Odiarsi un po’

In questi giorni, le istituzioni ed i media nazionali fanno di tutto per accendere i riflettori su quella minoranza di persone che ancora non sta rispettando le regole dei decreti governativi.

E’ giusto sanzionare i comportamenti fuori dalle regole sempre, e tanto più in un momento storico come questo. E’ anche giusto criticare in modo aspro i comportamenti egoistici e, direi, persino avvisare le autorità laddove notassimo assembramenti o fenomeni di promiscuità.

Quello che però deve insospettirci è, da un lato, la modalità attraverso la quale i messaggi stanno passando; dall’altro, e ritengo soprattutto, l’aspetto quantitativo di tutta la faccenda. Possiamo interpretare quanto vogliamo, ma difficilmente i dati mentono. Prima di proporre qualche numero, però, affrontiamo in premessa il primo aspetto: la modalità comunicativa.

Non è esatto sostenere che l’odio verso i trasgresssori sia identico a quello raccontato da Manzoni nei Promessi Sposi e nella Storia della colonna infame. Il fenomeno psicologico che porta l’opinione pubblica a cercare a tutti i costi un colpevole e, nel caso di un’epidemia, nel trovarlo in presunti untori è, ahimè, presente anche stavolta, ma non è il primo responsabile della caccia alle streghe. Nel contesto storico della peste milanese del 1620 infatti, la denuncia agli untori partì da una donna del quartiere di Porta Ticinese per motivi legati alla superstizione e solo successivamente venne imbastito un processo pubblico. Detto diversamente, le accuse oggi ai runner ed ai passeggiatori che vanno a fare la spesa a piedi non seguono l’identica dinamica che nel Seicento portò alla condanna degli untori milanesi Guglielmo Piazza e Gian Giacomo Mora (se non altro perchè i due all’epoca vennero torturati e uccisi). Oggi a colpevolizzare e moralizzare sono istituzioni – sindaci e Presidenti di Regione che sbraitano sui social – oppure i giornalisti, che su chi va a passeggio stanno dedicando una trasmissione televisiva si, … e l’altra pure. Detto in modo ancora diverso, se non si parlasse di questo ossessivamente tutte le sere in televisione e sui social, il “pericolo” sarebbe percepito in modo molto diverso o, addirittura, non sarebbe percepito.

Il copione recitato tutte le sere è su per giù questo: conta di morti e, soprattutto, minacce mascherate da raccomandazioni (in Campania un comico che si finge Governatore ha persino parlato di usare i lanciafiamme).

Cosa c’è che non torna?

Basta guardare fuori dalla finestra, scendere a portare la spazzatura, girare attorno al muro perimetrale della propria abitazione, oppure, più banalmente, andare online e mettersi in contatto con le webcam sparse per le città italiane e si noterà che

non c’è in giro nessuno!

e questo accade ormai da diversi giorni. I pochissimi che circolano (bisogna infatti attendere parecchio per vedere un passaggio in strada, sia dal balcone di casa che tramite webcam online), camminano da soli e con la mascherina.

Le strade sono deserte e la stragrande maggioranza della popolazione è chiusa in casa. I pochi in strada sono dunque autorizzati dalle leggi a circolare, tranne eccezioni rarissime di qualche irresponsabile. La narrazione ufficiale è però completamente diversa. Come mai?

Il Viminale fa sempre dei controlli. Un campione di ben oltre il milione di soggetti, verificato a tappeto in tutta Italia, ha scovato 44mila trasgressori tramite pattuglie, droni, webcam e tutto la compagnia (fonte: QUI). Se il dato è corretto (è un dato del Viminale…) il campione significativo di oltre un milione di controlli, dice che i trasgressori sarebbero il 4 per cento della popolazione italiana. Invertendo il dato, significa che il 96 per cento degli italiani sta rispettando le regole in modo disciplinato. Anche ipotizzando, per assurdo, che i trasgressori siano il doppio di quelli dichiarati dal Ministero dell’Interno rilevato a campione, siamo comunque al 90 per cento di italiani in linea con i decreti.

Ogni giorno vengono fatti sui 200mila controlli ed ogni giorno vengono beccati dagli 8mila ai 10mila trasgresssori. La percentuale del 4 per cento viene insomma quotidianamente confermata.

Fatta un po’ di chiarezza sui dati (UFFICIALI: qui un altro esempio), e posto che sempre ci saranno le eccezioni che confermano la regola, viene ora spontaneo porsi la domanda:

Per quale motivo istituzioni e media ci presentano una situazione allo sbando, con italiani criminali che si fanno beffe dei divieti e rei di far precipitare la situazione pandemica?

Alcuni Presidenti di Regione hanno addirittura affermato, smentendo i controlli del Viminale, che secondo i tabulati telefonici ci sarebbe ancora un 40 per cento di italiani che si allontana oltre i 500 metri dalla propria abitazione non rispettando le regole di isolamento sociale (fonte: QUI).

