Quei razzisti del politically correct

Il politicamente corretto si è fatto strada in questi anni uccidendo il dibattito pubblico, massacrando la possibilità di una reale alternativa politica e costringendoci all’autocensura. Le campagne d’odio contro l’«odio» ormai si sprecano e sono approdate nelle aule di tribunale, con tanto di avvocati a caccia di clienti specializzati in questa tipologia di illecito inventata di sana pianta (“odiare costa”, ecc. ecc.).

In un primo momento, avevo pensato che la campagna d’odio del politically correct fosse dovuta alla diffusione dei social. In effetti, causa blog, forum e social, i media tradizionali negli ultimi anni hanno perso gran parte della loro credibilità, diversi posti di lavoro tra giornalisti e collaboratori e, soprattutto, la loro tradizionale capacità di condizionare e manipolare le persone. Al quarto potere, si è dunque affiancato un quinto potere che, seppure ancora piccolo, va fermato. Cosa c’è di meglio della censura?

La decadenza dei media mainsteam non è però sufficiente per capire la secolare battaglia dei “politicamente corretti” contro la libertà d’espressione, il dubbio, il dibattito e, più genericamente, la democrazia.

Vi è di meglio. Vi è di più.

Il politically correct è espressione di lingua inglese, ed è a quel mondo che occorre guardare per una corretta comprensione del fenomeno.

In particolare, si sviluppa come fenomeno di massa negli Stati Uniti, nazione responsabile, che piaccia o meno, della tratta degli schiavi, della soppressione di alcune civiltà precolombiane (con spagnoli e portoghesi, beninteso) e di un pluridecennale regime di apartheid.

Gli americani nella loro storia recente hanno avuto un Presidente di colore, segretari di stato di colore e non si contano gli ufficiali dell’esercito di origine africana e asiatica. Le università a stelle e strisce pullulano di matematici e fisici di origine cinese o coreana e vietnamita. Dunque, verrebbe da dire, hanno fatto i conti con la loro storia. Anche i pellerossa sono stati riabilitati, almeno al Cinema, dove finalmente ricoprono il ruolo che storicamente spetta loro: quello delle vittime. I pellerossa, in America, vivono nelle riserve, ma non si sono estinti, a dispetto di una vulgata che li vorrebbe definitivamente scomparsi dalla faccia del pianeta.

Gli americani, qui mi permetto di azzardare un pochino, sono anche fortemente responsabili della diffusione del fumo da sigaretta, da tempo sul banco degli imputati come responsabile del cancro ai polmoni e di altre gravi patologie. Tutti ricordiamo l’egemonia delle multinazionali del tabacco americane ed il forte appeal che ad esse veniva riservato nel cinema Hollywoodiano.

Ma anche in questo campo, la cultura anglosassone americana ed inglese ha fatto una violenta retromarcia, come sui pellerossa, lo schiavismo e l’apartheid. Oggi come oggi, il fumatore in Usa è un appestato, con una considerazione sociale poco più accettabile di un bevitore o di un fruitore occasionale di droghe. La campagna contro il fumo in America è stata choc, ai confini della psicosi, tanto da sfiorare la censura dei vecchi film dove gli attori normalmente fumavano sigarette.

E’ dunque nel senso di colpa degli anglosassoni che va cercata la nascita del politically correct.

E, forse, in quel’ambiente ha anche un senso che si sia così sviluppato, visto che gli Stati Uniti sono oggi il secondo produttore mondiale di sigarette, emarginano ancora i pellerossa costretti nelle riserve e la popolazione più povera del paese rimane quella di origine africana.

Ma noi italiani, in tutto questo, cosa c’entriamo?

Gli italiani, come tutti i popoli del pianeta non sono affatto esenti da colpe. Certamente, però, non abbiamo avuto gli schiavi in casa, e per trovare traccia di qualcosa di simile dobbiamo andare indietro di un millennio, non di decenni. Veneti, pugliesi, sardi, abruzzesi e compagnia non mi risulta siano stati responsabili di alcun genocidio, e tra i nostri imperatori romani abbiamo avuto ad esempio i Severi, gens di origine libica e di colore, tant’è che Settimio veniva raffigurato nelle monete di color bronzeo, a differenza del suo predecessore Marco Aurelio. E, ad ogni buon conto, sono riferimenti ad un’italianità risalente ormai a duemila anni or sono. Forse non ha nemmeno alcun senso parlare di “italianità”.

