Zaia brao, ti si sta brao… però

La prima volta che ho visto Luca Zaia faceva il PR alla Discoteca Manhattan di Godega di Sant’Urbano. Erano gli anni mitici del divertimento notturno, “gli anni d’oro del grande Real” per dirla con Pezzali.

Quando un mio collega buttafuori dell’agenzia dove lavoravo mi disse anni dopo che quel tipo con le basette alla Lupin e la riga in parte era diventato nientepopodimeno che Presidente della Provincia di Treviso scoppiai in una fragorosa risata scrollando il capo e pensando: “siamo proprio in Italia”.

Errore!

Fu un terribile errore di sottovalutazione e pregiudizio gravissimo; in fondo anch’io, con una laurea di filosofia in tasca avevo fatto per anni il buttafuori nei locali di mezzo Veneto. Non proprio un lavoro didattico, a dirla tutta. E non ci fu niente di male, e rifarei tutto. E si imparano tante cose quindi ok, Zaia, ti chiedo scusa per quel malo pensiero dettato dalla gioventù, dall’inesperienza e dal pregiudizio.

Più tardi, da Ministro dell’Agricoltura e da Presidente del Veneto, Zaia è riuscito a mostrare quella parte di veneticità che ho sempre ammirato e che vedo nei miei genitori ed in tanti amici. Curiosità impareggiabile, atteggiamento antiburocratico e pratico. Soprattutto, una capacità lavorativa fuori dal comune che porta ad escogitare soluzioni tanto inaspettate quanto innovative. Si, insomma, scarpe grosse e cervello fino.

Dunque, anche se la sua parte politica non è la mia, tanto di cappello per l’impegno profuso. In occasione della crisi Covid Zaia ha lavorato giorno e notte. Su questo non ho dubbi.

Negli ultimi giorni, però, l’atteggiamento pragmatico, da “veneto”, sta lasciando il passo ad un’altra caratteristica tipica dei veneti: il piagnisteo.

Non è affatto vero, infatti, quel che i veneti dicono di se stessi, e cioè che stanno sempre zitti e lavorano a testa bassa. I veneti lavorano, studiano e si ingegnano più di tedeschi e giapponesi, ma mentre lo fanno bofonchiano, si lamentano e tendono ad autoassolversi dai peccati.

Zaia non fa eccezione.

Siccome nemmeno io, però, faccio eccezione, da veneto “tipico” dico chiaro cosa c’è che non va nell’ultima strategia adottata a Palazzo Balbi.

Nel resto d’Italia circola il convincimento che il Veneto abbia liberato tutti e che abbia fatto le più decise pressioni sul governo nazionale affinchè si ripartisse. Se chiedi ad un lombardo o ad un romano del Veneto ti dicono che il governatore da Venezia ha sempre tuonato per le riaperture… Balle talmente grosse che non stanno nelle mutande (perlomeno non nelle mie). In realtà il Veneto è stato chiuso prima di altri e con misure molto più restrittive di quelle adottate nel resto del Paese, e basti solo pensare alla chiusura dei supermercati nei festivi. Le scuole, complici anche i tre giorni previsti dal calendario regionale per Carnevale, erano addirittura chiuse prima della Lombardia.

La verità dunque è molto diversa da come i media l’hanno raccontata (o, meglio, da come l’hanno lasciata intendere). In Veneto a marzo la protezione civile girava a megafoni spiegati la domenica mattina presto su strade deserte dicendo e gente impaurita asserragliata in condominio che occorreva rimanere a casa, e ripetuto ossessivamente. Da tutto il Veneto piovevano sui social e sul telefonino del Presidente continue delazioni su corridori-untori che con le loro falcate lungo gli argini del Piave spargevano goccioline intrise di malattie per far estinguere l’umanità. Invece di buttare nel cesso le foto degli improvvisati poliziotti perdigiorno, Zaia dava loro grande ascolto, facendo prediche in diretta a mezzogiorno che neanche Wojtila a Cracovia ai tempi del Comunismo.

Ora che qualche bar, timidamente, ha provato a ripartire, il piagnisteo dei delatori e cacciatori di untori è ripartito. A Zaia è salita la carogna: minaccia nuove chiusure, legge le lettere strappalacrime di gente imparanoiata che gli scrive, promette uno spot shock contro i comportamenti sociali (!)

Non trovo ci sia niente di pratico o progettuale in tutto questo, ma solo il vecchio celodurismo pre-elettorale. Se occorre riconoscere al Veneto – ed io lo faccio per primo – di aver lavorato molto contro il covid, anche cercando soluzioni innovative e controcorrente, non va mai, e dico MAI scordato che i buoni risultati sono tali solo se confrontati col resto della malconcia pianura padana, ma risultano nettamente inferiori a territori vicini, come i cantoni svizzeri, o la Slovenia, che ha chiuso dopo del Veneto, che ha riaperto prima e che dal 23 farà andare le spiagge a pieno regime e senza troppe rotture di scatole. Gli amici che ho in Svizzera, ad esempio, mi dicono che pochi girano con la mascherina, e che quei pochi vengono persino guardati un po’ strano, come a dei fissati. Eppure hanno registrato dati molto migliori dei nostri. Idem in Austria. Forse il covid riconosce le vecchie dogane e se ne impippa di Schengen?

