Svuotare i supermercati. Perchè si

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Com’è noto, da quando il coronavirus è arrivato in Italia con un numero importante di contagi c’è stato l’assalto ai supermercati. Nel nord del Paese di registra il maggior numero di consumatori spaventati.

La reazione più comune a tale comportamento di massa è la derisione di chi si sente superiore. Non c’è media tradizionale che non abbia bollato queste paure come irrazionali. E nemmeno blogger e youtuber si sono tirati indietro, stigmatizzando la fobia. In effetti, non c’è alcuna vera pandemia, i casi sono circoscritti e limitati e, ad ogni buon conto, non sarà certo la pur spiacevole e prematura scomparsa di qualche anziano a togliere le derrate alimentari dagli scaffali dell’Esselunga.

La derisione verso la corsa ai supermercati, tuttavia, non è meno superficiale, e merita alcune considerazioni in più.

In primo luogo, anche se il modello della dispensa è fuori moda da diversi lustri, ciò non significa affatto che non sia valido. Le nuove generazioni erasmus non ci saranno granchè abituate perchè prediligono il cibo portato a casa dai nuovi schiavi in bicicletta pagati una miseria con contratti precari. Tuttavia, la dispensa non ci contagia con virus e batteri, non ammazza e preda nessuno e consente di inquinare di meno grazie ad una logistica meglio impiegata e di risparmiare anche parecchio denaro visto che i beni acquistati in grandi quantità hanno sempre un prezzo inferiore alla media. Spesso anche notevolmente inferiore.

In secondo luogo, l’accumulo di merci finalizzato al consumo in periodi di crisi ha tutta una sua letteratura, ricercata e dignitosa. In Italia esistono almeno tre siti che se ne occupano con continuità – prepper.it, portalesopravvivenza.it e sopravvivere.net, ed anche micidial ha una rubrica apposita.

Il genere catastrofista (non in senso cinematografico) merita attenzione perchè la storia umana è caratterizzata da cicliche crisi che puntualmente mettono alla prova le nostre capacità. Ripeto le sintetiche ma efficaci parole di prepper.it che definiscono questa disciplina:

“si definisce Prepper (dall’inglese “to Prepare”) chi valuta la possibilità che si verifichi un particolare evento che abbia come conseguenza un radicale cambiamento della sua qualità di vita a vari livelli. A tal scopo, il prepper si prepara preventivamente ad affrontare le conseguenze derivanti dall’evento, approntando una serie di strategie, azioni e contromisure che gli permetteranno di affrontare al meglio questo cambiamento nell’eventualità si verificasse”.

Tempo fa descrissi il mio interesse per il mondo prepper ad un amico, che mi rispose in modo sarcastico: “si, ho capito che questi «si preparano», ma poi se non succede mai niente ci rimangono male…”

La battuta è talmente carina che non ho potuto fare a meno di riportala, tuttavia occorre riconoscere che i disastri esistono e sono sempre esistiti. Il caso coronaviurus non fa eccezione anche se a mio personalissimo avviso non è niente di che. Ho frequentato luoghi affollatissimi in questi giorni e sono stato all’estero. Ho amici e studenti asiatici che frequento con regolarità, a scuola come in palestra. Dunque, sono un esempio di antiallarmismo ambulante, ma questo non giustifica la denigrazione della dottrina survivalista, che rimane valida sempre, a prescindere dal verificarsi o meno di un determinato evento negativo.

Tra le attività di preparazione senza dubbio alcuno vi è la grande spesa e la predisposizione di una dispensa per l’occasione.

COME FARE LA DISPENSA?

Nei periodi in cui determinati prodotti sono in offerta, le guide suggeriscono di acquistare prodotti a lunga conservazione, con particolare riferimento al cibo in scatola come tonno e legumi, che hanno scadenze anche superiori ad un anno. Se – come si auspica – a pochi mesi dalla scadenza stampata su scatole e barattoli non si è verificato alcun evento “di crisi”, allora occorre pianificarne il consumo programmato onde evitare di dover gettare dei beni alimentari.

Gli alimenti a cui dare la precedenza e che non possono mancare in una dispensa anticatastrofe sono:

l’acqua

tonno e carne in scatola

pasta

farina

zucchero

frutta confezionata per la lunga conservazione (sciroppata, marmellate, ecc.)

barattoli di vetro sottaceto e sottolio

Come suggeriscono gli amici di prepper.it:

Tutti i cibi che metteremo da parte dovrebbero:

  • essere facilemente reperibili
  • essere facilmente immagazzinabili
  • essere facilmente consumabili
  • avere una lunga durata ed avere una scadenza più lontana possibile
  • venire consumati con regolarità dalla famiglia
  • fornire un apporto nutritivo bilanciato (nella composizione di diversi alimenti)
  • presentare una opportuna varietà e diversificazione

 Anche se ci sono addirittura aziende specializzate nel vendere scorte preassemblate che durino da 6 mesi a 1 anno, il metodo più semplice di costituirsi una scorta alimentare è quello di farsela da sè. Per gli acquisti non è necessario rivolgersi a punti vendita diversi dal proprio supermercato o dai discount. Il nostro consulente migliore in questi casi è una massaia, ma in generale è bene approfittare di tutte le superofferte, i sottocosto e i 3×2. E’ bene farsi un confronto tra i prezzi dei diversi articoli e puntare sempre e comunque ad avere il miglior rapporto quantità/prezzo e qualità/prezzo.

Non è necessario svenarsi o investire una notevole quantità di soldi di colpo, possiamo tranquillamente investire pochi euro alla volta prendendo qualcosina di più ad ogni spesa e sapendo poi come gestirlo.

Supponiamo ora di aver acquistato tutta o parte della nostra scorta: resta il problema di dove metterla, come stoccarla e come gestire le scadenze. Innanzitutto serve un luogo protetto e chiuso, che sia mantenuto naturalmente fresco, asciutto e al buio. Potrebbe essere un garage, un sottoscala, una porzione dello sgabuzzino e così via. 

Un metodo per gestire lo stoccaggio delle scorte è quello di procurarsi dei contenitori modulari.

Stoccare in cantina e in dispensa beni alimentari che ci consentano di sopravvivere alla chiusura dei mercati per qualche settimana, dunque, non è affatto aleatorio e folle come qualche radical chic con la seconda casa all’estero vuol farci credere ed anche se nulla di brutto mai si verificherà, la predisposizione per ogni evenienza non danneggia la società nè spezzerà le catene della grande distribuzione.

1 Commento

  1. Parlo da Erasmus, attualmente in Erasmus.
    Non vi è intenzione di denigrare, o di sentirsi in qualche modo superiori, ma semplicemente è una questione di testa, trovo ridicolo che le persone si facciano la dispensa o la scorta il giorno stesso in cui si accorgono della crisi, per giunta una crisi che non va a intaccare i supermercati, e i prodotti alimentari, non siamo in guerra. Trovo altresì ridicolo che comprino prodotti che erano sugli scaffali da mesi, suvvia.

    Anche perché uno poi ha realmente necessità di un prodotto e non lo trova.

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  1. NOTIZIARIO STAMPA DETTI E SCRITTI 26 FEBBRAIO 2020 - Detti e Scritti

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