I nostri bisnonni hanno maltrattato gli abissini? senza dubbio, ma negli anni Trenta scimmiottare inglesi, spagnoli, francesi, belgi e americani era facile: tanti di quegli esempi ci avevano fornito che la cosa dovette risultare semplice, al limite del banale. Ed anche in questo caso, stiamo pur sempre parlando dei bisnonni; anzi, solo di alcuni bisnonni, e non certo dei miei, a dirla tutta.

Ecco allora, che per gli italiani il senso di colpa anglosassone di cui si diceva sopra ha davvero poco senso, e chi lo usa, anche nel nostro paese, evidentemente nasconde nel proprio inconscio una pulsione razzista, omofobica e misogina che, però, non appartiene alla maggioranza degli italiani e senza dubbio non riguarda chi scrive.

Mai e poi mi passerebbe per la testa di pensare ad un omosessuale o ad una persona di colore come “inferiore” e solo chi ha tali pregiudizi nel subconscio “pesa” ossessivamente ogni parola che dice su questi temi.

Ecco allora che – cito a pure titolo di esempio – se una conoscente sposa un uomo di colore, non trovo strano dire che ha sposato un negro, perchè negro è in lingua italiana. Diverso invece utilizzare simile espressione negli States, dove nigger è epiteto notoriamente dispregiativo. Ma perchè in Italia dovremo cambiare idioma? Per non offendere persone di colore, di nazionalità statunitense, i cui avi furono rapiti, torturati e sfruttati dagli avi dei loro attuali connazionali?

Gli esempi sulla scia di questo potrebbero continuare all’infinito. C’è un regista al di là dell’Oceano, di origine italiana e che all’anagrafe è registrato col nome di Quentin Tarantino, che ha dedicato i suoi ultimi capolavori cinematografici a questo tema: i neri americani possono avere un riscatto del loro passato, almeno nella finzione filmica. Stiamo parlando di senso di colpa allo stato puro. Anche da noi, il politically correct porta a questo, ma con una differenza: noi non siamo persecutori dei neri, e anche quando ciò è capitato parliamo di storia lontana legata alla colonizzazione, alle guerre e non alla riduzione in schiavitù, ed in misura risibile rispetto a quanto fatto dagli anglosassoni, non a caso oggi ossessionati dal politically correct. Ecco allora che negli States tutto viene rimosso e dimenticato, tranne la rappresentazione proprio degli italiani emigrati, ancora oggi inevitabilmente dipinti mafiosi e sessisti dai lombrosiani di Hollywood, quando invece dovrebbe essere a tutti noto che il contributo italiano alla realizzazione dell’America è di primo piano, a partire da chi l’ha scoperta, Cristoforo Colombo, fino al fondatore della Bank of America, Amedeo Giannini.

Ma allora, se il politically correct riguarda il puritanesimo americano ed il moralistico senso di colpa della classe dirigente a stelle e strisce, perchè è arrivato così massicciamente anche qui da noi?

Il politically correct ha assunto sena dubbio una funzione di regolamento della propaganda di politica interna ed è diventato un elemento di ulteriore divisione del popolo. Ecco allora che diventa sempre più difficile, in Italia, riprendere un uomo che salta la fila alle Poste, se è di colore. O sostenere che un libro fa schifo, se a redigerlo è stato un intellettuale di religione ebrea o un omosessuale o una donna. Tutto ciò si riverbera a livello politico e partitico, spaccando di fatto gli italiani sulle stupidaggini. Ma d’altro canto si sa, il divide et impera è locuzione latina, e, come tale, inventata proprio da noi.

6 Commenti

  1. “…quando invece dovrebbe essere a tutti noto che il contributo italiano alla realizzazione dell’America è di primo piano, a partire da chi l’ha scoperta, Cristoforo Colombo, fino al fondatore della Bank of America, Amedeo Giannini.”, Prof. Massimo Bordin

    Per sua informazione, in USA le statue di Cristoforo Colombo vengono spaccate ed eliminate!

