La Fiducia negli altri e la Filosofia Zen

Anche se molti anni prima di girare Kill Bill, David Carradine strappò a Bruce Lee il ruolo di protagonista del serial televisivo Kung Fu, l’attore americano è sempre riuscito a trasmettermi una serenità sconosciuta agli altri arruffati e ipertrofici interpreti di arti marziali cinematografici. Pillole di saggezza comprese.

E’ sorprendente notare come la filosofia Zen avesse già abbondantemente anticipato tutti o quasi i paradigmi propri della Programmazione Neuro Linguistica, cioè della modalità di “comunicazione efficace” propagandata attraverso il life coaching a targa Usa. Il pensiero Zen ha una profondità molto maggiore della PNL e pur essendo importante conoscere e non trascurare nessuno dei due approcci (che non sono identici, infatti), direi che lo Zen può insegnarci molto su noi stessi oltre che sugli altri. Da diverso tempo, ad esempio, le aspre critiche al sistema economico e politico denunciate dalle pagine di micidial hanno procurato qualche velata accusa di pessimismo e/o di catastrofismo. Niente di più lontano dal vero. Per meglio chiarire la natura di alcune analisi, mi soffermerò in questo post su quello che, a parer mio, è l’approccio più corretto ed efficacie nei confronti delle narrazioni altrui, sia esso il vicino di casa o l’uomo politico.

La breve storiella è tratta proprio da un episodio di Kung Fu, con David Carradine.

Due giovane adepti di un tempio confuciano avevano ricevuto l’incarico di fare provviste al mercato. Poco prima di riempire le sacche, incontrarono un anziano signore, dai modi decisamente affabili.

“Buongiorno figlioli, ditemi, dove siete diretti?”

“Al mercato, mio buon signore, a comprare cibo per il tempio.”

“Ah, bene, sono felice di sapere che i monaci hanno denaro per il cibo in questi tempi difficili, ma ho sentito dire che oggi sono stati visti dei banditi sulla via maestra. Sarebbe più sicuro se prendeste la via laterale, ai bordi della collina”.

“Grazie, signore, seguiremo il sui consiglio”.

Giunti a metà della via laterale, i due ragazzi furono derubati di ogni cosa di valore, denari e provviste.

Tornati al tempio, i discepoli raccontano subito l’accaduto al Maestro Shaolin

“Vi hanno lasciato integra la vita, la cosa più preziosa. Ma, ditemi, come mai avete abbandonato la via principale ed avete preso una strada secondaria?”

“Siamo stati sciocchi – dissero in coro – ci siamo fidati di un signore anziano con un bel viso e modi affabili.”

E quale lezione hai tratto da questo episodio, chiede allora il Maestro ad Oh Fong.

“A non fidarsi degli altri – sbottò il giovane, visibilmente contrariato e corrucciato in volto. “

“E tu, Wei Chen?”

“Io ho imparato che in ogni situazione occorre aspettarsi l’inaspettabile”.

“Oh Fong – disse allora il Maestro – domani mattina quando sarai ben riposato, lascerai il tempio e te ne andrai”.

“E quando posso tornare, maestro?” “Da noi, mai più”, disse, e lo accompagnò fuori dalla sala delle preghiere

“Sei turbato per il tuo amico?” Chiese allora, il Maestro al giovane rimasto.

“Non capisco perché lui deve andarsene e io posso restare”, disse Chen. “In fondo, entrambi ci siamo fidati del truffatore”.

“Non dobbiamo punirci per aver dato fiducia” – rispose il Monaco. “Se mentre si costruisce una casa un falegname batte un chiodo che non regge e si piega, il falegname perde forse la fiducia in tutti i chiodi e smette di costruire la casa? Certo che no, e dunque noi dobbiamo fidarci del prossimo. Occorre senz’altro opporsi con forza al Male, anche se il male esiste ovunque, ma il Bene va rafforzato con la fiducia. In questo modo siamo pronti al Male, ma incoraggiamo il Bene. Grazie alla fiducia otteniamo amore, che è il più grande dei beni.”

Aspettarsi l’inaspettabile

è una delle direttrici di base di questo Blog di analisi. E’ il primo degli insegnamenti che, nel dare agli altri, voglio ricordare in primo luogo a me stesso.

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