Peccato che i tabulati per normativa non riportano nomi e cognomi delle persone, e dunque si tratta ovviamente della percentuale di quelli che vanno a lavorare…e NON di trasgressori.

La spiegazione della caccia all’untore e del bombardamento mediatico che ne consegue non è affatto difficile.

La spasmodica attenzione per quel 4 per cento che non rispetta le regole è dovuto al tentativo, finora perfettamente riuscito, di nascondere le colpe, precise e gravi, della classe dirigente che amministra le comunità locali (comuni e regioni) e quella centrale.

Per quanto riguarda il governo, il contenimento è stato tardivo. Non esistono solo i virologi. Bastava consultare il più superficiale degli storici per sapere che a fronte dei dati asiatici, si rendeva necessario un contenimento più mirato e tempestivo (come a Marsiglia nel 1720), e non limitato alle scuole di alcune regioni, com’è stato per settimane. La chusura solo delle scuole, peraltro, ha accentuato l’aggregazione sociale dei ragazzi che nelle fasi iniziali hanno approfittato per festeggiare l’insolita novità, andando al mare o facendo aperitivi. I giovani non hanno colpa di niente, viste le scarse informazioni che avevano. Solo dopo, infatti, i media hanno chiarito in modo lampante che il problema non era la letalità, ma la carenza delle strutture.

Non solo: gli amministratori, sia di destra che di sinistra, hanno promosso in questi anni tagli alla sanità giganteschi, comportando la chiusura di interi ospedali in tutta Italia e costringendo i pazienti a lunghi trasferimenti per una visita, a file d’attesa anche annuali e, spesso, a rivolgersi alla sanità privata convenzionata che si è arricchita alle spalle della gente e della Costituzione italiana.

Anche primari, direttori sanitari e direttori amministrativi delle Ulss non sono del tutto esenti da colpe, (anche se ora stanno recuperando alla grande, visto che si ammazzano di lavoro per salvare quante più vite possibile). Non si capisce come i dirigenti, infatti, non avessero nel cassetto un piano per un’epidemia. Ogni possibilità di “Caporetto” deve prevedere un piano B, ed anche in questo caso bastava il parere di uno storico qualunque o, meglio ancora, di un militare.

Stanno cercando di fare in modo che, mentre siamo barricati in casa, ci concentriamo l’uno sull’altro. Per lor signori dobbiamo portare la nostra attenzione sull’«altro», il vero colpevole di ciò che sta accadendo. Così facendo ottengono almeno due importanti risultati:

  1. Far credere che l’aumento dei contagi non è dovuto all’indecisione, alla confusione iniziale e alla disorganizzazione di chi può prendere le decisioni, ma al 4 per cento di runner egoisti che ancora fanno finta non ci sia il problema.
  2. Presentarsi all’opinione pubblica come i “salvatori della Patria” non appena la curva dei contagi e dei morti scenderà, cosa storicamente  SEMPRE acccaduta.

La verità, invece, è che le persone ORA non muoiono affatto perchè c’è in giro qualche balordo, ma perchè hanno tagliato letti negli ospedali, non avevano un piano di emergenza, e, soprattutto, perchè non hanno fatto il contenimento all’inizio, consigliando alla gente, invece, di “fare l’aperitivo”, “vistare il trentino” e “abbracciareuncinese”.

Tutte cose che, beninteso, in tanti abbiamo pensato fossero aperture legittime all’epoca, ma “noi” non avevamo sotto il naso i tabulati con i dati, i comitati scientifici in ufficio e, soprattutto, non avevamo, nè abbiamo, alcun potere decisionale.

In attesa che facciano finta di aver risolto (e mentre stanno distruggendo economicamente il Paese), continuiamo pure ad odiarci e a darci la colpa l’un l’altro, come i capponi di Renzo.

1 Commento

  1. Non mancano solo letti negli ospedali e respiratori,
    mancano anche reagenti, microscopi, medicinali, misure di salvaguardia base per il personale medico, che si contagia e che contagia altri pazienti.

    La colpa ha nomi e cognomi, ma paghiamo e pagheremo noi, come sempre.
    L’accanimento contro chi fa disobbedienza civile a regole demenziali, è perfetta occasione per spalancare la finestra di overton sul controllo capillare.
    L’emergenza rende leciti controlli satellitari, anzi, qualcuno pernsa al riconoscimento facciale tanto caro al regime comunista cinese.
    Di più! Poichè non si può imporre ai cittadini di portarsi dietro il cellulare (io ho ancora “quello a pippoli” e me lo tengo!), perchè non un bel microcip?

    Colpevolizzare i ranner, offre occasioni anche più ghiotte che spostare l’attenzione dalle responsabilità dei sicari della finanza globale.

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