    Ecc qui un ottimo reportage.

    M.G. Maglie: “In USA decapitano Colombo e l’Italia sta zitta”

    Se ce l’avessimo un governo in Italia degno di questo nome, un Presidente della Repubblica che è vivo e si fa sentire, un presidente del Consiglio che non sia un ologramma, un ministro degli Esteri che abbia idea di cosa sia il resto del mondo fuori dalla Sicilia… Se così fosse, se esistesse un po’ di orgoglio per la storia nostra, oggi un po’ di casino si farebbe contro gli animali che in nome di un anti razzismo che è ormai diventato il vero terrorismo razzista, attaccano e distruggono con Cristoforo Colombo noi italiani tutti, quelli d’America assieme a noi.

    Oggi è toccato a Los Angeles, seconda città del paese, di abolire il Columbus Day, che è sempre stato anche il giorno degli italoamericani, per sostituirlo con un Giorno del Popolo Indigeno che solo a dirlo fa venire da piangere, a parte la considerazione elementare che per fare un giorno dedicato a qualcuno non devi necessariamente scalzarne un altro, ce ne sono 365 di giorni in un anno.

    Più avanti vi farò l’elenco di tutti gli scempi, gli sfregi, le distruzioni di statue e monumenti intitolati a Cristoforo Colombo ormai in atto nel con furia di venuta persino superiore a quella contro i simboli dei confederati.

    Proseguimento:

    http://www.storiainrete.com/12051/in-primo-piano/m-g-maglie-in-usa-decapitano-colombo-e-litalia-sta-zitta/

  2. 1. Diciamo che l’ossessione del “politically correct” ha una sua radice storica lontana come dice il Prof Bordin e comunque bisogna aggiungere che ha anche una radice storica recente che è più pesante, ecco qui un ottimo articolo di Marcello Veneziani in questo senso.

    https://www.libreidee.org/2019/03/presunta-superiorita-morale-la-mafia-del-politically-correct/

    2. Da notare il seguente significativo passaggio dell’articolo:

    Dove nasce il politically correct? La prima risposta è in America, laboratorio globale del futuro e capitale mondiale dell’Impero dei segni. È famoso il saggio di Robert Hughes (un australiano, peraltro), “La cultura del piagnisteo” (Adelphi), sul bigottismo progressista. Prima di lui Tom Wolfe denunciò già nel 1970 l’artefice del politically correct, il radical chic. Un testo importante sul vizio progressista è “La chiusura della mente americana” di Allan Bloom. E potremmo citarne altri. Ma non si esaurisce negli States la matrice del politically correct. Qualcosa del genere ha serpeggiato nel Nord Europa, nelle socialdemocrazie scandinave, elette per decenni a modello progressista di emancipazione. La Svezia è la sua vera patria, sostiene Jonathan Friedman in “Politicamente corretto” (ed. Meltemi). L’autore è stato toccato da vicino, perché sua moglie, ricercatrice, fu accusata di razzismo solo perché ha documentato, dati alla mano e analisi rigorose, che in Svezia è stato un fallimento il multiculturalismo e la politica di accoglienza dell’immigrazione.

    Ma il P.C. non nasce in un luogo bensì in un’epoca: nasce sulle ceneri del ’68, diventa il catechismo adulto di quelli che da ragazzi furono iconoclasti. Dopo aver processato l’ipocrisia del linguaggio cristiano-borghese e autoritario-patriottardo, gli ex-sessantottini adottarono quel nuovo lessico ipocrita e quel galateo manierista. Dal perbenismo al perbuonismo. Il politically correct nasce quando finisce l’effetto del marxismo, tramonta l’idea di rivoluzione, si perdono i riferimenti mondiali del comunismo. Lo spirito liberal e radical rifluiscono nel codice progressista globale. Si passa dall’Intellettuale Collettivo al Demente Collettivo, il conformista dai riflessi condizionati; il comunista si fa luogocomunista, giudica per stereotipi prefabbricati, riscrive la storia, il pensiero e i sentimenti ad usum cretini. C’è una ricca letteratura che denuncia il politically correct: l’ultimo è “Politicamente corretto” di Eugenio Capozzi (ed. Marsilio), che lo ritiene l’erede di tutti i progressismi.

