Il virologo Bubu, il filosofo Yoghi ed i medici italiani

I temi di carattere sanitario che hanno travolto gli italiani in questi ultimi anni – dal dibattito sulla vaccinazione obbligatoria ai rimedi contro il covid – hanno spaccato la comunità scientifica. Abbiamo assistito a lotte epiche tutte interne alla comunità degli scienziati, o perlomeno tra chi ha conseguito i titoli accademici per curare pazienti, somministrare e produrre farmaci o insegnare alla facoltà di medicina.

Si sono scannati a colpi di pubblicazioni, comparsate televisive, interviste e post facebookiani, denunce ed epurazioni. L’opinione pubblica, dal canto suo, si è parimenti divisa, parteggiando per questo o per quello scienziato.

Ma c’è una categoria che, di norma, ha sostenuto e difeso l’operato di Bubu, nome iperbolico che rubiamo sfacciatamente agli influencer di youtube e col quale designiamo un certo modo di fare scienza e di divulgarla. La categoria che l’ha sostenuto e difeso è la categoria dei medici che operano sul campo, quelli di famiglia e gli ospedalieri. Uomini e donne a cui affidiamo la nostra salute ed a cui dobbiamo molto, anzi moltissimo, proprio per questo.

Eppure il Bubu ha azzeccato molto poco del covid. Questo è agli atti. Ha sottostimato l’arrivo dell’epidemia in Italia nelle sue fasi iniziali, ha elargito gli stessi consigli che i teologi avrebbero dato persino nel Medioevo per evitare il contagio e non è riuscito ad anticipare sostanzialmente nessuna delle cure farmacologiche che si stanno delineando in questi ultimi giorni.

Detto in modo più brusco: gli stessi accorgimenti suggeriti da Bubu li avrebbe potuti fornire qualsiasi analfabeta dopo la Grande Guerra: lavatevi spesso, evitate i contatti, statevene chiusi in casa e tossite sul gomito. Lungi da chi scrive giudicare l’operato degli accademici che trattano la complessità, ma dai dati è plausibile affermare che Bubu non sia stato una figura centrale nella cura della malattia che ha paralizzato il Paese. Anzi, non sono nemmeno pochi i commentatori del web che imputano alla sua modalità informativa gravi colpe in termini di impoverimento economico della nazione, costretta per mesi ad una chiusura rigida delle attività. Dunque, apparentemente, non si spiega la simpatia dei medici per Bubu, al netto della sua massiccia presenza mediatica.

Allora propongo un’ipotesi sul successo di Bubu che conferma ancora una volta l’attualità del marxismo.

C’è stato un lungo periodo della storia di questo paese nel quale la figura del Dottore era centrale. In un paesino qualsiasi della provincia italiana, all’ombra del campanile, 3 erano le figure che contavano davvero qualcosa: 1) il sindaco, 2) il prete e 3) il dottore. Anche se non sono Matusalemme, io questa fase la ricordo molto bene, e ricordo anche che non condividevo affatto questa impostazione paternalistica da libro Cuore. Per me, il medico è sempre stato un laureato come altri laureati, un professionista importante, ma come l’avvocato, l’ingegnere o l’insegnante. Lo pensavo fin da bambino e mi sorprendevo sempre nel constatare la mia marginalità in tal senso. Nella sala d’attesa del medico di famiglia, ad esempio, i pazienti non battevano ciglio ad aspettare per ore l’arrivo del Dottore, e inorridivo quando vedevo i pazienti (compresa mia mamma) che portavano fiori, omaggi ortofrutticoli, scatole di cioccolatini al medico come forma di ringraziamento. Pur essendo solo un ragazzino delle medie ricordo che mi chiedevo: ma perchè mio papà deve essere al lavoro alle 6 di mattina puntuale e questo può arrivare in ambulatorio quando vuole? Perchè può avere i medicinali gratis e persino viaggi gratis (le case farmaceutiche regalavano persino “gite” al tempo)? Perchè un geometra che si presenta in società dice “io sono Mario Rossi”, mentre il medico viene sempre presentato come il “dottor Rossi”?

Mi sorpresi molto, e con piacere, quando al primo anno di liceo il professore di francese (ebbene si, al liceo studiai francese, ecco perchè non leggo i paper…) ci disse che in Francia un medico veniva chiamato Monsieur e non Dottore perchè i cugini d’oltralpe hanno fatto le rivoluzioni e, quindi, non soffrono del nostro stesso classismo.

Quando mi trovai immerso nel mondo del lavoro, constatai che i miei dubbi anticorporativi non erano poi così infondati. Tra i parenti, ad esempio, il laureato medico era sempre considerato “meglio” di qualsiasi altro parente in possesso di altra laurea. Durante gli anni di attività nella Polizia Locale, sanzionare un medico era più difficile che sanzionare il sindaco: c’era sempre una motivazione plausibile, un permesso che sbucava alla bisogna per giustificare l’eccesso di velocità o il divieto di sosta. Molti vigili vedevano il famoso bollino dell’ordine dei medici sul parabrezza e giravano i tacchi perchè sapevano che tanto, poi, avrebbe vinto il ricorso contro la multa.

Poi però è successo qualcosa.