Siccome il presidente del Veneto, oltre che pratico, è anche molto intelligente, vien da chiedersi a cosa serva tirare in ballo, ad esempio, quei complottisti che credono che la terra sia piatta.

Sembra diventato uno sport nazionale! In questi giorni a qualche furbacchione conviene buttare tutto dentro un unico calderone nel quale gli oppositori politici che si oppongono al lockdown rigido vengono associati a quelli che credono negli Ufo.

La trasmissione televisiva di italia Uno, le Iene, per anni ha instillato dubbi sulla qualunque, promuovendo le cliniche del digiuno totale, la sindrome aerotossica degli aerei e l’evasione fiscale del papà di Luigi Di Maio. Ora – da che pulpito! – se la prendono con uno sparuto gruppo di blogger e di youtuber che si oppongono alla diffusione del 5g, E lo fanno buttando dentro tutti in un unico contenitore ribollente di bufale. Se fossimo nel Cinquecento, per costoro anche Galilei sarebbe un complottista. Per non parlare di Giordano Bruno: da dargli fuoco proprio.. Ecco allora che nei servizi contro il complottismo internettiano si estrapolano frasi singole di influencer come Massimo Taramasco (che però si occupa esclusivamente di pnl e di seduzione online), oppure del più famoso Greg, noto però per le sue analisi in campo automobilistico e non certo per il 5g. Si, insomma, per i giornalisti sotto padrone di Italia Uno ci sarebbe un complotto dei complottisti.

Zaia si sta tristemente accodando a questa linea mainstream che, se non è dannosa, sicuramente è inutile.

L’analisi pessimistica e negativa sul lockdown può anche rivelarsi errata a bocce ferme – è prestino per dirlo – ma certamente nulla ha a che fare con scie chimiche, terra piatta o Bin Laden frocio. Il governatore accusa i critici delle chiusure e si appella loro in diretta facebook dicendo: “abbiate almeno rispetto per i morti”.

Bè, a voler usare una controargomentazione parimenti raffinata, verrebbe da dire che i morti con, per, in, su, tra e fra covid non erano mica ospitati nelle camerette dei presunti complottisti, ma nelle case di riposo elle municipalizzate e negli ospedali della Regione, dove allo scoppio della crisi non c’erano dispositivi di protezione individuali sufficienti nemmeno per medici e infermieri. Forse qualcuno che sta a Palazzo Balbi vuol proteggere la sanità veneta e le case di riposo da una sequenza di future indagini, querele et similia? O forse (più probabile) è già data per scontata un’altra ondata del tutto identica a quella appena passata e qualcuno vuole mettere le mani avanti dando la colpa a quelli che bevono gli spritz?

Naaa, impossibile: sarebbe una supposizione complottista

Zaia, preoccupato, dice che al culmine della crisi c’erano più di 600 persone in terapia intensiva e che ora il distanziamento rigido serve ad evitare il ripetersi di questo disastro.

E se nulla di nulla servisse ad evitare future ospedalizzazioni? Non sarebbe meglio ipotizzare, anzi, non sarebbe meglio dare proprio per scontato che con il prossimo inverno la situazione tornerà paro paro a quella di marzo 2020? E che questo accadrà anche a fronte di una plateale fustigazione in pubblica piazza dei ciucciaprosecco che animano la movida regionale?

Invece di cacciare manzonianamente gli untori runner e discotecari, non sarebbe opportuno puntare tutto su cure farmacologiche, dispositivi e posti letto? Invece di pensare a come meglio associare i critici del lockdown ai novax, non sarebbe il caso di copiare chi, con minor danni economici, ha affrontato l’epidemia senza creare il panico?

In Veneto c’è un proverbio che dice: “prima de parlar, tasi”.

Per i lettori che non comprendono le asperità della mia lingua madre, ciò significa concentrarsi sulla strategia originale, basata su tamponi, acquisti di materiale sanitario e sperimentazioni.

Mettere le mani avanti, o dietro, non mi sembra molto “veneto”.

1 Commento

  1. Nella vecchia Venezìa ia ia ooooh.

    C’era il vecchio zio Zaia ia ia ooooh.

    Il “Governatore” in veneto era quello che faceva servizio,ora Zaia non sta facendo servizio: sta facendo il Kapò!

    Ciao! (parola che deriva dal Veneto, che Zaia non rispecchia proprio).

    😀
    😀
    😀

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