Comprano i Bitcoin perchè arriva l’inflazione

Se c’è un prodotto finanziario che mi sta sulle palle, questi è senza dubbio il bitcoin. Non mi piace l’idea che una moneta sia fuori controllo, non mi piace che una moneta non sia gestita dalla collettività, non mi piace che sia così assurdamente volatile, non mi piace che l’inventore, Satoshi Nakamoto, sia una figura inventata o che rimane nel completo anonimato… (e chi sei, l’Uomo Tigre?).

Sarà per tutto questo disprezzo, che da ottobre ne sto accumulando un po’ col sistema del piano d’accumulo in stile Dollar Cost Averaging. Ogni tanto il mio modo di investire mi ricorda quanto diceva lo scrittore Charles Bukowski sul suo modo di scommettere alle corse dei cavalli.

In un racconto tratto da storie di ordinaria follia, un professore spiegava agli allievi come puntare sui cavalli vincenti, e fra una lezione e l’altra teneva brillanti ragionamenti su come si sarebbero potuti facilmente prevedere gli esiti delle corse e dimostrava, dati alla mano, come invece puntare su certi cavalli denotasse fin da subito di essere degli scommettitori incapaci e sprovveduti. Poi un allievo a fine lezione gli domandava su chi avesse puntato lui stesso, ed il Prof confessava di aver puntato sui cavalli ritenuti perdenti in base alle sue stesse teorie. E il racconto finiva così, senza che il prof cercasse di giustificarsi o anche solo di spiegare le sue ragioni. Era come se il professore sapesse che il suo destino era quello di essere perdente al gioco, seppure fosse un esperto di calcoli e bla bla bla.

Ecco un estratto:

“Com’è andata signorina Thompson?” “Ho perso 18 dollari.” “Su chi ha puntato nella corsa clou?” “Su One-Eyed Jack.”

“Scelta scema, mia cara studentessa. Il cavallo rendeva 5 libbre, il che attira la folla, ma significa anche un passaggio a classe superiore. E un surclassato vince solo quando è giù di giri sulla carta. Invece One-Eyed Jack aveva fatto registrare ottimi tempi, altro motivo di attrazione per la folla, ma tali ottimi tempi si riferivano a un percorso di 6 furlongs e, su tale distanza, la velocità è sempre più elevata, rispetto a quella che si realizza su altre piste. Inoltre, quel cavallo aveva risalito sei posizioni, quindi, ragionava la folla, avrebbe ben figurato sul miglio-e-un-sedicesimo. Ma One-eyed Jack non vince una corsa con 2 curve da due anni. E non va bene, questo. Quel cavallo è uno scattista, e solo uno scattista. Che sia arrivato ultimo, a 3 a uno, non mi sorprende affatto.”

“Ed a Lei com’è andata, professore?”

“Ho perso 140 dollari.”

“Su chi ha puntato nella corsa clou?”

“Su One-Eyed Jack. La lezione è finita.”

Ecco, non so di preciso perchè vi ho raccontato tutta sta storia e compagnia, ma quanti di noi si sono trovati nella situazione di pensare scientemente una cosa e di farne un’altra? C’è a chi capita quando fa l’amore con la morosa, a chi capita con l’acquisto del divano, a chi succede con la scelta del corso universitario. A me capita col bitcoin.

L’aspetto triste di tutta la vicenda, però, è che finora sto guadagnando con bitcoin, segno che il mio pensiero razionale – la mia analisi – ha cannato (finora) di brutto.

Si tratta dunque di capire perchè degli investitori spendano soldi per comprare una moneta digitale, che potrebbe essere sostituita in quanto a fiducia in qualsiasi altra cosa domani.

Gli esperti del settore parlano di halving (appena avvenuto), cioè del processo matematico di dimezzamento che avviene ogni 4 anni e che in passato comportò un forte aumento del prezzo.

Io sono più propenso a ritenere che il processo di stabilizzazione e consolidamento del bitcoin, invece, sia dovuto alla paura dell’inflazione ed all’idea, dunque, che la moneta digitale in quanto “scarsa”, possa fungere da bene rifugio contro l’inflazione.

In altre parole, il bitcoin si appresta a sostituire l’oro come bene stabile, e l’aspettativa per un ritorno dell’inflazione è molto alta, visto che l’offerta di beni nel mondo comincia a scarseggiare causa epidemia. Molti lo avranno già notato: alcuni beni al supermercato sono aumentati di prezzo, anche se non i modo consistente, nè stabile.

Secondo diversi analisti, l’inflazione potrebbe dunque causare una nuova bolla del bitcoin dopo quella del 2017. L’estrazione dei bitcoin, inoltre, non varia come quella dell’oro, perchè è determinata dall’algoritmo e non dalla capacità delle miniere, da nuove scoperte o dall’intraprendenza delle società estrattrici. Detto diversamente, quando in passato aumentava il valore dell’oro, allora si scavava di più per averne di più e questo fatto finiva col ri-abbassare il prezzo. Invece, col bitcoin questo non può succedere: non può essere che in futuro ne vengano estratti di più (di bitcoin) a seguito di un aumento del prezzo e ricercatezza del bene digitale.

Il bitcoin viene creato da un protocollo informatico, che è quello e che è già stabilito a priori. Ergo, dicono gli investitori filobitcoin, la nuovo moneta digitale proteggerà dall’inflazione molto meglio dell’oro non appena avremo l’aumento dei prezzi causati dalla crisi economica.

Molti di voi, a sto punto, si staranno chiedendo, “quando venderai i tuoi bitcoin”?

Lo farò quando il nichilismo passivo pre-esistenzialista di stampo nietzscheano mi abbandonerà per far spazio alla dialettica hegeliana. Cioè quando arriverà davvero inflazione.

La lezione è finita.

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