E’ successo che lo studio di massa ha allargato enormemente la platea delle persone colte ed il numero di diplomati e laureati, anche in medicina ha raggiunto cifre importanti. Molti medici passano anni a fare il medico di guardia. Altri non riescono a specializzarsi; altri ancora rischiano le denunce di chi si fa le diagnosi da solo. In ospedale i turni sono massacranti, gli ospedalieri passano anche 12 ore in reparto. E poi ci sono i turni di notte e le mamme (dottoresse e infermiere) fanno fatica ad ottenere il part time, perchè il contratto Ussl non va incontro alle loro esigenze. E tutto questo dopo aver studiato quasi il doppio degli anni degli altri laureati e costretti a comprare libri costosissimi.

Certo, non arrivo a dire che la situazione si fosse rovesciata, anche perchè il medico dipendente pubblico rimane il meglio pagato, seguito solo dal magistrato. Però… si, dai, diciamo che la figura del medico si era “normalizzata”. Nemmeno questa nuova situazione mi piacque molto, perchè comportò una eccessiva contestazione dell’operato dei medici, la credibilità contestata da superficiali ricerche su google, le denunce facili e tutto il resto.

Però in medicina erano arrivati i pro ed i contro, come per tutti i lavori. Niente privilegi. Per fare una battutaccia alla Bergonzoni, “i medici erano fuoriclasse ai quali fu detto: andate in aula con gli altri”.

Poi è arrivato Bubu.

Bubu ha detto ai medici: voi non siete come tutti gli altri italiani. Voi siete esperti. Voi siete meglio. La scienza non è democratica e voi siete scienziati. Dunque, voi siete dei re, non popolino.

Figurarsi! Per chi è vissuto nel mito del medico “prima maniera”, quello appena descritto che nei film western ti toglie la pallottola dalla ferita e ti salva la vita, questo messaggio rimetteva finalmente le cose al loro posto. Tutti i lavori sono dignitosi, ma qualcuno è più dignitoso di altri. E te ne accorgi quando stai male. A chi ti aiuta nel dolore baceresti anche il culo. Dunque, perchè non formalizzare la cosa? Ai medici occorre baciare il culo!

Beninteso, non che la cosa sia incomprensibile. Ci cascheremo tutti, senza eccezioni. A chi non piace sentirsi dire che è meglio degli altri? Solo, sarebbe preferibile che ciò avvenisse per meriti individuali, e non per l’appartenenza ad una categoria.

Faccio un esempio.

Poniamo il caso che arrivi in italia all’onore delle cronache un professore di filosofia, tale Yoghi. Come molti lettori sapranno, chi scrive si è laureato in filosofia e come tale sa che la laurea in filosofia è una laurea “debole”, cioè ha poco mercato. I laureati in filosofia sanno cosa vuol dire smazzarsi in mille lavoretti che nulla hanno a che fare con quel tipo di studi e dover dimostrare sempre di valere qualcosa con l’abnegazione e non certo per un titolo “d’altri tempi” che solo pochissimi riconoscono, capiscono ed apprezzano.

C’è stato un tempo in cui essere filosofo significava essere il sapiente del paese, l’eminenza grigia del potere, l’educatore per eccellenza: Arisotele insegnò ad Alessandro Magno, Cartesio inventò il metodo scientifico e trascorse l’ultima parte della sua vita alla corte della Regina di Svezia. Persino Freud e Galilei amavano fregiarsi del titolo di filosofo. Ora come ora, invece, filosofo significa “precario”. Dunque, ci è andata peggio che ai medici.

Bene, allora immaginate che questo Yoghi diventi una star nazionale.

Buca il video Yoghi, sa affascinare, blasta tutti sui social, vende milioni di libri ed i governi di mezza Europa lo chiamano per fare le strateGGGie. Non solo… ad un certo punto Yoghi viene chiamato a fare il ministro dell’Istruzione con cospicuo portafoglio e potere pressochè illimitato.

Cosa ti combina il nostro orsetto di filosofo? Bè convince gli italiani che in ogni fabbrica, accanto all’RSPP, è obbligatoria anche la consulenza di un filosofo, che cura le relazioni, fa dei report sulla qualità dell’ambiente del lavoro e tiene corsi obbligatori di counseling filosofico ai dipendenti. Va a parcelle, ma la sua consulenza è obbligatoria in tutti i luoghi di lavoro con più di 15 dipendenti.

Non basta: la filosofia come insegnamento scolastico non deve limitarsi a qualche oretta in terza, quarta e quinta liceo, ma vanno fatte 4 ore settimanali in tutte gli indirizzi di scuola superiore, compreso l’alberghiero e radioscuolaelettra, e per tutti gli anni del corso. Alle primarie, visto il grande successo della filosofia insegnata ai bambini in Inghilterra, sarà prevista 1 ora di filosofia settimanale al posto di religione. Idem alle medie.

E tutto questo lavoro potrà essere fatto esclusivamente da laureati in filosofia iscritti all’ordine.

E cosa accidenti volete che pensino, in tali circostanze, i laureati italiani in filosofia?

Ma ovvio, penseranno che Yoghi è un mito. Una persona di spessore, che finalmente ha messo mano alla cultura ed al pensiero dei decadenti e ignoranti italiani. Questo penserebbero.

Io stesso, credo, lo applaudirei.

A meno che…

Continuando per ipotesi, che accadrebbe, ad esempio, se Yoghi proponesse di attaccare Stati Uniti e Russia e qualcuno al governo gli desse pure retta?

Che accadrebbe se, a seguito dei bombardamenti russoamericani in italia ci fossero migliaia di vittime e un’economia distrutta?

Non lo sapremo mai, ma ipotizzo che la mia categoria lo manderebbe a fare in culo, al Signor Yoghi, nonostante l’enorme lavoro fatto per promuovere la filosofia.

Forse è vero. Non tutte le categorie sono uguali.

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