    3.Riporto la parte finale del mio post all’articolo appena segnalato.

    E comunque, il “politicamente corretto” tanto in voga sui media mainstream occidentali serve soprattutto a rendere le masse popolari molto tolleranti, nel mentre l’attuale “Società dello Spettacolo” serve a rendere le masse popolari distratte e apatiche e non è una coincidenza fortuita che avere masse popolari molto tolleranti, distratte e apatiche è sempre stato molto comodo per le oligarchie dominanti.

    4. Magari stasera o domani scrivo un altro post a titolo integrativo.

    Cordiali saluti e buona settimana.

    TheTruthSeeker

  3. Un esempio lampante di “politically correct” a tutti i costi è quello che un immigrato irregolare prima senza tanti giri di parole lo si definiva clandestino, ora invece migrante, profugo o richiedente asilo, addirittura si è arrivati al delirio che nei titoli di cronaca di TV e giornaloni non viene mai indicata la nazionalità di chi commette il reato e da dove viene tutto questo? Insomma, l’ordine dei giornalisti c’entra qualcosa e se ne è coinvolto,
    da chi ha preso le direttive in questo senso? Ecco la risposta.

    Associazione Carta di Roma

    L’Associazione Carta di Roma è stata fondata nel dicembre 2011 per dare attuazione al protocollo deontologico per una informazione corretta sui temi dell’immigrazione, siglato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti (CNOG) e dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) nel giugno del 2008. Dal 2012, l’associazione è stata registrata come testata giornalistica.

    L’associazione lavora per diventare un punto di riferimento stabile per tutti coloro che lavorano quotidianamente sui temi della Carta, giornalisti e operatori dell’informazione in primis, ma anche enti di categoria e istituzioni, associazioni e attivisti impegnati da tempo sul fronte dei diritti dei richiedenti asilo, dei rifugiati, delle minoranze e dei migranti nel mondo dell’informazione.

    Sponsor dell’Associazione Carta di Roma:

    “Open Society Foundations” di George Soros, “UNHCR The UN Refugee Agency”, “Chiesa Valdese”.

    Riferimento e proseguimento:

    “ONLUS E MIGRANTI IN ITALIA”, di Francesca Totolo per LucaDonadel Blog

    https://www.lucadonadel.it/onlus-e-migranti-in-italia-open-society/

    NB continuazione nel prossimo post

  4. Ho appena scritto un commento ma non è stato pubblicato, come mai?

    Malfunzionamento del sistema o che altro?

    Fateci sapere!

  5. Yale University ha annunciato che eliminerà il suo (ambitissimo) tradizionale corso di storia dell’arte, dal Rinascimento ad oggi, per il fatto che è troppo centrato sull’Occidente e tiene conto solo di autori bianchi, maschi ed eterosessuali.

    Ecco la notizia nella versione originale in inglese.

    “Yale Is Eliminating Its Art History Survey Course Over Complaints That It Prioritizes a White, Western Canon Over Other Narratives”,

    by T. Dafoe for “ArtNetNews”

    January 27, 2020.

    For decades, Yale University’s art history survey course, covering the evolution of art from 1300 to today, has been one of the department’s most popular offerings. But the school is now eliminating the course as part of a broader overhaul to reconsider how it might tell a fuller story of art in the wake of complaints that the class promotes an overly white, westernized canon at the expense of other narratives.

    “Introduction to Art History: Renaissance to the Present” is being taught for the last time this spring, albeit with a twist. The course’s instructor, art history department chair Tim Barringer, will use the final installment to demonstrate the importance of taking a more holistic approach to the subject, according to the Yale Daily News.

    Proseguimento:

    https://news.artnet.com/art-world/yale-art-history-eliminating-survey-course-1763082/amp-page

    In breve, la maggioranza viene schiacciata dalle paturnie delle minoranze, insomma, Orwell gli spiccia casa!

    Cordiali saluti.

    TheTruthSeeker

  6. Ho riscritto il commento che non è stato pubblicato per due volte, anche senza indicazione diretta del link, ma anche queste volte non è stato pubblicato, come mai?

    Malfunzionamento del sistema o che altro?

    Fateci sapere!

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