordò il suo appoggio a Roberts come al più “onesto degli uomini”. Ma a causa della necessità di mantenere i segreti militari, la commissione Roberts fu comprensibilmente impossibilitata a condurre un’analisi completa o un esame pubblico delle intercettazioni navali giapponesi. Nessuno degli operatori delle intercettazioni raccolte dalla Marina degli Stati Uniti testimoniò o produsse le proprie registrazioni radiofoniche o i propri documenti. Nulla fu rivelato circa le intercettazioni.
    Le prove determinanti di ciò che realmente accadde iniziarono ad essere occultate l’11 dicembre 1941, solo quattro giorni dopo l’attacco. Il primo passo lo fece il contrammiraglio Leigh Noyes, direttore delle comunicazioni della Marina. Istituì i cinquantaquattro anni di censura che consegnarono le intercettazioni diplomatiche e militari giapponesi del periodo precedente all’attacco e gli ordini attinenti alle camere di sicurezza della Marina. “Distruggete tutte le annotazioni e le prove scritte” ordinò Noyes l’11 dicembre a un gruppo di subordinati.

    Tuttavia alcuni documenti gli sfuggirono. Ogni ufficiale navale coinvolto in operazioni di intercettazioni o di decrittazione ( compresi quelli delle postazioni avanzate) ha conservato un archivio personale contenente documenti riservati presso la stazione US. Il bollettino di McCollum, per esempio, è stato scoperto dall’autore nel gennaio 1995 nell’archivio riservato di Arthur McCollum.
    Due settimane dopo la resa del Giappone, nell’agosto 1945, la Marina impedì l’accesso alle intercettazioni del periodo precedente all’attacco di Pearl Harbor classificando i documenti come TOP SECRET. Anche il Congresso fu tagliato fuori dal circuito delle intercettazioni.

    …..

    Comunque, il presidente Roosevelt approvò il rapporto della Commissione Roberts il 14 gennaio 1942. Concludeva che l’attacco aveva avuto successo a causa delle mancanze e degli errori di giudizio dell’ammiraglio Kimmel e del generale Short, i quali furono accusati di inadempienza.
    Il rapporto di tremila pagine asserisce che il successo giapponese “ fu prevalentemente il risultato di un senso di sicurezza dovuto all’opinione diffusa nei circoli diplomatici, militari e navali e nelle agenzie di informazione pubblica che ogni attacco immediato da parte del Giappone avrebbe avuto luogo in Estremo Oriente”. L’articolo della United Press, scritto da Joseph Myler, ebbe risonanza sulle prime pagine di tutta la nazione. Myler scrisse a proposito del rapporto: “Dopo approfondite indagini condotte condotte a Washington e alle isole Hawaii, racconta la storia sorprendente della mancanza di preparazione e delle conclusioni arbitrarie di Kimmel e Short in conflitto con i consigli provenienti da Washington”.
    L’ammiraglio James Richardson ne condannò le rivelazioni. “E’ il più sleale, ingiusto, ingannevole e disonesto documento mai stampato dall’Ufficio stampa governativo. Non riesco a immaginare che un uomo onesto abbia potuto far parte della commissione senza provare il più grande rammarico e il più profondo senso di vergogna”

    Riferimento: “Epilogo. Distruggete tutte le prove scritte”, pagine 287- 290.

  8. “Stasera o domani la “Smoking Gun” definitiva su come e perché Franklin Delano Roosevelt sapeva in anticipo di Pearl Harbor e ha fatto di tutto per insabbiare le prove, riporterò a tale proposito uno dei passaggi più significativi dell’ottimo capolovaro storico controinformativo che ho già segnalato: “Il Giorno Dell’Inganno. Pearl Harbor: un disastro da non evitare”, Robert Stinnett, Il Saggiatore, 2001, pag.460.”, TheTruthSeeker, parte finale precedente post.

    Ecco quanto promesso in due parti.

    Seconda Parte.

    L’8 ottobre 1940, il giorno dopo che McCollum scrisse il suo bollettino, vennero prese due importanti decisioni riguardo al Giappone e all’Estremo Oriente. Prima di tutto il ministero degli Esteri disse agli americani di lasciare al più presto possibile i paesi dell’Estremo Oriente. Poi il presidente Roosevelt portò a termine l’azione F – tenere la flotta degli Stati Uniti nelle acque delle Hawaii- durante un pranzo nell’ufficio ovale con il comandante della flotta l’ammiraglio James Richardson e l’ex capo delle operazioni navali ammiraglio William Leahy, confidente preferito del presidente.

    Qaundo Richardson sentì la prposta esplose: “Signor presidente, gli ufficiali più anziani della Marina non hanno la fiducia nella guida civile di questo paese, che è essenziale per proseguire con successo una guerra nel Pacifico”.

    Richardson non approvò il piano di Roosevelt di mettere la flotta in una zona non sicura. Fu fortemente in disaccordo con due dei punti che Roosevelt discusse a pranzo: 1. La decisione di sacrificare una nave della Marina in modo da provocare quello che definiva un “errore” giapponese; 2. Richardson afferma che il presidente disse che “prima o poi i giapponesi avrebbero commesso un atto diretto contro gli Stati Uniti e il paese sarebbe stato desideroso di entrare in guerra”.

    Riferimento: Capitolo 2 “Il cammino nascosto di F.D.R. verso la guerra”, pagina 27.

    Cordiali saluti e buon prosieguo.

    TheTruthSeeker

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