Famiglie sotto attacco. Spiegato con esempio

Che l’istituzione famigliare sia sotto attacco non ho dubbi. E non sono certo l’unico a sostenerlo, ci mancherebbe, ma alle interpretazioni ontologiche di Diego Fusaro o di Mario Adinolfi sarebbe bene anche accompagnare di tanto in tanto qualche riferimento pratico, al fine che tutti siano messi nelle condizioni di capire bene le radici economiche che stanno alla base dell’attacco.

Il capitalismo, ca va sans dire, ha bisogno di consumatori come Dracula del sangue altrui.

All’inizio della storia, per gli accumulatori seriali di capitali questo bisogno non era un problema perchè le crisi del mondo antico erano dovute alla carenza di beni, legate a peste, guerre e maltempo. E dunque di consumatori non c’era mancanza, anzi! Tutti gli esseri umani avevano bisogno di consumare e quel che mancava erano i beni. Oggi le crisi economiche sono l’opposto perchè l’offerta di beni è ipertrofica e supera la domanda, che va dunque creata artifiosamente giorno dopo giorno.

Ebbene, per il sistema produttivo attuale, la famiglia pone un limite al consumo, e dunque deve essere smantellata (pena la sopravvvivenza stessa del capitalismo).

Anche se il concetto suddetto è semplice, persino banale, molti non lo accettano o perchè sono in aperta malafede, o perchè provengono da famglie che hanno abdicato alla loro funzione, oppure più semplicemente perchè sono stupide.

Proverò dunque ad esplicitare il concetto citando un episodio che mi è appena capitato. (La differenza tra un blog ed un sito che deve vendervi a tutti i costi qualcosa è proprio questo. Nel primo l’articolista ci mette la faccia e propone analisi anche sulla scorta di un vissuto; nel secondo, i messaggi di natura politica sono mascherati con dati quantitativi presi alla cazzum)

Almeno una volta al mese, più spesso la domenica, imbarco la mia famiglia, composta di 4 persone, in auto e vado a trovare i miei genitori e mia sorella con rispettiva famiglia. Tutto normale, niente di che, se non fosse che io non risiedo nella stessa Provincia dei miei. Dunque, oltre a dover percorrere qualche decina di chilometri, devo anche attraversare un passo di montagna, che se prendessi l’autostrada sarebbe davvero troppo lunga. Il passo montano in questione non è niente di impegnativo, avendo un dislivello inferiore ai mille metri, ma comunque è caratterizzato da numerosi tornanti e gallerie da percorrere a senso alternato. Inoltre è pieno di ciclisti la domenica, che, bontà loro, pensano di essere Pantani sul Tourmalet e tentano l’impresa. Si, insomma, sto breve trasferimento è una gran rottura di palle!

L’ultima domenica che l’ho affrontato, a meno di un chilometro dal paesino che si trova in cima al Passo, ho sentito un rumore proveniente da dietro che non prometteva nulla di buono. Gli altri passeggeri non sentivano nulla, ovviamente, essendo questa un’era di cuffie e musica a tutto volume. Ma io non ero per nulla convinto,anche perchè sembrava peggiorare con l’incedere, e dunque appena visto un parcheggio (quello del cimitero, ndr) mi sono fermato.

Non so nulla di meccanica, e non mi ha certo rincuorato la testimonianza di un passante che ha confermato le mie sensazioni scrollando la testa ed esclamando: “gran brutto rumore”.

Chi si avvicinava all’auto (in montagna è normale che la gente si avvicini se uno ha un problema) dava le interpretazioni più svariate. “Potrebbe essere il semiasse”, minaccciava qualcuno. “No, forse ha solo bucato, tranquillizava un altro”.

Aggiungo che l’auto è seminuova e che mai avevo cambiato una ruota di quel veicolo. Pur tuttavia ho fatto di necessità virtù e mi sono messo a levare la ruota visto che il rumore proveniva da lì, aiutato da un tizio del posto con capelli lunghi fino al sedere, stivaletti e gilet di pelle. Mia moglie ed figli, che non sono “delle mie parti”, lo guardava come un marziano, ma per me è normale e non ci avevo nememno fatto caso. Se qualcuno vuol vedere nel 2020 gente vestita come Piero Pelù o J Ax basta che vada in qualche sperduto paesino del bellunese e scoprirà che c’è solo l’imbarazzo della scelta. Avete presente il mio conterraneo Mauro Corona? Ecco.

Tolta la ruota con l’amico rocker, è partita l’analisi della situazione. Nel frattempo avevo avvisato mio cognato, che abita in valle a circa dieci chilometri dal paesino. Praticamente è arrivato sul posto prima che io ed il cantante dei Litfiba levassimo la ruota. Con lui c’era mia sorella, mia nipote ed una coppia di amici che abita a 300 metri da dove avevo parcheggiato e che gestisce un’impresa di costruzioni piuttosto nota. Dunque, mio cognato aveva recuperato un suo amico del posto che lì conosceva tutti, dal meccanico al panettiere.

I quattro uomini presenti sulla scena del delitto hanno provato rimettendo la ruota, togliendola, facendo girare il mozzo con i coprimozzi, con pneumatico, senza pneumatico, con una capra seduta sopra, senza la capra e mille altre varianti. Dopo circa 20 minuti, finalmente, è arrivata la sentenza: un sasso doveva essersi infilato nel disco del mozzo.

Appurato che l’auto sterzava e frenava ottimamente, ho iniziato lento lento la discesa, scortato dai miei paladini come l’auto presidenziale di Trump quando visita una contea del middle West. A circa 3 km il rumore si era fatto molto acuto e poi, d’un tratto, puff! Completamente sparito. Il sasso era uscito per forza centripeta ruotando attorno al mozzo. Giunti a casa di mio padre abbiamo verificato che tutto fosse in regola e la sera me ne sono tornato comodamente a casa mia come se nulla fosse mai accaduto.

Bene.

Ora cerchiamo di capire cosa sarebbe accaduto se io fossi stato un signore senza famiglia oppure cresciuto senza famiglia ed avulso dalla mia comunità.

  1. nessuno si sarebbe mai avvicinato per darmi una mano
  2. non avrei telefonato a mio padre, a mia sorella e a mio cognato
  3. avrei dovuto cercare un carro attrezzi. E se si fosse trattato del semiasse? Troppo rischioso proseguire, col rischio di ammazzarsi. Ma è domenica e siamo in un passo di montagna, chi mai poteva arrivare su posto e soprattutto, quando? L’unica realistica alternativa era chiamare l’Aci.

Queste le tariffe ACI per i veicoli di massa complessiva fino a 2.500 kg.

  • soccorso: viabilità autostradale (diurno 115,40 euro, notturno e festivi 138,40 euro) – viabilità ordinaria (diurno 115,40 euro, notturno e festivi 138,40 euro);
  • recupero: viabilità autostradale (incluso nella tariffa di soccorso) – viabilità ordinaria (46 euro diurno e 55,20 euro notturno e festivi);
  • recupero con mezzi speciali: viabilità autostradale (diurno 162,80 euro, notturno e festivi 195,40 euro) – viabilità ordinaria (diurno 162,80 euro, notturno e festivi 195,40 euro);

Per farla breve, solo per portare l’auto a valle, avrei speso circa 200 euro. Ma non basta. Avrei dovuto anche farmi portare a casa da un taxi, dunque, almeno altri 50 euro da aggiungere, se è vero che le tariffe sono circa di 1 euro al km.

Una volta giunto a casa, privo dell’auto, avrei dovuto usare i mezzi pubblici nei giorni successivi, ma, voi direte, si trattava solo di un sasso. Eh già, ma il meccanico non lo sa subito, e magari comincia a smontarti i pezzi due, tre giorni dopo. Ad ogni buon conto, supponendo di aver trovato il meccanico onesto che non si inventa che “c’è da cambiare il freno a mano”, il professionista per un’ora di lavoro non chiede meno di 50 euro.

Insomma, senza una famiglia o una comunità che ti danno una mano e perdono sta mezz’ora del loro tempo, una stupidaggine come un sassolino incastrato in una ruota può costarti tranquillamente 300 euro. Ma senza scherzi.

Ricapitolando:

CON FAMIGLIA ZERO EURO DI SPESA

SENZA FAMIGLIA 300 EURO DI SPESA

Questo non è un caso limite, ma una situazione piuttosto banale e normale e può essere allargata per analogia a decine di situazioni simili l’anno.

Dunque, al netto degli aspetti simbolici ed affettivi, che a mio avviso sono i più importanti, sotto il profilo economico chi ha una famiglia spende meno di chi non ce l’ha; perlomeno, spende meno in termini di consumo di stupidaggini. E’ovvio che pagare rette d’asilo e affittacamere per i figli all’Università sia un enorme salasso, ma qui si parla di produzione industrial-capitalisitica che – giova ripeterlo – si nutre di consumatori come i vampiri del tessuto connettivo allo stato liquido.

Il sistema capitalistico non sa che farsene della famiglia, naturale ostacolo alla precarietà e al consumo di cose superflue.

2 Commenti

  1. Siccome anch’io (con i miei) ho l’abitudine di ricongiungermi agli altri familiari la domenica (quelli di mio marito sono in altro continente), se posso, aggiungo qualcosa al simpatico ma non banale articolo.
    Domenica, appunto, mio padre mi raccontava di come la tovaglia in tavola, fosse il frutto del lavoro dei suoi: avevano seminato il lino, lo avevano battuto e filato per fare il tessuto e infine ricamato. E così per i materassi, imbottiti con la lana delle loro percore. Ha concluso il suo racconto così:
    «prima le famiglie stavano insieme e lavoravano per sè stesse. Oggi lavorano per quelli del telefono e del gas». Come non scorgere dietro queste semplici parole, la saggezza intrinseca della cultura contadina di un tempo?
    E un’ultima considerazione: chi non ha una famiglia, ha modo di comprendere come questa rappresenti un primo baluardo di parziale autarchia?
    Non è forse questa, che nel tempo si è provveduto a smantellare, con norme e leggine? … non si può produrre energia senza passare per il fornitore; non si possono vendere: uova, latte, olio nè vino, senza assare dai mediatori;
    non si possono chiamare i vicini per scambiarsi una mano nei lavori, senza passare per contratti. Tutto questo si riassume con una parola: disgregazione.

  2. Concordo in tutto col prof. Bordin. Chi ha figli (io 3) risparmia su tutto e spende il necessario, non oltre. Certo che se lo Stato un po’ di Fattore Famiglia ce lo mettesse si avrebbe qualcosa in più da spendere sempre e solo per i figli. Aggiungo una considerazione: quando vado a votare giustizia vorrebbe che il peso elettorale del mio voto includesse anche i figli, in qualche modo. Chennepensa il filosofo economista?

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.